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Nuovi autori si presentano: Niccolo’ Storai

Nuovi autori si presentano: Niccolo' Storai - immagine1-841Iniziamo con una presentazione.
Ho seguito studi umanistici, liceo classico, ma ho sempre coltivato la passione per fumetto, illustrazioni, animazione 2D e 3D. Ho coltivato contatti con professionisti del settore, fra i quali cito con piacere Massimo Giacon, che mi ha sempre offerto la sua disponibilita’, e Claudio Parentela. Le mie prime pubblicazioni furono sul bonelliano Dime Press, e, riviste oggi, mi fanno quasi orrore; a seguire, collaborazioni con varie fanzine dalla vita effimera. Ho frequentato scuole di fumetto, collaborato con studi di animazione di Firenze e Prato, fino ad arrivare a Medicina Nucleare [con un’opera in collaborazione con Gianmarco Zanre’ – ndr.], che sarebbe dovuta essere il mio trampolino, ma che fallì proprio in quel periodo. Il fallimento di MN fu un colpo piuttosto duro, non solo per me, ma direi per il panorama editoriale italiano, poiche’ era un raro caso di editore che presentava ogni mese nuovi autori. Dopo la sosta, ho intensificato l’attività di animatore, che adoro e spero di poter svolgere il più a lungo possibile. Al momento, collaboro con Container, rivista giunta al suo terzo numero, e per la rivista elettronica Carta igienica. A Lucca (L’intervista nasce prima di Lucca Comics 2003 – ndr) avro’ l’occasione di presentare la mia prima storia di cui sono sia sceneggiatore sia disegnatore. Apparirà nell’ambito della rivista Nemoland, della scuola di fumetti ed animazione Nemo: è una storia breve, contro la televisione. Parentesi: non esiste possibilità di vedere in tv programmi interessanti ne’ di cinema, ne’ di musica, ne’ di fumetti, se non ad orari impossibili. Infine, sto scrivendo una storia da sottoporre a Lo Sciacallo Elettronico e, proprio in questi giorni, ho iniziato una storia per Play Press.

Hai frequentato scuole di fumetto ed animazione: quale influenza hanno avuto nella tua formazione?
Intanto, non penso che le scuole formino gli autori, ma che, al più, possano indirizzarlo. Nella mia esperienza, le ho trovate rigide, non selettive, come se mirassero a fare numero (non sono gratuite) ed a trasmettere un particolare stile, generalmente quello bonelliano o disneyano. Non ho mai constatato crescita in chi le seguiva: ho incontrato persone che non conoscevano Moore o Miller all’inizio dei corsi, e continuavano a non conoscerli alla fine. Una bella esperienza, invece, è stata quella con la scuola Nemo, dove comunque si tendeva a premiare l’approccio realistico al disegno. In ogni caso, le scuole sono ambienti dove si incontrano autori, dove ci si può confrontare con chi insegna e con gli altri studenti. Infine, è chiaro che seguire una scuola di fumetto da’, a chi la segue, sicurezza nei propri mezzi. Come diceva Crumb, comunque, il fascino del fumetto sta nel fatto che è la cosa più semplice del mondo, dove la semplicità non è sinonimo di regressione, bensì un punto di arrivo.

Quali sono le fonti di ispirazione, i modelli, anche dal punto di vista tecnico, nella tua attività di disegnatore?
Prima di tutto, sicuramente Andrea Pazienza, di cui ho sempre ammirato l’estrema libertà creativa: per me fare arte è la negazione totale di qualsiasi limite e per questo non ho mai apprezzato lo stile iperrealistico. Il fumetto, il disegno, sono creazione ed interpretazione della realta’: puoi dare un riferimento ai lettori, per consentire la lettura del tuo lavoro, ma, se lo scopo fosse imitare la realta’, basterebbe la fotografia. Nella tecnica pittorica, mi sono molto ispirato a Tanino Liberatore: pantone, matite sfumate, gomma elettrica (per me, difficilissima da trovare). E, poi, Simon Beasley per il suo disegno graffiato e, in senso lato, grezzo. Per il montaggio della tavola, sono stato assai colpito dalla concezione spaziale di Jiro Taniguchi, dalla sua impostazione lineare e fluida, quasi cinematografica. In generale, comunque, mi sento molto legato ed attratto dal mondo fumettistico statunitense, forse anche per motivi affettivi. In questo periodo, in particolare, posso contare sull’aiuto di persone come Alberto Ponticelli ed Alex Orley, che mi offrono la possibilità di studiare ed approfondire lo stile statunitense; lo scopo, naturalmente è quello di impadronirmi dei requisiti tecnici che mi consentano di proporre i miei lavori negli USA, magari volando, già la prossima estate, al festival di San Diego.

