Approfondimenti

Rileggendo Sandman: Favole e riflessi

Rileggendo Sandman: Favole e riflessi - immagine1-5537In Favole e riflessi (il titolo proposto originariamente da Gaiman era pero’ Resoconti e Riflessi) troviamo racconti storici (collettivamente catalogati come Distant Mirrors) e racconti di narrazioni (Convergence). Le storie di questo arco narrativo non hanno un tema comune e sono piuttosto una galleria di esempi di interazioni fra esistenza e sogno, dalla quale emerge il ruolo fondamentale di quest’ultimo che, fra tutte le forze incarnate dagli Eterni, appare la più feconda e la più ricca di stimoli per gli esseri umani. Il sogno è l’incubatrice dei progetti, delle visioni del mondo, dei valori e delle individualita’. Se nello scontro dialettico nell’inferno con il demone Choronzon, Morfeo aveva vinto citando la speranza come forza motrice dell’universo, i racconti di questa raccolta indicano che quella forza nasce nel suo regno, l’unico capace di offrirle il nutrimento [1]. è infatti nel Sogno che Norton, l’Imperatore degli Stati Uniti, trova rifugio per sfuggire prima a Disperazione, poi a Delirio (questo punto può sembrare ambiguo, ma è proprio quello più significativo) e infine a Desiderio: Norton trasforma la propria vita in una storia (e Morfeo, si tenga a mente, è anche Signore delle Storie, come lo apostrofa Harun al Rashid) e diventa quindi non tanto una sorta di incarnazione surreale dell’ideale di fare della propria vita un’opera d’arte, quanto un caso in cui il sogno consente di trovare il proprio essere.

 

STORIE SULLA FORZA DEL SOGNO

A che cosa servono le storie, seppure a qualcosa servono? Prima di tutto, certo, a raccontare di eventi e personaggi; poi a costruire e rafforzare la memoria, che fonda la consapevolezza degli individui sul proprio essere nel mondo; inoltre, soprattutto quando sono racconto di se stessi, costituiscono spesso una terapia, un’esplorazione delle proprie ragioni e radici, del percorso che ha condotto alle scelte compiute. Consentono di decostruire e ricostruire la propria identita’, il proprio luogo o ruolo nel mondo e influenza su di esso. Cosi’, l’uomo lupo racconta la storia della famiglia e delle relazioni della sua specie con gli umani, mentre la vicenda di Ottaviano Augusto rivela come l’Imperatore, consapevole grazie ad una visione avuta in sogno di trovarsi ad un punto critico della storia del mondo, scelga un futuro che plachi il suo risentimento.
Le storie possono anche servire a sopravvivere: l’imperatore degli Stati Uniti sopravvive mutandosi nel personaggio di una storia, in questo senso una sorta di dandy estremo, ma anche di personificazione delle virtu’ che un potente dovrebbe riuscire a promuovere (“Il signor Norton non ha versato sangue, non ha rubato ad alcuno e non ha depredato nazioni, e cio’ non si può certo dire della maggior parte di coloro che appartengono alla stirpe reale” disse di lui il giudice: è la definizione di un re-santo). Norton si avventura in una dimensione della vita parallela o, detto altrimenti, adotta un punto di vista sulla vita, non solo la propria, alternativo a quello ordinario. Si noti che Norton non è un folle, non è cioe’ sotto il dominio di Delirio, nel cui caso Sogno avrebbe perso la scommessa [2]. Norton, affidandosi al sogno, trova un nuovo se stesso e con la sua vicenda dimostra che la comunanza di potere e virtu’ non è una follia, bensì una possibilita’, un progetto di cose possibili, quindi propriamente politico (illuminante è la scena in cui il ciambellano gli chiede di intervenire per evitare la guerra fra bande: autorita’, saggezza, santità intervengono nel mondo, non ne rimangono al di fuori).
In modo diverso, le storie consentono a Sherazade di sopravvivere: ogni sera salva la propria vita raccontando una favola ad Harun al Rashid, trasformando alla fine il sultano stesso, che riterrà la magia di quelle storie come la vera essenza della propria Baghdad, meritevole di essere sottratta alla corrosione del tempo e alla decadenza.
Infine, con ambizione ancora maggiore, forse la massima per un poeta, Orfeo utilizza una storia per strappare Euridice dal regno dei morti, violando la più fondamentale delle leggi naturali: l’irreversibilità della morte, cioe’ lo scorrere del tempo. Con la sua canzone Orfeo sfida le potenze divine e induce persino le al pianto, facendole venir meno al loro distacco dalle umane vicende e sofferenze, come se improvvisamente realizzassero e partecipassero agli effetti della loro opera sullo spirito umano. Non è improbabile che, una volta risvegliate e sottrattesi alla magia del canto, abbiano considerato quel momento una umiliazione [3].

