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SM50: Mary Jane, storia di una femme publique

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da #42, Novembre 1966

Il destino nel nome, parafrasando il titolo di un film di Mira Nair, e la splendida rossa accoglie in sé la carica sensuale della vittima predestinata, come Mary Jane Kelly, una delle prostitute vittima della lama assassina di Jack lo Squartatore, ma anche il glamour virginale delle Mary Jane, le diffusissime scarpe a punta tonda con cinturino alla caviglia indossate dalle ragazzine yankee delle campagne protestanti (che devono l’origine alla sorella di Buster Brown, popolare personaggio creato da Richard Outcault nel 1902); o, ancora, la dolcezza nazionalpopolare degli omonimi dolcetti di burro d’arachidi e melassa creati dalla Charles N. Miller Co. nel 1914, ben presto divenuti eponimo del fascino proibito dei panetti di Brownie Mary (all’anagrafe, Mary Jane Rathburn, attivista americana a favore dell’utilizzo della cannabis a fini farmaceutici), per quanto Stan Lee abbia sempre negato quest’ultima coincidenza.
Un’anima contraddittoria sacra e profana, come l’amore per Peter Parker, in bilico tra l’idillio platonico e la sfrontatezza soft porn; tra il martirio matrimoniale della compagna dell’eroe e i capricci infedeli della starlette.

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da The Amazing #121, giugno 1973

L’inizio della tormentata vita di coppia si consuma in realtà ben presto, quando Peter, annoiato dalle frivolezze della rossa esplosiva (che non manca di pretendenti: dal bruto Flash Tompson, al ricco e tormentato Harry Osborn), preferisce il fascino intellettuale acqua e sapone di Gwen Stacy. La tragica morte della rivale, per mano dello stesso Spider-Man in un maldestro tentativo di salvataggio dopo che Goblin l’aveva gettata dal ponte di Brooklyn, avrà delle ripercussioni talmente intense sulle psicologie dei personaggi e le future vicende dell’arrampicamuri, da essere definita da molti l’evento che pone fine alla Silver Age del fumetto americano.
Nel corso degli anni Ottanta, in coincidenza con la lunga gestione dell’amichevole ragno di quartiere da parte dello sceneggiatore Roger L. Stern, ha inizio una girandola di tira e molla che relega il personaggio a un comprimario da soap opera, mentre a mettere il dito (artigliato) tra i due sovviene la conturbante Felicia Hardy, in arte Gatta nera, fotocopia marvelliana della ben più celebre Catwoman di casa DC, ma ladra per contrappasso in seguito a uno stupro, non per vocazione.

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Promo de The Amazing Spider-Man Annual #21, 1987

Nel 1987, con l’ingresso di Tom DeFalco alla posizione di editor-in-chief, il supereroe più rappresentativo della casa delle idee recupera lo smalto perduto. Il matrimonio con Mary Jane, inevitabile sviluppo narrativo dopo la scoperta di lei dell’identità segreta dell’amato, è l’ultimo – geniale – colpo di coda dell’editor Jim Shooter a cui il successore in carica sa dar seguito.
Affidato alla scrittura di David Michelinie e concepito come spettacolare operazione di marketing, l’albo contribuisce ad avvicinare nuovi lettori alla popolarissima testata, in un periodo di notevole fermento creativo. Non a caso la serie The Amazing Spider-Man viene affidata a Todd McFarlane, astro nascente (è il futuro autore del cult Spawn) e (discusso) co-creatore di Venom, celeberrima nemesi di Peter Parker, nonché della cosiddetta “spaghetti web”, dal suo intricato modo di disegnare la ragnatela. McFarlane, in coppia con Michelinie, conferisce alla novella sposa quell’aura da “donna pubblica” (senza nulla togliere alla Kaprisky del capolavoro di Zulawski), riflettendo sul suo ruolo di modella e attrice capace di rivelare l’anima attraverso il proprio corpo sotto sguardi inevitabilmente licenziosi – dei lettori in primis – e nonostante l’obbligo grafico di sessismo ipertrofico tipico della deriva Image anni ’90.