Sei molto deciso a tentare l’avventura statunitense, quindi?
La sensazione, nei momenti cupi, è che qui non ci sia proprio spazio, ne’ mercato, per avere speranze concrete: è per questo che sento il bisogno di tentare altri paesi, altri mercati, che almeno offrono la speranza di permettere di realizzare qualcosa di grandioso. In questo contesto, spero con tutto il cuore che le produzioni animate italiane in uscita abbiano successo; invito tutti a dare un’occasione a queste opere: andatele a vedere! Così facendo, aiutate tutto il mondo dell’animazione italiano, compresi i giovani autori, disegnatori ed animatori.

Hai nominato Alex Orley: come sono nati i tuoi contatti con lui?
Con Orley, entrai in contatto tramite il suo sito: gli scrissi e lui, disponibilissimo, rispose immediatamente: quindi gli sottoposi miei lavori, visti i quali mi incoraggio’ a perseverare, indicandomi come obiettivi Dark Horse, DC, sezione Vertigo, Marvel. Il fatto è che, volendo tentare il mercato statunitense, non c’e’ alternativa all’andare là di persona; restare qua significa restare uno dei tanti. Lo stato d’animo è di curiosita’, tanti buoni propositi; soprattutto, vorrei andare là con un book ed un’esperienza il più ricco e variegato possibile.

Nelle storie che stai scrivendo, ti occupi anche della sceneggiatura: questo ha cambiato il tuo approccio al lavoro, anche al disegno stesso?
Affrontare la sceneggiatura ha portato un cambiamento nella mia organizzazione generale del lavoro, della giornata lavorativa stessa, che ora divido fra scrittura mattutina e disegno pomeridiano, serale e notturno. I miei primi tentativi di sceneggiatura erano poche parole e molti disegni, poi mi sono sforzato di utilizzare al meglio il lavoro di scrittura. La stesura della sceneggiatura mi consente di pensare la tavola prima di realizzarla, di individuare e, magari, risolvere problemi prima di arrivare di fronte al foglio da disegno.

Nuovi autori si presentano: Niccolo' Storai - immagine2-841Parte fondamentale della formazione di un autore è la lettura.
In effetti, il disegnatore è un artigiano, ed è come artigiano che mi vedo, anche per il rapporto fisico con la materia e gli strumenti del disegnare. Fra le ultime letture, ho particolarmente ammirato La Lega degli Straordinari Gentleman, di Alan Moore, dove mi ha colpito l’ambientazione, il trattamento dei personaggi; e Rosa di Strada di Semeraro. In generale, seguo le uscite della Coconino: la rivista Black, le opere di Gipi o di Giacon, e, naturalmente, dello stesso Igort: 5 è il numero perfetto è un vero capolavoro. Senza dimenticare Palumbo. Poi, sicuramente, ammiro Neil Gaiman, di cui conservo un Sandman triste autografato, da una Lucca di qualche anno fa.

Oltre il fumetto?
Innanzitutto, Tim Burton, per l’estrema versatilita’; in generale, i registi che riescono mettere tutto di se’ nelle loro opere, come Pazienza nel fumetto; poi Kitano, John Woo, Tarantino. Di Tarantino, in particolare, ammiro la capacità di mostrare l’insensatezza della violenza e l’evoluzione dei personaggi. Per la musica, sto ascoltando molte colonne sonore: l’ultima quella di Appuntamento a Belleville; poi Tom Waits, Limp Bizkit; in generale musica che mi inquieta.

Qualche lettura ti ha mai messo in crisi, costretto a rivedere il tuo approccio al lavoro?
Non parlerei di crisi: riconosco i maestri e cerco di impararne i segreti, ma non provo certo invidia, nei loro confronti. Sono molto felice quando riesco ad essere soddisfatto del mio lavoro; come anche quando un amico riesce a pubblicare.

Lato tecnico stretto: materiali, tecniche di disegno…
Per il bianco e nero, pennarellini Sakura (0.05 – 0.2); per la matita, micromine 0.5, 0.3; oppure una matita azzurra, invisibile a scanner e fotocopiatrice. Al computer, utilizzo Photoshop e Painter, che consente di simulare molte tecniche. La mia base tecnica, comunque è il lavoro al pennello, che, pero’, in molte situazioni, risulta più scomodo. Per colorazione a mano, uso matite colorate Carbotello su carta Letraset e, magari, una base di pantone.

Un saluto?
Voglio ringraziare LSB che mi ha offerto la possibilità di farmi conoscere sulle loro pagine elettroniche: viva queste iniziative che intendono far conoscere anche i nuovi autori e disegnatori, in un mondo del fumetto talmente piccolo, che, se ti metti ad urlare, ti sentono tutti quelli che lo abitano.

Anche noi ti ringraziamo della tua disponibilità e del tuo entusiasmo, e ti auguriamo la migliore fortuna.
Grazie.

Cappuccino e brioscia non erano male.
Anche il panino era buono.

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