Recensioni

Joe Matt, “Al capolinea” di sé e di un certo far fumetti

Bizzarro libro, con un po’ di buoni motivi per parlarne molto bene ed alcuni altri per parlarne bene mica tanto. Io ci provo, ad elencarli, poi fate voi…

In mezzo ci sta lo stile che ha scelto Matt per i suoi fumetti. Che sono autobiografici, ma piegano l’autobiografia, la gabbia, il segno, ai più classici stilemi e topos del genere “racconto umoristico”. Joe Matt, "Al capolinea" di sé e di un certo far fumetti - al-capolinea-cover-webCosì il segno dell’autore, da sempre a metà strada tra i classici underground e i classici dello humour, pur non inventando nulla di particolarmente originale, rimane sempre onesto e perfettamente funzionale al suo personaggio e al suo tipo di avventure. Con la gabbia e la sceneggiatura semplici semplici e anche immediate e di facile lettura. E soprattutto con il suo personaggio cardine, “”, veramente ben caratterizzato (eh eh, chissà come fa..) ed efficace, a suo agio in ambienti quel tanto grotteschi e quel tanto credibili, perfettamente identificabile in chi sente dentro di sé qualcosa dello sfigato di talento che come rivalsa al mondo prova a dare un tono ai suoi difetti, pur riconoscendoli, e proprio da questo scarto facendone sortire l’effetto buffo.

Sembrerebbe tutto benino, però sia i problemi che le fortune di questo “Al capolinea” partono proprio da qui. E mi viene scontato scrivere anche “al capolinea di questo atteggiamento del costruire fumetti”.
Il problema è che il racconto umoristico esige una sceneggiatura da commedia, varianti fin che vuoi ma la gag ci deve stare, ti perdono volentieri il “mestiere” dello scrivere, ma io devo leggere leggero… Altrimenti esigo anche “altro”, e “oltre”.

Questo libro, rigidamente separato in quattro parti di uguale lunghezza, racconta fondamentalmente della totale dipendenza di Matt, quantomeno tra il 1994 e il 2002 quando gli avveJoe Matt, "Al capolinea" di sé e di un certo far fumetti - joemattspent-300x212nimenti narrati nel libro si svolgono, per i film pornografici. Delle sue prime visioni di riviste e filmini comparate alle sue prime difficoltà adolescenziali nel rapporto con le ragazze e il sesso. Dei suoi mercanteggiamenti con tipi loschi per farsi dare in affitto film porno a poco prezzo. Del suo giustificarsi e assolversi con se stesso e gli altri del suo modo di vivere. Delle interminabili sedute masturbatorie davanti ai porno registrati come catartico finale.

C’è anche altro, ma sempre difetti esibiti. Soprattutto la tirchieria: al punto di vivere in una stamberga con servizi in comune, al punto di lucrare nel rivendere originali di fumetti a prezzo rialzato ai migliori amici, al punto di costruire ogni suo ragionamento economico solo sulla speranza di (soprav)vivere un giorno solo di interessi bancari sui soldi accumulati non spendendo.
Ma il risultato finale di questa somma di difetti è che arrivano a un punto in cui l’autore si ri-riunisce al personaggio e non si autoassolve più, non c’è più niente da ridere e la quotidianità sta diventando una fatica triste sia fisica che mentale, siamo al capolinea di un pezzo di vita e del suo modo di viverla.

