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La bambina filosofica: come nasce una copertina

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Copertina definitiva con cofanetto

Avevi un’idea di come avresti voluto la copertina di questo volume, e quanto il risultato finale vi si avvicina?
No, non avevo nessuna idea. L’unica cosa che desideravo molto è che la copertina fosse diversa, cioè che rispecchiasse il cambiamento di casa editrice e che desse anche l’idea di una nuova era geologica per la bambina. Soprattutto non volevo essere io a pensare la copertina, così da evitare di seguire l’impostazione grafica delle vecchie cover Kappa, che avevo creato io. L’importante però, sia per me che per l’editore, era che il carattere del personaggio non venisse tradito o equivocato, così che i vecchi lettori si ritrovassero anche nella nuova grafica e i nuovi non venissero tratti in inganno.

Passando a un nuovo editore, era scontato cambiasse anche lo stile della copertina. Ha significato anche un lavoro più articolato sull’immagine da usare. Puoi raccontarci se e come hai dovuto mediare la tua visione della copertina con quella dei grafici o altri all’interno della casa editrice?
In realtà niente era dato per scontato… Nulla era stato deciso. Si è proceduto per intuizioni, anche un po’ rabdomantiche.
Ma quando Simone Romani mi ha proposto di far creare la copertina allo studio The World of Dot, mi è sembrata subito una buona idea. Prima di tutto il loro lavoro mi piaceva, secondo, tornando al discorso di prima, se io non ci avessi messo lo zampino, senz’altro sarebbe venuto fuori qualcosa di inatteso e nuovo. “Houston, abbiamo un problema” doveva contenere un carattere che non fosse solo legato al personaggio e a me, ma anche all’editore nuovo, alla sua cifra. Doveva esserci una filigrana .La bambina filosofica: come nasce una copertina - 2-300x211
E così è successo. Andrea Cavallini, che è anche un bravissimo illustratore, ha mandato una copertina che aveva già tutte le caratteristiche che mi aspettavo. Era diversa, divertente, potente e bizzarra.
Stessa cosa posso dire per il testo in quarta che è assolutamente perfetto e racchiude in modo totale tutto il libro e la sua filosofia. E anche questo è frutto del lavoro della redazione.

Ci sono state varie versioni prima di trovare il disegno perfetto. Come è andata questa fase e come hai interagito con il grafico?
Ci sono state varie versioni che non hanno riguardato il disegno o i disegni di prima e di quarta, che ci hanno convinto subito, ma il logo e il colore.
Sulla scritta abbiamo fatto davvero un sacco di prove, ma poi è saltata fuori questa outline a mano che è perfetta.
Il colore adesso assomiglia allo psico poster di Jimi Hendrix “Are you experienced”… Cosa si può chiedere di più?
E’ una copertina mistica… Perfetta!

 

SIMONE ROMANI

Non sempre si ha modo di valutare il grande lavoro che sta dietro alla realizzazione di una copertina, dalle scelte grafiche ai colori. Quali conoscenze servono per creare la copertina “perfetta”?
Grafico che disegna copertine di qualità, non è un mestiere che ti inventi. Sicuramente l’esperienza conta tanto, ma come per la musica, puoi essere un buon esecutore, magari molto tecnico, La bambina filosofica: come nasce una copertina - 1ma che molto raramente arriva alla ‘composizione perfetta’, rimanendo così un onesto mestierante, oppure essere veramente dotato di gusto, di capacità comunicativa, di gran senso degli spazi. Siamo fortunati: sia lo Studio DOT, che lo Studio Nora di , per citarne un paio, hanno questa grande professionalità, dei veri talenti creativi che leggono il libro, lo fanno decantare, per poi dare il proprio apporto alla produzione di un libro che ti parli da lontano, che richiami l’ attenzione fin dalla copertina.

Quali sono gli strumenti usati per creare la composizione finale?
Un buon Mac, i soliti programmi, la propria testa, un buon interscambio con la Redazione editoriale.

Ci sono indicazioni generali che in Rizzoli vengono seguite per studiare le copertine dei fumetti pubblicati?
Rizzoli, come tutti i grandi editori, ha fatto sue regole di comunicazione. Ciò nonostante Lizard segue la sua strada…. Dovremmo seguire dei dettami, ma i responsabili hanno imparato presto che il linguaggio del fumetto deve poter rispettare le sue proprie regole, e ci lasciano fare. Anzi, bei complimenti sul nostro publishing sono molto frequenti, e ovviamente fanno piacere.

Spesso il fumetto si affida a copertine completamente disegnate, a dispetto di una buona parte della narrativa per cui si cercano soluzioni più grafiche, non centrate solo sull’illustrazione. L’approccio del volume è virato certamente verso questa visione, con una grande rilevanza sulle scritte. Perché questa scelta e cosa comporta rispetto all’altra?
Volevamo fare una copertina POP. Volevamo che, una volta posizionata a scaffale in libreria o affiancata ad una recensione, la copertina ‘parlasse’. Volevamo che attirasse l’attenzione, senza se e senza ma. All’inizio abbiamo provato a lavorare sullo stile dei volumi pubblicati dai Kappa, ma poi abbiamo abbandonato questa strada. Non ci siamo comunque allontanati dalle copertine dei precedenti volumi pubblicati dai Kappa. L’economia era la stessa: un’immagine, la scritta logo, il titolo.

La scelta del font, visto quanto detto sopra, è stata certo fondamentale. Anche qui, quali strade sono state percorse?
Prove, prove e ancora prove. È una fase del lavoro che trovo molto stimolante, divertente. Partecipano tutti, la Redazione, il Grafico, l’Autore. Ognuno dice la sua, poi si arriva alla sintesi. Andrea Cavallini dello Studio Dot è particolarmente bravo a recepire i ‘pensierì altrui; li capta, e li materializza.

Il cofanetto serve a presentare il volume in formato “verticale” piuttosto che a striscia. Perché questa scelta, per una difficile collocazione del formato in libreria, per una sua scarsa appetibilità per i lettori o cosa?
Il formato è fondamentale. Con Vanna ci siamo incontrati più volte per discuterne. Il formato precedente mi piaceva molto, ma aveva i suoi limiti: di costo, e soprattutto di posizionamento in libreria.
Abbiamo fatto svariate prove su svariati formati. Molto ci ha aiutato anche lo stile di Vanna, con le sue strisce a tre vignette che si ‘autoconcludono’. Questo fattore ci ha dato la possibilità di inserire per ogni pagine solo due strisce da tre vignette, invece delle tre del passato.
Siamo così arrivati ad un formato più orizzontale. Il cofanetto è una scelta, per altro già sperimentata con il ‘Sandokan’ e ‘L’Isola del Tesoro’ di Pratt. Semplicemente evita che il volume scompaia o si nasconda quand’è a scaffale in libreria.
Dopo tutto questo lavoro, sarebbe stato un autogoal.

 

 

Abbiamo parlato di:
La Bambina Filosofica: Houston, abbiamo un problema
Vanna Vinci
Rizzoli-Lizard, 2012
142 pagine, cartonato, bianco e nero – 15,00€
ISBN: 9788817057271

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