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Rileggendo Sandman: La veglia

Rileggendo Sandman: La Veglia

L’ultimo volume della saga di raccoglie un mini arco narrativo, che racconta la veglia funebre di Morfeo e l’insediamento di Daniel, Rileggendo Sandman: La veglia - cover_itae tre racconti che offrono al lettore sia il congedo della serie sia una sorta di risarcimento per la scomparsa del protagonista.

 

Dalla luce ai volumi

Gaiman affida il ciclo che narra la veglia funebre di Morfeo a , il cui stile naturalistico offre un netto contrasto con la stilizzazione di Hempel e Kristiansen, illustratori de Le Eumenidi. Il diverso approccio grafico riflette e trasmette la differenza di atmosfera e contenuto fra i due archi narrativi: se Le Eumenidi era innervato di una tensione estenuante, trasmessa efficacemente da linee marcate, separazione netta fra gli elementi grafici, quasi bidimensionali, che andava a definire uno spazio saturato e senza una profondità che offrisse sfogo alla densità degli elementi o riparo dagli eventi, La Veglia è un momento di compensazione dallo shock della scomparsa di Morfeo.Zulli definisce dettagliatamente corpi e ambientazione e soprattutto ne rappresenta la condivisione di uno stesso spazio compiutamente tridimensionale, dove quindi ci si può, per cosi dire, rifugiare in secondo piano, con un’efficacia a cui non è certo estranea l’assenza di chine, ovvero l’assenza della barriera fra corpi e ambiente, fra gli elementi e lo spazio in cui sono collocati. La differenza degli stili riflette efficacemente anche la differenza del campo d’azione principale delle due vicende, che ne Le Eumenidi era quello etico (per cui erano quindi importanti le relazioni fra i personaggi e i loro principi, più che la loro rappresentazione dettagliata), mentre ne La Veglia è quello del sentimento, quindi di ciò che i personaggi sono e provano (patiscono) come individui.

La Veglia
chiama a raccolta tutti i personaggi della saga e, mettendo in scena anche personaggi dell’universo DC classico (da Clark Kent al Rileggendo Sandman: La veglia - dc_charactersDoctor Strange), ricorda anche la vicenda editoriale del progetto di Gaiman, che, nato in quell’universo, se ne è via via distaccato. Rivediamo comparse (l’uomo e la donna che in un lontano episodio avevano servito a tavola Morfeo), ma rivediamo anche Orfeo, presenza che richiama la domanda che nel corso di tutta la serie tanti personaggi hanno rivolto a Death: dove si va “dopo”?
La fase finale della cerimonia segue i rituali nordici: caricato su una nave dalla polena che cambia continuamente forma, il feretro è affidato alla corrente di un fiume e infine precipita in una profonda cascata (nell’edizione in volume, ebbe a disposizione due pagine in più per questa sequenza, rispetto all’edizione originale). Dopo l’inabissamento dell’imbarcazione compare una stella, che resterà visibile lungo il resto della Veglia.

Rileggendo Sandman: La veglia - matthew

 

Tempo di ricominciare

A far da filo conduttore alla veglia funebre, più che la cerimonia in sé, è il vagare (spaziale e morale) del corvo Matthew, che non solo dà voce allo spirito di questa raccolta, ma si fa anche carico di rappresentare un possibile punto di vista del lettore. Come spiega lo stesso Gaiman, un problema che questi episodi dovevano affrontare era la possibile ostilità nei confronti di Daniel, che nella chiusura de Le Eumenidi aveva sostituito Morfeo. Matthew incarna questa ostilità iniziale e, trasportandolo verso l’accettazione del nuovo stato delle cose, Rileggendo Sandman: La veglia - covrt_usaGaiman intende trasportare anche il lettore. La scomparsa del protagonista è uno shock narrativo oggettivo e, nell’economia di un fumetto tendenzialmente seriale come quello supereroico, spesso un passaggio ambiguo o fittizio, un escamotage per rivitalizzare una pubblicazione. In questo contesto, il lettore, soprattutto se proviene da letture supereroiche, semplicemente non è abituato alla morte del protagonista, né a serie che finiscono. C’è sempre un numero successivo, dove l’eroe torna con le sue avventure. Le morti definitive non sono concesse nemmeno ai villain, se di particolare successo, ma solo ai personaggi che non riescono a superare una soglia minima di popolarità (in quest’ottica merita sicuramente analizzare casi come la Mary Jane di Spider-Man o il Bucky di Capitan America, che consentono di dare ai protagonisti una dimensione malinconica legata al rimpianto e al rimorso). E comunque anche questi sono casi rarissimi (per citarne uno di recente proposizione in Italia: Omega lo Sconosciuto di Gerber), visto che un personaggio è sempre una risorsa e non si sa mai che possa essere recuperato (tirandolo un po’ per i capelli, un esempio particolarmente clamoroso di un simile caso potrebbe essere considerato lo Swamp Thing di Alan Moore).