Il Sogno è il regno dove cresce il futuro, il terreno di coltura di cio’ che sara’ [4]. Chi controlla il Sogno controlla quindi il passato tramite la capacità di raccontare; controlla il futuro tramite quella di immaginare (di progettare, se si preferisce un frasario manageriale), di vedere oltre il mero presente e i semplici fatti; detiene insomma il potere di modellare l’avvenire, di modellare quella dimensione dell’esistenza che chiamiamo realta’. Questo è l’enorme e capillare potere che gestisce Sogno ed è proprio la responsabilità ad esso collegata che informa di se’ la sua visione del mondo e delle relazioni e lo opprime. Il peso del ruolo si manifesta nei rapporti di Sogno con gli esseri umani che egli giustifica con la necessità di non lasciarsi coinvolgere, ma che come evidenzia Death in “Il suono delle sue ali” è sostanzialmente un approccio da adolescente che non ha ancora preso coscienza del proprio essere.

 

IL PROBLEMA DEL LETTORE

Di che cosa parlano le storie? Alcune storie sono semplicemente appassionanti: afferrano il lettore e lo trascinano come una corrente intensa, quasi travolgendolo e magari lasciandolo, una volta terminate, spossato e invaso da una sorta di senso di abbandono. Questo è l’obiettivo ragionevole di qualsiasi narrazione per quello che normalmente si indica come primo livello di lettura. In questa modalita’, ogni personaggio e situazione è esattamente quello che è nel contesto narrativo. Altri livelli diventano accessibili quando li si considerino non in se’, ma come riferimenti ad altro: metafore o modelli [5]. Il passaggio dal primo al secondo approccio dipende tanto dal materiale narrativo quanto dal lettore, poiche’ è materia di interpretazione. La genesi de “Il lamento di Orfeo” ci offre indizi sulle relazioni fra i due livelli principali.Gaiman avrebbe voluto incentrare sulla figura di Orfeo una serie di racconti [6] immaginando e illustrando alcune composizioni del cantore ma, come racconta egli stesso [7], durante un tour promozionale per scoprì che gran parte dei fan che gli richiedevano autografi non aveva la minima idea di chi fosse Orfeo. Per questo riconsidero’ il progetto iniziale e decise di raccontare il mito originario, nella sua forma più diffusa [8]. Siamo cioe’ nello scenario opposto rispetto a quello delle storie in cui Gaiman utilizza i personaggi della tradizione (mito) DC: in queste può sfruttare fondazioni stabilite per costruire un proprio edificio con il valore aggiunto di un coinvolgimento del lettore tramite i riferimenti a situazioni e personaggi noti; raccontando un mito ignoto ai lettori, deve invece ripiegare su un adattamento. Forse per questo, l’episodio risulta fra i meno stimolanti dell’intera saga e anche il disegno di Bolton risulta poco efficace, soprattutto nella resa degli effetti del canto sul popolo e le potenze degli inferi, mantenendosi a livello di didascalia, come se la necessità della traduzione facesse aggio sulla capacità di invenzione. A questo proposito è illuminante il confronto fra la versione di Gaiman e l’interpretazione della vicenda che Pavese propone in “Dialoghi con Leuco’“, dove il voltarsi di Orfeo diventa scelta consapevole [PA].
Eccoci quindi di fronte ad un caso di influenza fra lettore (destinatario) e opera (o meglio autore), che può essere visto in due prospettive. Nella prima emerge che, quando individua un tipo di lettore (non importa il come), l’autore modifica il proprio approccio alla scrittura in modo da arrivare ad un risultato che il destinatario possa apprezzare. Secondo l’altra, l’autore individua, scopre un soggetto, un tema ignoto al lettore e gli propone un’esplorazione di quel territorio. I due aspetti devono essere considerati non alternativi, bensì come due componenti del lavoro di progettazione ed editing dell’opera. Al di là di strette tattiche commerciali, infatti, caratteristica di una politica editoriale è la definizione di un modello di lettore (o ambiente di diffusione). Nel caso di produzioni mainstream, questo lavoro di analisi, prima, e successivamente di supporto, durante lo sviluppo, determina profondamente le caratteristiche di un’opera arrivando a modellare, se non un genere, almeno un gusto. La saga di ne costituisce un ottimo caso, avendo fatto da nutrice ad una divisione specifica della DC, la .
