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Miki #2: la violenza genera mostri

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Miki #2: la violenza genera mostri - 1Con Miki ci troviamo di fronte al fumetto di fantasia usato come veicolo di denuncia e informazione; Miki parla della violenza sui minori, di abusi sessuali, di persone tanto malate da non ammetterlo e della sete di vendetta che il male perpetrato genera a sua volta.

Il secondo numero riparte direttamente dal punto in cui si era interrotto il primo, evidenziando lo stacco fin troppo netto, in un punto del racconto che probabilmente si prestava poco o che poteva esser gestito in maniera più fluida. Al di là di questa critica, tutto l’albo appare come un deciso passo avanti dal punto di vista della sceneggiatura, più chiara e lineare, ma soprattutto incisiva, dura, diretta. Quel che era lasciato sottinteso nella prima parte, anche, forse, in maniera troppo criptica, trova (parziale) svelamento; si introducono meglio i personaggi, cercando di dar loro, anche se in pochissime battute, una maggiore profondità; su tutti, Miki/Michele e Stella, due facce della stessa medaglia, feriti altrettanto profondamente ma diversi nel modo di reagire al dolore che si portano dentro, che trova sfogo nella vendetta sanguinaria per il primo e nel sogno di una nuova vita lontano da tutto ciò per la seconda.

Miki #2: la violenza genera mostri - foto-2Soprattutto, l’autore si impegna nel sottolineare un punto che nel primo numero emergeva molto poco: la violenza per la violenza, la giustizia sommaria cercata nel sangue e nella morte degli abusatori, genera essa stessa un mostro. Se c’era il rischio di leggere Miki come la storia di una semplice ricerca di vendetta in stile “giustiziere della notte”, priva di riflessioni morali, con questo secondo episodio emerge più evidente il messaggio strutturato che c’è dietro al fumetto.

Ancora a livello amatoriale i disegni, troppo discontinui e con errori evidenti di inesperienza, difetto che un montaggio non disprezzabile di tavole e vignette, segno di un certo impegno nella realizzazione grafica, non riesce a nascondere.

A chiusura di questo primo ciclo, intitolato “I capitoli della furia“, il progetto si conferma ambizioso nelle intenzioni e sincero nello svolgimento.

Un’opera che si rivolge a molti, per sensibilizzare e allertare su una realtà che non possiamo fingere non esista, con tanto di articoli di giornale o contenuti a tema (come la bellissima canzone di Carmen Consoli, “Mio zio“), ma che sembra ambire, compito ancor più difficile e nobile, a chi di soprusi e abusi è stato vittima. In quest’ottica, fanno impressione e appesantiscono il cuore le parole che chiudono l’albo, scritte da una vittima vera, non di carta e inchiostro.

Abbiamo parlato di:
Miki #2
Lorenzo Piscopiello, Eghe
Absolute Black, 2012
48 pagine, brossurato, bianco e nero – 4,00€

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2 Commenti

2 Comments

  1. Luca

    5 maggio 2012 a 12:44

    Ciao Ettore, bellissima recensione, grazie.

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