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Berlin #2 – La citta’ di fumo di Jason Lutes

Questo secondo volume di Berlin, pubblicato a circa cinque anni di distanza dal primo (per il quale si legga il puntuale articolo di Giglielmo Nigro [NIG]), copre il periodo che va dal giugno 1929 al settembre 1930. Berlin #2 - La citta' di fumo di Jason Lutes - immagine1-5657Le pagine iniziali riprendono il filo delle esistenze dei personaggi che avevamo seguito fino alla tragica manifestazione del primo maggio e introducono un nuovo gruppo: il quintetto jazz di colore “Cocoa Kids”, che i manifesti promozionali berlinesi raffigurano in caricature scimmiesche.

 

“A BERLINO VA BENE”

Berlin è un conto alla rovescia verso la fine del mondo. Le tante vite che seguiamo attraverso le pagine (e infatti più adatto titolo dell’opera sarebbe stato “Vite in Berlino”) e i luoghi della città mostrano altrettanti percorsi possibili verso quella destinazione. Non sono infatti vite qualunque, ma esemplari, e i loro intrecci compongono una trama significativa della vita e del fermento berlinese nel crepuscolo della Repubblica di Weimar. Lutes utilizza una scrittura sobria e controllata, con una notevole sensibilità ritmica nella costruzione delle tavole, che offre anche inaspettate scenette grottesche, ed evita l’enfasi e la didascalia, quasi seguendo nella propria composizione le riflessioni sull’arte che la classe di disegno di Marthe si concedeva nelle pause di studio nel primo volume. Solo le riflessioni di Severing appaiono a tratti verbose, ma sono necessarie nella definizione del personaggio e riflettono semplicemente la complessità del contesto politico e sociale: è infatti solo attraverso i pensieri del giornalista che l’autore offre una visione dello scenario e delle tensioni che muovono gli eventi che travolgono i personaggi. Questo punto di vista è comunque dall’interno e Lutes non concede a Severing alcuna preveggenza.

La Repubblica di Weimar è ormai giunta allo stadio terminale e percorre velocemente tutte le tappe che la faranno diventare caso di studio della degenerazione delle democrazie. Ovviamente i personaggi di Lutes vivono quei giorni senza la nostra consapevolezza. Si pensi ai Cocoa Kids: noi, più di loro, sappiamo anche che la musica che stanno portando con se’ sarà di lì a poco dichiarata “degenere” dal governo nazista; per il quintetto la tournee’ è un’avventura in un mondo esotico e che offrirà inaspettate rivelazioni. Marthe vive la sua scoperta di se stessa e della vita, Margarethe attende il ristabilimento dell’Ordine, dell’Autorità e delle opportune gerarchie sociali; Pola scopre l’amore e vuole semplicemente fuggire verso una vita migliore, che intuisce essere fuori dalla Germania a venire, mentre l’agente Lemke si accontenta di abbandonare Berlino e la divisa, sperando di non sognar più montagne di cadaveri; Herr Schwartz spera che anche questa bufera passi, come ne sono passate altre, senza colpire la sua famiglia. E come loro, anche i personaggi minori si muovono su percorsi che appaiono sensati: il marito della professoressa che partecipo’ alla marcia del primo maggio 1929 avverte la moglie che ora è il momento di cambiare: alle prossime elezioni voteranno NSDAP; gli attivisti del KPD sono convinti di seguire una tattica necessaria e così via. Ai nostri occhi, la conoscenza a posteriori degli accadimenti storici riduce quelle vite ad un moto browniano, caotico e senza possibilità di influenzare gli eventi. Noi sappiamo che niente di quello che stiamo leggendo, non le inchieste del Weltbuhne, non le manifestazioni per le strade e nemmeno le elezioni (meno che mai le elezioni, in quel sistema ormai preda dell’epilessia politico sociale; e infatti nel 1932 e 1933 ci saranno due ulteriori scioglimenti ed elezioni parlamentari in un clima di violenza e intimidazione crescente e capillare ad opera del partito nazista, che poi chiuderà i giochi instaurando la dittatura); niente di tutto questo eviterà la catastrofe. Resta allora il coinvolgimento nelle vicende individuali, la compassione e, perché no, la curiosità di scoprire che cosa sarà di quei personaggi che conosciamo per nome o per volto. Ma già sappiamo che, se alcuno di essi riuscirà a salvarsi, sarà una salvezza puramente individuale, mentre il loro mondo finirà in cenere (quella di Auschwitz e quella di Dresda).

Dice Marthe ad Ann: “Per conoscere la storia di una persona non basta guardarla. Puoi immaginarla. Riesci a intuire che ha una storia, ma non puoi conoscerla”; Lutes ci mostra i volti (e sono volti quanto mai reali, che ci fanno immergere nell’atmosfera del tempo tanto quanto i palazzi, i vicoli, l’abbigliamento e tutti gli altri dettagli di ambientazione) e ci racconta le storie di un’umanità variegata e dominata dall’istinto di sopravvivenza. Ognuno di loro sembra avvertire la prossimità di un limite, un punto oltre al quale non c’e’ più ritorno; per ognuno di loro quel limite è qualcosa di diverso, e diverso è cio’ che temono e che desiderano. Noi conosciamo quel limite ed è per questo che il sentimento dominante nella lettura è la malinconia.

Berlin #2

, 2009
214 pagg. b/n bross. – 17,00 euro

Riferimenti:
[NIG] La recensione di Berlin #1
Il sito dell’editore: www.coconinopress.com

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