 

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Joe Jusko – Marvel Illustrated’s swimsuit special, 1991

Deriva a cui segue il colpo di grazia della saga del clone, nel biennio 1994-1996, il cui successo iniziale dato dal mistero dell’identità di Ben Reilly (clone sostituitosi per un certo periodo al reale Uomo Ragno), convince gli editor Tom DeFalco, Bob Budiansky, e Bob Harras a prolungare il martirio dei lettori con una serie continua di (impopolari) colpi di scena: tra tutti, la gravidanza di MJ, che persuade Peter Parker a ritirarsi dalle scene, affidando New York alla sua copia. Un periodo da “casalinga disperata” per la nostra rossa preferita, conclusosi drammaticamente con le anomalie al feto rivelate da un robot Sentinella durante la saga di Onslaught.

 

Il nuovo millennio, in coincidenza con la rinascita cinematografica dell’arrampicamuri a firma di (che sceglie di affidare i panni di MJ a un’inappropriata Kirsten Dunst), vede una maggiore definizione commerciale del personaggio, in particolare per le nuove lettrici della fascia teen, a cui vengono destinati una serie di prodotti come Spider-Man loves Mary Jane, realizzata dalla coppia Sean McKeever e Takeshi Miyazawa e sopravvissuta 20 numeri con un – fallito – tentativo di rilancio di ulteriori 5 a firma di Terry Moore e Craig Rousseau, o i romanzi di Judith O’Brien, in cui la fidanzata di Peter viene dipinta come un’adolescente afflitta da problemi d’identità e anoressia.

 

Per quanto si tratti di storie collocate al di fuori della continuity di Terra 616, questa nuova caratterizzazione, anticipata altresì dalla schizofrenica studentessa modello/party girl dipinta nella serie Ultimate Spider-Man, preannuncia il cambiamento che dovrà subire la fedele compagna dell’eroe, incapace nella storyline originale di scrollarsi di dosso l’etichetta di (noiosa) milf.

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Una Mary Jane di Adam Hughes

Ed ecco quindi che con un “geniale” colpo di spugna, orchestrato durante la gestione di – nel 2007, appena subentrato alla carica di editor-in-chief della casa editrice –, viene azzerato il climax originato dallo smascheramento pubblico di Peter Parker durante Civil War, conclusosi con l’assassinio di Zia May, nel tentativo di riportare la serie ai fasti originari.
Per salvare la ottuagenaria comprimaria Mefisto il demone propone alla storica coppia, in termini non narrativi, di lasciarsi riadattare per un pubblico più giovane di lettori che, uscito dalle sale cinematografiche, avrebbe di gran lunga preferito una soap al primo stadio, piuttosto che le lagne di un matrimonio ormai rodato in cui solo i flirt con la Gatta nera aggiungevano ormai quel po’ di pepe.
Un ritorno al futuro, insomma, con i nostri protagonisti precipitati nella società odierna, ma con un paio di generazioni seriali in meno sulle spalle e team creativi al passo con i tempi. L’iniziativa viene accolta dai lettori con un entusiasmo simile a quello riscontrato per la saga del clone e il patto infernale verrà più volte rivisto nel corso degli anni, sino alla risoluzione definitiva grazie all’intervento del Dr. Strange. A questo punto, la nostra rossa, più moderna nei costumi, decide di prendersi una pausa dalla travagliata relazione, confidando che la nuova fiamma di Peter, l’insignificante Carlie Cooper, sia in grado di sopportarlo. Ma non potrà durare… MJ è ormai prigioniera consapevole del suo ruolo di eterna fidanzata e comprimaria, possiamo solo augurarle di trovar sempre disegnatori in grado di nasconderle le rughe.

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