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Bao Publishing, professionalmente appassionati

Bao Publishing, professionalmente appassionati - immagine1-5676Cominciamo dall’inizio: chi c’e’ dietro BP, da che esperienze venite, e come nasce l’idea di fondare una casa editrice?
Be’, la BP nasce dalla fusione, nel 1998, tra la British Petroleum e la Amoco. La sede è a Londra.
Scusa la battuta. è che nei primi giorni della nostra attività promozionale, su un sito è apparsa l’informazione che “Sono cinesi e fino al 1995 BAO ha prodotto simulatori di volo“. La cosa ci ha fatto ridere per settimane, è il nostro inside-joke aziendale preferito.
Ricominciamo. BAO è una casa editrice di Milano, che nasce dall’esigenza di proporre un modello di business editoriale diverso da quelli presenti sul mercato ed è composta da persone con una notevole esperienza editoriale. Direi che, combinata, è un’esperienza di quasi settant’anni.
Siamo un manipolo di persone con competenze diverse. A livello di pianificazione, c’e’ una persona che si occupa del lato business, una che pensa alla produzione e una che cura l’immagine e la promozione. Sul piano operativo, ci sono un art director, un grafico anziano che gestisce la produzione dei libri, un redattore e un tizio con la frusta che li coordina tutti. La cifra comune, per quasi tutti, è il bisogno di fare qualcosa di “nostro” dopo anni al servizio di altre realtà editoriali.

Non sempre nell’editoria specializzata si intravede una vera e propria programmazione, una linea editoriale distintiva. Quale intende essere la vostra? Si limita al “pubblicare quello che ci sembra migliore” o intendete presentarvi con una personalità più spiccata e definita?
Potrà sembrarti poco umile, ma già proporre quello che ci piace denota l’esigenza di una certa coerenza. La nostra programmazione editoriale è molto attenta, il programma 2010 è chiuso da mesi, a fine aprile chiuderemo quasi del tutto anche quello del 2011. La nostra cifra saranno i grandi nomi, le opere imprescindibili e il nostro obiettivo sarà far leggere fumetti anche a chi, fino a oggi, non ci ha mai pensato.

Un aspetto forse sottovalutato nel fumetto rispetto all’editoria tradizionale è quello della cura grafica del prodotto, della riconoscibilità che inizia fin dalle copertine, dalle collane editoriali, dal formato – cosa piuttosto curiosa trattandosi di un linguaggio grafico.
Non puoi immaginare quanto questo sia importante per noi. Già nello studio del nostro logo, che abbiamo affidato a uno dei nostri artisti preferiti, Cliff Chiang (che è stato editor in per tanti anni e poi è passato dall’altra parte, disegnando serie come “Human Target”, “Gotham Central” e “Freccia Verde/Black Canary”). Non crediamo nell’omogeneizzazione dei formati, ma abbiamo raccolto il grido d’allarme dei librai sulle esigenze dello scaffale e intendiamo farci riconoscere rispettando nel contempo l’aspetto originale dei libri di cui ci siamo innamorati, consci che parte della fascinazione che ci ha portati a volerli acquisire risiede anche nel formato e nella veste.

Gli autori che citate tra le vostre prossime pubblicazioni sono di primo livello, e spesso i lettori hanno accostato i loro nomi ad altre realtà editoriali. Come avete costruito questo parco autori per il vostro catalogo?
Potrà sembrare strano ma molti dei titoli che presenteremo sono frutto di un grande rapporto umano non solo con agenti ed editori ma proprio con gli autori stessi. Gran parte di loro li abbiamo conosciuti alle varie fiere e quando gli abbiamo chiesto di collaborare con noi ne sono stati subito entusiasti. La passione che siamo riusciti a trasmettere a chi è venuto in contatto con noi è tale che si sono create anche delle belle amicizie.
Oltretutto la maggior parte dei titoli che abbiamo chiesto, e ottenuto, non erano contesi tra più realtà editoriali. Ci è bastato spiegare con cura il nostro piano distributivo e di marketing per ottenere subito assensi rassicurati.