può essere vista come il tentativo di sviluppare sia un nuovo segmento di mercato, sia un nuovo linguaggio: costruisce la propria identità attraverso una scelta di tematiche e di stili che la distinguono dalla casa madre e intendono renderla facilmente riconoscibile ai lettori: il marchio diventa quindi una sorta di certificazione qualitativa che orienta il lettore, a prescindere dagli autori e dai personaggi proposti (dal punto di vista dell’ufficio commerciale si mira cioe’ ad una fidelizzazione del lettore e a una politica di branding).
Possiamo qui agganciare una piccola considerazione su opera e cultura. Come scritto a proposito de “La stagione delle nebbie“, la saga di Gaiman stimolo’ l’orgoglio di molti lettori di fumetti che sentirono che quest’opera, grazie alla ricchezza dei riferimenti presenti nel testo, portava il fumetto nella cultura ‘alta’. Alla base di questa idea c’erano sia un forte senso di inferiorita’, sia un equivoco fra cultura ed erudizione, cioe’ fra una rete connettiva e fertile e una esposizione. Se cultura e’, al fondo, un insieme di conoscenze, esperienze, relazioni, visioni del mondo, linguaggi, che definisce un’identita’, non ha molto senso pensare che Sandman sia più colto di Capitan America. La stessa considerazione vale per le opere di Shakespeare, Christie, Joyce, Greene e chiunque altro: un’opera non è colta, bensì appartiene alla cultura di un gruppo. E un’opera appartiene alla cultura di un gruppo quando fa parte del patrimonio (il canone) che il gruppo utilizza per definire la propria identità [9]. Per chiarire il punto, consideriamo la comunità degli appassionati di letteratura fantasy. Questo gruppo condivide un gusto e, soprattutto, un insieme di letture; per quanto vasta sia la produzione (e per quanto gli scrittori si ostinino a produrre volumi ponderosi collegati in saghe) tale che ogni appassionato ha letto e può leggere solo una frazione del totale, è pur vero che alcuni titoli sono conosciuti da tutti o quasi i membri e ritenuti ‘indispensabilì alla formazione del gusto, formando così di fatto il criterio di definizione di appartenenza al gruppo. Per quanti nuovi titoli invadano le librerie, difficilmente si troverà un appassionato di fantasy che non conosca “Il Signore degli Anelli” e che lo consideri irrilevante per il genere.
Questo blocco di opere largamente condivise è proprio quello che consente al gruppo di nominarsi: costituiscono cioe’ la cultura del gruppo. Per valutare l’importanza di questo aspetto basta considerare il fatto che molti movimenti di rivendicazione di diritti hanno criticato il canone culturale delle società in cui agivano: il femminismo, il movimento contro la segregazione razziale negli Stati Uniti, i movimenti di promozione del multiculturalismo (ma anche il razzismo, il fascismo) hanno sempre espresso un approccio specifico all’analisi dei meccanismi di formazione del patrimonio culturale e richiesto revisioni dei programmi di studio della letteratura. Un esempio significativo è certamente “Dalla parte delle bambine” di Giannini Belotti che, studiando come l’educazione infantile definisca i ruoli maschio/femmina, mostra come la letteratura infantile partecipi attivamente a quella definizione, proponendo exempla e stereotipi in cui i bambini sono chiamati a rispecchiarsi e identificarsi [BE].
Quando un’opera appartiene a più culture, a più sfere culturali, può essere via di comunicazione fra quelle, consentendo ai rispettivi membri di esplorare l’altrui territorio e costruire un linguaggio comune. Se immaginiamo ogni elemento come un punto, possiamo visualizzare le culture come reti che li connettono, alla stregua di pattern di identita’/identificazione: un elemento condiviso è un nodo comune a più reti, uno spazio che consente il confronto, addirittura il passaggio da una rete all’altra ed evita l’isolamento e la segregazione delle singole culture [10]. Questi elementi comuni sono quindi anche possibili punti di ibridazione, poiche’ in esse i diversi sistemi di identità vengono a contatto e possono reciprocamente influenzarsi. In questa costruzione dell’identità il mito ha un ruolo particolare, di trasmettitore attraverso il tempo di una visione o ipotesi della verita’. Come descrive efficacemente Mancuso: “Il mito non è il pensiero di un singolo uomo che, per quanto profondo, è sempre il pensiero di un punto […]. Il mito è il lavoro di un’intera generazione di uomini; e, nel caso di miti particolarmente antichi ma ancor oggi operanti come visioni del mondo, è il lavoro di generazioni e generazioni di uomini alle prese con l’enigma della vita”[MA]. Questa considerazione è valida tanto per Orfeo quanto per Superman.
Un effetto molto semplice ma lampante di questa ibridazione, limitata al campo fumettistico, è offerta proprio da un racconto di questa raccolta: “Il parlamento dei corvi“.