Il problema del libro sta quasi tutto qui, e Matt (l’autore) lo sa bene, si fa incredibilmente recensire senza sconti dal suo stesso personaggio a quattro pagine dalla fine, se lo dice da solo. Il problema è che il racconto di un capolinea, tanto più senza sbocchi intravisti, più lo si trova realistico e più ti deprimi un po’ insieme all’autore.Joe Matt, "Al capolinea" di sé e di un certo far fumetti - spent-panel Il problema è che, per quanto Matt sia davvero bravo in quelle pagine a creare un ritmo avventuroso, trovare avventura in dodici pagine in cui si racconta solo dei play-stop-rewind di lui che registra su videocassetta il montaggio del meglio dei film porno che si fa prestare, è davvero faticoso (o un po’ malato). Che un capitolo intero, 32 pagine, sia tutto occupato dalle chiacchiere al bar tra Matt e i suoi due amici ad analizzare la china pericolosa che stanno prendendo i suoi vizi: e per quanto ti sforzi, l’azione, le gag… Che altre dodici pagine sono occupate dall’atroce dilemma mi faccio una doccia o prima mi masturbo ancora?
È il capolinea davvero. Ma è il capolinea anche del fare autobiografia facendone commedia. La cosa diventa seria, e vera. E il registro scelto dall’autore zoppica. Da una parte delude il lettore che si aspetta il Matt di sempre e invece si trova a girare a vuoto insieme a lui. Dall’altra non ha al suo arco le frecce che gli servirebbero; non trova ad esempio, nell’affrontare il discorso sesso, sguardi e intensità paragonabili, che so, a un , o a un Dave Cooper.
Dopodiché, intendiamoci, rimane un buon libro. Ben scritto. Che ai fan di Matt piacerà comunque e che a nessuno farà rimpiangere i soldi spesi.

Però in verità, se ti giri dall’altra parte, se guardi agli argomenti di cui il libro tratta, Joe Matt, "Al capolinea" di sé e di un certo far fumetti - spent_cover-201x300credo che uno spaccato così realistico e così sincero della porno dipendenza (da sfigato oltretutto, da videocassette in prestito a un passo dall’era di internet) e della sua autoassoluzione, della esagerata dipendenza masturbatoria conseguente, dell’autocoscienza degli effetti negativi del circolo vizioso single-pornoincasa-seghe-tirchieria portato all’eccesso sulle prospettive di vita, si è visto raramente in un fumetto. Mancherà qualcosa ma il quadro è potente. E se la favola-commedia cade, è perché il nemico è vero, fa male, e alla fine del libro è quantomeno senz’altro svelato, e affrontato. E non è un risultato da poco direi.
Sarebbe la fine, ma mi rimane un dubbio e un gossip per l’acquisto, e una domanda.

Il dubbio. I due amici di Matt al bar sono i fumettisti e . Con loro si parla molto di fumetti anteguerra, “Birdseye Center” e “Gasoline Alley”, che sia che Mutt amano e collezionano. Strip quotidiane che avanzavano in forma di commedia, “Gasoline Alley” celebre per i personaggi che invecchiavano e cambiavano e si rapportavano al tempo reale. E Matt, dei tre, è quello che sceglie la commedia per rapportarsi al reale. C’è un discorso nascosto, una dichiarazione d’intenti, un filo che lega solo accennato ma voluto, o è solo un caso?

Il gossip per l’acquisto. Il leggere a rimbalzello da un libro all’altro di Matt, Brown e Seth raccontati dagli stessi Matt, Brown e Seth coprotagonisti nei libri degli altri, con tanto di caratterizzazioni evidentemente diverse da libro a libro, gioco che va avanti ormai da anni, è, ammettiamolo, piuttosto divertente. Un po’ come ascoltare pettegolezzi sapidi su amici e conoscenti. Non è virtuoso e non ha a che fare con pregi e difetti del libro, ma per chi legge anche i due autori ospiti è sempre un piacevole motivo per l’acquisto. Confesso.

Joe Matt, "Al capolinea" di sé e di un certo far fumetti - alcapolinea1.png

La domanda. Sono tre bravissimi autori. Sono tre grandi amici. Uno ha fatto un libro (Seth, “La vita non è male malgrado tutto”) in cui il sesso è l’assenza dolorosa per non rischiare di rovinare uno stile. Uno ha fatto un libro (Brown, “Io le pago”) in cui il sesso è realizzarsi andando con prostitute rivendicandone l’efficacia rispetto alle coppie tradizionali. Uno ha fatto un libro (Matt, “Al capolinea”) in cui il sesso è farsi seghe guardando film porno. 

Tre uomini maturi, tre storie di single giocate così diverse e opposte e tutte col sesso in qualche modo a dirimerle e a dirigerle così lontane e nette e rivendicate dal sesso tradizionalmente inteso. E tutte e tre ottimamente espresse a fumetti: un caso clinico!

Abbiamo parlato di:
Al capolinea

Traduzione di Stefano Sacchitella
, 2012
124 pagine, brossurato, colore – 17,50€
ISBN: 978-8876182044

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