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Black Velvet – Underground e non solo

Black Velvet - Underground e non solo - immagine1-815Come giudichi l’anno trascorso finora dalla tua casa editrice? E per quanto riguarda il mercato del fumetto in generale?

Per quanto riguarda , mi aspettavo un’annata diversa, non tanto per la risposta del pubblico alle nostre pubblicazioni quanto per i titoli che avremmo dovuto fare, che sarebbero dovuti essere molto di più. Sfortunatamente, la lavorazione all’edizione italiana dell’Alan Moore: Ritratto di uno straordinario gentleman è stato molto più lungo e complesso di quanto avessimo previsto originariamente. è praticamente da maggio (e per certe cose anche da prima) che lavoriamo quasi esclusivamente su quello e siamo riusciti a chiudere solo un paio di settimane fa semplicemente perché dovevamo assolutamente portarlo a Lucca e non ci sarebbero stati più i tempi tecnici per stamparlo (altrimenti, avremmo potuto tenerlo per almeno un’altra settimana). Questo pero’ ha avuto come effetto il fatto di non riuscire a lavorare a nessun altro libro di autori stranieri, a parte Ehi, aspetta… del norvegese Jason, semplicemente perché oggettivamente, essendo una storia quasi muta, ha avuto dei tempi di lavorazione strettissimi. Il rilancio di Black Velvet come casa editrice con una maggiore presenza sugli scaffali delle fumetterie dovrà quindi aspettare un po’… almeno il 2004.
Nel mercato non ho visto dei grossi cambiamenti particolari. Ci sono state delle uscite di scena “clamorose”, ci saranno a breve delle “nuove entrate”, ci sono state case editrici che hanno continuato a fare il loro lavoro egregiamente e proponendo degli autori e dei libri interessanti… ma non è una situazione poi così diversa da quella del 2002. Il mercato non ha avuto particolari scossoni o sommovimenti, non ci sono stati clamorosi fenomeni e quindi non ho nulla da annotare di particolare. A mio giudizio, la cosa veramente importante di quest’anno è stata l’iniziativa di Repubblica. è l’unica cosa che, potenzialmente, potrebbe provocare qualche cambiamento negli equilibri del nostro settore. Pero’ per questo dovremmo aspettare ancora un po’. Un altro evento importante che è passato un po’ sotto silenzio, senza rilevare la straordinarietà dell’evento, è il libro a fumetti La furia di Eymerich: un romanzo a fumetti realizzato direttamente per una dimensione in “libro”. Si guarda, giustamente, con un certo interesse al recente Blankets, il fenomenale romanzo di quasi 600 pagine di Craig Thompson, per cui ci si stupisce del fatto che sia stato fatto un’opera del genere e di tale lunghezza direttamente in volume… ma anche l’opera di Valerio Evangelisti e Francesco Mattioli ha, fatte le debite differenze, una sua similarita’. Sembra che anche a livello di vendite sia andato bene e apparentemente potrebbe dare il via a un nuovo trend. Ah, un’altra cosa importante è l’aumento delle case editrici di fumetti che sono state capaci di farsi distribuire nelle librerie di varie… solo da cose di questo tipo potranno venire dei cambiamenti interessanti… altrimenti sarà sempre una situazione “di stallo”.

Dai film dedicati agli eroi Marvel, fino all’iniziativa di Repubblica, il fumetto ha guadagnato visibilita’. Pensi che questo abbia avuto dei riscontri concreti sul mercato dei fumetti e pensi che possa aver avuto influenza dal punto di vista della tua realtà editoriale?

Come ho appena detto, ritengo che l’iniziativa di Repubblica sia molto importante, pero’ ritengo che vedremo i suoi effetti nel medio-lungo periodo (se qualcuno si aspettava un improvviso e stabile aumento delle vendite dei propri prodotti penso sia solo un illuso). Credo che bisogna dare tempo di far sedimentare questo “nuovo” mezzo di comunicazione nell’animo delle persone che prima non lo conoscevano: la curiosità ora sta nascendo e può darsi che qualcuno (delle varie decine, centinaia di migliaia di persone) andrà alla ricerca di altri fumetti. Non possiamo pero’ attenderci che questo avvenga oggi.
Sono invece molto più scettico riguardo ai film tratti dai super-eroi (non solo Marvel), non tanto perché dubiti del fatto che abbiano portato nuovi lettori, ma solamente per il fatto che a parte una singola eccezione (Ghost World), sembra che il fumetto sia popolato solo da super-eroi. Il film dell’Uomo Ragno mi è piaciuto, il secondo X-Men mi ha anche emozionato… pero’ ora basta! Il fumetto non è un medium per impavidi combattenti del Bene contro il Male… è un mezzo di espressione per trasmettere storie e tante altre cose ancora. In questa maniera invece si dà un’idea errata di quello che si può fare con questo mezzo e, una volta passata questa moda (perché di moda si tratta, non nascondiamoci dietro false illusioni), resterà l’idea che il fumetto sia semplicemente popolato di imbecilli vestiti di pelle (perché lo spandex in pellicola non è “figo”).

