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L’Iliade secondo Roy Thomas

L'Iliade secondo Roy Thomas

chiarisce nella propria introduzione al volume motivazione e ambizioni del suo adattamento del poema omerico. L'Iliade secondo Roy Thomas - coverLa motivazione è che il lettore di ogni epoca ha il diritto ad una traduzione dell’Iliade in linea coi tempi; le ambizioni (conseguenti al movente) sono la (ragionevole) fedeltà al testo e la leggibilità per il lettore contemporaneo. Osserviamo quindi l’opera seguendo queste indicazioni, intendendole come spunti di riflessione che ci offrono la possibilità di allargare lo sguardo oltre i confini di questo volume.

 

Adattare

Il passaggio da testo a fumetto chiede dazio: (ri)costruisce l’intreccio riprendendo situazioni e dialoghi dell’opera originale. Trasporta cioè sulla tavola ciò che è scena, confronto fra personaggi, parola, azione e opera necessariamente selezione di ciò che il testo di partenza offre. Il risultato è un’opera che, con limiti oggettivi, riassume efficacemente gli eventi e gran parte delle suggestioni centrali dell’opera.
Dal punto di vista della scrittura, manca la definizione di un ritmo: le scene si succedono, si susseguono gli scontri, il tutto senza soluzioni di continuità e pause che facciano da compensazione. A ciò si aggiunge una caratterizzazione grafica dei personaggi non particolarmente brillante. Da una parte, Miguel Angel Sepulveda sceglie un approccio assai sobrio, che è segnale di ricerca di autonomia da altri adattamenti: evita così smaccati riferimenti cinematografici o supereroistici, poiché gli eroi dell’Iliade non sono culturisti riempiti e gonfi di steroidi o anabolizzanti.
Dall’altra, non riesce a dare personalità ed espressività ai volti, che rimangono, se non anonimi, in qualche modo non all’altezza della fama dei personaggi (caso direi clamoroso è Elena, rappresentata come una insignificante bellezza bionda da telefilm statunitense. Aiace Telamonio, invece, ha un credibile phisique du role). Attraverso i volti vorremmo leggere qualcosa del loro animo, non di rado si percepisce solo una certa qual stolidità, che potrà essere certo realistica, ma che altrettanto certamente è in disarmonia con il testo: si veda il caso di Achille, che non trasmette alcuna drammaticità o intensità di passioni. Una certa perplessità suscitano inoltre alcune illustrazioni dove le pose dei personaggi sono gratuitamente innaturali, come nel caso della vignetta dove Ettore riprende Paride o in quella dove Ettore decide di restare fuori dalla città per combattere contro Achille.
In generale, tuttavia, le scene di azione sono ben illustrate, sfruttano punto di vista ravvicinati e mantengono il fuoco sui protagonisti, sugli individui, rispettando efficacemente il testo.

Thomas sacrifica anche alcuni punti importanti e momenti suggestivi.
Alcune panoramiche per così dire d’ambiente e alcune parti più riflessive. L'Iliade secondo Roy Thomas - Iliad02-016-vignettaFra le prime, valga l’esempio del catalogo delle navi (Canto II), dove Omero elenca i partecipanti alla guerra, mostrandone la vastità e la mescolanza; fra le seconde merita segnalare le riflessioni di Elena dalle quali emerge il suo disprezzo per Paride e per se stessa. Alcune scelte derivano probabilmente dal linguaggio: come rendere, ad esempio, la contrapposizione fra il silenzio delle manovre achee e il clamore di quelle troiane?
Dal punto di vista della resa di alcune tematiche, è sottolineata con meno forza rispetto al poema la condizione di Elena, il suo disprezzo per se stessa e le sue scelte, che non è minimamente lenito dalla consapevolezza di essere manovrata dagli dèi, e quello per Paride. I Teucri hanno ben presente questo aspetto e in nome di ciò la accettano. Non accettano invece Paride, che condannano moralmente e ritengono colpevole della strage in atto. Thomas salva giustamente l’episodio in cui Ettore grida tutto il proprio disprezzo in faccia a Paride, allorché questi si nasconde fra le fila dell’esercito schierato, quando Menelao raccoglie la sua sfida lanciata a tutti gli Achei. Nella stessa scena, Omero mette in evidenza che quello di Ettore è il pensiero di tutti gli assediati. Così nei versi di Omero emerge che anche fra gli assedianti ci sono quelli stanchi di combattere, al punto che di essi tiene conto la disposizione delle falangi argive, sistemandoli in modo che non possano fuggire.

In generale, Thomas lascia parlare l’opera originale, sicuro che la sua forza e intensità siano sufficienti a sorreggere anche l’adattamento. La stanchezza della guerra rimane ben evidenziata dall’episodio iniziale in cui Menelao dà falso annuncio di ritirata, per saggiare la volontà di combattere: l’annuncio è accolto dal massimo entusiasmo ed è ragionevole leggere tutto il poema da questa prospettiva. Sottolinea inoltre la condizione di Achille, destinato a una breve esistenza e ossessionato dalla ricerca di gloria. Secondo la tradizione, infatti, Teti, madre di Achille, aveva ricevuto da Zeus la profezia secondo la quale Achille, se non avesse partecipato alla guerra contro Troia, avrebbe avuto vita lunga ma senza gloria. L'Iliade secondo Roy Thomas - cover_3Partecipando al conflitto, avrebbe invece perso la vita ma guadagnato fama imperitura.
Vale la pena ricordare che Achille era stato affidato dal padre Pelide a Licomede, re dell’isola di Sciro, per sottrarlo alla guerra; gli Achei riescono a trovarlo grazie a un tranello di Ulisse (egli stesso trascinato in guerra contro la propria volontà).

