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Invito al massacro (Marchese, Garota)

Invito al massacro (Marchese, Garota)

Invito al massacro (Marchese, Garota) - CoverUn uomo un po’ sbandato si muove traballante, storto, gira per la città, prende il bus, va a casa. Nel frattempo pensa, parla tra sé e sé, riflette, farnetica, racconta la sua vita e il suo mondo.
Sembra di avere a che fare con una versione da bassifondi di Wilson (il personaggio di uno degli ultimi libri di ): l’influenza è evidente per questo libero flusso di pensieri a cui si lascia andare il personaggio – e l’autore –, soprattutto nella prima manciata di pagine; anche se in Invito al Massacro la loquacità è più sanguigna e cruda, forse proprio per l’italianità e sicilianità.
Con il proseguire delle pagine e del percorso il racconto e la dialettica si fanno più corali, in virtù dell’incontro degli sgraziati compagni di sventure del protagonista.
Il narrare di è introspettivo e popolare; la sua idea generale di costruzione del racconto appare però poco chiara, nel susseguirsi di incontri.
Di più difficile lettura sono le scelte stilistiche di , un disegnatore che trae chiara influenza dalla tradizione underground americana e dal fumetto francese più moderno sia per figure che per colori, ma che ha la pecca di non riuscire a mostrare decisione nella caratterizzazione di personaggi troppo spesso diversi a se stessi e dalle proporzioni improbabili. Tutto questo contribuisce a distrarre fin troppo il lettore. Un tentativo non del tutto riuscito, ma comunque un’apprezzabile e coraggioso esperimento narrativo.

 

Abbiamo parlato di:
Invito al massacro
,
Tunuè
brossurato, 128 pagine, colori – € 14,90
ISBN: 9788897165392

 

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5 Commenti

5 Comments

  1. GM

    1 marzo 2013 a 14:31

    Ok, fa niente. Scusa, pensavo ti fossi dimenticato. Hai centrato il punto, però. Invito al massacro mostra e non dimostra. La principale osservazione critica che mi è stata posta è proprio relativa al “messaggio”: ma quale messaggio volevi comunicare? Nessuno! In Italia c’è la fissa del messaggio etico-pedagogico a tutti i costi. Io non avevo alcuna intenzione né velleità di comunicare “messaggi” o insegnamenti morali con questa storia affindando alla sola sensibilità del lettore di cavarne il significato che ritenesse più coerente rispetto alla propria visione delle cose. Avrò sbagliato a calibrare i livelli di lettura? Lo accetto. Ho voluto provocare venendo meno al ruolo “etico” che pare andare per la maggiore di questi tempi. Pazienza. E ne terrò conto qualora volessi tornare a raccontare storie di questo tipo. Tuttavia vorrei porti un’ultimissima questione e poi la smetto. Nel panorama fumettistico italiano degli ultimi anni, a tuo parere, Invito al massacro per quanto sgangherata e sgangherabile possa sembrare è un’opera che vale la pena leggere e rileggere o che si può scartare a priori e lasciare nell’oblio? Grazie! :)

    • valerio stivè

      3 marzo 2013 a 02:30

      Giovanni, non estremizzare, per favore.

      Io non auspico affatto un mondo di fumetti che mi devono insegnare qualcosa.

      Che palle, direi. Non che non abbia voglia di imparare, ma mi pare ovvio che né mi aspetto presunzione, né sottovaluto l’aspetto ludico.

      Quindi vien da sé che mi riferisco non a messaggio “istruttivo” ma anche più “discorsivo”.

      Allo stesso modo, non estremizziamo pensando che se qualcosa è poco chiaro ci sia da buttare il tutto. Mi pareva ovvio che sottolineo aspetti di genuino interesse, come il creare un protagonista brutto e sgangherato, che non sarà rufiano, ma di certo può anche dare delle soddisfazioni al lettore.

      Poi, mettiamola così, io posso tranquillamente sbagliarmi e non aver capito io. È uno sguardo modesto in ogni modo.

  2. Valerio Stivè

    1 marzo 2013 a 10:07

    Vabbe’, Giovanni ti dissi in privato che non potevo subito.

    Se avesse risposto qualcun altro a un contenuto mio, avreste dovuto spiegarmelo poi voi che senso aveva.

    La poca chiarezza.

    Percepivo uno andare a tastoni durante la lettura, che nella prima parte ha più senso, perché è proprio di pari passo con lo stile del personaggio. Dopo la situazione e lo scopo generale si fanno meno chiari, quando aumentano i personaggi il lettore è uno sguardo molto poco partecipe. Può essere un difetto mio, ma mi è sembrato- e questo intendevo se non era chiaro- che non si metta bene in modo il lettore di percepire il messaggio complessivo. Può non essercene, ma un racconto così “popolare” sono certo che ce lo deve avere.

  3. GM

    28 febbraio 2013 a 12:32

    … muble… muble… muble… Ma mi spiegate che senso ha dare l’opportunità di lasciare un commento, porre una domanda se poi nessuno risponde nemmeno dopo una settimana? Toc toc… c’è qualcuno qui?

  4. GM

    21 febbraio 2013 a 14:43

    OK Valerio, naturalmente mi fa molto piacere vedere il mio libro recensito da te su LSB. E perciò ti rigrazio. Solo un appunto, tu dici “la sua idea generale di costruzione del racconto appare però poco chiara”. Potresti aiutarmi a capire meglio cosa intendi spiegandomi in quali passaggi in particolare lo svolgimento della trama ti sembrerebbe poco chiara? Siccome di questi tempi si parla tanto di critica sul fumetto vorrei approfittare per cercare di stabilire un dialogo costruttivo tra autore e critico. Grazie. Un caro saluto. Giovanni Marchese

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