 

SUPEDEFORMED E RAFFINATEZZE ORIENTALI

Dal punto di vista della resa grafica, due racconti emergono fra tutti: “Il parlamento dei corvi” e “Ramadan“. Nel primo, Jill Thompson fa comparire quelli che lei chiama “li’l Endless”, piccoli Eterni, ovvero gli Eterni rappresentati come bambini. Compaiono in una scena eccezionale (“eccezionale” strictu sensu), ricca di una particolare e comica tenerezza che, tradendo naturalmente ogni altra informazione sugli Eterni, li rende quanto mai vicini agli esseri umani. La grazia di questa scena l’ha resa una delle più fortunate dell’intera saga, al punto che Thompson affermo’ che, all’indomani della distribuzione dell’episodio, uno spin-off basato sui li’l Endless sarebbe stato senza dubbio accettato dalla casa editrice [11]. Ora, vale la pena sottolineare che la peculiarità di questo episodio si basa, dal punto di vista grafico, sulla resa degli Eterni come superdeformed, una tecnica tipica del fumetto giapponese che, detto grossolanamente, rappresenta gli stati d’animo dei personaggi disegnandone le figure con le proporzioni tipiche dei bambini. Su questa rappresentazione sono eventualmente definite le linee di espressione, mentre i movimenti sono spesso esagerati. è quindi una tecnica di caricatura, che, per l’uso frequente, è diventata parte della sintassi stessa del linguaggio manga, al punto che non ne viene quasi più avvertita la particolarita’.

Ramadan, illustrato da Craig Russel, vuole invece essere tanto classico quanto i Piccoli Eterni sono gioiosi: Ramadan mette infatti in scena Harun al-Rashid e la sua Baghdad, il mondo delle Mille e una Notte, dell’esotico e della narrazione che è al tempo stesso piacere puro e strumento di sopravvivenza: per Sherazade, come scritto sopra, nel passato mitico, ma anche per il narratore e il ragazzo in mezzo alle rovine della Baghdad bombardata della prima guerra del golfo [12]. Harun al Rashid chiede a Sogno, Signore delle Storie, di conservare la sua Bagdad giunta all’apogeo della propria gloria e del proprio splendore (“Momento fermati, perché sei bello”), di portarla fuori dal flusso del tempo, per evitare lo squallore della decadenza. Ma il miracolo che avviene è che quella Bagdad e il suo mondo, salvati nel Sogno, diventano parte del mito, dell’immaginario collettivo e quindi nutrimento per tutti coloro che la scoprono attraverso i racconti che la rivelano [13].