Quali sono i prodotti della tua casa editrice che nella passata stagione ti hanno dato maggiori soddisfazioni?

Direi tutti, per motivazioni diverse: innanzitutto, l’aver potuto ristampare, in co-produzione con Bande Dessine’e, il primo volume del Commissario Spada, un capolavoro assoluto del fumetto italiano che è stato ingiustamente “dimenticato” per troppi anni. Ora che siamo riusciti a portarlo sugli scaffali delle librerie non lo toglieremo da lì per molto tempo. Poi l’aver pubblicato due opere dedicate al mio autore preferito in assoluto, Alan Moore, sia con un saggio divulgativo sulla sua opera che con quel gioiello complesso e profondo che è Sacco amniotico. Non è assolutamente da dimenticare Hicksville di Dylan Horrocks, una delle più belle opere di meta-fumetto che mi sia mai capitato di leggere… che forse è rimasto “oscurato” dalla presenza di quest’anno di Spada. Molto soddisfacente è anche il rapporto che si è instaurato con Gary Millidge durante la preparazione dell’edizione italiana di Strangehaven, una serie che, sono sicuro, intrigherà nei prossimi mesi nuovi lettori. E non posso certo dimenticare gli autori italiani che pubblico, in cui credo ciecamente: Massimo Sembrano, di cui abbiamo pubblicato una splendida antologia che ripercorre tutta la sua passata carriera fumettistica, e i fratelli Mattioli, che con il loro Mirabolante Almanacco, hanno realizzato qualcosa di veramente folle… e che forse ha l’unico “difetto” di non poter essere catalogato come “semplice fumetto”.Le soddisfazioni che tutte queste opere mi hanno dato prescindono l’aspetto economico: quello che è costante il piacere di lavorare su queste opere e con queste persone.

Black Velvet - Underground e non solo - immagine2-815Quali obiettivi si prefigge la Black Velvet editore nel 2003/04?

Avere una maggiore frequenza nelle uscite e continuare nella ricerca di nuovi autori e nuove opere da proporre al pubblico che ritengo interessanti o fondamentali. Per me l’attività editoriale è soprattutto questo: ricerca e proposta.

Quali saranno le principali proposte e novità che proporrete sul mercato? Su quali titoli punterete maggiormente?

Ci saranno alcuni ritorni, ma anche molte novita’… pubblicheremo un altro noir di Brian Michael Bendis, almeno un libro di Chester Brown, delle nuove cose di Jessica Abel, in attesa della conclusione della sua fenomenale La Perdida, continueremo Strangehaven (contiamo il prossimo anno di pubblicare almeno tre numeri) e troverà la sua conclusione con un maxi-numero di almeno 80 pagine la miniserie Rosa di Strada di Massimo Semerano. Tra le novità invece, oltre a Goodbye Chunky Rice di Craig Thompson e dovremmo pubblicare Breakfast After Noon di Andi Watson, un bravissimo disegnatore inglese che ha molto successo negli Stati Uniti e che ha un gusto del racconto tipicamente europeo; per quanto riguarda il fumetto italiano, raccoglieremo in un unico volume Europa, la storia di Massimo Sembrano e Menotti iniziata molti anni fa su “Cyborg” e mai conclusa, e Barokko, la fenomenale serie che lancio’ anni fa la stella di Paolo Bacilieri.

Quali cambiamenti prevedi nel prossimo futuro nel mercato fumettistico nostrano?

Nessuno, se i cambiamenti non partiranno dagli editori stessi, con un approccio e un’organizzazione diversa.

Secondo te a quale ci sarà una “evoluzione” per il fumetto, inteso come mezzo? Ci sarà secondo te uno sviluppo dei web-comics, o un diverso spazio per la distribuzione del fumetto tradizionale?

Il fumetto è in costante evoluzione come “mezzo”… basta saper cercare le opere interessanti. Certo, quando vedi dei fumetti che si dichiarano “popolari” e poi non sono in grado di stare al passo con i mezzi di divertimento concorrenziali di cui usufruiscono i ragazzi a cui si rivolgono… beh, quello è un limite degli autori, non del fumetto come mezzo (di espressione o comunicazione. Credo che, “paradossalmente”, siano più moderni certi fumetti d’autore (che si ritengono sinonimo di vecchiume o di “ingessatura”) che i fumetti “popolari”, imbalsamati in convenzioni, stereotipi e stilemi vecchi di 40-50 anni.
Non ho un’opinione particolare sui “web-comics” perché purtroppo ne ho letti veramente molto pochi (e non voglio parlare di qualcosa che non conosco)… anche se ne ho letti alcuni (su carta) che mi hanno intrigato molto…
Sono invece convinto che ci possano essere nuovi spazi per la distribuzione… o meglio, più che spazi delle nuove strategie per proporre la distribuzione perché sono convinto che il vero punto da risolvere non sia la distribuzione, bensì l’esposizione degli albi e dei libri sugli scaffali delle fumetterie.

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