In questo senso, la stanchezza che Morfeo aveva confessato a Death è anche la stanchezza nei confronti del meccanismo seriale del fumetto supereroico (teniamo sempre in mente che nasce dall’universo supereroico e intende essere un fumetto mainstream): il prRileggendo Sandman: La veglia - danielotagonista di successo è condannato a sopravvivere anche quando ha già espresso tutto. In questa ottica, Matthew è il lettore che impara a vivere in un nuovo mondo, governato da regole diverse. Una su tutte: i protagonisti possono lasciare la scena (ricordate? ce lo avevano già spiegato Lucifero e Distruzione). Ma non la lasciano vuota, perché i valori o i bisogni che incarnavano esistono ancora e richiedono di essere rappresentati (come leggemmo nel primo episodio della saga: “L’Universo sa di aver perduto qualcuno e lentamente cerca di rimpiazzarlo“). Così la scomparsa di Morfeo non è la fine del Sogno; Sogno, ricordiamolo, è uno degli Eterni. “Il Re è morto, lunga vita al Re“, dice Matthew a Sogno sulla soglia della stanza dove lo aspettano i familiari. Con Morfeo, rivela Abele, è semmai scomparso solo un punto di vista, una possibilità di definizione del Sogno, quindi delle storie, della realtà, come prospettato in Brevi Vite, o anche della speranza, come alluso in Una Speranza all’Inferno. Daniel allora rappresenta un altro punto di vista, un’altra possibilità, un altro mondo di storie, un’altra realtà, un’altra speranza. Per capire la posizione di partenza di Matthew si potrebbe ricorrere ai versi di disperazione del Blues in Memoria di Wystan Hugh Auden: è assurdo che il Sogno continui senza Morfeo. Ma, attraverso quella camera di compensazione morale che è la veglia, Matthew supera il momento più cupo e comprende la potente forza della vita (“The force that through the green fuse drives the flower“, come la individua Dylan Thomas) e saggiamente conclude: “Il funerale è finito. Bisogna continuare a vivere. È ora di crescere“.

Il passaggio da Morfeo a Daniel segna una discontinuità così netta che persino l’Ippogrifo guardiano se ne accorge: Daniel incarna da subito i principi che Morfeo aveva intuito, Rileggendo Sandman: La veglia - daniel_ippogrifoma che non era stato in grado di porre alla base del proprio Regno. In effetti, proprio la realizzazione di questa discontinuità era ragionevolmente alla base della resa di Morfeo. Ancora Lucien è l’esegeta più chiaro, sebbene dubitativo: “Penso che… Certe volte, forse, uno deve cambiare o morire. E alla fine c’erano, forse, limiti a quanto lui fosse disposto ad accettare di cambiare“. Questa discontinuità è segnalata non tanto dal suo timore nei confronti degli altri Eterni, alla vigilia del primo incontro con loro, ma dal perdono che concede a Lyta Hall (da notare che Sogno marchia Lyta Hall come il Dio della Genesi marchia Caino). È un atto coerente con l’ultimo Morfeo, ma è addirittura il primo atto ufficiale di Daniel e come tale ha un importante valore simbolico. Conta qualcosa che Lyta sia la madre del bambino Daniel? È certamente possibile, e questo confermerebbe la natura profonda del cambiamento del Sogno: con Daniel, i viventi (merita comunque notare che viene esplicitamente detto che la natura vivente di Daniel è stata distrutta da Loki, il che implica che niente di quella sopravvive nel nuovo Sogno) partecipano direttamente alla natura del Sogno.

