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Intervista a Mario Alberti

Intervista a Mario Alberti - immagine1-808Domanda di rito: chi è ? Quando sei nato? Come ti seiappassionato ai fumetti, e quali autori ti hanno maggiormente segnato? Sbizzarrisciti!
Ullallà che domanda difficile! Chi sono? Boh…hai presente quando dabambino ti domandano cosa farai da grande e rispondi l’astronauta? Ecco, iofaccio l’astronauta. Senza rischi e senza far danni. A casa, in pantofole,l’estate perfino in mutande. Sono nato nel ’65 e uno dei ricordi più vecchi che ho è mia mamma che mi legge Topolino. Ecco qua, tutto il resto sono incidenti di percorso. Dalla maestra che si preoccupa perché disegno solo Paperini a oggi è stato tutto un copiare, rubare i trucchi. A Cavazzano, Magnus, Pazienza e poi Romita (in effetti a un certo punto ho anche sperato di esser punto da un ragno radioattivo), Moebius, Otomo, Shirow, Mignola, per fare solo qualche nome. Ho copiato di tutto da tutti, sarebbe impossibile elencarli.

Quando hai deciso di fare fumetti e perché?
Il mio primo personaggio era un polipo re dei mari, in tuba e mantello. Sichiamava Polip e nei baloon le lettere erano messe a caso perché ancora nonsapevo scrivere.
Poi mi sono un po’ perso, ho fatto il liceo scientifico prima e economia ecommercio poi, giocandomi la possibilità di costruirmi una preparazioneaccademica. Non ho ancora deciso se è stato un bene o un male, pero’.
A un certo punto, ero già alla tesi, qualcuno mi ha dato una copia di unacopia di una copia di “Laputa” di Hayao Miyazaki. E’ stato comerisvegliarsi, da allora non mi sono fermato più.

Sei autodidatta o hai frequentato una scuola? In generale, quanto pensisiano utili le scuole di fumetto per i giovani autori?
Se escludiamo la nonna che faceva naif su vetro, sono un autodidatta. Opiuttosto: ho avuto tanti maestri, i migliori, quelli che fanno. E quimagari si capisce che qualche dubbio sulle scuole ce l’ho. Magari un bravo maestro è capace di indirizzarti verso quegli autori chepossono aiutarti di più. Che per affinità possono insegnarti più cose.Stimolarti quando ti perdi. Magari passarti un po’ del suo entusiasmo. Allafin fine pero’, secondo me, è copiando che si impara. Bisogna rubare itrucchi qua e la’, il trucco per fare il mare (Hokusai!), quello per icapelli (Magnus!) e quello per fare i personaggi “morbidi” (Cavazzano! Paz!) e poi quello e quell’altro. Il disegno è come il Lego, i trucchi sono i mattoncini: se ne hai abbastanza puoi fare tutto.
Poi, un po’ alla volta, i trucchi diventano una roba omogenea, li rielabori,li stravolgi, magari ne inventi un paio. Ci provi almeno e via che sei sulla strada per uno stile tuo. Senza perdere la curiosità e l’umiltà di guardare e imparare ancora dagli altri, anche perché ognuno ha la sua sensibilità e certe soluzioni,magari più adatte delle mie a interpretare una scena, a me non verrebberomai in mente.
Il fumettaro è un po’ attore, deve saper mettere in scena ogni emozione. Seci sono emozioni che non sei capace di provare a comando le devi rubare aqualcun’altro.

