Interviste

Intervista a Mike Allred

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Hi Mike e benvenuto su LoSpazioBianco. Ci puoi parlare di come e dove sei cresciuto e quali sono stati i tuoi studi?
Felicità, felicità. Gioia, gioia. Un sacco di ricordi meravigliosi. Momenti idilliaci. Tutto questo fino alla pubertà, quando il mio mondo è andato in pezzi e i miei genitori hanno divorziato. Poi ho faticato a capire chi ero e a scoprire lo scopo della mia vita. Una fatica che in parte continua ancora oggi.

In passato hai lavorato come reporter in Europa per l’AFRTS, realizzando servizi giornalistici anche all’Italia. Che ricordi hai del nostro paese? Ci sei più tornato successivamente?
In realtà non sono mai stato in Italia. E’ il paese che desidero assolutamente visitare e che mi dispiace di non aver visitato.

Ci racconti come si è sviluppata, nella tua esperienza, il passaggio da bambino autore di scarabocchi a professionista del fumetto?
Penso che l’evoluzione della mia carriera sia legata alla convinzione di poter sempre fare di meglio, così ho continuato a mettermi alla prova, senza mai riuscire ad essere completamente soddisfatto del mio lavoro. Ora questo tentativo continuo di migliorare mi piace. Mi diverte e rende il mio lavoro interessante.

Quali sono le opere che ti hanno spinto a diventare un autore di fumetti?
I fumetti che mi hanno trasformato da lettore appassionato ad autore, che mi hanno spinto a desiderare di essere io a creare quelle storie sono : Mister X, Love And Rockets, Grendel, The Jam, The Dark Knight Returns, Watchmen, Maus, Raw, Yummy Fur. Questi sono i primi che mi vengono in mente.

E quali sono stati i riconoscimenti più importanti in tal senso?

Il successo di Madman è stata la prima prova tangibile che potevo guadagnarmi da vivere scrivendo fumetti. Lavorare a Sandman con Neil Gaiman è stato fantastico. Il mio progetto Red Rocket 7 è stato incredibilmente liberatorio. Autoprodurre The Atomics e The Golden Plates, ideare personaggi mutanti per la Marvel con X-Force/X-Statix e lavorare alla mia ultima serie, Madman Atomic Comics, con tutte le difficoltà connesse, sono state grandi soddisfazioni.

Come lavori alle storie? Parti da una sceneggiatura dettagliata, da uno story-board completo o procedi a vista, tavola per tavola?

Realizzo un canovaccio di tutti i miei progetti. Poi scrivo una sceneggiatura dettagliata accompagnata da piccole note illustrate di fianco, a destra, sulla stessa pagina. Per finire preparo le bozze a matita, le rifinisco e passo all’inchiostrazione.

Hai un metodo sistematico, “ordinato” di lavoro oppure ti lasci guidare più dall’ispirazione del momento?
Devo sempre seguire durante la lavorazione una tabella di marcia molto rigida, altrimenti le parti del lavoro non stanno insieme. In realtà, sono sempre ispirato, quindi è molto difficile trovare tempo per la famiglia e per gli amici nei fine settimana

Come affronti, sul piano tecnico, gli aspetti più ripetitivi, per certi versi noiosi, del fare il fumettista (le tante ore al tavolo da disegno, l’inchiostrazione…)?
Mantengo regolarmente un orario di lavoro dalle 9.00 alle 5.00, dal lunedì al venerdì. Ma finisce sempre che lavoro di più . Non perdo tempo e disegno praticamente tutto il fumetto prima di inchiostrarlo. A volte, quando seguo due progetti in contemporanea, procedo a piccoli passi su entrambi, inchiostrandoli a turno.

Puoi raccontarci come è cominciata l’avventura di Madman sia da un punto di vista creativo che dal punto di vista editoriale e di come lo hai proposto?
Ho realizzato dei lavori complessi e poco espliciti, ma quando i miei figli hanno cominciato ad andare a scuola, per me è stato importante creare qualcosa che a loro sarebbe piaciuto. Quando avevo la loro età mi piacevano le avventure degli eroi mascherati, ed è stato semplice immaginare il mio personaggio (Frank Einstein) e fargli indossare un costume.

Attualmente i lettori italiani hanno conosciuto Madman tramite la sola lettura di Oddity Odissey e della serie Dark Horse. Il registro narrativo di questi lavori è molto diverso da quello da te utilizzato per caratterizzare il personaggio agli esordi. Come si è evoluto il personaggio di Frank Einstein in questi anni? E’ cambiato anche il tuo approccio alla sceneggiatura?
Sì, è cambiato molto. Adesso tendo a integrare nelle storie molto più di me stesso.

