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Paolo Bacilieri racconta Salgari e la realtà dietro l’Avventura

è sempre stato un autore sui generis. Nato a Verona nel 1965, è oggi tra i pochi fumettisti in grado di coniugare una vena profondamente personale con un fumetto leggibile da un pubblico ampio. Ha creato il personaggio di Zeno Porno, le cui avventure sono state presentate in “Zeno Porno” e “La magnifica desolazione”. Per la Sergio Bonelli Editore, ha disegnato (ed in vari casi sceneggiato) storie di Napoleone e Jan Dix, entrambi personaggi creati da Carlo Ambrosini. Oltre che come autore completo, ha lavorato su testi altrui: a breve, sempre in casa Bonelli, pubblicherà “Sul pianeta perduto”, scritto da Antonio Serra; ha collaborato con Matz per “Adiòs Muchachos” (Rizzoli-Lizard) tratto da un romanzo di Daniel Chavarrìa. La sua ultima opera in ordine cronologico è “Sweet Salgari”, intenso omaggio alla figura di uno dei più importanti autori di romanzi d’avventura di tutti i tempi.

Tu sei un autore che pone la sua calligrafia a metà strada fra lo stile realistico e quello caricaturale. Il tuo disegno trasforma la realtà, la stravolge, proponendo al lettore una scrittura che è interprete del reale, va al di là della riproduzione fotografica e restituisce una grafia del reale densa di significati allegorici. Ma tu, dal tuo punto di vista, come ti collochi? Ti senti più portato al disegno realistico o a quello caricaturale?
Nel corso di un’intervista con Tito Faraci, pochi giorni fa, si parlava di Nonnonba, il fumetto autobiografico di Shighero Mizuki (bellissimo) pubblicato da poco da Lizard. Cercavo di spiegare a Tito e agli ascoltatori come in Mizuki elementi caricaturali e realistici convivano tranquillamente senza (importante differenza) che quelli caricaturali (o meglio cartoonistici) significhino necessariamente “qui fa ridere” come siamo spesso portati a pensare in Europa/Italia. Cartoonizzare per Mizuki (come per Osamu Tezuka e il suo capolavoro, Buddha) significa dare vita ai suoi personaggi, renderli vivi, non ridicoli. Lo stesso discorso vale per le mie storie in generale e per il mio Salgari in particolare.

si concentra, nel 2012, sulla rappresentazione dell’Italia. Dopo decenni durante i quali l’avventura (quella con la “A” maiuscola) sembrava albergasse solo nelle Americhe, adesso, finalmente, troviamo qualche autore che propone, anche nei fumetti seriali, personaggi italiani e ambientazioni nostrane. Aveva iniziato, con risultati lusinghieri di critica ma non di pubblico, Giuseppe di Bernardo con L’Insonne. Hanno proseguito, con risultati più efficaci in termini di impatto mediatico, Gianfranco Manfredi, attraverso le gesta di Ugo Pastore, e Alessandro Bilotta con il suo Valter Buio. Pensi che sia l’inizio di una nuova tendenza?
Beh, me lo auguro… benvenga l’Avventura italian style, anche se ho l’impressione che non sia tanto il dove ma il come a fare la differenza… facile esempio, le storie degli “Scorpioni del deserto” di Pratt sono ambientate in Africa, il protagonista è un ufficiale polacco ma l’Italia e gli italiani saltano fuori da ogni parte e con spiccata autenticità. Lo stesso dicasi per molte storie di Corto Maltese…

Quando, alla fine degli anni Trenta, il Minculpop (Ministero della Cultura Popolare) vietò l’importazione dei personaggi stranieri, gli autori italiani, in particolare sulle pagine de “L’Avventuroso”, attinsero a pieni mani all’immaginario salgariano per creare nuove storie. Sweet Salgari è il tuo affettuoso omaggio all’autore veronese, alla sua umanità, al di là della fama di scrittore di romanzi avventurosi. Questa scelta è motivata dalla intima connessione fra i moduli del maestro del romanzo popolare avventuroso e il fumetto italiano?
Non scopro certo io la forte dipendenza di molti fumetti italiani nei confronti dei moduli e delle mitologie salgariane. Il mio approccio è stato fin da subito “partecipe”,sapevo di raccontare la vita di “uno di noi” del primo che ha fatto questo mestiere. Non volevo fare un saggio accademico o una impeccabile ricostruzione storica quanto restituire la vitalità e la dignità dello scrittore. Il libro trasmette spero questa vicinanza che avverto tra Salgari, il DNA di Salgari e quello di tanti che ancora oggi raccontano (a fumetti e non) avventure. Me compreso.