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Ancora Shakespeare

L’episodio che chiude la saga di Sandman è un salto indietro nel tempo, che consente di incontrare un’ultima volta Morfeo. Ne La Tempesta, Gaiman racconta l’ultimo incontro fra Morfeo e Shakespeare e mette in scena non solo il lavoro creativo del maestro inglese e la solitudine di Morfeo, Rileggendo Sandman: La veglia - Sandman_75_c01_minima anche una riflessione sul mestiere (o arte) di scrivere e creare storie e sul suo senso. Non casualmente, la saga che in fondo tratta del luogo da dove vengono le idee si conclude con il racconto di dove Shakespeare traeva le sue idee e di che cosa rappresentassero per lui e per le persone a lui più vicine.
A distanza di anni, Gaiman ricompone il team di lavoro di Sogno di una Notte di Mezza Estate, che gli aprì una importante porta sulla ribalta letteraria extra-fumettistica. La Tempesta era un episodio programmato da tempo, ma che Gaiman lascia a chiusura della saga, sia perché non gli aveva trovato una collocazione opportuna, sia perché particolarmente adatto, per temi e atmosfera, al ruolo di episodio di congedo. alla difficoltà di trovargli una collocazione opportuna nel corso della serie è ragionevole supporre una causa di carattere più strettamente editoriale: proporre La Tempesta a poca distanza dal Sogno di una Notte di Mezza Estate avrebbe creato uno sgradito (per Gaiman) effetto di continuità fra i due episodi. Come a suo tempo aveva deciso di pubblicare La Stagione delle Nebbie a grande distanza da Una Speranza all’Inferno, per non creare l’impressione che Sandman raccontasse una sequenza di scontri in classico stile supererostico (l’eroe incontra un avversario e lo sconfigge; l’avversario torna in scena; l’eroe combatte nuovamente l’avversario; e così via, iterando potenzialmente all’infinito), così procrastinare la pubblicazione de La Tempesta evita di dare l’impressione che Sandman applichi una formula (“Sandman racconta la genesi dei grandi capolavori della letteratura”, o, ancora peggio: “Come nacquero i capolavori di Shakespeare? Sandman lo sa!”).

Detto ciò, esistono comunque ottime ragioni per il rilievo dato al personaggio di Shakespeare e per la scelta di congedarsi tramite il racconto della creazione de La Tempesta.
Su Shakespeare, oltre alla passione di Gaiman, conta sicuramente l’evidenza che sia percepito come un autore contemporaneo: non solo per la continua messa in scena delle sue opere, ma per la continua produzione di opere che alle sue si rifanno. È questo il significato profondo dell’affermazione di Samuel Johnson, che nel XVIII secolo attribuì alle opere di Shakespeare “l’invenzione dell’uomo“, ovvero la definizione di personaggi tramite i quali noi occidentali ancora pensiamo l’essere umano. E su questo non incide il fatto che le opere di Shakespeare siano in gran parte derivate da altre storie e costruite mescolando fonti molteplici. IRileggendo Sandman: La veglia - Sandman_75_p45_reducednfatti, fra le opere di Shakespeare, solo due hanno trame sostanzialmente originali: Sogno di una Notte di Mezza Estate e La Tempesta. Dalla lettura del Sogno, il lettore sa che Morfeo chiede due opere al giovane aspirante drammaturgo, quindi il lettore da allora si aspetta di conoscere la seconda, ovvero il suggello del patto. La chiusura del patto fra Shakespeare e Morfeo viene allora fatta coincidere con la chiusura della saga, che, come tutte le opere, è un patto fra lettore e autore.
Così, consequenzialmente, l’ultimo episodio è anche occasione per un bilancio di un’attività: dietro il velo del personaggio Shakespeare, che riflette sugli effetti delle proprie scelte, è lecito intravedere Gaiman stesso, che riflette sul proprio lavoro su Sandman. A questo proposito è assolutamente esplicito il dialogo fra Sogno e Shakespeare nel castello di Morfeo. Shakespeare osserva: “Sì, ho avuto quello che desideravo a venticinque anni; ora, a quarantasette, mi chiedo se ne è valsa la pena, se è veramente quello che voglio ora“. Poco dopo, parlando de La Tempesta, Morfeo si lamenta: “Io non posso allontanarmi dalla mia isola“. Ecco, quando noi leggiamo queste parole, sappiamo che Morfeo si è allontanato dalla sua isola, irreversibilmente. E, se siamo giunti fin qui, se abbiamo trepidato con lui, sofferto per tutte le avventure, non possiamo, credo, evitare di pensare (Gaiman ci stimola al solito in maniera sottilmente ambigua: con ironia e pathos) che anche Morfeo abbia poi ottenuto quanto desiderato in quel momento (che a questo alludesse Death, quando gli rinfacciava di aver pensato alla propria fine da tempo?). Chissà se, una volta raggiunto, attraverso strane vie davvero, questo suo desiderio, Morfeo si sente soddisfatto.
Ecco, questa è una suggestione finale che chiude degnamente la saga: commovente e ironica. In una parola: malinconica, che è poi la cifra che, nella limitatezza di una singola parola, meglio si adatta a definire la saga di Lord Morfeo, Signore dei Sogni.

