Interviste

Dietro le quinte di Mytico: intervista a Fabio Licari

Dietro le quinte di Mytico: intervista a Fabio Licari - cover-1-196x300Ciao Fabio, benvenuto su Lospaziobianco. Partiamo dalla genesi; quanto scritto nell’editoriale del primo è abbastanza illuminante. Spenderesti due parole per raccontarci chi ha avuto l’idea e qual è stato l’iter che ha portato alla pubblicazione?
Come scritto nei credits a pagina 2 del primo numero di , l’idea appartiene a cinque persone: Luisa (Sacchi), Alessandra (Generali), Francesco (Grizzaffi), Marco (Schiavone) e io. Il Corriere voleva creare un albo a fumetti inedito: un allegato nuovo, non una ristampa. E voleva rivolgersi a un pubblico pre-adolescenziale, di 8-12 anni. Luisa, la responsabile degli allegati del Corsera, Alessandra e Francesco, ai quali si deve davvero , mi hanno chiamato per discutere un progetto che, come ha già scritto qualcuno, potesse divertire insegnando qualcosa, e non insegnare divertendo. Il mito greco ci è sembrato idoneo. Un mito da modernizzare, un mito che i papà potessero far leggere ai figli. E quindi è stato scelto Marco e la sua BD con autori giovani e bravi. Marco è bravissimo e un amico.

Come è stata effettuata la scelta di sceneggiatori e disegnatori per questo progetto?
Tante prove, tanti bozzetti, inquadrature diverse, soprattutto capacità di narrazione. Escluso il “decano” Rosenzweig (Maurizio non prendertela ☺, siamo più o meno coetanei), gli altri disegnatori sono giovanissimi. Gli sceneggiatori invece già affermati.

In seconda battuta ti diamo l’occasione di rinverdire quanto scritto appunto nell’editoriale. Seguendo il percorso inverso rispetto a quello che ha portato alla nascita dei Supereroi (quelli in calzamaglia e mantello, per intenderci) moderni, cosa vi ha spinto a puntare sui Miti greci per proporre albi nel formato e nell’approccio così simili a quelli di Superman, Spider-Man, etc.?
Un po’ perché i primi supereroi con superproblemi della storia sono quelli di Omero, compreso un universo in continuity. Un po’ perché offrivano spunti narrativi illimitati. E anche perché il Corriere chiedeva un contesto – passami il termine – “culturale”: non soltanto storie e ambientazioni inventate dal nulla. Stiamo sempre parlando di un esperimento coraggioso, mai tentato da nessuno. Non mi sembra poco.

Non sono poche le volte che in ottant’anni di supereroi nei fumetti qualche personaggio ha incrociato spade e/o superpoteri con miti greci (se non sono proprio miti greci traslati nei loro universi come Hercules in quello Marvel); basti pensare a personaggi quali Eternal Warrior che di default attraversava la storia… Questo vi ha minimamente influenzato se non nella scelta delle storie almeno nella gestione/racconto delle stesse?
Sinceramente no. Gli dei greci nella Marvel, nella Dc o altrove sono “prestati” e adattati alle esigenze editoriali. In Mytico! raccontiamo proprio quel mito: Eracle è Eracle e non il simpatico sbruffone della Marvel. E lo raccontiamo per ragazzi, anche se in giro qualcuno ha scomodato paragoni con il capolavoro di Shanower, L’Età del Bronzo: ma scherziamo? Dietro le quinte di Mytico: intervista a Fabio Licari - dettaglio-n.1-2-275x300Lì i personaggi sono adulti, mio figlio ha 9 anni e gli farei leggere Shanower tra un po’. Come possiamo paragonare Mytico! a quel capolavoro? Forse Gianconiglio va paragonato a Pogo?

I fumetti allegati a quotidiani (prossimo sarà nientedimeno che Superman) sono negli ultimi anni una quasi certezza nei budget degli editori. Le linee guida che ne hanno orientato le edizioni sono essenzialmente tre: ristampa, personaggi pluridecennali, e di successo. Si è andati da La dinastia dei Paperi a Tex a Diabolik alle innumerevoli uscite superoistiche del vostro gruppo in collaborazione con la Panini Comics. Con numeri così “essenziali” per i fumetti a colori supereroistici (perfino i più famosi e amati) su cosa si è basata la scelta di proseguire con inediti in questo ambito?
Beh, il prossimo è anche la mini di quattro numeri di Avengers e poi, a giugno, qualcosa – di straordinariamente leggibile e godibile – legato al film di Spider-Man di Webb… Per la scelta supereroica, beh, penso che da piccoli ci si emozionava per un pugno di Hulk, una storia ingenua ma romantica di Devil, una battuta di Stan Lee nelle didascalie, e oggi tutto questo, questa atmosfera intendo, non c’è più. Tutto è perfetto come una sceneggiatura di Moore. Ma a 9 anni è presto per Moore e Miller e ci si vuole divertire con qualche cazzotto ben disegnato. Almeno spero e credo.

