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Intervista a Paolo Morales per i 30 anni di Martin Mystère

 

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Disegnatore, storyboarder e sceneggiatore. Ha pubblicato su Lanciostory, Torpedo, Intrepido e ha disegnato diverse storie per “I Grandi Miti Greci a Fumetti”; nel ruolo di storyboarder ha lavorato, tra gli altri, con Francis Ford Coppola e Paul Schrader; attualmente scrive e disegna per Martin Mystère.  E’ uno dei fondatori della “”.

Sono passati 30 anni dall’uscita del n.1 di Martin Mystère: quali emozioni provi per questo traguardo raggiunto dal personaggio?
Nel caso degli anniversari più che di emozioni, che trovo più consone alle “prime volte” piuttosto che alle trecentoventesime, preferirei parlare di stati d’animo (o anche di pensieri fugaci). Intervista a Paolo Morales per i 30 anni di Martin Mystère - martin-mystere-311A volte si affaccia un po’ di melanconia per questa montagna di anni che sono schizzati via così in fretta, a volte un po’ di strizza di non poterne festeggiare altri 30, che in realtà sarebbe il mio auspicio perché per fortuna mi diverto ancora a scrivere e disegnare MM.

Se ti fosse chiesto oggi, trent’anni dopo, di reinventare il detective dell’impossibile da capo (di fare una sorta di reboot insomma) cosa manterresti e cosa cambieresti del personaggio?
Un reboot tipo Batman? Beh, se davvero mi fosse data una possibilità del genere mi divertirei come un matto, ma forse manderei a picco la testata nel giro di due numeri. Comunque, le caratteristiche di base di MM le trovo ancora perfette: un ironico Indiana Jones, un po’ logorroico, leggero anche nelle situazioni più incredibili, laico e ancora scettico nonostante le centinaia di avventure a contatto con l’impossibile. Ma sicuramente se dovessi reinventarlo oggi creerei un conflitto tra i personaggi principali non fatto solo di battutine ma di fattori sostanziali. Per esempio: Diana avrebbe una relazione con un uomo affascinante ma anche molto più grande di lei, che è stato il mentore di MM e grande amico dei suoi genitori morti; Java sarebbe un uomo diviso in due (tipo il Tarzan di Greystoke ma anche un po’ il Dottor Jekyll), che crea a Martin ogni sorta di problemi per il suo comportamento animalesco rischiando più volte il ricovero coatto in un ospedale psichiatrico o la reclusione in carcere, salvo poi aiutarlo nei momenti topici della storia grazie alla sua speciale sensibilità primitiva o alla sua forza prodigiosa; Travis sarebbe un tipo solitario e pagherebbe cara la sua collaborazione con Martin: i colleghi lo considererebbero un tipo strano che crede a maghi e fattucchiere e le reprimende dei superiori ottusi lo porterebbero spesso a dover scegliere tra MM e il suo mondo di poliziotti; Orlof invece sarebbe il classico twister, il personaggio a due facce, l’amico del cuore di MM, affascinante e simpatico, che nasconde segreti inconfessabili. Intervista a Paolo Morales per i 30 anni di Martin Mystère - mm_gig0012Per chiudere la fantasticheria, le storie svilupperebbero verticalmente un mistero ogni albo e orizzontalmente l’evolversi dei conflitti dei personaggi per tutta la serie. Telefilm e telenovelas: da E.R. in poi, non esiste più un racconto popolare che non li integri. E sopra a tutto il conflitto: non esiste narrazione senza conflitto.

Negli episodi da te sceneggiati si nota spesso una riduzione della verbosità a favore di un ritmo più serrato. Ritieni che questa tipologia di storie sia più adatta alla serie?
Non lo so ma non potrei scrivere in modo diverso. Castelli con grande generosità mi ha permesso in questi anni di scrivere le storie di MM con uno stile narrativo molto diverso dal suo. Secondo me MM è stato l’ultimo personaggio classico della Bonelli, fumetto dalla testa ai piedi, come Tex e Zagor per intenderci. I lettori che hanno amato il primo MM e che lo amano ancora (e molti di loro trovano le mie storie poco Mysteriose) amano anche alcune sue caratteristiche che molti giovani troverebbero datate, tipo darsi del voi oggi a New York (un amico dei miei figli mi ha detto: ma perché parlano così strano?)Intervista a Paolo Morales per i 30 anni di Martin Mystère - mm0296 oppure spiegare o raccontare nei dialoghi e perfino nei pensieri eventi che un personaggio moderno vivrebbe nell’azione.
Da più di un decennio ormai il mio punto di riferimento, la mia benzina e il mio modello per quanto riguarda la tecnica narrativa non sono più i fumetti ma le serie americane, impagabili lezioni di sceneggiatura che ti fanno pure divertire. Sono l’unica cosa che guardo sullo schermo della TV, abusivamente scaricate in inglese sottotitolato. Serie come Dexter, The Killing, Downtown Abbey, OZ, The Wire, Six feet under, i Sopranos, The Good Wife, Homeland, raggiungono una complessità narrativa e una qualità della scrittura che surclassa il novanta per cento della produzione cinematografica e anche gran parte della buona letteratura che si propone di raccontare storie e personaggi.

