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Anna Merli: Rose, un fumetto kawaii tra Candy Candy e Dickens

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Convenzionalmente si data il momento della nascita del fumetto a circa un centinaio di anni fa, collocandola sulle pagine degli inseriti a colori dei quotidiani più popolari del Nord America.
Qualche decina di anni dopo che quelle pagine di carta sono giunte nelle mani di uno strillone, inconsapevole ostetrica di una storica nascita, è iniziata un’attività di studio e di approfondimento di quella che viene definita come nona arte.

Meccanismi narrativi, convenzioni letterario-fumettistiche, stili e generi,  sono stati analizzati, sezionati, esplorati, commentati, discussi, sviscerati e infine, classificati. Con risultati alterni.
Nonostante questa approfondita e dettagliata disamina sia ancora in corso, c’è ancora tanto da dire.

Paradossalmente la stessa attenzione non è stata dedicata ad una nascita coeva a quella del  fumetto.
La cicogna-strillone quel giorno portò due gemelli, forse siamesi. Uno era una forma d’arte, il fumetto, l’altro era il suo consumatore, il lettore di fumetti.

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Dai primissimi esemplari di questa specie, analfabeti operai di infinite nazionalità, fino ai più recenti raffinati lettori di graphic novel, l’essere umano-lettore ha subito innumerevoli evoluzioni.
Mutatis mutandis il fumetto si è adeguato a questa trasformazione. Senza entrare nel paradosso dell’uovo e della gallina verrebbe da chiedersi se è il fumetto che fa evolvere i suoi lettori o se sono i lettori che fanno evolvere il fumetto.

Come tutte le evoluzioni, anche quella del fumetto a volte imbocca vicoli senza uscita.
Uno di questi vicoli, nello specifico di natura narrativa, è stato il bisogno da parte del fumetto di stupire il lettore. Moltissime storie, sia legate al mondo del mainstream americano, sia sorte nell’ambito del manga, sia collocabili nel territorio della BD, tendono a voler offrire al lettore storie che lo allontanino dal quotidiano, portandolo in mondi immaginari dove lo scarso contatto con il reale permette un’astrazione che diventa prefazione all’intrattenimento e, quindi, allo svago.
Naturalmente si tratta solo di una corrente, prontamente controbilanciata, come qualità se non tanto come quantità, da altre tendenze, rivolte a raccontare storie di tutti i giorni strettamente legate all’introspezione e all’osservare. Ne sono esempio alcune opere di Jiro Taniguchi, Gipi, Joe Sacco ,parte del Graphic Journalism e tanto altro.

C’è infine una via di mezzo, in cui il fumetto racconta astratte quotidianità, possibili, probabili o improbabili storie del reale, in cui il manierismo dell’essere si fonda con la solidità del raccontare.
In questa zona grigia (ma sarebbe meglio dire rosa) si collocano le vicende di Rose di Anna Merli, pubblicato dal CFAPAZ ().

Siamo ancora nell’ambito della fiction evocativa certo, ma senza che la vicenda raccontata sia al centro della narrazione essendone bensì solo cornice.
Il personaggio nasce durante la 24 Hic svoltasi al CFAPAZ nell’ottobre del 2006 ma rimane per anni nel cassetto, finché , nel novembre del 2009 trova la strada della pubblicazione, ad opera dello stesso centro, nella collana Cartigli, la stessa che ospiterà i due numeri successivi della saga. Anna Merli: Rose, un fumetto kawaii tra Candy Candy e Dickens - 1638641Il terzo, presentato nel novembre del 2011 durante Lucca Comics And Games, completa il ciclo narrativo.

La storia di Rose, che ricorda un po’ quella di Kyandi Kyandi (In Italia Candy Candy, personaggio nato dal romanzo di Kyoko Mizuki da cui la stessa trasse il famoso manga e il celebre anime), un po’ quella di Shōkōjo Sēra (In Italia Lovely Sara, anime tratto dal romanzo “La piccola principessa”, di Frances Hodgson Burnett), non spicca per originalità: un’ orfana, costretta a vivere in un orfanotrofio di ispirazione dickensiana, dove non c’è posto per la dolcezza negli adulti e in cui la quotidianità è scandita dal lavoro, si eleva contro le avversità della vita dimostrando un cuore d’oro.
La durezza delle suore dell’orfanotrofio è controbilanciata dalla freschezza e dalla ricchezza d’animo della protagonista che, avendo perso ogni speranza di essere protetta nella vita con la morte dei genitori, compensa ergendosi a protettrice dei più deboli, sia che essi siano anziani ricoverati sia che siano nuovi orfani.