Fino dagli esordi hai sviluppato una serie di personaggi e tematiche che sono successivamente confluite nella serie Madman. Quando hai capito che tutti i pezzi di questo puzzle narrativo potevano comporre un disegno unitario?
Non so se ci sono ancora riuscito.

Per il nome Madman ti sei ispirato ad una parola pronunciata dal Giovane Holden Caulfield? Quali altri elementi del personaggio letterario pensi di aver trasposto nella tua creatura?
Forse. Madman è uno che riflette sui fatti della vita…

Madman è un fumetto che si presta a diversi livelli di lettura, alternando momenti avventurosi e divertenti a pagine più riflessive. Frank Einstein è fondamentalmente un ragazzo che non accetta il suo aspetto fisico e prova vergogna a mostrarsi agli altri. Quanto di te e delle tue esperienze personali hai riversato nel personaggio?
Si, Frank Einstein trae linfa vitale dal mio inconscio, ora più che mai

Madman é molto umano e la maschera nasconde male il suo lato più fragile che tu tieni molto a mostrare. Hai mai pensato di realizzare un fumetto più realistico come spesso succede nel mondo indipendente?

Ci ho pensato, ma preferisco lavorare sulle narrazioni di genere: sono sicuramente più divertenti da disegnare.

Madman ha sempre dato l’idea di omaggiare il mondo dei supereroi, ma anche di sbeffeggiarlo un po’. Quale dei due aspetti è più prevalente nelle tue intenzioni, o sono entrambi alla pari?
E’ vero. Posso strizzare l’occhio al fumetto di supereroi, ma non di sicuro lo ridicolizzo.

Il tuo approccio al fumetto, alla cultura e all’arte appare spesso una deriva originale e sincretica della Pop Art. Anche nei temi che affronti, sembri muoverti spesso al confine tra cultura popolare e cultura alta. Stai cercando una nuova sintesi in questo senso?
Non intenzionalmente: penso già troppo a quello che faccio. Cerco di bilanciare la complessità e la semplicità dei miei lavori ciò attraverso il filtro dei miei interessi.
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La cultura post-moderna non ha più bisogno di queste distinzioni o categorie?
Solo per una maggiore chiarezza del linguaggio. Una sorta di scorciatoia linguistica. Personalmente, ciò trovo più interessante quello che non è ancora stato definito o classificato.

Per le ragioni dette sopra, non credo sia facile per la critica fumettistica statunitense trovarti una collocazione. Che riscontri hai dalla “critica riconosciuta” nel tuo paese?
Sono stato fortunato. Ho la sensazione che siano stati gentili e incoraggianti con me. Non ho di che lamentarmi.

C’è un consapevole e voluto richiamo alla pop-art nel tuo lavoro? Oppure è un collegamento che nasce dalla semplice constatazione che il fumetto è il terreno comune dei tuoi lavori e della pop-art stessa?
Mi piacciono le etichette, ma è ironico pensare che ormai tutto è Pop Art. Non è così?

Il tuo stile evolve da influenze fumettistiche specifiche di autori precedenti?
E’ chiaro. All’inizio, mi sforzavo di imitare lo stile di altri artisti, poi mi sono rilassato in quello che sentivo naturale, ma vedo ancora nel mio lavoro l’influsso di Kirby, Toth, Los Bros., Charles Burns, Daniel Clowes… Forse è la combinazione dei singoli influssi a renderci unici. Penso che un discorso analogo possa essere fatto in campo discografico e cinematografico. Non possiamo fare a meno di adeguarci alle ricette del successo. Almeno, però, non dovremmo sforzarci di cancellare quel che ci rende unici. Sinceramente non apprezzo l’arte fatta con lo stampino.

Per la Marvel hai lavorato, insieme a Peter Milligan, a X-Factor e X-Statix realizzando un’opera che assomiglia più ad un fumetto indipendente che a un prodotto mainstream. Come è stato il rapporto con Milligan? Hai collaborato alla sceneggiatura?
Meraviglioso! La sceneggiatura è stata realizzata completamente da Peter. All’inizio gli ho dato molte indicazioni, ma mi sono adattato in fretta alla separazione dei nostri ruoli. Alex Alonso, il nostro editor, ha avuto un ruolo molto importante in questo progetto. Ci ha aiutato a utilizzare al meglio le nostre risorse. Con Milligan abbiamo discusso di collaborazioni future. Molto divertente!