Quanto è difficile muoversi per acquisire i diritti di pubblicazione con questa concorrenza? E quanto c’e’ ancora di “inesplorato” nel mondo a fumetti per il lettore italiano?
Moltissimo. Il pubblico italiano è molto abitudinario. Speriamo di riuscire a dargli cio’ che desidera e allo stesso tempo suggerirgli che forse desidera anche qualcos’altro. Qualcosa di nuovo. E poi c’e’ il territorio esplorato, ma male. In quel frangente pensiamo di poter fare contenti parecchi lettori. Quanto alla concorrenza, non è molto difficile. La conosciamo, la rispettiamo, sappiamo come si muove.

Bao Publishing, professionalmente appassionati - immagine2-5676Sembra inutile parlare di “crisi”, una parola che ormai applicata al fumetto ha perso il suo significato. Ma certamente quello fumettistico non è un mercato facile, per una concomitanza di ragioni culturali, logistiche, economiche. Come affrontate questa sfida?
Hai ragione, smettiamola di parlare di crisi. Altrimenti, perché non abbiamo tutti cambiato mestiere, nel 2009? Per il resto, passiamo alla prossima domanda.

Che idea avete di questo mercato, quali sono i punti forti e deboli per voi, e come pensate di agire per sfruttare gli uni e sopravvivere agli altri?
Se sai dare al lettore cio’ che desidera, se sai comunicare con lui e guadagnare la sua fiducia, avrai un cliente altamente fidelizzato. Questo è uno dei lati più positivi del mercato del fumetto. D’altra parte, è estremamente difficile conquistare nuovi lettori, nel senso di persone che cominciano per la prima volta a leggere fumetti, non di persone che smettono di comprare quelli della concorrenza per comprare i nostri.
L’ottimizzazione dei costi produttivi senza perdere d’occhio la qualità (vedi prossima risposta) aiuta a fare contenti i lettori, un accurato, aggressivo, paziente lavoro sui canali distributivi e sulla promozione migliora la situazione dei lettori. Crediamo che chi fa bene questa parte del lavoro faccia bene a tutto il comparto.

La situazione economica costringe a volte a scelte penalizzanti, a risparmiare sui costi vivi e sui collaboratori: questo significa edizioni modeste, traduzioni poco incisive se non proprio sbagliate, scarsa attenzione al prodotto, all’oggetto fumetto. Una corsa al ribasso che nuoce al lettore. Quanto è importante porre attenzione e cura nel confezionamento di un volume?
Dietro ai libri BAO c’e’ una squadra affiatata di professionisti senza compromessi. Il confezionamento del volume è al primo posto nelle nostre priorita’, vogliamo che si possa percepire la passione e la dedizione che ci stiamo mettendo solamente prendendolo in mano. Tutto, dalla scelta dei materiali e dei formati, alla traduzione (per la quale spesso scriviamo agli sceneggiatori, per accertarci di non aver travisato le loro intenzioni) al lettering è oggetto di attenzione continua e di revisioni accurate. Non esiste il libro perfetto, ma noi continuiamo a crederci. Piccola curiosita’, per dirti quanto ci teniamo: nella maggior parte dei nostri volumi ci sarà l’interpretazione del nostro logo da parte del disegnatore dell’opera in questione.

Credete che ci possa veramente esser spazio per tutti, o il proliferare di editori porterà a una cannibalizzazione di alcune realtà da parte di altre?
Se lo spazio è la fumetteria, la saturazione non è ancora un problema: le piccole realta’, semplicemente, scompaiono dagli scaffali. Nell’ottica di un mercato editoriale sano, competitivo e in crescita, invece, no, non c’e’ posto per tutti. Ed è giusto che sia cosi’.

Un problema su cui si dibatte fortemente è quello della distribuzione. Vi siete fatti un’idea dei problemi che affronterete e delle possibili soluzioni?
Se non ci fossimo fatti un’idea non avremmo mai iniziato questa avventura!