Se questo volume fosse uscito in Giappone, forse avremmo parlato di genere kawaii (in inglese avremmo detto cute), un genere che in Italia vede aumentare sempre più i suoi appassionati e che gli autori italiani non sono ancora riusciti del tutto ad assimilare.
I protagonisti di questo genere hanno aspetto bambinesco, quasi bamboleggiante, lineamenti graziosi e dolci, proporzioni minute che spiccano fortemente quando interagiscono con personaggi adulti, occhi grandi ed espressivi.   Ciò che colpisce particolarmente è la delicatezza della sperimentazione grafica e narrativa.
Le pagine sembrano scritte e disegnate con un soffio. Non c’ è davvero altro modo di descrivere il tratto tenue e delicato di Anna Merli e la sua prosa lineare.
Se per i disegni questa scelta ha portato a risultati interessanti, per la storia forse la sensazione che si ha è di un piede che si poggia sulla sabbia senza lasciare traccia. Una scelta forte, che limita il target dell’opera a lettori dalla spiccata sensibilità, ricercatori di saperi tenui, ma per questo meno gustosi.

I disegni sono esclusiva fusione di matita nera e sfumature di rosa che viene declinato attraverso pastello e acquerello infinite volte in infiniti modi diversi. Questa scelta stilistica ha il vantaggio di definire un ambiente, quello in cui si svolge la storia, legando la scelta cromatica alle dinamiche della narrazione. Il mondo della protagonista è rosa, ma solo nella forma delle cose e non nella percezione della protagonista, che vive la sua triste situazione cercando comunque di emergere da essa.Anna Merli: Rose, un fumetto kawaii tra Candy Candy e Dickens - Rose-anna04web-300x215
L’autrice sceglie un tratto sporco, che accenna ma non delinea, che evoca ma non inquadra, pur riuscendo a rendere perfettamente gli ambienti e i personaggi. Abbozza delicatamente i visi, suggerisce con pochi tratti (come se la matita fosse stata appena appena poggiata sul foglio) la scenografia in cui i protagonisti si muovono e da profondità al tutto con un uso magistrale delle gradazioni del rosa.
La stessa autrice ha realizzato a mano il lettering, con risultati alterni. Tuttavia, lo stesso lettering, oggi sempre più realizzato a computer, è uno strumento di narrazione, a volte parte integrante del disegno da tempo ormai sottovalutato.

Forse si poteva osare qualcosa di più, gestire meglio questo strumento, sperimentando anche qualcosa che rendesse più legate le didascalie e le tavole che le contengono, ma è da apprezzare l’approccio. Un tipo diverso di lettering non sarebbe stato in linea con il tipo di tratto, alterando la lettura dell’opera.
Il formato scelto per l’opera non è particolarmente di tendenza, rifacendosi, nelle dimensioni, alle classiche strisce.
Tuttavia la Merli ci offre delle variazioni sul tema, alternando un verso di lettura delle vignette esclusivamente orizzontale ad un verso di lettura misto, inserendo in alcune pagine anche una lettura verticale di coppie di vignette. Una scelta interessante che permette anche qualche piccolo gioco di immagini che dilata la narrazione creando per il lettore tempi di riflessione che causano, per umana empatia, un’immedesimazione con il personaggio.

L’opera ha quindi il sapore di una sperimentazione. Una sperimentazione riuscita a tal punto da augurarsi che l’autrice sia dotata di grande versatilità dato che sarebbe interessante vederla cimentarsi con soggetti di maggior respiro.
La sua tecnica, il suo tratto, sono un’anomalia nel panorama dell’attuale produzione fumettistica, anomalia che il CFAPAZ ha saputo cogliere,  anomalia che andrebbe tutelata, stimolata alla crescita, perché sicuramente Rose non può che essere l’embrione per storie ancora da raccontare.
Di questo si è accorta probabilmente Barbara Canepa che con la Merli si appresta a varare una nuova serie: End.

Abbiamo parlato di:
Rose #3
Anna Merli
Centro Fumetto Andrea Pazienza, 2011
24 pagine, spillato, colori – 3,50€

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