Interviste

Intervista a Omar Martini

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Intervista a Omar Martini - immagine1-809Partiamo dagli esordi; tu hai incominciato con una fanzine prima ed una prozine successivamente. Puoi raccontarci qualcosa di quelle tue esperienze?
Beh, ho cominciato, come molti ragazzi in quegli anni (i primi anni Ottanta), con una fanzine dal nome I signori delle stelle, fondata assieme a Luca Bernardi (che in seguito sarebbe diventato mio socio e co-fondatore di ), e Massimo Perissinotto, con cui avrei condiviso in seguito varie avventure editoriali e che al momento mi aiuta sempre quando ci muoviamo nelle varie fiere. All’inizio, mescolava il fumetto (con qualche articolo) alla fantascienza (con racconti di professionisti che avevamo contattato… e infatti il titolo della fantine deriva da una storia pubblicata nel primo numero). Successivamente, pero’, il forte interesse che motivava noi tre per il fumetto ci fece cancellare quella piccola parte dedicata alla fantascienza, per dedicarci anima e corpo al fumetto, con interviste e recensioni. Quella fanzine, pero’, nata durante il periodo delle superiori, si scontro’ con difficoltà di varie genere e finì ben presto. Il nostro interesse pero’ non fini’, continuammo a provare a entrare nel mondo del fumetto in vari modi (provavamo a contattare le varie riviste che nascevano ma, solitamente senza successo) e, assieme a Massimo, partecipammo prima a una prozine (Bzz) ideata e diretta da Sandro Staffa, a cui poi seguì l’idea di una rivista auto-prodotta (Snuff), che avrebbe dovuto mescolare fumetto, cinema, letteratura e musica in una fusione inscindibile perché per noi tali forme di espressioni erano (così come continuano a essere) inscindibili nel creare la nostra cultura, la nostra personalità e le nostre idee. Probabilmente era un approccio un po’ snobistico, sicuramente molto anni Ottanta, pero’ credo che fosse stimolante fondere fumetti di vario genere a un portfolio dedicato a un autore così particolare come David Lynch a un articolo sul tema del razzismo portato avanti da uno scrittore americano come Richard Wright (quello di Ragazzo negro, tanto per citare il suo romanzo più famoso) ad altre cose ancora.

Sulle riviste apparvero anche delle storie sceneggiate da te; quando si è conclusa la tua attività di sceneggiatore e scrittore?
Forse sarebbe meglio dire che, in realta’, non è mai iniziata realmente. Pur avendo avuto l’aspirazione di scrivere, prima narrativa di fantascienza, e poi fumetti, “illuminato sulla via di Damasco” grazie a un piccolo manualetto di fumetti realizzato da Castelli e Silver, allegato a una strepitosa gestione di Eureka da parte di questi due autori. Si’, ho pubblicato due-tre racconti, ho scritto anche qualche sceneggiatura (tutte gratis, tranne una, pagata dall’Intrepido, che pero’ penso non sia mai stata realizzata), ho inondato qualche redazione con i miei scritti… ma non l’ho mai fatto realmente con convinzione e continuita’. Adesso invece, pur mantenendo questo sogno, non ne ho assolutamente il tempo.

Talvolta gli scrittori tendono a snobbare i fumetti; come mai invece ti sei avvicinato a questo medium e perché mettere su una casa editrice di fumetti e non di narrativa o poesia?
Se fosse un problema solo della “categoria” degli scrittori a ignorare questo medium, forse il mondo del fumetto non avrebbe questi problemi a sfondare nel “mondo esterno”. Comunque, nel mio caso si tratta di aver voluto seguire questa mia passione (forse ossessione) e di aver voluto iniziare proponendo le cose che mi sembravano interessanti e che all’epoca nessuno sembrava disposto a pubblicare. Non ho voluto fare qualcosa in un ambito diverso del fumetto perché semplicemente non mi interessava. è il fumetto il mezzo di espressione a cui mi sento maggiormente legato (nonostante io sia un grande appassionato di cinema e letteratura) ed è nel fumetto che vorro’, se mai ne saro’ capace, lasciare un segno. Il fumetto è un medium appassionante e quello che mi sembra molto limitante è il fatto che a volte sia gli autori che i lettori esigano così poco da questo medium e si accontentino troppo.

