Interviste

Genio e modestia: intervista a Leo Ortolani

ortolani_thumb

Genio e modestia: intervista a Leo Ortolani - ortolani_slide

Non so se c’è veramente bisogno di una nota introduttiva. Ma io la metto, che non si sa mai.

è nato a Pisa nel ‘67, poi si è trasferito a Parma – o lo hanno trasferito come si legge in alcune biografie. Nel 1989 ha inventato il personaggio di , che prima di approdare a Marvel Italia e Panini Comics ed essere riconosciuto come uno dei migliori fumetti italiani degli ultimi vent’anni, ha vissuto tra le autoproduzioni e le riviste di settore.
Oltre a , Leo ha scritto e disegnato una quantità di altre strisce, pubblicate generalmente in appendice ai suoi lavori maggiori. Tra tutte mi sento di citare Venerdì 12. Geniale.

A settembre è uscito per Sperling&Kupfer “Due figlie e altri animali feroci – diario di un’adozione internazionale”.

Genio e modestia: intervista a Leo Ortolani - url-3-300x224 è un genio.
È un’affermazione che posso smentire facilmente, basta che apra bocca. Però farà sicuramente piacere a mia mamma, quindi vi ringrazio.

Una delle cose che più mi affascinano del tuo percorso è l’inizio da autoprodotto. Capita spesso che chi inizia distribuendosi da solo o facendosi distribuire dal basso, poi si affossi e non trovi la forza di cominciare a scalare, oppure si fossilizzi sulle autoproduzioni e si scavi una nicchia da cui non esce più. La tua determinazione ti ha portato a compiere la scalata. Fortuna, talento o tutti due?
Tutti e tre. Fortuna, talento e determinazione.
Ma soprattutto la determinazione.
E poi spesso le autoproduzioni si affossavano perché o chi scriveva i testi, o chi li disegnava, al secondo numero si stufava, litigava con l’altro e mandava in vacca tutto quanto. Qui, facendo tutto da solo, ho provato a litigare con me stesso, ma alla fine mi davo sempre ragione, quindi sono andato avanti. Devo poi ringraziare molte persone che mi hanno sostenuto e aiutato a proseguire. Non faccio i nomi, per paura di dimenticare qualcuno, così li faccio sempre rappresentare dall’ultimo lettore arrivato, in questo caso un ragazzo di nome Massimo, che mi chiede cosa farò dopo Rat-Man.
Mi crederò un autore capace di qualunque cosa e, dopo alcuni progetti autorevoli e autoriali che si riveleranno dei grandissimi flop, tornerò a fare Rat-Man.

Il fatto di metterti in prima linea da subito, Genio e modestia: intervista a Leo Ortolani - url-2-300x217quanto ti ha aiutato a prendere consapevolezza del mondo in cui stavi entrando, e soprattutto del fatto che con tutta probabilità non ci sarebbe stato ritorno?
Non si pensa mai, al ritorno.
È come la vita. Non si pensa mai a come fare per tornare bambino. Sai che una volta presa questa strada, la seguirai fino alla fine. Qualunque essa sia.
Io, poi, che amo conoscere i retroscena di tutto, che sono sempre stato un appassionato di effetti speciali, di dietro le quinte, di aneddoti sulla lavorazione di qualunque cosa, non potevo non esplorare anche i meccanismi produttivi di un fumetto, partendo dalla scrivania dell’autore fino ad arrivare al gabinetto del lettore.

Tu facevi i banchetti, molti fumettisti oggi si autopromuovono attraverso i blog. Cosa cambia a essere un esordiente oggi rispetto a vent’anni fa? Lo avresti fatto comunque? Che mezzi avresti usato e come credi si sarebbe evoluta la cosa?
Non lo so. Sono cose che ti succedono una volta nella vita e in un particolare momento storico. Probabilmente avrei tentato lo stesso, ma non so con quali risultati. Sicuramente adesso ci sono mezzi che comportano un modo diverso di farsi conoscere. Genio e modestia: intervista a Leo Ortolani - UNOALBARTuttavia i mezzi potrebbero incidere sulle vendite di un prodotto. Penso alla pirateria, ad esempio.
Non so. Veramente. Credo
che un fumetto bello valga sempre la pena averlo su carta. Così forse proverei a fare come Zerocalcare, disegnerei delle cose per il blog e poi le raccoglierei in volumi. E farei le fiere con il banchetto, magari appoggiandomi a qualche piccolo editore, come avevo fatto all’epoca.

Il mio sospetto è che se tutti hanno sfruttano la stessa vetrina senza sforzo, si abbassa necessariamente il livello di qualità.
Non è che una vetrina alzi o abbassi la qualità del fumetto esposto. Quella è insita nel fumetto stesso. Diciamo che la vetrina adesso è democratica. Ci possono finire tutti. Poi, se io in vetrina vedo un cavatappi a forma di pene, non è che smanio dalla voglia di comprarlo.