Da un punto di vista editoriale, in quale direzione bisognerebbe muoversi per favorire tra i lettori di fumetti un ricambio generazionale? Quanto viene fatto in Italia?
Ai miei tempi, dal Corriere dei Piccoli al Giornalino, da Topolino a Geppo a tutto il resto, c’erano fumetti per bambini. Oggi non ce ne sono più. Magari Mytico! convincerà qualcuno a fare tentativi nuovi. O magari no, perché forse oggi si chiedono soltanto standard adulti e Mytico! sarà giudicato ingenuo. A me sembra che tanti abbiano dimenticato come sono diventati lettori di fumetti, per la vita, a 6/7 anni, e si vergognino di quelle emozioni…

Il primo (e il secondo) numero erano in vendita a un Euro; un prezzo ovviamente sotto costo visto il colore, la copertina rigida con “effetto” e il fatto che si tratti di albi nuovi (e che pertanto il costo di produzione per autori sia interamente ribaltato sul vostro venduto, contrariamente alle ristampe, che hanno solo costi di diritti di riproduzione). Lo sforzo economico temiamo sia importante. Cosa lo ha motivato?
Anche il terzo e il quarto. Si va anche in perdita, no problem, perché la Rcs crede nell’esperimento. Costa, eccome se costa, e lo sanno tutti perché nessuno ha creato un fumetto ex novo oltretutto pagando il giusto agli autori, non schiavizzandoli. Speriamo.

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Che tiratura avete avuto per il primo numero? Avete già riscontri di vendita? Pensate che gli edicolanti siano stati in grado (o abbiano voluto, visto il costo esiguo dell’albo) di proporre con la dovuta forza il fumetto al pubblico?
Del primo sono state tirate oltre centomila copie. Per il venduto bisogna aspettare due settimane quindi i primi dati seri saranno disponibili dopo il 30 aprile… Edicolanti? Non so, non sono più abituati al fumetto come ai miei tempi. Neanche i lettori d’altra parte lo sono…

Se fossi un nerd sottolineerei come nei 35/45enni che amano il fumetto supereroistico questo albo rappresenti un farsi realtà della propria più sfrenata fantasia: un albo spillato con copertina rigida con effetto speciale con storie inedite scritte da autori italiani, a colori, che parla di supertizi che combattono contro supercattivi… (Venom Lethal Protector n.1 -1993- by Marvel Comics). Dovrebbe/ potrebbe essere questa la strada fosse quella per rendere nerd e lettori di fumetti i ragazzi di oggi?
Lo so perché, da nerd qual sono un po’ anch’io, ho cercato con Marco di creare proprio questo cortocircuito, compresi i credits nei quali c’è un evidente omaggio a Lee e al suo bullpen. Quelle cose mi emozionavano, divertivano, incuriosivano. Chissà che tra i ragazzini di oggi qualcuno non senta lo stesso brivido. Per gli adulti il brivido potrebbe essere diverso.

I riscontri alla vostra pubblicazione, nell’era del giornalismo 2.0, sono arrivati in tempo zero su siti e blog che parlano di fumetto. Magari sovente solo effettuando una lettura tecnica della storia mettendo ai margini (né che questo giustifichi eventuali carenze narrative o artistiche) l’analisi di una novità editoriale che ha ben altro respiro…
Non sarebbe giusto criticare i critici. Oltretutto è una cosa che faccio da vent’anni: negli anni Novanta ho diretto la gloriosa Fumo, Dietro le quinte di Mytico: intervista a Fabio Licari - zeus-183x300per cui scrivo da allora ininterrottamente, e oggi ho anche una rubrica su Sportweek, il settimanale della Gazzetta per cui lavoro. A parte un paio di cattiverie – ma restano cattiverie che sono anche nel cinema, o in letteratura – ho letto tanti giudizi obiettivi, anche negativi. A chi mi scriveva annunciandomi una recensione, rispondevo: “Stronca Mytico!, oppure apprezzalo, ma con obiettività, ti prego, spiegando perché sì e perché no. E ricordando sempre a chi è destinato. Grazie comunque”. Un autore-editore, che ammiro e leggo e sostengo nelle sue iniziative innovative, ed è anche un amico, ha scritto su twitter che il primo numero è una porcheria: se posso, a prescindere dal fatto che Mytico! è dignitoso e non una porcheria, quella parola non fa onore a chi la usa, è una caduta di stile ingiustificata, non la userei mai, non è critica ma invettiva, boh, chissà perché. O forse mi sbaglio e si fa critica così?

Dall’editoriale (in merito all’uso di trarre spunto dal mito greco per poesie, romanzi e infine i film) del numero 1: “perché non un fumetto, allora?”. Ribaltiamo la domanda: perché un fumetto?
Beh, la Rcs non fa film. La sezione quotidiani non… produce libri. E, come ha detto qualcuno, con un pc e una matita si può creare un universo. Oltretutto i fumetti e i dvd allegati a Gazzetta e Corriere vanno da dio dal 2006. Può andare come risposta? :-)

Direi di sì… Passando avanti, oltre al fumetto, fantasia ed energie sono state investite sul web che essendo la seconda casa di ogni adolescente può fungere da mediatore, può incanalare interessi e portare lettori dalla rete alla carta. Quante energie sono state investite nel web? Quanto ha contato il web nella pubblicizzazione del prodotto? E poi, avete riscontri di qualche tipo, numerico o qualitativo, da parte del pubblico sul sito mytico.corriere.it?
Parecchie energie, con Francesco attivissimo come Monica per la Bd. Io per scelta, finché potrò, non andrò mai su facebook, twitter, altri social network, perché faccio già fatica a frequentare gli amici di presenza, e ho bisogno del contatto umano. Un limite, lo so. E poi vedo troppa aggressività, insulti, punti esclamativi, maiuscole: come nella guida, sembra che i social network tirino fuori il peggio di noi. I più giovani però non possono vivere senza. I diecimila contatti – al 17 maggio – su fb per Mytico! mi lasciano stupito. Il web ha contato, inutile negarlo: c’era una curiosità enorme, come per un film. Oggi si fa così, no?

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