Nel ’90 hai pubblicato su Fumo di China: come ci sei arrivato?
Un compagno di studi aveva un cugino: Federico Memola. [all’epoca Memola lavorava per Fumo di China, NdR]

Sempre nella prima metà degli anni ’90 hai collaborato all’Intrepido, unatestata per la quale sono passati molti autori italiani della nuovagenerazione (penso a Luca Enoch o Diego Cajelli), e che per molti è stata un po’ una scuola. Come ricordi quel periodo? Potendo tornare indietro, ripeteresti quell’esperienza? In generale, sei anche tu dell’idea (largamente diffusa) che riviste di questo tipo siano un ottimo banco di prova per gli aspirantiautori?
L’Intrepido è stato bello. Ancora mi dovevo render conto che disegnavo e mipagavano per farlo!
Lì ho imparato i tempi, la costanza, ho smesso di rifare all’infinito lastessa vignetta. Quando cominci a fare i conti con delle scadenze e deipagamenti la prospettiva cambia in modo radicale.
E’ stato bello anche perché eravamo liberi, addirittura incoraggiati, aseguire l’infatuazione grafica del momento. In pratica si poteva ancoraimparare in piena liberta’, provare nuove strade e cavarci anche di chevivere. Il che magari era anche il punto debole dell’Intrepido: la mancanzadi un’identità precisa, di una direzione univoca da imporre a tutti gliautori e che fa la forza di altri editori.
E’ stata un’esperienza insostituibile. Un unico rammarico: è da allora chemi si è cucita addosso l’etichetta “disegnatore” mentre a me piacerebbeessere considerato anche “autore”.

Successivamente sei entrato in Bonelli. Come mai non hai continuato la collaborazione con l’Intrepido, o con altre case editrici ‘minori’?
Io ho fatto il primo episodio di Holly Connick pensando a Nathan Never e alfatto che c’era un personaggio ispirato a Sigourney Weaver. Praticamentearrivare a Nathan era un obiettivo da quando si è iniziato a parlarne. Epoi, l’Intrepido non me ne voglia, vuoi mettere arrivare alla Bonelli? Ancheper un fatto di rivincita, magari: mi era sempre stato detto che con il miostile non mi ci sarei nemmeno potuto avvicinare.
Il discorso “case editrici minori”… ho paura di non essere abbastanza”artista” per loro. Anche per temperamento.

Come hai ‘sentito’ il passaggio da una rivista ad un grosso editore?
Un punto d’arrivo. La sicurezza che il fumettaro era veramente quello cheavrei fatto da grande.

L’opera migliore che hai realizzato per la Bonelli è probabilmente Odisseanel Futuro, il secondo Nathanneverone. Nell’introduzione all’albo, AntonioSerra spiega come quella storia fosse stata concepica con l’intenzione direalizzare qualcosa di diverso e innovativo, con molti riferimenti culturalisia nella storia che nel disegno. L’albo, nonostante sia sicuramenteriuscito dal punto di vista artistico, non ha ricevuto grandi consensi dal pubblico.Come te lo spieghi? Credi che fosse troppo per ‘palati fini’?
Mah, credo che nessuna delle mie storie abbia mai avuto grandi consensi dipubblico. Non so dire perché. Forse è che non sono abbastanza “classico” daaccontentare il lettore bonelliano “tipico” e troppo poco “personale” perraccogliere plausi dagli “atipici”. O forse, semplicemente, non sonoabbastanza bravo.
La storia del secondo Nathanneverone, la sceneggiatura, paga lo scotto diessere il secondo episodio di tre. Una posizione scomoda anche in altre, più note,saghe: penso all’ “Impero colpisce ancora”… tocca fare un sacco di spieghee ancora non si ammazza il cattivo. Dico per inciso che, dei tre “Guerrestellari”, questo è proprio il mio preferito. Magari c’entra qualcosa.Di sicuro il “prologone” giapponese e’, a tutt’oggi, la cosa più impegnativache abbia fatto. Anche quella che mi ha dato di più.