Dopo le tua attività fanzinare ricordo di aver rivisto il tuo nome come critico per la Musa edizioni. Com’e’ nata la tua collaborazione con questa casa editrice ed è stato lì che hai conosciuto il tuo redattore Alberto Corradi?
A dire il vero la mia collaborazione con la Musa è semplicemente coincisa con la redazione di un breve articolo sulla graphic novel americana di una versione del futuro di Mazinga fatta da Go Nagai che fu fatto per Maurizio Ercole (uno dei collaboratori della Musa… con cui tempo prima avevo collaborato in una storia per Bzz e che poi avrebbe fatto la grafica di Snuff) per un progetto che al momento mi sfugge e che venne “ripescato” per una pubblicazione dedicata a Go Nagai. Alberto Corradi, attualmente indispensabile collaboratore di , lo conoscevo già da qualche anno. L’avevo incontrato grazie a Massimo Perissinotto forse per la ricerca di qualche autore per una fanzine, adesso non mi ricordo bene… (come puoi notare, molte delle persone con cui collaboro sono soprattutto amici, che conosco da tantissimi anni…)

Il saggio trattava di un autore giapponese, Go Nagai; ma, dalle tue scelte editoriali emerge una netta predilezione per i fumetti americani.
Intervista a Omar Martini - immagine2-809L’apparente predilezione per il fumetto americano può apparire dalla linea editoriale data a Black Velvet, ma in realtà sono interessato al fumetto nel senso più ampio possibile, senza limiti di tempo ne’ di nazionalita’. Trovo estremamente limitante (anche intellettualmente parlando) “fermare” i propri interessi solo perché un fumetto è pubblicato da una nazione specifica… oppure da una casa editrice in particolare. Io posso avere una predilezione verso una casa editrice, ma questo non significa che debba interessarmi solo gli albi prodotti da quell’editore. Perche’ scegliere tra Marvel e DC, quando puoi avere Lone Wolf & Cub, Valerian, L’Eternauta, Corto Maltese, Maus, i fratelli Hernandez, il trio canadese Brown-Seth-Matt, Grendel, Marti, Alan Moore, Ranxerox… e potrei continuare all’infinito. Certo, se scopro da poco il fumetto e le emozioni che mi da’, è ovvio che “resto nelle vicinanze” dei territori a me conosciuti… ma dopo l’esplorazione deve continuare, proseguire… ci deve essere il “coraggio” di voler esplorare nuovi territori che magari ti possono sembrare “ostili”… ma che poi, magari, ti possono riservare delle emozioni imprevedibili. Con questo, non voglio dire che si debba comprare di tutto. Ci possono essere filtri di tutti i generi (e quello economico mi sembra quello più probabile), ma non quello che… “e’ fumetto americano/giapponese/Bonelli/ ecc. ecc., e quindi non mi interessa!”
Ritornando alla tua domanda originale (scusa la digressione), c’era quel mio pezzo perché riguardava un autore giapponese che, soprattutto in quel periodo, mi interessava molto.

Spesso gli editori perdono nel tempo il proprio spirito di appassionati; ma, non sembra essere il tuo caso. Le tue attività culturali vanno dal gruppo Lexlutor alla recente antologia I-Punk. Puoi parlarci delle tue attività extra-editoriali nel campo fumettistico?
Non ce ne sono tante, in realta’, perché il mio “lavoro serio” e Black Velvet assorbono quasi tutto il tempo che ho. Sono cose sporadiche, generalmente nate da richieste fattemi da amici e che, quando mi capitano, cerco di soddisfare nei limiti del possibili. La collaborazione con il gruppo Lexlutor nasce nell’ambito di un corso di fumetto organizzato qui a Bologna e che, naturalmente, ha dato origine a un concorso a livello nazionale. Per l’organizzazione ci siamo quindi costituiti in gruppo (gli altri componenti sono Piero Ruggeri, mente fondamentale di tutti questi progetti, Roberto del Fiume, Massimo Semerano e Otto Gabos) e al momento riusciamo a fare solo questo, sebbene la voglia di fare di più (e di incidere in maniera più netta nel territorio locale) è fortissima… pero’ purtroppo il problema del tempo è sempre costante… e irrisolvibile. Per quanto riguarda il progetto I-Punk, sono stato contattato da due dei tre organizzatori, Alessandro Micheli e Alessandro Baronciani, che mi hanno chiesto di scrivere l’introduzione relativa alla parte “fumetto”. Sono stato ben contento di essere coinvolto perché lo ritengo un progetto interessante e vivace, un progetto che dimostra come, per realizzare un albo a fumetti, siano soprattutto necessari passione e amore… bisogna credere in quello che si fa, bisogna sentire certe cose… ed è allora che probabilmente si faranno delle belle cose, degli albi che risultino vitali. Sono questi i prodotti per cui è necessario impegnarsi… perché se devi sputare sangue e denaro, allora deve essere per qualcosa di degno, qualcosa che ti renda fiero… non un albo a fumetti banale, trito e rimasticatura di tante, troppe cose che tutti hanno già letto. Rischiare per queste cose mi sembrerebbe alquanto stupido.

