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The Surrogates: da Robert Venditti e Brett Weldele un viaggio nel futuro

The Surrogates: da Robert Venditti e Brett Weldele un viaggio nel futuro - immagine1-5616Dopo che molte opere di fantascienza hanno per anni immaginato un futuro in cui l’uomo deve difendersi dalla minaccia di macchine intelligenti, The Surrogates cerca in parte di ribaltare questa idea con un presupposto più realistico che mette la macchina totalmente al servizio dell’uomo. Il futuro immaginato mostra un mondo in cui gli uomini usano corpi artificiali che vivono la vita al loro posto, corpi non necessariamente uguali al corpo biologico, piuttosto incarnazioni dell’animo o delle necessità pratiche di chi li possiede. Un presupposto che prende ispirazione da cio’ che già oggi accade in internet con siti come Second Life o perfino con i social network quali Facebook, dove per “fare” qualcosa o “partecipare ad eventi” basta anche solo un click.

Nella realtà di The Surrogates, che forse ancora per poco potremo definire deviata, sono in pochi a sostenere la possibilità o il dovere morale di utilizzare il proprio corpo biologico; certe convinzioni sono prerogativa di sette di estremisti e l’arrivo di un killer che distrugge i corpi artificiali sembra sconvolgere tutta la societa’, muovendo pero’, di fatto, le coscienze di pochi. I protagonisti della serie (questo è infatti solo il primo volume ed un secondo è già uscito negli Stati Uniti) sono una coppia di poliziotti decisi a mettere da parte le certezze della loro società per scoprire chi abbia avviato questa rivolta e a quale scopo. La detection story non si rivela mai fine a se’ stessa, come del resto nemmeno l’ambientazione fantascientifica, ed entrambe hanno ruoli che si intrinsecano creando una storia dai toni equilibrati. Sembra di rivedere un Blade Runner più realistico e dalle ideologie meno astratte, più dirette.

Contribuiscono a quest’atmosfera i colori e i tratti di Brett Weldele, che si insesce di forza in quel filone di disegnatori americani che, come Ashley Wood, uniscono un segno artistico alla tecnologia, anche se le tavole del nostro hanno il difetto di mancare di dettagli e cura degli sfondi. La città offuscata da piogge e nebbia ospita in egual misura momenti di azione e di riflessione; Venditti è abile nell’esercitare questa alternanza e nello svolgere una trama che si rivela al lettore con i giusti tempi. L’autore fa riflettere i suoi personaggi senza azzardare troppi giudizi, non vuole mettere in guardia dai rischi di mondo dominato dalla tecnologia; è piuttosto distaccato nel rappresentare una realtà ricca di sfaccettature e non così lontana dal nostro presente.

Il finale arriva non privo di un aspro prezzo per il detective Greer, “un uomo all’antica” – direbbero nel suo tempo, capace di risolvere il suo caso con metodi tradizionali. Un antieroe, o forse solo una persona dalla faccia comune (che non ne usa una più bella per il suo replicante) che poco si adatta ad essere il protagonista di un blockbuster hollywoodiano con protagonista Bruce Willis, ma che da al racconto un tocco di realismo che di solito manca ai racconti di fantascienza.

Al di là dell’esito del film, sbarcare ad Hollywood è stato sicuramente un ottimo traguardo per un fumetto che, nonostante abbia l’aspetto di una produzione mainstream, nasce piccola produzione di due autori quasi esordienti per una casa editrice indipendente, la Top Shelf, una realtà da tener d’occhio, vera e propria officina di nuovi talenti, quale ad esempio il di Super Spy.

Riferimenti:
L’intervista agli autori
Il sito della casa editrice: lizard.rcslibri.corriere.it/lizard

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