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C’era un’altra volta in America: come ho scoperto Carmine Di Giandomenico

C’era un'altra volta in America: come ho scoperto Carmine Di Giandomenico

 C’era un'altra volta in America: come ho scoperto Carmine Di Giandomenico - ff-1L’America guarda malinconicamente al West come alla mitica frontiera e molte persone attorno al mondo guardano all’ Occidente- l’America stessa- C’era un'altra volta in America: come ho scoperto Carmine Di Giandomenico - wif-1 come il confine estremo di ogni possibilità espressiva. Ironico poi che spesso, agli occhi di coloro c he sono al di fuori, noi Americani troviamo i nostri sogni riflessi nel modo in cui la maggior parte di noi riconosce – e in quello che ha una maggiore importanza.
Ho visto per la prima volta l’arte di quando ha disegnato, abbastanza appropriatamente, una storia di Capitan America ambientata nel secolo d’espansione verso ovest degli Stati Uniti per un What if?; anche per Las Vegas, un dramma moderno sui “supercowboy” e i “meta-uomini di legge “ nel Texas di George W. Bush.
Successivamente questo lavoro è stato opportunamente ridimensionato dal lavoro simbolo di Di Giandomenico: Iron Man #500 e la run di Iron Man 2.0. Come per la moralità di Capitan America, il futurismo di Iron Man rappresenta il paese come “dovrebbe” essere; come i pionieri di un tempo, Stark è l’imprenditore simbolo Americano, come in uno di quei famosi detti “Vai ad ovest, giovanotto” (in originale Go West, young man).
 C’era un'altra volta in America: come ho scoperto Carmine Di Giandomenico - war-machine-1Di Giandomenico eccelle nell’onesta bellezza della varietà di uomini giovani e vecchi; quell’intensità lirica che non è mai di troppo. Questo stile è adatto per le saghe generazionali- come la saga dell’anniversario di Iron Man- o per quelle oscure epopee Americane come la grande Depressione e la segregazione in Spiderman Noir, come per quel ferreo (e corazzato) ottimismo della controparte di colore di Stark, James Rhodes in “IronMan 2.0” ( C’era un'altra volta in America: come ho scoperto Carmine Di Giandomenico - exile_digiandomenicoper non parlare dell’esotismo e lo squallore delle immagini dell’America e le ansie scaturite dai suoi nemici come drammatizzato nelle splendide scene mozzafiato del Mandarino in ”IronMan annual”).

Non è altro che il destino quello che porta Di Giandomenico a completare nel suo paese la sua versione dell’Odissea prima della sua traversata creativa nei fumetti americani a coronamento di alcuni anni di riconoscimento nell’industria. La sua arte è radicata e raggiunge nuovi orizzonti nel tessuto stesso della fantasia; nella sua Odissea (i volumi “Oudeis” 1 e 2 -ndr)  come nell’ultraterreno è la fondamentale visione umana che hanno portato a Journey into mystery e la serie Exiled, alla portata del suo “comprensivo” occhio che comprende diverse storie, da quelle più intime e ricche di phatos come il melodramma post-immigrazione di Battlin’ Jack Murdock alla grande tragedia di Fantastic Four #600 nella sua dimensione di passaggio dalla sci-fi infernale alla resurrezione di Johnny Storm.

Come il volere dei bianchi Americani, mi piace pensare che quando ho “scoperto” l’arte Di Giandomenico (come la terra che abbiamo conquistato e le persone sagge che ci vivono) Di Giandomenico è stato sempre lì, e le sue doti sono una rivelazione per aprire gli occhi.

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