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La montagna magica

La montagna magica - immagine1-5426Come succede a molti grandi narratori, anche affida ai suoi racconti delle tematiche e degli elementi narrativi ricorrenti.
I suoi romanzi a fumetti più riusciti affrontano il motivo dell’infanzia o del ritorno al paese d’origine; quest’ultimo spesso inteso non solo come pretesto per raccontare la riconciliazione del singolo con la propria famiglia, ma anche, in ottica più ampia, come riconciliazione dell’uomo con la natura intera.
Molto spesso la narrazione si svolge sotto forma di memorie raccontate in prima persona. All’interno dell’intera produzione dell’autore l’esempio principe di questo stile può essere individuato in Al Tempo di Papa’, vero e proprio romanzo a fumetti di grande spessore, che racconta, attraverso gli occhi di un adulto, un infanzia difficile e spesso commovente, vissuta in un piccolo paese della compagna giapponese. Il libro fu pubblicato in Italia nel 2000, quando il maestro giapponese , seppur apprezzato sia nel nostro paese che in gran parte dell’occidente (soprattutto in Francia), non godeva ancora del meritato apprezzamento di critica e pubblico che riscuote adesso.

Il recente La Montagna Magica appartiene esattamente a questo filone stilistico e ne sviluppa e prosegue le tematiche con maggiore agilita’, sia grafica che narrativa. La storia, animata da un ritmo veloce, scandito da poche vignette e poche pagine, è strutturata con la giusta efficacia, e non risulta mai affrettata o lacunosa. I disegni non offrono i dettagli tipici delle migliori opere di Taniguchi, ma vantano comunque l’arricchimento del colore, al quale hanno lasciato spazio i soliti caratteristici retini, qui per lo più assenti.
Il protagonista, Kenichi, è un bambino che vive in un piccolo paese vicino ad una montagna. Quando le avide mani dell’uomo arrivano a minacciare il monte, gli spiriti ed una salamandra parlante chiedono solidarietà ed aiuto proprio a Kenichi, che sta vivendo un momento difficile a causa della malattia della madre. La sua sensibilità e il suo amore per la natura lo ripagheranno con un dono sovrannaturale e gli permetteranno di assistere a fantastici fenomeni naturali che all’occhio del lettore più attento non potranno che ricordare l’immaginario visivo e le tematiche del regista . Il modo in cui lo spirito della montagna si manifesta è assai simile a quello dello spirito della foresta in La Principessa Mononoke, anche se il primo si esprime in modo più mite, meno violento e parla al solo protagonista e a sua sorella in modo più intimo. Miyazaki con Mononoke Hime volle sconvolgere ed “urlare” il suo messaggio ambientalista con immagini forti; Taniguchi rimane invece fedele alla sua identità di narratore intimista; sussurra la sua storia e la sua morale servendosi di scene commoventi, ma a volte calcando forse troppo la mano sul sentimentalismo.

L’autore non raggiunge in questa opera il pathos di alcune sue precedenti, sfavorito dalla scelta di situazioni non originalissime. Va comunque riconosciuto il merito a Taniguchi di aver condensato molto del suo stile e dei suoi tratti più distintivi in un racconto piuttosto accessibile, che costituisce un ottimo mezzo per avvicinarsi a un autore di cui si sente parlare sempre di più, visto che ormai anche in Italia è meritatamente riconosciuto come uno dei protagonisti mondiali del fumetto d’autore. Lo conferma anche il fatto che sia da noi pubblicato da ben tre editori diversi, tutti di prim’ordine: Coconino, Panini e soprattutto in questo caso Rizzoli, che gli garantisce un posto di rilievo negli scaffali delle librerie di varia oltre che nelle fumetterie, ed una visibilità promozionale allargata a riviste di ogni genere.
La cura editoriale mantiene l’ottimo livello a cui l’editore ha ormai abituato i lettori, che anche in questo volume, come già in Una Lieve Imperfezione di Tomine, possono apprezzare in appendice un’intervista all’autore.

Riferimenti:
sito della Rizzoli http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/rizzoli/

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