Thomas mantiene poi un altro tratto caratteristico: l’abbondanza dei nomi, che evita l’anonimato dei morti. L’Iliade è, per interi canti, carneficina: uccisioni cruente (le lance che trapassano i crani, le lame che tagliano i ventri, gli intestini che ne sgorgano), cumuli di cadaveri (le lotte intorno ai corpi dei caduti), sequenze di furia omicida (Diomede, Achille). Omero dà un nome e spesso una caratterizzazione ad ogni caduto, e così facendo ne mantiene l’individualità. In questo modo ci spinge a considerare ogni caduto come una vita che si spegne, e ci impedisce di rifugiarci nella visione della strage di una massa indistinta. Per gli ascoltatori antichi, questo rosario suonava immediatamente come la sanzione della fine dell’epoca degli eroi: sotto le mura di Ilio inizia il declino dell’era in cui gli uomini sperimentavano direttamente il divino e l’epica mantiene il ricordo di quel tempo, velandolo di un’ambigua nostalgia.

Salvaguardando per quanto possibile l’integrità del poema, Thomas compie soprattutto un’operazione didattica e la sua Iliade risulta alla fine un buon viatico per la lettura dell’opera originale, o anche per rivisitarne alcuni passaggi. Al centro del suo interesse c’è l’opera e non il substrato mitico su cui l’opera è fondata, né, tantomeno, l’evento e il periodo storico che sta dietro il velo epico. Non ci sono rimontaggi né riletture né decostruzioni e l’approccio di Thomas ripropone così in maniera sostanzialmente invariata rispetto all’originale il rapporto fra lettore e opera.

 

Possibili letture

Il poema omerico nasce nell’VIII sec. a.C. come trascrizione, quindi adattamento e cristallizzazione, di tradizioni orali che narrano un evento accaduto probabilmente intorno al XII-XIII sec. a.C.. L'Iliade secondo Roy Thomas - tavola_3_3Perché può aver senso leggerla (anche tramite un adattamento come quello di Thomas)? Che cosa possiamo trovare in essa, dopo quasi tremila anni (escludendo considerazioni estetiche che richiedono competenze specialistiche, quali una buona conoscenza della lingua omerica)?
Innanzitutto, le vicende di molti dei personaggi, che ripropongono situazioni e conflitti del tutto universali e con i quali è ancora possibile confrontarci. Ma, secondo criterio del tutto personale, mi piace evidenziare due altre caratteristiche, rispettivamente una dissonanza e una simmetria interna.

La dissonanza è costituita dal fatto che l’Iliade letteralmente trabocca di sangue, ferocia e scontri senza pietà, eppure i loro protagonisti, quegli stessi che uccidono e incitano alla strage sono tutti, con l’eccezione di Menelao, stanchi della guerra. Lo sono i Teucri tanto quanto gli Achei, che accolgono con gioia il falso invito di Menelao ad abbandonare l’assedio. Questa dissonanza avvolge l’intera vicenda in una cappa oppressiva: assedianti e assediati sono prigionieri di un meccanismo che hanno messo in moto, ma che non sono in grado di controllare. Achille stesso grida l’insensatezza di quella guerra in faccia a Menelao, già nel confronto di apertura e nell’episodio dell’ambasciate di Fenice, Odisseo e Aiace presso Achille (canto IX), sostanzialmente sacrificato da Thomas, ribadisce il valore della vita rispetto alla gloria.
Si prova una continua e ripetuta frustrazione di fronte all’incapacità dei combattenti di fermarsi: servirebbe loro un nuovo codice (etico, prima ancora che normativo), che sancisse il diritto e la superiorità di una soluzione diplomatica rispetto a quella militare, ma l’applicazione di questa idea resta semplicemente al di fuori dell’orizzonte dei protagonisti.
Esemplare in questo senso è il momento in cui Paride e Menelao si sfidano, con il patto che l’esito del duello sancirà il risultato della guerra; i due eserciti si siedono e condividono il sollievo per la fine imminente della guerra (si noti che anche i troiani danno per scontato e contano sulla sconfitta di Paride). Ma prima l’intervento di Afrodite mette in salvo Paride, poi Priamo rifiuta il consiglio del saggio Antenore di consegnare Elena e porre fine alla strage. Il rifiuto, anche nel contesto del poema, appare chiaramente come un atto di follia (di sfuggita e fuori tema: richiede davvero poca immaginazione attualizzare questo passo nelle vicende politico economiche dell’Unione Europea contemporanea).

La simmetria è invece quella per cui il rapporto fra dèi e umani riflette (ovvero mette in scena tramite allegoria) il rapporto fra i re e i sudditi (oggi diremmo fra Potere e cittadini). Gli dèi hanno proprie trame, il cui senso è al di là della comprensione degli umani: sappiamo che amministrano il compimento del destino, ma per gli umani il destino è appunto il massimo dei misteri. Attenzione: è errato dire che giocano con gli umani, piuttosto ne fanno uso spregiudicato, manovrandoli senza remore, letteralmente nutrendosi delle loro vite. La rappresentazione offerta dall’Iliade dei rapporti fra dèi e umani non è né semplificatoria né assolutoria: gli umani sentono le voci degli dei e le riconoscono come tali, ma nel seguire le loro indicazioni compiono scelte consapevoli, assumendone quindi piena responsabilità.
Detto altrimenti nell’Iliade non c’è innocenza.

Abbiamo parlato di:
L’Iliade
Omero, Roy Thomas, Miguel Angel Sepulveda
Traduzione di Pier Luigi Gaspa
– 2012
192 pagine, cartonato, colore – 18,00 €
ISBN: 9788865896310

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