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La fine non è la fine

The Sandman chiude con l’episodio numero 75, uscito nel Marzo del 1996. Nonostante il suo grande successo, la ha da allora rispettato il gentlemen agreement con Gaiman di non produrre altre storie del Re dei Sogni, con l’eccezione di alcune occasioni celebrative, sempre affidate allo stesso Gaiman (recente è l’annuncio di Gaiman stesso di una miniserie con protagonista Morfeo in occasione del venticinquennale della saga). Questa politica ha salvaguardato il personaggio e la saga, evitandone il logoramento per eccessivo sfruttamento: Sandman chiude degnamente con il numero 75 perché, in fondo, ha detto tutto ciò che il suo autore voleva dire. Un interessante esercizio mentale è sicuramente quello di immaginare il mondo del fumetto supereroico se questo principio fosse stato applicato sin dall’inizio. Rileggendo Sandman: La veglia - absolute_sandmanSecondo la visione di Gaiman, avremmo avuto molte più storie e molti più personaggi, che avrebbero trasmesso le stesse idee, le stesse emozioni e le stesse passioni che il fumetto supereroistico ha trasmesso dalla Golden Age a ora, attraverso tutti i suoi cicli di declino e ridefinizione.

Ma la storia editoriale di Sandman non finisce nel Marzo 1996 e il titolo diventa anzi il più redditizio long seller del catalogo . La saga viene innanzitutto raccolta in undici volumi, più e più volte ristampati e mai usciti dal catalogo. Quindi, negli anni 2000 ne viene curata l’edizione Absolute in cinque volumi e per l’occasione molti episodi vengono ricolorati. Questa nuova versione viene anche pubblicata nel formato di undici volumi di formato standard. Infine (per ora), nel 2012 esce l’edizione annotata che propone le tavole in bianco e nero e le note di Gaiman e Leslie Klinger. Di passaggio è interessante notare che proprio il forse sottovalutato Morfeo di Sam Keith trae particolare efficacia sia dalla ricolorazione sia dal bianco e nero.

 Un tema importante, ma che lascio fuori dalla presente trattazione, è certamente quello dell’influenza che Sandman ha avuto sul fumetto mainstream. A tal proposito mi limito a notare che Gaiman si inserisce in una strada e una visione (quella del fumetto seriale/mainstream scritto con taglio letterario; di un’opera finita e non destinata all’eterna ripetizione seriale) aperta da Alan Moore, che aveva già dimostrato che quel nuovo approccio autoriale era sostenibile dal punto di vista editoriale (cioè economico). Probabilmente, il risultato più importante ottenuto da Sandman è stata la conferma di quella sostenibilità, ovvero la dimostrazione che il caso Moore non era un’eccezione, ma l’indicazione di un nuovo territorio a disposizione del fumetto di derivazione supereroica e dei suoi lettori. Queste considerazioni superficiali vannoRileggendo Sandman: La veglia - Sandman_74_p14_mini comunque tamponate con un’analisi del mondo fumettistico della fine degli anni 1980, ricchissimo di stimoli e iniziative. È forte la sensazione che, al di là dell’ovvia unicità dell’opera di Gaiman, le condizioni ambientali del mondo del fumetto supereroico erano tali da richiedere e favorire l’affermazione di autori, livelli di scrittura e di approfondimento quali abbiamo visto esplodere negli anni 1990. Un’ultima osservazione di superficie è che quella ricchezza espressiva derivò sostanzialmente dall’ibridazione del contesto supereroico statunitense con quello autoriale britannico. Dopo oltre un quarto di secolo quella spinta propulsiva ha perso molta della sua energia innovatrice: non tanto della sua capacità di costruire storie appassionanti su contesti dati, quanto di creare qualcosa di nuovo. Siamo quindi in attesa della prossima ibridazione.

Giunto al termine di questo lungo viaggio con e attraverso Sandman, mi è ancora più chiaro che gli spunti e le tematiche che ho arbitrariamente selezionato e proposto nei miei articoli sono una piccola parte di quelli che l’opera offre (così, nel viaggio attraverso La Veglia ho ignorato la scelta del Paradiso dei Marinai di non essere riportato in vita e l’episodio Exiles, interessante, oltre che per lo stile usato da Jon Muth, anche perché caso vero e proprio di racconto illustrato). L’immersione prolungata in un’opera e la sua lettura sincronica consentono di intravedere schemi e rimandi che è farraginoso proporre in una serie di articoli basati su una lettura cronologica e per i quali è certo più efficace un approccio per temi. Spero comunque che questa serie di articoli abbia interessato chi già conosceva Sandman e magari incuriosito chi ne avesse al più sentito parlare.

Abbiamo parlato di
Sandman – La Veglia
, Michael Zulli, Jon J. Muth,
Traduzione di Alessandra di Luzio
Magic Press, 1997
192 pagine, brossurato, colore

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