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SM50: Il nuovo Ultimate Spider-Man e la questione razziale

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Così in quel cerchio, all’angolo di quella strada, abbiamo improvvisato un corso intensivo sul privilegio bianco, sul razzismo strutturale e l’oppressione. E un corso di storia sulla Dichiarazione di indipendenza e la schiavitù. E ora vi dirò come ci si sente a stare di fronte a un bianco e a spiegargli che cosa sia il privilegio. Si sta male. Ci si stanca. A volte viene da piangere. A volte invece ci si diverte. È difficile sempre.

da Farsi valere di Manissa Maharawal, in Occupy!, ed. Il Saggiatore.

 

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Esiste ancora la questione afroamericana negli Stati Uniti? O, in senso più lato, il problema delle discriminazioni delle minoranze etniche?
In Italia ce ne dimentichiamo: sembra che le discriminazioni riguardano solo minoranze “invisibili”, e che, come dire, ci siano solide ragioni per tali comportamenti. L’illusione della razza, la discriminazione dell’altro hanno fondamenti culturali ed esistenziali: ignoranza, paura, chiusura del cuore, incapacità di provare empatia. Cose importanti, che riguardano tutti noi. Cose che sembrano non toccarci davvero. Sembra tutto tangenziale, una nota a margine della nostra società. Ma il problema è strutturale.
Negli Stati Uniti, tale apparente marginalità è costantemente messa in discussione dai fatti e dalle emozioni di milioni di cittadini americani non bianchi che vivono sulla propria pelle la discriminazione. L’ultimo esempio che mi è capitato di osservare, leggere, comprendere arriva dal libro Occupy! (in Italia per la mai sufficientemente lodata Il Saggiatore), che ripercorre i giorni di fuoco dell’occupazione di Liberty Plaza a New York City da parte del movimento Occupy Wall Street (Ows), e da cui proviene il testo in apertura. Ebbene, la questione della discriminazione non può essere affrontata come qualcosa che appartiene al passato e che non esiste più. Non è superata sul piano civile, sociale, politico (malgrado il presidente nero), emozionale. La vita quotidiana delle persone è costantemente attraversata da questa tensione, da questa frattura. Quel che colpisce, è che persino un movimento come Ows, che fa della partecipazione il suo respiro, ha affrontato e ancora affronta tali problematiche.
SM50: Il nuovo Ultimate Spider-Man e la questione razziale - 8-256x300In quest’ottica, può davvero stupire il rumore che ha suscitato la notizia che la avrebbe dato vita a un nuovo , e che questo sarebbe stato di colore (portoricano-afroamericano)? Pensiamoci, Peter Parker è il classico ragazzo medio bianco americano. Ed è stato nel corso dei decenni un simbolo preciso, riconoscibile, indolore. Il motto supereroi con superproblemi che nel caso dell’Uomo Ragno rappresenta un elemento costitutivo, viene così fortemente relativizzato. Di quali problemi stiamo parlando davvero? I problemi di un adolescente bianco sono uguali o diversi da quelli di un ragazzo di colore, oggi, negli Stati Uniti?
Ebbene, la faccenda di colore sarebbe tutto sommato ridicola e facilmente archiviabile nelle solite trovate di un marketing stanco e privo di idee com’è ormai da tempo quello delle case editrici di fumetto popolare statunitense, se non fosse per il signor Brian M. Bendis alla guida della serie.
Bendis ha reinventato per i tempi moderni il mito di Spider-Man come nessun altro autore ha saputo fare per nessun altro personaggio di supereroi negli ultimi 10-15 anni (per inciso, due eccezioni: con il mito dei Vendicatori negli Ultimates; Garth Ennis con la versione perversa della Justice League di The Boys). Quel che ha saputo fare Bendis su The Ultimate Spider-Man è ridare senso a un’icona culturale attraverso idee, intelligenza, fantasia e divertimento. SM50: Il nuovo Ultimate Spider-Man e la questione razziale - 9Non c’è mai stata provocazione fine a se stessa nelle sue storie, né autocompiacimento, né mancanza di “rispetto”. Solo una chiara comprensione dei meccanismi narrativi alla base del concept originale, e di come sarebbe stato possibile giocarci al giorno d’oggi senza sembrare naif, o al contrario presuntuosi e cinici (aspetti che penalizzano malamente ognuno degli ultimi lavori di , tanto per fare un paragone).
