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Akameshi #1

Akameshi #1 - immagine1-845Giappone feudale. Sullo sfondo di antichi villaggi e paesaggi incontaminati, la giovane Akameshi, accompagnata dal vecchio prete Uraga, conduce la sua caccia ai Tama, antichi dei maligni degli elementi. La storia ci trasporta in un mondo tra lo storico ed il fantastico, dove uomini avidi e assetati di potere hanno stretto dei patti con queste antiche potenze, sperando di riuscire a vincolarne la forza ma finendone alfine soggiogati. Compito di Akameshi è quello di sconfiggere questi mostri, aiutata anche dal giovane guerriero Hayashi, che cerca vendetta per l’uccisione del suo signore e che casualmente ne incrocia la strada, e dall’enorme dio dei venti Fujin, che invaghito dalla giovane la segue per mari e monti.

Akameshi è un fantasy di ambientazione orientale pubblicato in Francia, dove gli autori e , italianissimo duo fondatore dello studio Settemondi, hanno trovato la propria dimensione ideale, e che solo ora grazie alle tornano sul mercato nostrano. L’opera presenta una ossatura costituita da un mix di elementi che si rivelano adatti per piacere ad un pubblico molto variegato; annunciata inizialmente in tre volumi, il secondo dei quali in uscita a Gennaio 2004 in Francia ed a Marzo in Italia, la serie cattura subito fin da questo primo episodio, rivelandosi un prodotto ben ideato.

A disegni capaci di sintetizzano la contaminazione tra scuola disneyana (Turconi, allievo di Barbucci, è una delle matite di PK e di Witch), sensibilità europea ed influenze giapponesi, si unisce una storia dai ritmi elevati ma attenti alla cura dell’atmosfera, capace di coniugare il fascino delle leggende nipponiche, un character dei personaggi degno della più moderna animazione, ironia, azione e sensualita’.

Un punto d’unione tra il pubblico di massa dei manga o dei prodotto Disney, e le altre opere francesi presenti in massa sul mercato ma spesso poco visibili? Imputare questo compito o questa finalità ad Akameshi sarebbe un grave torto, se rischiasse di spostare il fulcro dell’attenzione dall’interessante e brillante opera quale essa e’, ma non possiamo che augurarci che il lavoro di Gualdoni e Turconi possa fungere anche in tal senso, proprio per la sua capacità di presentare in maniera accattivante aspetti e modelli di ispirazione provenienti da scuole spesso troppo isolate tra di loro.

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