Note
[1] Questa tesi è in fin dei conti la stessa che sottende l’arco Il gioco della vita: cfr [RA].
[2] Il parallelo con quanto avviene in Giobbe è spontaneo e merita sicuramente un approfondimento. Si noti comunque che la scommessa fra Sogno e Delirio è di natura ben diversa da quella fra Dio e Satana: nel nostro caso il protagonista è già sul punto di suicidarsi e Sogno, sostanzialmente, si impegna a salvarlo. Nella storia biblica, invece, il protagonista è nel pieno della vita, amato, rispettato, ricco; in una parola: felice. Giobbe racconta il primato della fede in Dio, mentre “L’imperatore degli Stati Uniti” quella del Sogno. Per Giobbe, si veda [DLU].
[3] “Allora per la prima volta, dicono, si inumidirono di lacrime le gote delle , vinte”. Ovidio: Metamorfosi, X, in [GU].
[4] L’energia disponibile nel Sogno è tale e nota che il profeta Gioele fa dire a Dio: “i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni” [GI], che il cardinal Martini traduce efficacemente in una distribuzione di responsabilità fra le generazioni: ai giovani chiediamo di essere critici, agli adulti di realizzare progetti, agli anziani “che ci mantengano aperti alle sorprese […], infondendo coraggio e inducendoci a credere nella pace là dove i fronti si sono irrigiditi” [MA-SPO].
[5] Vale la pena notare che, secondo questa prospettiva, Sandman offre un caso limite: gli Eterni sono esplicitamente anche simboli, per cui i due livelli (narrativo e metaforico) si confondono. Le riflessioni sulle storie si indirizzano quindi quasi naturalmente verso una lettura simbolica, come nel caso accennato della storia dell’Imperatore degli Stati Uniti.
Rileggendo Sandman: Favole e riflessi - immagine2-5537[6] Nel suo Poema a fumetti, anch’esso rivisitazione del mito di Orfeo, Buzzati aveva invece immaginato il contenuto del canto con cui Orfeo commuove Ade e Persefone come una serie di racconti. Cfr [BU] e [FI].
[7] Cfr. [SC], pag 152.
[8] Anche quello di Orfeo, come gran parte dei miti, ha numerose varianti. Si noti che la compresenza di varianti contribuisce significativamente a dare al mito il suo valore e fascino peculiare: cfr, [GR], [GU] e [PO], ma anche [CA].
[9] Naturalmente, l’essere fattore di identificazione deve essere considerato come una delle tante caratteristiche di cio’ che chiamiamo cultura, ovvero come uno dei possibili approcci al suo studio. In questa prospettiva, il concetto di qualità artistica diventa sfuggente, ed emerge piuttosto quello di durata nel tempo delle opere all’interno del canone.
[10] Per i rapporti cultura-identita’, vale la pena di leggere il classico Oltre le figure di Faeti [FA] che analizza l’illustrazione per ragazzi di inizio XX secolo. Una analisi di come si crea una identità è in Il culto del littorio di Emilio Gentile [GE]. Per chi ne abbia la possibilita’, infine, The Big Sort di Bill Bishop [BI] offre una ricostruzione dello sviluppo di gruppi culturalmente omogenei negli Stati Uniti: un capitolo tratta anche del caso di Portland, Oregon, dove si concentrano molti professionisti del fumetto.
[11] Cfr [SC], pag 153. Lo spin off, purtroppo, non si fece, ma Jill Thompson scrisse un piccolo albo illustrato, Li’l Endless appunto [TH].
[12] La prima guerra del golfo ebbe luogo nel 1986. Inutile dire che la scena finale di Ramadan potrebbe essere ambientata nella Baghdad di oggi o, in forza di metafora, in qualsiasi luogo afflitto dalla distruzione, ma dove sopravviva ancora la speranza.
[13] Come per tutti i miti, anche la genesi della raccolta di racconti nota in Europa come Le mille e una notte è essa stessa una vicenda appassionante; ultimo volume uscito che la racconta è [IR].

Riferimenti
[BE] Elena Giannini Belotti: Dalla parte delle bambine, .
[BI] Bill Bishop, Robert Cushing: The Big Sort, Houghton Mifflin.
[BU] : Poema a Fumetti, Mondadori.
[CA] Fabio Calasso: Le nozze di Cadmo e Armonia, .
[DLU] Erri de Luca (a cura di): Giobbe, .
[FA] Antonio Faeti: Oltre le figure, .
[FI] Gianluigi Filippelli: Poema a fumetti.
[GE] Emilio Gentile: Il culto del littorio, Laterza.
[GI] Gioele 3, 1.
[GR] Robert Graves: Miti Greci, Longanesi & C.
[GU] Giulio Guidorizzi (a cura di): Il Mito Greco – Gli de’i, Mondadori.
[IR] Robert Irwin: La favolosa storia delle “Mille e una notte”. I racconti di Shahrazad tra realta’, scoperta e invenzione, Donzelli.
[MA] Vito Mancuso: Rifondazione della fede, Mondadori.
[MA-SPO] Carlo Maria Martini, Georg Sporschill: Conversazioni notturne a Gerusalemme, Mondadori.
[PA] Cesare Pavese: Dialoghi con Leuco’, Mondadori.
[PO] Polyani: Eroi e dei della classica, Il Saggiatore.
[RA] Simone Rastelli: Il Gioco della Vita.
[SC] Hy Bender: The Sandman Companion, Titan Books.
[TH] Jill Thompson: Piccoli Eterni, .

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