Interviste

Giuliano Piccininno: arte, versatilita’ e passione

Giuliano Piccininno: arte, versatilita' e passione - immagine1-5507Parlare di fumetti con te è sempre “sconcertante” perché non si sa mai da dove cominciare. Sei a tutto tondo e piantare una “piccozza” da una parte piuttosto che dall’altra per arrampicarsi sulla montagna della tua produzione è impresa difficile. Proviamoci con una curiosità che da anni non mi fa “dormire la notte”… ma Sisolo è un cetriolo o un ravanello?
Sisolo è un alberello e lo sai bene… il massimo è stato disegnarlo mentre preparava l’albero di Natale! E’ come addobbare un parente (lo zio Pino?).

Basta con gli scherzi. Tu incarni il ruolo del disegnatore di fumetti nel modo più completo possibile, sei l’unico autore italiano (all’oggi) che è contemporaneamente impegnato con: giornali sportivi, supermercati, editori nazionali e internazionali… realizzi pubblicita’, illustrazioni, vignette, storie realistiche, storie comiche, lavori su riviste, mensili, settimanali, quotidiani. Possiedi la famosa “stanza fuori dal tempo” o cosa? Come fai?
A volte me lo chiedo anche io… non mi ritengo nemmeno un disegnatore velocissimo! Credo che la differenza la faccia la mia “rapidità di calcolo” che non prevede tempi morti. Mi spiego: riesco a progettare molto velocemente le cose da visualizzare, a volte elaboro un’illustrazione mentre me la stanno ancora descrivendo al telefono. Naturalmente poi intervengono le opportune variazioni, il mestiere fa il resto.

Analizziamo qualcuna delle tue sfaccettature partendo dalle cose da te realizzate che si trovano in questo periodo in edicola-libreria-circuito specialistico.
Escludendo supermercati e negozi di scarpe (Sisolo e Magic Geox n.d.r.), in libreria c’e’ il Kovacich, in edicola i Bagigi e poi, soprattutto, c’e’ Dampyr.

Il Maxi Dampyr: “Il Segreto del bosco magico”. è una storia del 2003 e, sicuramente, non è il Dampyr che disegni oggi. Ora, so che il disegnatore non è mai contento del proprio lavoro; già un’ora dopo che è stato stampato lo ridisegnerebbe, figuriamoci vederlo dopo cinque anni! Avrai tentato di cancellare la firma.
Firma che non c’e’. Non ho mai firmato nessuna tavola di Dampyr finora, proprio perché non ritengo di aver ancora raggiunto un risultato appagante.
E’ una questione (un po’ fuori moda, lo ammetto) di rispetto nei confronti del lettore unita alla consapevolezza che si può (e si deve) fare di meglio: questa mia eterna rincorsa verso una qualità del disegno soddisfacente registra qualche progresso, ma il metodo di lavoro bonelliano non aiuta. Per esempio, vedere pubblicate le proprie tavole con continuità aiuterebbe a migliorarsi, a valutare la resa di alcune soluzioni sperimentate… vedere i propri disegni dopo tanto tempo diventa solo frustrante. Certo che, se uno è in possesso di uno stile consolidato, può anche fare a meno di certe paranoie e disegnare sempre allo stesso modo per anni ed anni…
L’amico Sergio Algozzino ha teorizzato per primo una distinzione che mi frullava in testa da parecchio tempo, quella fra il “disegnatore” ed il “fumettista”; io appartengo decisamente alla seconda categoria.
Magari per Dampyr molti lettori preferirebbero un segno più impressionista e suggestivo, di grande impatto visivo, da “disegnatore”, appunto; io invece, da “fumettista” assecondo la narrazione ed i suoi ritmi, cerco di facilitare la lettura piuttosto che cercare l’effettaccio in ogni vignetta.
Il “segreto del bosco” sul Maxi Dampyr è una storia esemplare sotto questo aspetto; mentre realizzavo la parte centrale avrei voluto tornare indietro per rifare tutto daccapo: qualche incertezza sullo stile, ogni innovazione bloccata per mantenere l’unità stilistica, un vero tormento!
Fortunatamente il finale, grazie alle scene d’azione, mi è riuscito molto più fluido.

Il Dampyr di Piccininno… non è che ci diventi come il buon Claudio Villa di cui si vede una storia di Tex ogni dieci anni?
Se facciamo due conti, sono uscite sette storie da me disegnate, una è pronta, un’altra la sto completando… non mi sembra di aver prodotto poco. La lunga lista d’attesa è dipesa dal fatto che le prime due storie scritte da Cajelli non erano previste nella continuity (e’ il caso anche della storia sul Maxi). Devo anche dire che le prossime storie sono molto più compatte stilisticamente, sono quasi soddisfatto del risultato… potrei addirittura metterci la firma!

