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Pikappa chi sei? (prima parte)

Si è conclusa la ristampa delle tre serie dedicate a /Pikappa da parte di Disney Italia/Gruppo RCS, una felice iniziativa editoriale che riporta all’attenzione di pubblico e critica. una delle più belle produzioni Disney degli ultimi trent’anni. PK – Il Mito offre l’occasione per riflettere sulle caratteristiche di un prodotto che ha rappresentato una rivoluzione di linguaggio in casa Disney e, allargando  il discorso, un caso unico nel suo genere per tutto il fumetto italiano.

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 Il mito di PK, oggi come ieri

Da alcuni anni, ormai, Disney Italia ha instaurato una fruttuosa collaborazione con il gruppo RCS (nella fattispecie con “Corriere della Sera” e “Gazzetta dello Sport”) grazie ad una serie di allegati ai due quotidiani volti a riproporre al pubblico alcune parti specifiche dello sterminato corpus narrativo delle storie a fumetti Disney. La caratteristica apprezzabile di tali operazioni sta in una solida cura del prodotto, Pikappa chi sei? (prima parte) - 1_pk-300x299e nell’essere progettate come occasione per proporre al pubblico di appassionati delle collane di prestigio ad un costo tutto sommato contenuto.

Dopo che negli scorsi anni La Grande Dinastia dei Paperi aveva riproposto l’opera omnia di Carl Barks e Gli Anni d’Oro di Topolino era stata l’occasione per pubblicare in modo ordinato tutte le storie disegnate da Floyd Gottfredson, erano alte le aspettative per quello che sarebbe stato proposto nel corso di questo 2012.

Grande fu la sorpresa quando si apprese che protagonista della nuova collana non sarebbe stata una nuova cronologica di un autore specifico, bensì la saga di PK, ovvero le tre serie di spillati con protagonista una versione moderna e accattivante di Paperinik, destinata a fare epoca. Per cercare di capire la sua importanza, occorre ricostruire la percezione di novità dirompente che la serie suscitò nei lettori sin dalla sua comparsa nel marzo 1996, a partire dal dato, all’apparenza banale e invece decisivo, del  formato editoriale adottato.

Il mantello fa il Papero

La scelta della Disney di vestire la nuova serie con l’abito “americanofilo” del comic book  fin dagli sperimentali esordi nella seconda metà degli Anni Novanta è servita, prima di tutto, a marcare la novità del prodotto. Consideriamo per esempio l’impatto spiazzante che la veste dei nuovi albi provocava nelle compassate edicole nostrane, abituate a gestire la collocazione sugli scaffali dei prodotti fumettistici per formati ancor prima che per generi, separando le pubblicazioni pocket  Disney dai “quaderni bonelliani” così come dai “giornaletti degli Uomini Ragno”. Pikappa rispondeva a tutto questo con una stranezza dietro l’altra. Era “Paperino”, ma lontano dalla mondadoriana classicità del pocket tascabile, con quella sua taglia di stampa smilza e longilinea, con quelle copertine lucide dai colori forti e cupi.

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 Fuori dalla gabbia

In termini comunicativi, l’adozione della taglia di pagina tipica del fumetto di supereroi a stelle e strisce ha permesso agli autori di Pikappa di liberarsi dai vincoli grafici della gabbia a Pikappa chi sei? (prima parte) - 3_sciarrone_pk-210x300sei vignette del “Topolino” pocket, per utilizzare soluzioni visive più dinamiche, ispirate a layout “americani” e  “giapponesi. È nel contesto di questa rinnovata libertà di impaginazione che , Corrado Mastantuono e gli altri artefici grafici della saga possono spingersi lì dove nessun adepto dell’ortodossia accademica Disney era mai giunto prima. La rigida incastellatura planare e orizzontale del pocket “Topolino” viene abbandonata, mentre la verticalità visiva si impone come  asse figurativo prevalente del racconto. Pikappa svetta tra i grattacieli di una inedita Cyber-Paperopoli, in vignette strette e lunghe, bordate all’eccesso o, all’estremo opposto, del tutto scontornate e libere di galleggiare sulla tavola.

