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Intervista a Lucio Filippucci per i 30 anni di Martin Mystère

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nasce a Bologna nel 1955. Nel 1975 comincia a lavorare per le numerose serie della “Edifumetto” di Renzo Barbieri. Nel 1979 succede a nella serie “Chris Lean” sulla rivista “Corrier Boy”, per la quale illustra anche numerose storie brevi. Intervista a Lucio Filippucci per i 30 anni di Martin Mystère - filippucciIn collaborazione con il collega e amico lavora anche per il mercato francese. Parallelamente illustra numerose campagne pubblicitarie per il comune di Bologna e la regione Emilia Romagna. Suoi anche i disegni di libri come “Il manuale di autodifesa televisiva” di Patrizio Roversi (Sperling & Kupfer) e “Il manuale della tap model” di Syusy Blady (Longanesi). Collabora a lungo con “Panini” e con le Case editrici di libri per l’infanzia “Piccoli” e “Juvenilia” e, nel 1992, vince assieme ad Alberto Savini con il libro “Quel tunnel sotto la scuola”, il premio Lunigiana. Nel 2001 il museo di arte moderna di Prato gli dedica una mostra personale. All’inizio degli anni ’90 inizia il suo rapporto con e diventa una delle colonne dello staff di Martin Mystère. Nel 1998, su sceneggiatura di lavora alle avventure del “Docteur Mystere”, pubblicate sugli Almanacchi del Mistero e ora ristampate in edizione ampliata e a colori in 7 paesi europei. Nel 2003 illustra il libro di Maria Gabriella Buccioli (sua moglie) “I giardini venuti dal vento” che riceve il premio “Giardini botanici Hanbury”. Nel 2005 riceve il “Premio ANAFI” come miglior disegnatore. Entrato nello staff di “Tex”, ha realizzato il ventiduesimo “Tex gigante” su sceneggiatura di Gino D’Antonio.

Intervista a Lucio Filippucci per i 30 anni di Martin Mystère - filippucci-1-pin-up-mm-illustr-217x300Hai conosciuto Mystère come lettore per poi approdare alla testata come disegnatore: cosa è cambiato nella tua “visione” del personaggio? Ti è venuto di dire: “adesso lo disegno come piace a me, come lo immagino io”?
Premesso che sono stato un lettore della prima ora di Martin Mystère, perché ero già un appassionato di Peter Kolosimo e di tutta la letteratura di genere, il personaggio l’ho amato e le sue avventure mi hanno entusiasmato sin da subito. L’approccio come disegnatore ha comportato l’interrogativo che mi hai posto, perché ogni disegnatore ha in mente uno stereotipo o una visione della personalità del personaggio, però, graficamente non l’ho inventato io, quindi, mi sono attenuto scrupolosamente al modello di Alessandrini. Ho proprio fatto l’operazione contraria alla personalizzazione, ho fatto uno studio approfondito del volto, l’ho sviscerato in maniera “fisica” ed ho rispettato i canoni del modello. L’ho fatto talmente bene che in seguito, ai nuovi disegnatori che approdavano alla serie, venivano dati i miei disegni come modelli! E’ ovvio e scontato che poi, con il passare degli anni, il personaggio ha acquisito delle caratteristiche più “naturali” del mio tratto.

Alla luce di questo tuo approccio iniziale e della tua crescita come disegnatore, guardando a ritroso come giudichi le tue tavole, sei contento della tua evoluzione nell’interpretare il personaggio Intervista a Lucio Filippucci per i 30 anni di Martin Mystère - filippucci-7-pin-up-203x300e il suo mondo?
È chiaro che se si traccia un percorso creativo questo non è sempre lineare: l’importante è che sia nella direzione del miglioramento e non della “regressione”. Questo non significa rinnegare quello che si è fatto: se dovessi ridisegnare adesso una pagina fatta anni fa è ovvio che non mi verrebbe mai allo stesso modo, ma questo non significa che rifatta sia migliore o peggiore perché ogni cosa corrisponde al suo tempo e quando è stata fatta c’è stato l’impegno di sempre.

 Disegnare la tua prima storia di Mystère è stato anche il primo impegno di lavoro di una certa corposità di pagine: che effetto ti ha fatto, come è stato l’impatto, come lo hai affrontato e come ne sei uscito.
È vero in parte. Perché prima di entrare nello staff bonelliano lavoravo per Barbieri e, anche se non erano pagine di un unico albo, l’impatto con la grande massa di lavoro l’avevo avuto, ero abituato a lavorare sui grandi numeri di pagine e sulle strette scadenze, dovevo fare 120 pagine al mese e anche se erano pagine a due vignette si trattava comunque di un bel mucchio! Per cui da questo punto di vista ci sono arrivato “svezzato”. Dunque, pur essendo tante le tavole, l’impatto è stato ottimale, anche grazie alla grande organizzazione della redazione, e non mi ha comportato particolari problemi.