Kovacich: come è saltato fuori questo personaggio.
Quando Sauro Pennacchioli ha assunto la direzione dell’Intrepido, nei primi anni ’90, ha dato molta libertà agli autori; è stato grazie a quel clima effervescente che sono venute fuori serie innovative come Sprayliz e Billiteri (ma anche puttanate tipo ESP) e sono maturati autori di tutto rispetto.
Kovacich è un frutto di quel fermento creativo. Un frutto che ha avuto pochissimo spazio, soprattutto nell’ultima fase della rivista. Io e de Nardo ci siamo divertiti parecchio nel realizzare quelle storie, e credo che questo traspaia ancora dalla lettura delle tavole di Kovacich: avevamo già un notevole bagaglio professionale ma ci siamo ritrovati a lavorare con l’entusiasmo e l’incoscienza dei vent’anni.

L’editore Nicola Pesce ha portato in libreria una ristampa completa di Kovacich raccolta in volumetto con l’aggiunta di qualcosa d’inedito. Il tutto, storie e disegni, è estremamente gradevole ed attuale (unica pecca di natura “tecnica” una stampa non proprio curatissima e un controllo di redazione non proprio impeccabile). Ci sarà un seguito?
In teoria si’, in pratica la vedo complicata, al momento non è previsto nulla. Produrre delle storie nuove porterebbe via del tempo ed io e De Nardo ne abbiamo pochissimo… La cosa andrebbe valutata in termini di convenienza reciproca: abbiamo un editore che dovrebbe valutare quanto può esporsi per produrre un albo da libreria che, se va bene, può vendere qualche migliaio di copie; noi autori possiamo anche fare un investimento lavorando al minimo sindacale… Alla base di tutto dovrebbe esserci comunque il divertimento e la passione, se riusciamo tutti a mantenere vivi questi ingredienti direi che l’impresa si può fare.
Ovviamente andrebbe prima verificato se De Nardo è ancora capace di scrivere qualcosa di frizzante, forse dopo una robusta cura ricostituente…

I Bagigi: un’altra tua invenzione!
In effetti non volevo fare un fumetto didattico ne’ tanto meno rivolgermi esclusivamente a chi conosce già il rugby; sono partito dalla pretesa di utilizzare il gioco come metafora della vita, sfruttando l’imprevedibilità della palla ovale. Ho quindi creato il personaggio di un allenatore delle squadre giovanili, con le sue frustrazioni e la sua dedizione alla passionaccia ovale.

Si tratta di un gruppo di ragazzi che “giostrano” in avventure con un taglio che sembra essere l’evoluzione di una costola staccatasi da Ozzy. Come è nata l’idea.
Pensavo da tempo di creare un fumetto sul rugby: in Francia ne esistono di bellissimi grazie ad una conoscenza molto diffusa della disciplina. In Italia il rugby è stato a lungo uno sport di nicchia, ben radicato in alcune zone del Paese e sconosciuto in altre. Da qualche anno, con l’ingresso della squadra azzurra nel prestigioso torneo “6 nazioni”, la palla ovale è finita sotto i riflettori grazie anche alla scoperta dei valori educativi che si porta dietro.
A testimonianza del fascino esercitato dal rugby negli ultimi anni possiamo citare i reportage di Alessandro Baricco, i lavori teatrali di Marco Paolini, oppure i racconti di Marco Pastonesi (che si possono leggere anche su Linus).
L’incontro con Claudio Da Ponte ha fatto il resto. Claudio mi ha suggerito di inserire un gruppo di ragazzini: quando me li ha descritti mi sono reso conto che quei “tipetti” li conoscevo già benissimo grazie all’esperienza maturata sul campo. Si trattava solo di dargli un aspetto grafico. Il progetto si è concretizzato sulla rivista Rugby Club e Claudio ha portato in dote anche un vero e proprio sponsor, la banca Friuladria, che utilizzerà i personaggi anche per alcune iniziative promozionali.

C’e’ la possibilità di “esternarsi”, per i Bagigi, in avventure sportive che vanno oltre la tavola autoconclusiva.
Essendo pubblicate una per volta su rivista, le tavole dei Bagigi finora prodotte non sono collegate fra loro, tutte le gag possono pero’ essere sviluppate narrativamente, e questa articolazione ce la riserviamo per una prossima edizione in volume.