Cosa ha rappresentato per te lavorare con dei mutanti Marvel? Una conquista o un’esperienza che hai vissuto con distacco?
E’ stato come vedere realizzati i miei sogni di bambino, ha significato veramente molto.

Il lavoro fatto con Milligan su X-Force e X-Static ha giocato molto con i clichè propri del genere supereroistico, smontando molti di essi, creando dinamiche a volte sconcertanti. La sessualità, per esempio,. è trattata in modo abbastanza esplicito, così come il rapporto con la celebrità (ricordo il clamore del progetto su Lady D.). Per certi versi, quello che avete fatto mi ricorda l’approccio alla modernità di James Ballard. Cosa ne pensi?
Non saprei, a dire il vero. , ma sono convinto che tu abbia ragione.

X-Factor e X-Statix rappresentano in qualche modo l’idea che hai dei supereroi?
In un certo senso. In molti modi.

Circa un anno fa hai lavorato anche ad un episodio di Fables. Come ti trovi a lavorare su prodotti non tuoi abituato come sei ad avere una serie molto personale e di cui sei padre?
Sono un appassionato di Fables. Poter lavorare su serie a fumetti che mi entusiasmano lo considero un privilegio.

La lettera di una fan (Haruka Sometani) e l’interessamento dell’editor Anina Bennet hanno convinto te, Mike Baron e Steve Rude a creare il crossover “Nexus Meets Madman”. Come avete organizzato questa
collaborazione e sviluppato l’idea per la storia?

E’ stato molto facile. Tutti noi abbiamo pensato che fosse un’ottima idea e alla fine… Pow!, tutti i pezzi sono andati al loro posto per magia.

Come possiamo convincerti ad ambientare una storia di Madman in Italia?
Forse il giorno che parteciperò a qualche convention in Italia, ne sarò ispirato.

Nexus è un personaggio fortemente immerso nei fermenti politici degli anni ’80. Le sue storie parlano dell’oppressione e liberazione dei popoli da parte di un personaggio che si atteggia a giudice e giuria dei tiranni. In Madman è presente qualche componente/tematica politica?
Assolutamente no. Piuttosto, direi che Madman è sicuramente il personaggio a fumetti più apolitico-non politico.

Gli eventi del 9/11 sono in qualche modo entrati nell’universo di Snap City?
Per niente.

Madman avrebbe votato per Barack Obama?
Assolutamente sì.

Con Red Rocket 7 hai cercato di percorrere la storia del rock con un punto di vista a metà tra la venerazione e l’ironia pungente. È stata un’iniziativa di successo e senza dubbio originale. Come è nata e come l’hai sviluppata?
Sinceramente, non ricordo. E’ semplicemente successo. Penso di aver avuto un sogno molto figo e di averci lavorato su.

Quali difficoltà o opportunità vedi oggi per aspiranti autori di fumetti?
Sempre meno col passare degli anni. Lo sviluppo tecnologico fornisce infinite opportunità. Tutto sta nel decidere quali sono gli obiettivi e mantenerli, divertendosi nel farlo.

Quali autori della scena indipendente USA segui maggiormente in questi ultimi anni?
Direi tutti! Scherzi a parte, posso darti un paio di nomi di persone che sono anche carissimi amici… Craig Thompson per il suo entusiasmo. Jamie S. Rich per la sua sensibilità.

Nei prossimi mesi verrà avviata la pubblicazione in Italia di Madman & The Atomics, la serie Image del 2007. Come la presenteresti ai lettori italiani?
Sono contento di poter dire che questo mio ultimo lavoro è sicuramente anche il migliore. Si tratta di un deciso cambio di marcia per Madman e gli Atomics.

Come è avvenuto lo sviluppo alla coralità di un gruppo di personaggi, gli Atomics appunto, e quali ulteriori sviluppi prevedi?
Come è successo per il personaggio di Madman, con gli Atomics ho voluto creare la mia personalissima versione di una squadra di supereroi. Ma in realtà, quello che rappresentano è una famiglia.

Oltre a Madman, in futuro ti vedremo impegnato in qualche altro progetto?
Ho due grandi progetti segreti, uno con per Image e l’atro per Vertigo, che mi entusiasmano molto. Saranno annunciati presto.


(Si ringrazia la professoressa e scrittrice Nicoletta Vallorani, docente dell’Università Statale di Milano, per la preziosa collaborazione.)

Riferimenti:
Aaapop, il sito di Madman/Allred: www.aaapop.com

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