I tuoi fumetti attingono spesso alla tua esperienza personale, e ancora di più vivono in un mondo di meta-realtà in cui spesso si fa riferimento a ciò che esiste dietro la pagina. Si parla dell’editoria, della redazione, dei colleghi disegnatori e sceneggiatori (didattico per chi non ne sa niente, simpatico per chi ci lavora). Si parla di Leo, della sua vita privata, di sua moglie e delle sue figlie. Mentre i tuoi modelli storici sono quanto di più fittizio possibile. Perché hai scelto di discostarti? Lo richiede l’ambiente, il genere comico, o è semplicemente un tuo marchio di fabbrica?
Non so. Forse mi piace dissacrare le cose e la via più semplice è quella di riportarle al livello del quotidiano. Tipo Galactus. Divora i mondi, va bene. Ma quanto è grande il suo water? Cose così.

In merito a questi continui riferimenti e a questo affetto nei confronti dei tecnici che ti circondano. Genio e modestia: intervista a Leo Ortolani - rmc48dalsitoratmanTu sei un one-man-band (salvo per i colori, di Larry), quanta libertà hai avuto e quanta te ne sei dovuta conquistare negli anni?
La libertà che ho nel produrre le mie storie da solo, ovviamente, si paga lavorando continuamente. Per quanto riguarda la libertà che ho a livello editoriale, quella è stata una conquista ottenuta grazie ai tanti lettori che hanno apprezzato il mio fumetto fin da subito (grazie ancora, amici!). In questo modo, ho avuto, nei rapporti con le case editrici, un certo potere contrattuale.
Ovviamente ringrazio anche il mio attuale editore, Panini Comics, per avere capito che bastava darmi fiducia e spazio e avrei fatto tutto quello che potevo per fare di Rat-Man il miglior fumetto del mondo. O del mio condominio, non vorrei sembrare troppo ambizioso.
E già nel mio condominio c’è la signora Amadei che forse va a disegnare Tex.

Sei molto affezionato ai tuoi fan, cui regali ogni due mesi qualcosa di unico e sempre attuale. Quanto, nelle idee, nelle battute e nella scelta delle parodie, rispondi alle loro esigenze e quanto invece sei tu a dettare, a stabilire?Genio e modestia: intervista a Leo Ortolani - url-300x289
A volte cerco di mediare, ma devo dire che sono abbastanza in sintonia con i miei lettori, per cui, più che altro detto ciò che più mi interessa. È l’unico modo, per me, di realizzare delle storie interessanti. Come a dire “se mi diverto io, spero che ti possa divertire anche tu”.

Alla morte di Charles Schultz nessuno ha raccolto l’onere di disegnare o scrivere dopo di lui le strisce dei Peanuts. Leo Ortolani non vuole che nessun altro disegni Rat-Man e minaccia di chiudere al cento. Sei ancora sicuro di volerlo fare? Nessuno disegnerà Rat-Man dopo di te?
Sicuramente nessuno disegnerà Rat-Man dopo di me. O la maledizione di Amon Rat lo colpirà per sette generazioni. O per sette stagioni di Games of Thrones. Il numero cento, che anni fa pareva un traguardo irraggiungibile, ora mi appare un traguardo stretto, e devo ancora finire di dire alcune cose, quindi sposto un attimo l’asticella. Non so di quanto, ma di qualche numero ancora. Vediamo dove mi porta.

Genio e modestia: intervista a Leo Ortolani - big_ratman_leo_ortolani

John Romita, Jack Kirby, Joe Shuster e tanti altri. Devi molto a loro, ma loro oggi quanto devono a te? Vale a dire: è capitato, capita e capiterà che chi è al di fuori dell’universo Marvel si avvicini ai supereroi guidati dai tuoi omaggi e dai tuoi riferimenti.
Ma no, dai, non è certo con i miei fumetti che loro avranno visibilità indotta! Sarebbe come dire che qualcuno andrà a vedere STAR WARS solo perché ho fatto Star Rats!

Due figlie e altri animali feroci, Sperling&Kupfer. Cos’è? Dove nasce? Genio e modestia: intervista a Leo Ortolani - url-4-300x250Dove va a finire?
È un racconto. Un diario di quel che abbiamo passato prima di scoprire che le nostre figlie erano nate oltre oceano, e del nostro incontro, là, in Colombia, terra paurosissima da film sulla malavita e sulla coca che tutti mi hanno chiesto di portare loro quando hanno saputo che ci andavo.
E poi vai là e trovi sì, delle difficoltà, ma anche delle persone straordinarie e un Paese bellissimo. E due figlie che adesso sono qui, dentro ogni fibra del corpo e dentro ogni pensiero della mente, e ti accorgi che prima c’era un vuoto e un silenzio che a volte rimpiangi, ma non torneresti indietro mai.
Sono solo lettere scritte da uno che diventa papà nello spazio di un pomeriggio. Volevo che un giorno le mie bimbe potessero leggere cos’è successo a questo papà, e anche alla mamma.
Poi, con il suggerimento di Andrea Plazzi, è diventato anche un libro, che magari, altri genitori, adottivi e non, possono trovare divertente. E forse anche tenero.
Che a dire così mi pare che non sono più io, ma la vita ti frega sempre.
E ti fa scoprire che se ti impegni, puoi anche diventare papà.
Genio, invece, no. Mi spiace.

 

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo Spazio Bianco: nel cuore del fumetto!

Inizio