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Tavola di Filippucci per uno speciale di MM sui Navigli

Per un certo tempo sei stato il disegnatore che ha accompagnato il Detective dell’Impossibile sulle pagine di molte delle iniziative in cui era chiamato come testimonial: è stato casuale? E come giudichi questo impegno/impiego extra-fumetto del personaggio?
In effetti, il mio primo approccio a Martin Mystère è stato proprio con una storia breve: Miniere e Lattine. È successo che ha iniziato ad affidarmi questi lavori extra-serie e, non so darti un motivo particolare perché proprio a me, se c’è un motivo dovresti chiederlo a Castelli! Posso solo dire che con questi lavori, molto particolari, Alfredo si diverte molto e pian piano tra me e lui è nato un rapporto di complicità molto coinvolgente. Alla fine non so se li affidava a me perché li facevo proprio come lui li desiderava, il dato di fatto è che questa cosa è continuata per lungo tempo. Devo dire anche che con queste storie non ci si annoia mai, sono brevi, quindi molto veloci da fare e si passa velocemente da una all’altra, per me è stata una bella esperienza, interessante e divertente…

 Questi lavori proprio per essere interessanti e didatticamente validi hanno contribuito a mettere sotto una luce diversa il fumetto, a dargli quel valore di mezzo culturale o, come si usa dire oggi, a “sdoganarlo”, come medium che da troppo tempo veniva ignorato o bistrattato in tal senso. Tali lavori hanno dimostrato che si possono affrontare argomenti importanti in maniera ottimale proprio perché “leggere per immagini” è più semplice per l’apprendimento.
È tutto giusto! C’è stato un momento, negli anni novanta, che Mystère era richiestissimo dalle scuole ed è stato l’unico personaggio seriale che ha fatto questo salto.

Intervista a Lucio Filippucci per i 30 anni di Martin Mystère - filippucci.2-pin-up-203x300A proposito di serialità. Il personaggio, tra i tanti primati ha anche quello di essere l’anello di congiunzione tra il fumetto popolare e quello d’autore. Sei d’accordo?
È così! Prima di Mystère c’era una differenza più netta tra il fumetto seriale definito popolare e quello colto, curato, selezionato detto d’autore. Mystère ha fuso la qualità con la popolarità ed è stato il primo fumetto seriale colto. Un salto qualitativo che poi si è trasmesso all’interno della casa editrice a tutte le serie che sono seguite alla sua uscita.

Sei tra i disegnatori preferiti dai lettori di Mystère, lettori che spesso si documentano e interagiscono con gli autori, tu che rapporto hai con i fan?
Debbo dire ottimo. Sono sempre stato molto amato dai lettori, mai avuto particolari critiche, anzi sono stato sempre molto incoraggiato. C’è persino un gruppo di fan che mi segue sempre, con cui ho rapporti di conoscenza diretta e che aspetta sempre che esca qualcosa di mio…

Intervista a Lucio Filippucci per i 30 anni di Martin Mystère - filippucci.3-tex-276x300Hai questo grande seguito tra i lettori “mysteriosi” ma, dopo l’esperienza del texone sei ancora al lavoro con Tex, “arruolato” alla serie regolare. Hai abbandonato il BVZM definitivamente?
No, no! Proprio perché ci sono questi appassionati e sono molto legato al personaggio non ho mai voluto abbandonarlo completamente: ogni tanto faccio qualche tavola, uno speciale e… adesso ad esempio dopo che avrò concluso questa avventura di Tex mi prenderò una pausa con Alfredo che potrebbe essere relativa a M.M. o anche ad un altro progetto, perché c’è anche il piacere di lavorare con Alfredo; in questi anni è nata una collaborazione, ma anche un rapporto d’amicizia e lavorare con lui è sempre molto divertente.

Sei approdato al top, a Tex! È dunque un attestato di stima e di bravura che ti è stato riconosciuto: che giudizio hai del Ranger?
Tex è un personaggio che ho imparato ad amare, è il fumetto italiano più famoso nel mondo. Essere nel suo staff è qualcosa di prestigioso ed è un privilegio concesso a pochi disegnatori, sono felice di essere tra questi; detto ciò, però, non voglio che questa stima mi privi completamente dell’affetto verso Mystère e il suo autore.