Avete scelto di affidarvi in esclusiva per la distribuzione ad Alastor. Perche’ questa scelta? Quali vantaggi offre dal vostro punto di vista? Credete che questa “lotta all’esclusiva” tra distributori porti a un miglior servizio?
Non è che la corsa alle esclusive sia come quella che, per dire, porta negli Stati Uniti un disegnatore a lavorare in esclusiva per una delle due maggiori case editrici. Non ci sono vantaggi diretti. Nessun garanzia di ordini minimi, nessun favore economico. Pero’ un editore esclusivo riceve più attenzione sul catalogo del proprio distributore, può pianificare la propria promozione in modo più incisivo, gode di un rapporto in un certo senso privilegiato. Noi siamo distribuiti da Alastor nelle fumetterie, mentre per la promozione libraria ci appoggiamo a De Agostini. Dato lo strettissimo rapporto professionale tra le due realta’, ci è molto più facile “sinergizzare” i lanci dei libri. Ti faccio un esempio. Se un nostro volume di provenienza americana, come per esempio CHEW, che abbiamo annunciato questo mese, non esce nelle librerie in contemporanea con le fumetterie, la cosa non è grave. Ma se un libro scritto da esce in fumetteria molto prima che in libreria, ci giochiamo una parte importante della clientela. Avere un solo interlocutore per i due mercati ci aiuta in questo.

E’ facile immaginare, visti gli autori annunciati, una vostra presenza forte nel circuito delle librerie di varia. Che importanza date a questo mercato? Un volume a fumetti deve avere caratteristiche differenti a seconda del canale distributivo?
Uno dei nostri obiettivi principali è quello di espandere il mercato dei fumetti delle librerie, proponendo un prodotto che non sembri un “giornaletto”. In Francia se dici ad un amico che esci a comprare l’ultimo Pennac e torni con un volume di nessuno ti dice niente, se lo fai in Italia ti prendono per pazzo. Per questo è importante dare ai lettori di varia un fumetto che abbia un contenuto e una veste che lo valorizzi al meglio e che lo faccia apparire quello che e’: un prodotto culturale.
Per questo non tutti i nostri titoli andranno in libreria; alcuni sono pensati per il mercato delle fumetterie, altri per entrambi. Inoltre proporremo romanzi e saggi che sfiorano l’argomento fumettistico e che quindi possono avvicinare ancora di più questi due mondi.

Come intendete promuovere le vostre pubblicazioni?
Ci proponiamo di dare ad ogni libro lo spazio che si merita sia a livello di eventi sia a livello stampa. Già a partire dal nostro esordio a Cartoomics, per il quale abbiamo invitato i due autori di CHEW, vogliamo dare la possibilità ai nostri autori di conoscere i loro lettori e di visitare il nostro paese. Proprio per questo abbiamo in programma già durante il 2010 di avere moltissimi ospiti stranieri per promuovere le opere che daranno forma al nostro catalogo.

Il web è uno strumento sempre più utile per far parlare di se’. Avete un sito che punta molto sulla condivisione dei contenuti, una pagina Facebook molto attiva e siete presenti su Twitter: che strategia avete riguardo questi mezzi? Cosa dobbiamo aspettarci a livello di promozioni, di contatto con i lettori, di futuri sviluppi?
Il web è un canale che vorremmo sfruttare il più possibile. Diventando fan di su Facebook si possono ricevere copie omaggio dei nostri libri “taggandosi” sulle immagini delle copertine che metteremo a sorpresa sulla pagina (e sketch che gli autori BAO faranno appositamente per i fan).
Sul nostro sito avremo un blog sempre aggiornato sui nostri titoli e sugli eventi che organizzeremo durante l’anno, con le anticipazioni e anteprime che proporremo anche in modi poco convenzionali. Inoltre sul sito saranno disponibili alcuni libri e gadget che presenteremo come esclusive per le fiere e per il web. La prima sarà già disponibile a Cartoomics 2010.
Twitter è un mezzo che usiamo per tenerci in contatto con i nostri autori e lettori, anche se in Italia è ancora poco compreso.

Riferimenti:
Bao Publishing, il sito ufficiale: www.baopublishing.it
Bao Publishing su Facebook: www.facebook.com/home.php?#!/pages/Milano/BAO-Publishing/261180688723
Bao Publishing su Twitter: twitter.com/Baopublishing

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