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Meglio tardi che mai: Il castello nel cielo di Miyazaki al cinema

Meglio tardi che mai: Il castello nel cielo di Miyazaki al cinema - locandina_ita-largeIl castello nel cielo, titolo originale Tenku no shiro Laputa (Laputa il castello nel cielo) è l’ultimo film di distribuito nelle sale italiane, anche se in realtà si tratta di una produzione del 1986.

Dopo che i primi film del maestro giapponese hanno avuto sfortune distributive (su tutti il caso di , stato trasmesso solo una volta su Rai Uno) o di fatto sono stati per anni addirittura ignorati dal circuito distributivo cinematografico italiano – mentre venivano proiettati in altri paesi europei, è dopo il successo de Il castello errante di Howl e La città incantata che il maestro ha visto riconosciuti anche in Italia i suoi meriti. Ottima quindi l’iniziativa di restituirgli lo spazio mancato a suo tempo distribuendo ora un vecchio capolavoro come Il castello nel cielo. Ora che i genitori che accompagnano i loro figli a vedere i film di Miyazaki sono gli stessi che da piccoli sono cresciuti con le vecchie serie realizzate dai due fondatori dello e Iaso Takahata – come la prima serie di , Anna dai capelli rossi, Conan il ragazzo del futuro (col quale Il castello nel cielo condivide molti elementi tipicamente miyazakiani).
Capita così di sentire la mamma seduta accanto dire al proprio figlio di cinque o sei anni durante l’intervallo: “Che te ne pare di questo film? Vedi che Miyazaki ti piace!
Evidentemente consapevole del passato dell’autore e orgogliosa di mostrare il film al figlio probabilmente abituato e assuefatto agli stereotipi dei film di animazione recenti dove spesso la ricerca dello stupore per i virtuosismi – o meglio tecnicismi – grafici mette in secondo piano il valore delle storie.
Tutto l’opposto di questo lungometraggio che, trattandosi di una pellicola ormai datata, manca sì degli affascinanti scenari de La principessa Mononoke o La città incantata, o delle suggestive fluidità delle animazioni di Ponyo della scogliera, ma resta nel complesso una grande Storia (con la S maiuscola) e un’opera miyazakiana completa.

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Il castello nel cielo comprende infatti tutti gli elementi cari al regista giapponese mantenendo ogni spunto e ogni tematica in equilibrio, contenendo così tutto ciò che negli anni ha distinto Miyazaki, il suo stile e le sue opere: ambientazioni retrò – quasi definibili soft-steampunk, personaggi dai volti familiari che come attori ricorrono in diversi suoi film, il tema fondamentale dell’attenzione per l’ambiente, moderato ed equilibrato più che mai in questo caso, insieme a un netto rifiuto per il materialismo sfrenato.

Ogni aspetto visivo racchiude non solo ragioni iconografiche (l’evidente passione dell’autore per la rappresentazione di velivoli e meccanismi), ma anche veri e propri intenti ideologici. Meglio tardi che mai: Il castello nel cielo di Miyazaki al cinema - laputa3Il mondo in cui si muovono Pazu e Shita, incontratisi casualmente quando lei finisce letteralmente tra le braccia di lui dopo essere scappata dall’aeronave dove è tenuta prigioniera, è un ipotetico mondo pre-rivoluzione industriale. Tutto si muove grazie ad ingranaggi e strani marchingegni, la corrente elettrica è assente, senza quindi aver ancora innescato quei meccanismi di sfrenato progresso che hanno corrotto il nostro mondo negli ultimi duecento anni.

Quasi un mondo ideale per Miyazaki, se non fosse per l’avidità degli uomini di potere che null’altro ricercano se non le ricchezze e i beni materiali – memorabile la scena in cui l’autore ridicolizza la brama di oro di un gruppo di soldati – e in particolare le ricchezze che si celano su Laputa, la città/castello che fluttua nel cielo nascondendosi agli occhi dell’uomo. Un’Atlantide alla rovescia, mito nascosto nel cielo – il cielo, da sempre simbolo di libertà caro all’immaginario dell’autore – anziché nell’acqua, o meglio un eldorado, un miraggio di ricchezza e prosperità dimenticato nel passato.

Pazu e Shita si muovono impavidi, mossi solo da un desiderio di libertà e giustizia, sono due ingenui Adamo ed Eva sui quali Miyazaki ripone ogni speranza per l’uomo. Quasi commoventi le immagini in cui i due a volte vengono rappresentati con tratti ed espressioni adulte, tradendo l’impossibilità di determinarne l’età, quasi non fossero bambini, come suggerisce l’aspetto, ma adulti non corrotti.

Una pellicola quasi trentennale che vince la sfida del tempo senza bisogno di fronzoli, per come sa essere divertente, grazie a gag sottili e mai fuori luogo, e carica di più livelli di lettura e significati.

Peccato per come sia evidente che il passaggio nelle sale non sia corrisposto a un’eventuale ristrutturazione o rimasterizzazione della pellicola; anche l’adattamento, rifatto ex-novo dopo quello del DVD del 2004, sarebbe potuto essere maggiormente curato. È infatti nella traduzione che un orecchio più attento può individuare le uniche sue pecche: quando non si cerca di attribuire un tono quasi aulico ai dialoghi, molti tradiscono una traduzione dal giapponese praticamente alla lettera e quindi un linguaggio spesso legnoso e poco spontaneo.

In ogni modo, questa apparizione tardiva nelle sale non può che far ben sperare in un passaggio futuro anche per della valle del vento, il primo film prodotto dallo . Anche se continuo ad augurarmi che un giorno nel nostro paese possano esser scoperti da un pubblico più ampio anche gli altri capolavori dello , quelli del maestro Isao Takahata, l’altra anima dello studio, assai affascinanti e legati a un immaginario più quotidiano.

2 Commenti

2 Comments

  1. Valerio Stivè

    1 febbraio 2013 a 19:55

    Grazie del commento intanto.
    Dalla visione è passato diverso tempo, però ricordo bene la qualità pessima del video, pareva di stare a casa davanti a un VHS. E, ti posso dire, avendo delle basi di giapponese, che la traduzione era davvero legnosa.

  2. FCanc

    1 febbraio 2013 a 12:39

    Il discorso della pellicola non restaurata poteva essere valido per Totoro, ma per questo film non mi pare. Piuttosto si può dire che vista l’età della pellicola il restauro non abbia fatto miracoli. Per quanto riguarda l’adattamento italiano, posso capire che non piaccia e che risulti fuori dai canoni cui siamo abituati, ma di certo è un adattamento il più possibile fedele all’originale e se renderlo in questo modo serve a capire meglio ogni singola sfumatura dell’opera, ben venga. Di certo non è una boiata come quelle robe che ci propinava la disney italia…

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