 

 Lontano dal Deposito

Il ripensamento visuale diventa anche figurativo, in un lavoro congiunto tra disegnatori e sceneggiatori. Dicevamo della nuova Paperopoli in cui le vicende di Pikappa vengono proiettate sin dall’incipit della saga. Via le statue di Cornelius Coot, via le villettine con il prato tagliato e la staccionata bassa. Via gli idranti rossi, via l’adorata amaca di Paperino e via una città congelata, nelle sue forme architettoniche, nella California anni Cinquanta. Persino l’imponente Deposito De’ Paperoni, una volta centro nevralgico degli scenari avventurosi  paperopolesi, si fa piccolo rispetto alla svettante Ducklair Tower, base operativa delle nuove avventure.Pikappa chi sei? (prima parte) - 6_pk-202x300

La metropoli in cui Pikappa agisce ha un cuore di silicio e acciaio. Si specchia nelle pareti di vetro dei suoi grattacieli, nei colori digitali dei led, degli ologrammi, dei laser. È Paperopoli ma è anche Metropolis, Gotham City e la Los Angeles di Blade Runner. Intendiamoci: gli autori non cancellano nulla, gli scorci classici sopravvivono ma li si confina nel campo lungo delle inquadrature, metafore visive di un passato, se non proprio rimosso, quantomeno accantonato.

Un mondo nuovo

Pensateci: sarebbe stato quasi impossibile far accettare ai  lettori di “Topolino” testata, una riscrittura tanto radicale del territorio urbano mappato da Carl Barks e dai suoi eredi grafici (Carpi, Scarpa, Cavazzano…). Solo lo spazio altro del comic book, poteva permettere l’abolizione della vecchia toponomastica barksiana che è anche il primo passo per la sostanziale riscrittura del  pantheon papero tradizionale.

La diversità dell’ambiente comic book legittima anche la profonda rifondazione narrativa operata dagli scrittori della serie. I nipotini sono in giro per il mondo con le Giovani marmotte, Paperina è in vacanza da Nonna Papera, Zio Paperone impegnato negli affari. Paperino resta solo e nella sua solitudine relazionale c’è il pre-testo narrativo per confinarlo ai bordi della storia. Privo delle relazioni che contraddistinguono l’intero repertorio dei filoni di storie Disney anni Settanta e Ottanta (le cacce al tesoro con Paperone e i nipotini, le battaglie di vicinato, le dispute amorose con Gastone per Paperina….), nella nuova serie Paperino si limita davvero ad essere il “Paper Kent” della situazione. A farla da padrone è l’identità supereroica di Pikappa, contornata di un’inedita serie di comprimari, funzionali alle nuove storie. Da questo punto di vista, è interessante apprezzare lo scarto tra il Paperinik, inventato da come “diabolico vendicatore” nel 1969 e il restyling supereroistico di trent’anni dopo.

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Dall’Effetto all’Affetto Kappa

Se lo spunto di partenza parodistico della nascita di Paperinik si situava nell’Effetto Kappa, ovvero il successo del fumetto Nero (da Diabolik a Kriminal) della fine degli anni Sessanta, bisogna sottolineare che Martina  – da colto autore quale era – non si era limitato ad agganciare il filone del momento. Pikappa chi sei? (prima parte) - 13_pikappa-300x295Aveva voluto invece, fin dall’inizio, andare in maniera raffinata alle radici del fenomeno.

 Chi si ricorda a chi appartiene il diario segreto che Paperino trova, e che lo trasformerà in Paperinik? A un certo Fantomius… Chi ha orecchie per intendere intenda.

Rievoca un accademico sempre attento alle dinamiche dell’immaginario mediatico, come Fausto Colombo. Insomma, il personaggio nasce con l’intenzione “colta” di parodiare, all’interno dell’universo disneyano, l’intero repertorio narrativo del feuilleton ottocentesco dei Fantômas, dei Rocambole e degli Arsenio Lupin, da cui gli stessi eroi neri del fumetto traevano la loro linfa vitale.

In questa matrice letteraria, lo sdoppiamento d’identità tra Paperino e il suo alter ego in mantellina, con il connesso pericolo di smascheramento e il conflitto costante tra la vita quotidiana di Paperino e la mission eroica di Paperinik, diventa il fulcro ironico del racconto. Tra le righe e le vignette, il lettore è sempre portato a domandarsi, sorridendo, come diavolo possano convivere nelle stesse piume un individuo pasticcione e un audace eroe mascherato.

Pikappa chi sei? (prima parte) - 44_pk-143x300Trent’anni dopo, in Pikappa tutto questo viene meno, proprio perché gli autori scelgono di tenere fuoricampo Paperino e porre al centro della scena la maschera supereroica. Tra le tante, c’è una battuta rivelatrice di questo approccio che lo sceneggiatore mette in bocca all’eroe in una delle storie (Dalla A alla Zebra), quando nel pieno di un combattimento Pikappa esclama:

 …Parlare e combattere allo stesso tempo non è un comportamento naturale, ma è quel genere di cose che il pubblico si aspetta da noi! Respirazione e dizione sono due aspetti essenziali del bagaglio di un supereroe senza i quali assistereste a scontri più realistici, ma sicuramente meno brillanti.