Si sa già tutto di Salgari? Quali ulteriori elementi credi possa fornire il tuo romanzo grafico alla conoscenza dell’autore Salgari?
Non si sa mai tutto! Rimangono sempre buchi e zone buie… e temo che il mio libro in questo senso sia abbastanza inutile, mi sono limitato a fatti noti, mi interessava più che altro rendere un immagine viva, vitale del nostro Emilio e di chi gli ha vissuto accanto.

Ritieni fondamentale un rapporto empatico fra lo scrittore e il protagonista di una storia? E’ importante questo per potere comunicare emozioni al lettore? In qualche modo ti riconosci in Salgari? E nei tuoi personaggi, in generale, quanto c’è di te stesso?
Ho sempre pensato che consapevoli o meno, in questo mestiere raccontiamo spesso di noi anche quando disegniamo termosifoni in scene d’interno di storie poliziesche ambientate in Perù. La faccenda per quanto mi riguarda diventa più evidente in certe storie: La magnifica desolazione, pur non essendo una storia strettamente autobiografica ha molti elementi che ho desunto dal mio vissuto e da quello di persone a me vicine. Insomma come ho già detto da qualche parte Zeno Porno non sono io, ma sono “anch’io”. In generale direi che mi piace alternare le cose: storie che mi riguardano “da molto vicino” (Sweet Salgari rientra in questa categoria), con storie magari in collaborazione con altri autori, distantissime in tutti i sensi: Adios muchachos, per esempio, o quella che uscirà tra poco per Bonelli fatta con Antonio Serra, Sul pianeta perduto.

In Sweet Salgari, ambientato dell’inizio del Novecento, c’è molto dell’Italia di oggi (come tu stesso hai rivelato in alcuni incontri). Potresti spiegare anche qui questo concetto? Secondo te quale lezione storica potremmo apprendere oggi da quella Italia?
Uhm… è in effetti curioso scoprire a distanza di un secolo piccole e grandi similitudini. L’Italia di Salgari era in qualche modo sospesa tra grandi eventi storici. Mi sembra che anche oggi siamo in una situazione simile, ma non saprei in termini di insegnamento quali conclusioni trarre. Forse molto semplicemente questa: come dice Paul Newman ne Il verdetto, “things change!“, le cose cambiano!

Nella stesura della tua opera, in quale misura ti sei posto come obiettivo quello di raccontare il mondo circostante? Credi che tramite una biografia si riesca a catturare lo spirito dell’epoca in cui è ambientata?
Quantomeno ci ho provato! Per questo libro ho fatto un lungo lavoro di raccolta di immagini, libri illustrati, foto ma non solo, aiutato anche da quel pozzo senza fondo che è il web…  mi sembrava importante costruire intorno al mio Salgari un ambiente ricco, articolato e affascinante come probabilmente era quello dell’Italia di un secolo fa. Lavorandoci è diventata una sorta di ossessione, anche per disegnare edifici rimasti sostanzialmente invariati, come per esempio la Mole Antonelliana, avevo bisogno di foto dell’epoca altrimenti non funzionavo! Non c’è dubbio che anche qui come per la Milano di Zeno Porno, l’ambiente assume un importanza pari a quella dei protagonisti delle mie storie.

Concludiamo con una domanda complessiva per l’autore Bacilieri. Quanto è difficile per te, in particolare quando lavori nel fumetto serial popolare, adattarti a determinati moduli stilistici che richiedono sopratutto leggibilità e mettere da parte quella tua vocazione artistica magari più tortuosa ma squisitamente ricercata e profonda?
Non troppo difficile e abbastanza naturale, credo. Per Sweet Salgari ho voluto fare un passo indietro, dal punto di vista “sperimentale”, per lasciare spazio al racconto, al suo protagonista, al ritmo, al tempo che passa… insomma meno Paolo e più Emilio! Tutto doveva essere chiaro e leggibile anche per chi fumetti non ne legge mai, non so se ci sono riuscito… Ogni nuovo progetto, ogni nuova storia comporta per me il cercare il modo migliore di raccontarla anche a costo di essere meno “riconoscibile”.

1 Commento

  1. Anche se sono di Ravenna, questo è stato il primo anno al quale ho visitato il festival e devo dire che ne sono stata felice.
    ho voluto scrivere qua le mie sensazioni: http://www.almacattleya.blogspot.it/2012/10/komikazen-2012.html

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