Un’altra tua ottima storia è ‘L’Immortale’, scritto da te. Come mai nonhai realizzato altre storie come autore completo?
Nonostante la fatica e l’impegno da parte mia, di Antonio Serra e Stefano Piani, alla fine della lavorazione dell’albo direi che nessuno ne è rimasto soddisfatto. Se poi ti rendi conto che ci metti più tempo a scrivere una pagina che a disegnarne due è meglio lasciar perdere. Non conviene.Probabilmente non sono capace di calarmi abbastanza in un personaggioaltrui. E poi sono tremendamente verboso, prolisso, poco adatto allaspigliatezza di Legs… anche con Morgana, alla consegna della versioneultima della sceneggiatura, ci tocca lavorar di forbici e cesoie e meta’della roba che volevo dire rimane nel limbo.
Magari un giorno ci provo con un romanzo. Se mi viene l’artrite alle mani ciprovo con un romanzo.

Sembri prediligere le ambientazioni SF, tanto è vero che hai collaboratoper le testate fantascientifiche ‘classiche’ di Via Buonarroti. Sei unappassionato di questo genere? Se si, quali sono i tuoi autori preferiti?
Sono stato un voracissimo lettore di SF, dico sono stato perché ora nonriesco proprio più a leggere niente, se non in treno. Ho letto tutto, maproprio tutto, Dick. E tra una rilettura e l’altra di “Dune” mi sonopiaciuti Heinlein, Leiber, Vance… ho una libreria piena di Nord Oro e Argento, Urania, Galassia…
I film di fantascienza li vado a vedere per principio, non si sa mai checapiti un altro Blade Runner.

Parliamo di Morgana: come è nata? Quali sono state le fonti d’ispirazioneper te e Luca Enoch? Come è strutturata la serie?
Morgana è nata in macchina, tra Milano e Lucca ai tempi dell’Intrepido.Almeno il “nocciolo” della storia e i personaggi principali.
Fonti di ispirazione: troppe. Morgana è il percolato di una vita di letturefumettesche e non, cinema, teatro, esperienze varie. Citiamo, di solito ealmeno, “Dune”, “Nausicaa”, i “Briganti” e il “Mahabarata”. Siamo abbastanza megalomani da immaginare dieci volumi: tre trilogie e undecimo episodio conclusivo. Ogni trilogia prevede un finale. Finale-finalenel caso le vendite ci scoraggassero dal proseguire. Per ora direi chearriveremo senz’ altro a fare i primi sei.

Il secondo volume di Morgana è già uscito in Francia. Puoi darci dellepiccole anticipazioni di trama?
Intervista a Mario Alberti - immagine2-808Una bella fetta del volume è ambientata sul pianeta natale di Rosso eracconta un pezzo del passato remoto dell’Impero. Un po’ di spieghe, quindi,e poi un bel duellone finale.
Diciamo di più sul passato di Morgana e sul suo legame con Voortt, Merlino eSophia e ci permettiamo qualche pagina più “intimista” (54 pagine sonodavvero poche!) ma i misteri rimangono parecchi.
Cito uno dei personaggi: “ogni risposta cela un’altra domanda”!

E’ recente la notizia del tuo abbandono della Bonelli. Posso chiederteneil motivo? Trovavi forse troppo pressanti i ritmi di produzione bonelliani?
Non voglio considerarlo un abbandono definitivo, sono troppo affezionato aNathan e Legs, pero’ è vero: non ho in programma nessuna storia loro per ilmomento. Ci sono due ragioni e non c’entrano i ritmi bonelli. Una e’semplice: le giornate hanno 24 ore.

Si sa inoltre che collaborerai con Kurt Busiek ad un progetto top secret, sempre per Humanoides. Come è nata la collaborazione tra di voi? E come ti trovi a collaborare con un autore con una sensibilità ed un modo dilavorare americani?
Ecco, siamo al motivo numero due: quella è stata una di quelle proposte acui uno non può proprio dire di no. Parola del Serra che ha accolto la notizia urlandomi congratulazioni varie quando ho chiamato per chiedere questo Busiek chi fosse. Devo confessarlo: non sono un gran lettore di comics americani.
Comunque: la cosa è partita dagli Humanoides USA. Stanno cercando il loroposto nel mercato americano e hanno pensato di unire talenti casalinghi aoltreoceanici, si son detti: Busiek è famoso qui da noi, Alberti (l’hannodetto loro!) si sta facendo un nome in Francia…chissà che non ne esca ilfumetto che “vende” di qua e di là dell’oceano. Siamo tutti lì a incrociarele dita.
Con Busiek si lavora via e-mail, cosa a cui mi aveva già abituato lacollaborazione con Luca e finora non abbiamo avuto occasione di incontrarci.Quanto mi piacerebbe un invito a S.Diego! Il rapporto è comunque partito molto bene fin dalla prima lettura del progetto: Kurt ha accolto le mie obiezioni e dubbi molto apertamente facendomi capire che c’era spazio per una collaborazione “permeabile”. Ora abbiamo iniziato e sono davvero contento di essermi imbarcato in questa avventura: abbiamo già raggiunto un’ottima intesa.