L’eroe fa il verso al tipo di storie che vive, quasi che abbia letto i saggi sul fumetto di Umberto Eco e altri studiosi. Non c’è più bisogno di giustificare  dentro le storie lo sdoppiamento tra Paperino e il suo alter ego. La maschera è diventata un personaggio indipendente, figlio di una consapevolezza della messa in scena, di una competenza di genere comune ad autori e lettori, in un gioco continuo di rimandi, strizzatine d’occhio, sorrisi di complicità. Dall’effetto Kappa siamo passati all’affetto Kappa per un universo di racconto e le sue regole.

Kontinuity & Kommunity

In effetti, per comprendere come sia stato possibile arrivare da Paperinik a Pikappa, diventa fondamentale cogliere il dato della vicinanza/complicità intellettuale tra una generazione di autori e di lettori, con alle spalle una biografia condivisa di consumi culturali (dai telefilm americani al fumetto Marvel, all’animazione giapponese). Lo ha rievocato qualche tempo fa anche lo sceneggiatore  Bruno Enna:

Talvolta, il delirio di onnipotenza tipico dei giovani autori mi faceva sentire in contatto con i lettori. Mi sembrava addirittura di poter prevedere le loro reazioni. Uno stanco pomeriggio di fine estate, ricordo di aver visto un ragazzo leggere un mio numero in mezzo alla calca della metropolitana. Sarà stata la suggestione, ma prima di sparire tra la gente mi è sembrato di vederlo sorridere. È una delle immagini più belle che ho di quel periodo.

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Cartina tornasole di questa comunanza è la scelta, altrettanto dirompente rispetto alla tradizione del fumetto disneyano, di narrare le avventure del nuovo eroe come se fossero in divenire.  Laddove, su “Topolino” testata,  prevale da sempre una produzione di storie singole, iterative, sostanzialmente sganciate e indipendenti l’una dall’altra, Pikappa fa sua la continuity tipica del fumetto di supereroi, per cui le vicende proseguono da un albo all’altro e il tempo “scorre” nella vita dei personaggi.

Questo vincolo seriale reclama al lettore una fedeltà di consumo assoluta, ma implica soprattutto che il pubblico fidelizzato assuma via, via il ruolo di custode della memoria della saga. Non a caso, insieme al linguaggio narrativo, Pikappa ha finito per innovare anche la relazione comunicativa  tra fumetto disneyano e  pubblico (o meglio, una sua parte). Ben presto, ci si è resi conto che i lettori vivevano il rapporto con le storie del loro beniamino, con la stessa passione “comunitaria”, ad esempio, dei trekkies di Star Trek. Criticavano le scelte, suggerivano storie alternative, alimentavano dibattiti. In poche parole, diventavano se non  proprio “co-autori” della serie, certo “story-editor” aggiunti.

Laboratorio Pikappa

Tutti gli aspetti sinora descritti sono felicemente sintetizzati nelle parole del sociologo del fumetto Sergio Brancato, che sottolinea come  Paperinik/Pikappa Pikappa chi sei? (prima parte) - 79_pksia diventato nel tempo:

 “una sorta di laboratorio sperimentale, un personaggio attraverso cui mettere alla prova le strategie di innovazione seriale, in cui trasgredire – fino al tradimento – le regole auree della tradizione disneyana.”

Non c’è dubbio che la forza di Pikappa, il suo successo travolgente, derivino proprio dall’aver messo in discussione le certezze del mondo Disney. Ma è anche bene sottolineare che, come sempre accade in ambito seriale,  tradizione e innovazione sono due facce della stessa medaglia. Il pubblico è stato in grado di cogliere e apprezzare l’eccezione Pikappa perché amava ed ama la regola Disney. Non esisterebbe Pikappa senza Paperinik e non esisterebbe Paperinik senza Donald Duck. Banale dirlo, giusto ricordarlo.

 

L’approfondimento su Pikappa continua con la seconda parte dell’articolo.

6 commenti

  1. Grandissimo articolo. Ricostruzione puntuale della storia di PKNA (e anche della delusione dei lettori per le serie successive alla prima). Nel complesso, comunque, fu un fumetto fenomenale, che conservo gelosamente.

    • Marco D'Angelo

      Risposta cumulativa per Umberto e tutti coloro che ci hanno lasciato commenti positivi: grazie davvero. Siamo contenti di aver riportato attenzione su un prodotto, in una certa misura, trascurato dalla critica.

  2. Bellissimo articolo, complimenti davvero!

  3. Gran bell’articolo, analisi molto curata e dettagliata, complimenti all’autore. PKNA verrà ricordato un giorno esattamente come noi ricordiamo oggi i classici Disney.

  4. bellissimo articolo! pk è stato il mio primo “comic americano” letto in vita mia! un fumetto indimenticabile del quale aspetto ancora il vero seguito!

  5. Articolo eccezionale! Bravissimo, e grazie.

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