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Quale è la storia di M.M. da te disegnata che ricordi di più, che ti ha lasciato un segno più delle altre, nel bene o nel male.?
Uhm! Quella da additare è l’avventura per l’Albo Gigante n° 8 scritta da Beretta, Il segreto delle Ombre Diafane, perché è stato un punto d’arrivo che mi ha fatto penare e non perché mi dava una pagina di sceneggiatura alla volta! È da additare in quanto ritengo di aver raggiunto il mio massimo dal punto di vista grafico. Mentre la storia più importante che ho disegnato è stata quella in occasione dei 100 anni del fumetto: Il mystero delle nuvole parlanti, in cui ci siamo divertiti molto.

 L’esperienza del Docteur Mystère e Cigale come è stata e ci sarà un seguito?
È stata una cosa nata dalla “follia” di Alfredo. Il personaggio lo aveva in mente da tempo e, lo aveva anche proposto in casa editrice, ma l’avevano bocciato (Bonelli mal sopportava le cose molto ironiche), per cui lo aveva infilato in una storia disegnata da Alessandrini, creando questa parentela tra Mystère e Cigale (e adesso sappiamo che è un suo antenato), riuscendo ad inserire il personaggio nella serie di Martin Mystère. Nell’occasione è passato inosservato creando un precedente. Da qui ha creato una serie di storie dedicate appunto al Docteur Mystère che ha fatto disegnare a me fino all’Almanacco.

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C’è stata un’edizione cartonata poi edita anche all’estero…
Sì, è stato colorato e confezionato per un’edizione alla francese. È stato pubblicato in diversi mercati europei, ed è un po’ il mio fumetto d’autore: io e Alfredo lo abbiamo fatto in piena complicità e probabilmente ha toccato delle corde particolari perché mi son divertito molto a farlo e questo si vede anche dalla resa delle tavole. Alla fine la cosa importante è che il personaggio non sia mai morto! Infatti, in questo momento si sta lavorando su un progetto di romanzo illustrato per il Marchio Giallo con protagonista proprio il Docteur Mystère. Quindi non è finito affatto in naftalina e, pur sapendo che perla Bonelli è poco probabile che ci sia una pubblicazione, si spera che con altri editori si possa concretizzare.

Mystère è ancora vispo e arzillo, anche se anagraficamente ha 70 anni: come te lo immagini nel suo cinquantenario?
I personaggi dei fumetti non possono invecchiare! C’è sempre un limite oltre al quale non si può andare. Ad esempio, nel mio Tex qualche ruga c’è ma perché è un uomo di mezza età che passa gran parte del tempo tra deserti e polvere, quindi le deve avere… Martin invece ha preso le pillole che rallentano l’invecchiamento e il gerovital… e va bene così!

 Qual è la tua visione del mondo misterioso e del “Mistero” in generale e in che si differenzia da quella di Martin Mystère?
Mi sono interessato e avvicinato alle tematiche misteriose sin da adolescente, proprio quelle raccontate in Martin Mystère: Atlantide, le civiltà perdute, i mondi alieni… Mi piace molto la letteratura fantastica quindi con Mystère mi son calato come un pisello nel suo baccello! Tutt’ora sono affascinato da tutto ciò che la scienza non riesce a spiegare. E poi invecchiando mi sono avvicinato di più ai grandi misteri, quelli seri, quelli della religione, quelli che rimarranno tali per sempre.  

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Pin up di Filippucci “modificata” in occasione del trentennale

Nel suo trentesimo compleanno di vita editoriale come vedi il futuro del personaggio? 
Penso che il personaggio, proprio perché è giunto a questo invidiabile traguardo in buone condizioni, abbia bisogno di darsi una “riverniciata”, una rinnovata con uno svecchiamento, trovando nuovi stimoli, sviluppi e motivi d’interesse per coinvolgere e attirare un pubblico di lettori di fumetti che in generale è sempre più esiguo.

Con rinnovamento ti riferisci alle caratteristiche del personaggio o alla tecnica dell’editoria, all’adattarsi ai tempi e sfruttare le risorse disponibili con i supporti elettronici come tablet, iPad, internet, eccetera?
Un po’ l’uno e l’altro: sul secondo punto sicuramente il personaggio farà da apripista, per mille motivi che non mi fermo a spiegare perché sono ovvii, ma penso che sia ancora troppo presto per vederne il coinvolgimento. Mentre sul primo punto si può agire sul breve e, per esempio, io riprenderei la serie di avventure in Italia. La motivazione è semplice: i lettori sono soprattutto italiani, l’Italia è piena di spunti, leggende, fatti storici, luoghi arcani, ecc. ecc. che si prestano benissimo allo scopo e, infine, è appurato che ormai il personaggio è ben accetto in qualsiasi luogo della penisola, attraverso le tantissime richieste fatte per averlo come testimonial, quindi ci si dovrebbe pensare per dargli una visibilità sul territorio anche attraverso una promozione locale.

 

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Disegno inedito (collezione privata, De Falco)
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