A proposito di Rugby, nella tua vita, piena di: scuola-famiglia-fumetto, hai sempre trovato anche il tempo da dedicare allo sport. Una volta eri noto per i 400 mt. piani, poi per il calcetto, ora per il rugby! Ti vedremo presto salire sul tappeto per un incontro di greco-romana?
Io veramente pensavo all’Hockey su prato…

Ok, touche’! Sei uno dei fondatori del Rugby Alto Vicentino e ti dai da fare curando il settore giovanile, poi, ti cimenti direttamente con la squadra old dei Makaki Maka’. Cosa rappresenta lo sport, in generale nella tua vita e, oggi, il rugby.
Lo sport mi ha dato tanto, purtroppo da qualche anno lo pratico pochissimo per mancanza di tempo, in compenso mia moglie insegna Fitness, la mia primogenita fa Scherma, la seconda Equitazione… di questo passo il più piccolo sceglierà il Polo o il Pentathlon moderno (a casa mia solo sport costosi). Per quanto riguarda il rugby è una storia lunga… ma ho la fortuna di esprimere la mia passione tramite i Bagigi, come spiegarsi meglio?

Giuliano Piccininno: arte, versatilita' e passione - immagine2-5507Tornando ai fumetti, ho una serie di curiosità da sottoporti:.
Arthur King: un amico mi ha chiesto di stuzzicarti sul tuo rapporto con il mitico “mascellone spaziale” che, per i soliti sconosciuti motivi, non ha riscosso il successo dovuto; confidaci i tuoi pensieri.

Per capire come sia andata bisognerebbe chiederlo ai suoi autori, semplicemente, temo che non ci abbiano creduto fino in fondo; io la mia parte l’ho fatta, e con grande impegno.
E’ curioso che, l’anno scorso, sia uscito il volume Arthur King directors’s cut dove l’unica storia inedita era la mia; per l’occasione Andrea Domestici ha disegnato solo la copertina.
Bell’esempio di affezione al proprio personaggio!
E, per dirla tutta, il volume l’ho dovuto pure acquistare con i miei soldini…
.
Ozzy: grande idea. Cos’e’ per te, un grande rammarico per non aver insistito oppure solamente un’altra “tacca” da aggiungere al tuo curriculum.
Mah, non so… Ozzy necessitava di un contenitore, una rivista di qualche tipo dove pubblicarlo con continuita’. Venendo a mancare questa possibilità negli ultimi anni non vedo in che forma potrebbe continuare ad esistere. L’ultima sua serie di storie aveva una collocazione ideale su L’isola che non c’e’, peccato che la rivistina non abbia avuto il giusto riscontro.
Se allora fossi stato meno versatile, se avessi saputo disegnare solo Ozzy, l’avrei senz’altro proseguito, ma avevo altre opportunità di lavoro, altri stili, altri generi…
Credo di essere stato, tutto sommato, un padre responsabile nei confronti della mia creatura; prima di lasciarlo ho provato a pubblicarlo con 4 editori diversi, ho fatto tutto quello che andava fatto. Per i fan di Ozzy c’e’ da dire che, di tanto in tanto, mi arrivano delle proposte per ristamparlo, se mai giungerà quella giusta si può anche pensare di riprenderlo.

Quanto è grande la frustrazione, in questo caso, consapevoli di aver lavorato duramente su qualcosa di valido che poi è stato accantonato.
Enorme. Purtroppo Ozzy non è l’unico caso.

Gia’, come “Villa Transilvania”: nel 2005 c’e’ stato il numero zero e un progetto completo ben definito, edito da Italy Comics; perché e percome è stato abbandonato e non ha avuto, non dico un seguito, ma nemmeno una partenza degna di tale nome.
Anche questo andrebbe chiesto all’editore. Anzi, chiedeteglielo voi visto che non si è fatto più sentire nemmeno per disdire la miniserie. Io e il colorista Davide Corsi ci siamo impegnati parecchio nel progetto. La cialtroneria ed il dilettantismo andrebbero cercati altrove.

Sei perfettamente capace di vestire i panni di sceneggiatore, di scriverti le storie, lo hai dimostrato con i tanti personaggi prodotti, hai mai pensato di creare qualcosa di realistico/avventuroso e di proporlo a qualche editore?
No, per carita’! Lasciamo questa incombenza ad altri; ci sono tantissime nuove leve di sceneggiatori dalla scrittura tormentata ed incomprensibile, altrettanti ben preparati tecnicamente senza nulla da dire… lascio volentieri a loro l’onere.

La Francia? Cosa pensi del fumetto d’oltralpe, ti interessa tale mercato?
Mi interessa, al momento pero’ non c’e’ nessun contatto concreto. Seguo, per quanto posso, il fumetto francese; resto sempre molto colpito dalla loro varietà stilistica e mescolanza dei generi.