Oltre che editore, tu hai anche tradotto fumetti Marvel. Che cosa pensi delle serie Ultimates?
Si’, è vero… ho tradotto per un breve periodo alcune serie Marvel, ma non erano certo delle cose entusiasmanti (anzi…), ma questo non fa di me un esperto Marvel. Ne ho letti abbastanza in passati (ma non tantissimi) e continuo a leggerne, anche se il numero sta diminuendo (così come, equamente, accade per i fumetti DC). Generalmente, seguo gli sceneggiatori (e non i disegnatori o i personaggi), quindi ho sicuramente aumentato le testate Marvel che seguivo in questa prima fase Quesada-Jemas, in cui c’e’ stata una “caccia” agli autori (soprattutto DC). Degli Ultimates ho letto solo il primo TP, e non gli albi quando uscirono, perché: a) i Vendicatori non mi sono mai interessati, di conseguenza una loro riscrittura non poteva certo darmi particolari brividi; b) pur piacendomi il lavoro di Millar, ero rimasto alquanto deluso dai suoi Ultimate X-Men (almeno nei primi due story-arc, l’ennesima rielaborazione delle storie più classiche… e quindi ormai tritissime… degli X-Men, condite ogni tanto da qualche battuta o situazione “controcorrente” perché “sono inglese e quindi devo stupire questo pubblico di americani pecoroni”). Ho letto quindi il volumetto un po’ prevenuto… e mi è piaciuto. Ho trovato tutto quello che non avevo visto negli Ultimate X-Men, cioe’ un reale ammodernamento dei personaggi e delle situazioni… anche se l’unica cosa che mi lasciava perplesso era il fatto che questa decostruzione totale del super-eroe, questo renderlo meschino e umano mi sembra che abbia raggiunto il capolinea. Non so spiegarmi le ragioni effettive, queste sono esclusivamente impressioni personali, pero’ non so quanto respiro possa avere una serie regolare in cui la gente si odia e si detesta, in cui rischia di morire (o crepa proprio, ogni 10-15 numeri, come accade con X-Force/X-Statix di Milligan/Allred). Non puoi andare avanti per 100-200 numeri con un presupposto del genere: qualcosa deve cambiare perché deve esserci un minimo di comunanza con qualcuno dei protagonisti, deve starti a cuore (soprattutto in un fumetto di super-eroi) la loro esistenza… altrimenti scatta l’odio e il disinteresse. Probabilmente, se questo progetto fosse stato organizzato come una serie a termine avrebbe fornito un maggiore spessore a tutto il progetto (e il fatto che Millar abbi già annunciato il suo abbandono non significa nulla, dato che penso che la serie continuera’).

Tu lavori anche per la PAN. Recentemente avete aperto le porte al materiale francese; puoi dirci come mai non è successo prima, essendo la stessa PAN il distributore francese? Pensate di importare altri fumetti europei?
Non sono sicuro di capire la tua domanda, relativamente al fatto che Pan Distribuzione è un distributore francese… Pan è un distributore esclusivamente per le fumetterie nel territorio italiano e non distribuisce assolutamente nulla all’estero. Forse ti riferisci al fatto che nella Panini Comics c’e’ una sezione francese… pero’ noi non c’entriamo nulla con la loro distribuzione che, immagino, avvenga attraverso strutture locali.
Per quanto riguarda, invece, la distribuzione di materiale francese di case editrici come Association, Cornelius o Rackham, la cosa è nata solo recentemente, tramite una mia casuale conoscenza di Latino Imparato, il responsabile del Comptoir des Independants (il distributore delle case editrici francesi medio-piccole) e ha avuto dei tempi di elaborazione un po’ lunghi (più lunghi di quanto ci saremmo attesi inizialmente). Adesso dovrebbe pian piano prendere quota e mi auguro possa prendere sempre più piede, anche se si tratta di un settore molto di nicchia. è soprattutto per questa ragione che la Pan non si è mossa prima, anche perché una bassa richiesta provoca generalmente una serie di costi aggiuntivi nel materiale che ti trovi a trattare. Dubito altamente che ci possa essere in futuro un’apertura verso altri tipi di importazioni, soprattutto perché non mi sembra che ci sia una produzione di fumetto verso cui ci potrebbero essere dei possibili acquirenti interessati (l’unico che mi viene in mente è quello spagnolo… ma dubito fortemente che ci possano essere lettori). Su questo pero’ non ti posso dare ulteriori informazioni/previsioni, dato che da novembre non lavorero’ più per Pan Distribuzione.

Intervista rilasciata per e-mail nel mese di Ottobre 2003

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