Non puoi dirci proprio niente di questo progetto? :)
Posso dirvi che il nome di lavorazione è Redhand e sarà una serieambientata in un futuro post-catastrofico. Che, detta cosi’, non sembraniente di tale ma vi prometto parecchie sorprese. La sceneggiatura di Busieke’ veramente formidabile e la storia è proprio bella. Quanto aidisegni… faro’ del mio meglio! Non credo di poter dire molto di più, almeno finche’ non si farà un annuncio ufficiale sul sito degli Humano.

Quali pensi che siano le differenze (e le eventuali affinita’) tra ilmercato francese e quello italiano? Credi che noi italiani potremmo ‘imparare’ qualcosa dai nostri cugini d’oltralpe per uscire dalla crisi?
La differenza è nel pubblico. Ricordiamoci che è la domanda a fare l’offertae non viceversa, almeno in un mercato praticamente privo di pubblicità comequello dei fumetti. E menomale.
Qui da noi il pubblico – quello dei grandi numeri, che fa la differenza trachiudere e andare avanti e che poco interseca quello dei fan e fanzinari sucarta o telematici – chiede tante pagine a un prezzo basso, periodicita’breve e un personaggio da continuare a leggere anche da vecchi, magari ainipotini. E’ un discorso che non ha nulla a che vedere con la qualità assoluta delprodotto ma la con la sua serialità e il concetto di qualità che questaimpone e che rende il nostro mercato difficilmente permeabile ai prodottifrancesi e viceversa.
Ho l’impressione che in Francia le cose funzionino diversamente: non ci siaffeziona a un personaggio (salvo casi eclatanti che, guardacaso, godono diun successo planetario) ma a un autore. E pur di avere quell’autore al suomeglio si aspetta, anche anni, e si paga parecchio. Il pubblico francese e’più simile al pubblico degli appassionati italiani, quelli che si ricordanoi nomi degli autori e che i fumetti li tengono in libreria (magari hannoanche un sito in cui intervistarli… avete visto quanti sono i siti cheparlano di BD in Francia?). Solo che da noi siete la minoranza, non fate unmercato se non di nicchia.
Sarebbe poi interessante confrontare quanto leggono in Francia e quantoleggono gli italiani, non solo fumetti ma romanzi, saggi, tutto. Magariscopriremmo che qui da noi si legge veramente troppo poco. In sensoassoluto. Allora non c’e’ molto che un editore possa fare nel breve periodo,il pubblico passa a un diverso ruolo e gli attori cambiano. Magari sidovrebbe parlare di scuole.