E di quello made in U.S.A. che ci dici?
Sono da sempre un fan di autori come Jack Davis e Alex Toth… tra i più amati dai disegnatori; o di Jack “King” Kirby e di altri “classici”: sono autori che hanno rivoluzionato il modo di fare fumetti e condizionato la sua stessa evoluzione diventando di fatto punto di riferimento per tantissimi autori. Per il resto, in questi anni, qualcosa d’interessante e di veramente valido si è visto – molto poco in realta’! Gli autori di spessore si contano sulle dita della mano – alla grande produzione corrisponde alla stragrande la “spazzatura”.

L’ultima mia fissazione: Lippo Topo, ma che fine ha fatto?
Ecco, Lippo Topo poteva essere un personaggio vincente e a suo modo completo, proprio perché, strampalato com’e’, può fare tutto ed il contrario di tutto.
Torniamo allo stesso problema di Ozzy: dove lo si potrebbe pubblicare? Autoproduzione? Eh no! Abbiamo già dato. E poi dove lo piazzi oggi in fumetteria un personaggio che non si capisce a quale genere appartenga?
Purtroppo sono figlio del clima creativo degli anni ’70, di quando il prodotto culturale, anche se anomalo e sperimentale, poteva avere uno sbocco editoriale; a causa di questa mia formazione artistica, di tanto in tanto non riesco a reprimere la creazione di personaggi cosi’, come dire, “devianti”. Devianti anche rispetto a certo fumetto d’avanguardia (ma de che?), come quelli proposti su XL. Oggi si straparla tanto di creatività ma c’e’ una omologazione spaventosa, e anche l’underground è diventato un genere (che ve lo dico a fare?, l’anticonformismo per le masse lo ha teorizzato Andy Warhol parecchio tempo fa ormai).
Anche Lippo Topo, nel suo medioevo immaginario, è vittima di analoghe situazioni, tanto vale che se ne resti lì a vivere le sue “strampalate” avventure!
A meno che non arrivi la proposta di un editore coraggioso e lungimirante, Lippo è il personaggio più intrigante che esista al mondo, possiamo farci un sacco di soldi!

Chiudiamo scoperchiando il crogiolo, ci sono sempre mille cose che bollono nella tua pentola, di progetti che stanno “lievitando” ci anticipi qualcosa?
A settembre prossimo Schio Comics ricorderà tre illustri disegnatori Vicentini: Anna Lazzarini omaggerà Lina Buffolente, Alberto Simioni sarà ritratto da Giorgio Cavazzano ed io sto preparando un disegno celebrativo per Aldo Capitanio, il tutto sarà raccolto in un portfolio presentato alla mostra.
Per il resto niente pentole ci sono “solo”due progetti molto ben definiti, ma in cella frigorifera, (con Villa Transilvania fanno tre dopotutto si è visto solo il numero zero, non tutto il lavoro preparatorio, consideriamolo ancora un progetto).
Cosa ci fanno nella cella frigorifera? E cosa ne so io? Bisognerebbe chiederlo a quei geni della sceneggiatura che mi hanno coinvolto in quei lavori: mi sembrava che avessero le idee chiare, i contatti giusti… sono loro che dovrebbero parlare con gli editori, io… sono solo il disegnatore!

nasce nel 1960 a Giffoni Valle Piana (Sa). Ottenuto il titolo di scenografo – presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli – insegna Disegno e Storia dell’Arte al Liceo e, da circa venticinque anni, lavora nel campo del fumetto. Ha disegnato per varie testate su personaggi noti o di sua creazione; tra i primi: Alan Ford, Masters of the Universe, Tiramolla, Prezzemolo, Arthur King, Ninja Turtles, Looney Tunes, Magic Geox. Promotore e protagonista di numerose iniziative legate alla diffusione del fumetto, ha messo lo zampino nell’organizzazione di numerosi eventi, mostre ed incontri fumettistici; è stato collaboratore incondizionato delle fanzine storiche (Strip, Fumo di China, Lobotomia, Flex, Elektra Magazine) è tra i fondatori della cosiddetta Scuola Salernitana e della prima rivista a fumetti italiana autogestita – Trumoon – Ha ricevuto il premio Fumo di China come miglior autore umoristico nel 1997 per il suo Ozzy, character che fa parte di un’ampia produzione di personaggi di cui è autore completo. Attualmente disegna Dampyr della Sergio Bonelli Editore, le avventure de I Bagigi e realizza illustrazioni e testimonial per diverse campagne pubblicitarie. Tra le varie collaborazioni c’e’ quella con la Gazzetta dello Sport. Appassionato sportivo (praticante) è tra i fondatori del Rugby Alto Vicentino di cui segue il settore giovanile.

Riferimenti:
Nicola Pesce Editore: www.nicolapesceeditore.it
Sergio Bonelli Editore: www.sergiobonellieditore.it

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