SM50: Il nuovo Ultimate Spider-Man e la questione razziale - 3Il risultato di tale approccio è una serie di supereroi per (quasi) tutte le età, divertente, coinvolgente, in equilibrio tra puro intrattenimento e… qualcosa d’altro, una verosimiglianza fatta di buone caratterizzazioni psicologiche, di cura dei contesti narrativi, di apertura mentale, di quotidianità.
È su questi presupposti che assistiamo (nei primi sei numeri della nuova serie di Ultimate Spider-Man) alla nascita all’Uomo Ragno di colore: un ragazzino qualunque che riceve i poteri di ragno da un incidente molto simile a quello che li ha dati a Peter Parker. Sul piano strettamente di genere, la fondazione delle motivazioni e delle idee della nuova serie, nei primi capitoli, non ha nulla di davvero originale. Si segue un meccanismo molto noto, in particolare per Spider-Man, in cui fattori contingenti costringono un riluttante non-eroe a diventare un super-eroe. Ma Bendis si muove su un filo di rasoio senza mai tagliarsi: la solidità della sua sceneggiatura e delle sue idee è tale da riproporre sotto nuova luce i presupposti alla base del primo Uomo Ragno. E lo fa proprio in ragione del fatto che il nuovo Spider-Man è un ragazzino di colore. Esemplare, da questo punto di vista, la cura e l’intelligenza con cui viene affrontato il problema razziale, con le conseguenti opportunità/difficoltà che un adolescente afroamericano ha e ha avuto nella fase cruciale della sua crescita: il padre che rivela propri errori di gioventù (è stato in prigione perché ha infranto la legge),  che si apre con profonda umanità al proprio figlio segretamente sconvolto per i nuovi poteri, e che, nella sua ragionevolezza e comprensione, nel momento cruciale, si lascia sfuggire un pensiero chiaramente discriminatorio nei confronti dei mutanti. Un commento cinico, carico di paura e violenza, che blocca inesorabilmente la possibilità per il figlio di rivelare la sua nuova condizione di diverso. Il gioco (di Bendis) è fatto. SM50: Il nuovo Ultimate Spider-Man e la questione razziale - 15L’ipocrisia afroamericana rivelata in tutta la sua pienezza. L’ipocrisia alla base, purtroppo, di molte condizioni di minoranza. Essere vittime di persecuzioni genera quel tipo di paura mista a rivolta che può manifestarsi, e spesso è storicamente successo, in due modi, due facce della stessa medaglia: vittimismo e violenza. Spesso la rabbia acceca al punto da trasformare le vittime in carnefici, discriminando a propria volta altre minoranze. E Bendis, in due semplici e ottime pagine di fumetto popolare, ce lo rivela. L’uomo di colore, vittima delle discriminazioni per il colore della propria pelle, è il primo a non comprendere i mutanti.
Se sarà questo il tipo di approccio alle storie che Bendis ha deciso di sviluppare per il nuovo Spider-Man, se questa sottile, intelligente rielaborazione della questione riguardante le minoranze etniche e le sue ipocrisie sarà uno degli elementi portanti della nuova serie, con la possibilità di dare nuova forma, davvero, al concept di supereroi con superproblemi, ebbene, il nuovo Ultimate Spider-Man rischia di diventare la serie da seguire nei prossimi mesi. Senza dimenticare le altre, notevoli abilità narrative che ormai possiamo riconoscere a Bendis: ritmo, caratterizzazione, abilità nei dialoghi, attenzione alla costruzione del cast di comprimari, e così via.
In definitiva, solo se Bendis rimarrà fedele al nuovo concept, così abilmente presentato nei primi numeri della serie, portandolo alle sue estreme conseguenze, l’Uomo Ragno di colore non sarà solo una mossa pubblicitaria data in pasto ai media, ma una reale opportunità narrativa nell’ambito della narrativa popolare a fumetti.

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