E a proposito di crisi: mi sembra che ultimamente in rete (in forum,newsgroup ecc.) si tenda a sottovalutare la crisi, puntando l’attenzione sulla varietà delle proposte, ma trascurando, secondo me, la scarsità delle vendite. Tu credi che esista una crisi nel mercato italiano? E se si, come credi la si possa combattere? Pensi che siano utili operazioni di marketing come quelle di Witch della Disney o de La Dottrina della Magic Press?
Qui vuoi confrontare cose troppo diverse tra loro! Witch è un prodotto peradolescenti e pre. Un mercato immenso e d’elezione per il fumetto.La Dottrina, o prodotti analoghi, non credo si rivolgano allo stessopubblico e possano ambire a simili venduti.
E la crisi. Io ho l’impressione che la crisi riguardi più i lettoridistratti, magari occasionali. Che sono la maggior parte. Quelli che ilfumetto lo lasciano sul treno dopo averlo letto e che si stanno trasferendoad altri svaghi… ma avete visto quanto tempo passa la gente a scrivere eleggere sms col telefonino?
E’ un problema di cultura e di modi di consumo che stanno cambiando. Culturapoca e consumi troppi. Purtroppo chi non vuole rimanere fuori e non ha lavocazione al martirio si deve adeguare.

Negli ultimi anni in Italia è nato un fitto sottobosco di piccole e medie(o anche minuscole) case editrici, che si stanno distinguendo per la varieta’e lo spessore delle proposte: penso a Black Velvet, Montego, Coconino, Indy Press? Tu segui questa fascia del mercato? Cosa ne pensi?
Non seguo queste realta’, mi piacerebbe ma non ho il tempo. Peccato.

Credi che il circuito delle librerie possa in qualche modo aiutare ilfumetto, in termini di visibilità e vendite?
E’ visibile quello che il libraio mette sul banco all’ingresso. Ci avete maivisto un fumetto? Da un libraio che non sia anche uno sfegatato lettore? Illibraio mette sul banco quello che la gente cerca perché così entrano, micail contrario. Le librerie specializzate, purtroppo, lo sanno dove sono solo quelli che ifumetti li leggono gia’. E abbiamo fatto fuori la visibilita’.
Poi, si’, tutti possono aiutare. In teoria e se gli conviene.

Qual è il tuo metodo di lavoro?
Prima ancora di iniziare a disegnare raccolgo una quantita’, di solitomostruosa, di immagini per la documentazione. La cartella di Morgana viaggiaattualmente sui 3 Gb (perché molta roba l’ho messa su CD, avevo problemi dispazio).
Faccio uno storyboard molto rudimentale, praticamente illeggibile perchiunque altro. Giusto per decidere la distribuzione delle vignette e deivolumi al loro interno. Poi passo alla matita, azzurra. La cosa aveva più senso quando lavoravo in bianco e nero e l’azzurro non veniva “visto” dallo scanner, ora è solo perché mi piace di più. Anche se le maledette 0.5 azzurre si spezzano solo aguardarle! Inchiostro a pennarello – uso quelli graduati – e poi modifico il tratto conun correttore bianco. Tutto direttamente sulla matita. Una volta fatto scandisco le pagine (a pezzi, lo scanner è solo un A4…), ritocco ulteriormente il tratto, faccio eventuali correzioni con Photoshop e parto con i colori (o le campiture nere e i retini).
Non parlo di metodi per lo scrivere perché la mia esperienza è limitata. Ecomunque non ce n’e’!

E la tua giornata tipo? :)
Non ho una giornata tipo. Lavorando a casa con figli e altre incombenze mi e’impossibile. Cerco di lavorare almeno otto ore al giorno, alzandomi moltopresto o andando a dormire molto tardi. Mai entrambe le cose o sono unozombi nel giro di un paio di giorni.

Nel panorama fumettistico attuale, quali autori (italiani e stranieri)ti sembrano maggiormente interessanti?
Leggo poco, purtroppo. Non riesco a trovare il tempo e per uno che fa il miomestiere è una gran brutto affare. L’ultima cosa letta è Monster allergy,molto carino. Anche se mi sono pentito di averlo letto con mia figlia di seianni!
C’e’ veramente tanta gente brava. Bravi a scrivere e bravi a disegnare. Macom’e che ‘sto fumetto è in crisi?

Vuoi scrivere qualcosa per concludere? C?e’ qualche domanda che vorresti cheti avessi fatto? :)
No! Basta! Le matite di Redhand aspettano!

Intervista rilasciata via e-mail nel mese di Ottobre 2003

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