Quanto è importante la parte colta e “divulgativa” di ogni albo di Martin Mystère rispetto all’intreccio in sé per sé?
Probabilmente è importante per molti lettori di MM e io mi sforzo di essere preciso nelle spiegazioni “tecniche” consultando spesso amici competenti negli argomenti che tratto, ma è sicuramente la caratteristica della serie che mi interessa meno.

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In vari episodi di Martin Mystère hai dato un certo risalto ai comprimari della serie e a nuovi character: qual è il personaggio di contorno con cui ti sei sentito più a tuo agio e in quale episodio credi di esser riuscito a dipingerlo meglio?
Premettendo che ho un particolare amore per Java, quelli che tu chiami “personaggi di contorno” per me sono l’unico vero stimolo a scrivere una storia, perché l’unica cosa che mi interessa davvero è raccontare le relazioni tra i personaggi: il plot (o il mystero) per me è solo un pretesto, anche se deve essere bello robusto per sostenerli senza sforzo. Per questo, piuttosto che relegarli al ruolo di ingombranti comparse, in alcune storie ho preferito eliminare Diana e Java, concentrandomi sul rapporto tra MM e la “guest star” dell’albo. Cerco di utilizzare Diana e Java solo quando sono centrali nell’intreccio e mi danno la possibilità di mostrare aspetti del loro carattere che sarebbe impossibile sviluppare quando sono schiacciati nella “carovana” guidata da MM. Intervista a Paolo Morales per i 30 anni di Martin Mystère - gi_mam0005Quanto ai “nuovi character”, forse quello che preferisco è il killer Stella, che anticipava molte caratteristiche di un personaggio che ho amato tantissimo, la Lisbeth Salander di Uomini che odiano le donne.

Che rapporto hai con ? Mentre scrivi un albo di Martin Mystère ti senti di far agire un frutto dell’immaginazione altrui, oppure col tempo hai identificato un “tuo” Martin Mystère?
Dopo vent’anni mi sono arrogato una sorta di “usucapione” del personaggio: lo sento mio… anche se ovviamente non lo è. Quanto al mio rapporto con Castelli faccio fatica a immaginarne uno migliore: in vent’anni neanche un “conflitto” (si vede che siamo una storia poco interessante…). Mi lascia libero, non è geloso di MM e se qualcosa non gli piace la cambia senza stravolgere la storia, senza cambiare i disegni e risparmiandomi la fatica di farlo fare a me. Come ho scritto nella lettera di auguri per il trentennale che hanno pubblicato su PostCardCult, la parola che lo descrive meglio secondo me è “leggerezza“. E per quel poco che mi conosce Alfredo, nonostante vent’anni di collaborazione, sono certo che sa che la leggerezza (quella di Calvino delle Lezioni Americane) è una delle qualità che apprezzo di più in una persona e in un amico.

Cosa ti fa scegliere a priori tra realizzare una storia come autore completo e sceneggiare per un altro disegnatore? Ci sono delle differenze nel modo in cui immagini e realizzi i due tipi di storie?
Devo confessare che vigliaccamente scelgo per me quelle che reputo migliori e soprattutto più facili da disegnare, ed è una cosa che mi è chiara fin dal soggetto.

Secondo te cosa può spingere un nuovo lettore ad avvicinarsi ad una serie che ha trent’anni di vita editoriale alle spalle?
Sinceramente non lo so. Non me la sento di inventare qualche motivo pretestuoso ma spero che ce ne siano ancora molti e credo che la possibilità di conquistare nuovi lettori dipenderà soprattutto dalla nostra capacità di scrivere belle storie. Puoi inventarti il contesto più incredibile (come una famiglia di becchini, per esempio) ma se scrivi delle belle storie prima o poi il pubblico se ne accorge e ti segue. Intervista a Paolo Morales per i 30 anni di Martin Mystère - mm318_2_gE come ho già detto, il personaggio e il contesto di MM secondo me sono ancora forti… anche se cominciano a scarseggiare i misteri da raccontare.

A livello di tematiche affrontate e freschezza delle idee, pensi sia plausibile affermare che negli ultimi anni la serie del BVZM abbia avuto una qualità altalenante o riscontri una certa vitalità nel complesso? E in quest’ultimo caso, credi di aver contribuito in qualche modo al mantenimento di tale “giovinezza”?

Non puoi chiedere ai gestori di un pub se la birra è buona e chi tra loro la serve meglio ai tavoli: non posso essere io a rispondere a queste domande, bisognerebbe girarle ai lettori.

In che tipo di situazioni immergerai il personaggio nei prossimi numeri da te sceneggiati? Puoi anticiparci qualcosa?
MM ritroverà Stella a giugno e più in là ritroveremo anche i mostriciattoli delle caverne dei nazisti.

Quali sono i tuoi progetti futuri, bonelliani e non?
Come già detto, spero di continuare altri 30 anni a scrivere e disegnare MM. Nel frattempo ho già scritto quattro storie (una disegnata da me) per la nuova serie di Marcheselli che credo si chiamerà “Le Storie”. Mi piacerebbe proporre una serie mia ma per quest’anno ne hanno già troppe in lavorazione. Per il resto continuo a lavorare per il cinema e la televisione, anche se non con continuità. Ma devo confessare che in questo momento la cosa che mi dà più gusto è suonare la batteria in un gruppo con un nome fantastico: i Vintage People, sei vecchioni come me e due coriste (più giovani e molto più belle di noi). Spero di incontrare qualche fan di MM quest’estate sul Tevere a ballare il nostro rock d’annata!

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