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Eppur si muove?

Eppur si muove? - immagine1-5416Dove sta andando l’editoria fumettistica italiana? Domanda complessa, alla quale è tutt’altro che facile trovare una risposta. Il mercato di settore si presenta come un quadro non ben definito, frastagliato, a volte incoerente; unisce imprenditoria e amatorialita’, produce introiti elevatissimi con i suoi picchi a fronte di prodotti che definire di nicchia sembra ottimistico; un mercato, infine, che vive a volte a scapito di autori, traduttori, redattori e degli stessi editori, costretti a lavorare per pochi soldi e a esercitare il proprio mestiere come secondo o terzo lavoro. Un mercato che, globalmente, resta uno dei più grandi del mondo, secondo solo a Stati Uniti, Francia e Giappone per numeri e cifre (e assolutamente allo stesso livello per quanto riguarda autori e potenzialita’!), che pure si presenta molto meno organizzato, omogeneo, compatto, visibile e credibile.
Nonostante da dieci anni si senta parlare di crisi, di vendite basse, di calo di lettori, aumentano mese dopo mese i soggetti che si interessano al settore e non accenna a calare l’offerta di fumetti, sia d’importazione che prodotti in Italia, sia novità che ristampe storiche, in vendita sui cataloghi dei due distributori specializzati, Alastor e Pan, poli nevralgici del mercato.
Viene da chiedersi di cosa sarebbe capace l’editoria fumettistica italiana se unisse all’ingegno artigianale, alla passione semi-amatoriale, alla genialità di certe improvvisazioni, elementi fondamentali per un’azienda come la visione a lungo termine, la professionalità e l’organizzazione (non solo dei singoli editori, ma comune) che nei paesi summenzionati sembra invece ben presente.

In questo quadro, era facile immaginare che l’ingresso prepotente della Planeta DeAgostini cambiasse gli equilibri in campo, nonostante una cura editoriale inizialmente insufficiente e potenzialmente letale per un qualunque altro editore con meno risorse e meno visibilita’. Ora che la situazione pare essersi assestato, non è fantaeditoria immaginare tra i suoi futuri sviluppi per l’editore italo-spagnolo l’acquisizione o la compartecipazione della Alastor, che vanta la distribuzione in esclusiva per le sue opere. Lo sviluppo sarebbe forse quello più logico e prevedibile, con la creazione di un contraltare alla coppia Panini Comics/Pan Distribuzioni.
Così come la diretta interessata, la suddetta Panini, ha dovuto rispondere ai colpi della nuova concorrente, anche attraverso iniziative discutibili dal punto di vista artistico ma logiche in chiave editoriale, anche altri editori incidentalmente coinvolti dall’ingresso dell’editorie spagnolo hanno dovuto rivedere i propri piani. Prima tra tutti la Magic Press che, orfana dei fumetti Vertigo, ha allargato il suo raggio d’azione aprendosi al fumetto francese e ai manga, creando per questi ultimi la linea MX affidata ad Andrea Materia (ex-direttore editoriale della Free Books, vedi sotto); pur con qualche noto difetto di puntualità nelle uscite, la volontà di rilancio dell’editore è sicuramente interessante, e non è da escludere che preluda anche a un ritorno alla produzione di fumetti italiani come in passato. Passo che tra l’altro ha già annunciato la stessa Planeta DeAgostini, altro segnale molto importante e che potrebbe scombinare le carte di più di un editore.

La nuova impostazione Magic Press sembra voler ricalcare l’evoluzione delle Edizioni BD, che in pochi anni sono state capaci di allargare e diversificare il proprio raggio di interesse: attraverso le edizioni J-Pop, dedicate ai fumetti dell’estremo oriente; con la proposta di edizioni integrali di classici del fumetto francese e italiano in formato economico; con volumi di narrativa; non ultimo, con nuovi spazi dedicati alla produzione fumetti e al lancio di giovani fumettisti (compresi vincitori e finalisti del Lucca Project Contest, tanto per dimostrare che non sempre i concorsi sono inutili). Il tutto supportato da una forte presenza sul campo, attraverso incontri tra autori e pubblico, e dall’intraprendenza editoriale, con il tentativo di creare fumetti adatti al mercato internazionale.

Un altro editore che, a piccoli passi, sembra pronto per un salto di categoria sembra la Black Velvet, grazie anche a due iniziative di ampio respiro, come l’integrale di Doonesbury e la pubblicazione italiana di quel Cerebus per anni inaccessibile per i non anglofili: operazioni degne di case editrici di alta levatura.

La sempre maggiore offerta di fumetti di cui parlavamo all’inizio sembra un segno concreto di come il mercato abbia potenzialità in cui credono in molti, forse soprattutto chi al settore era finora estraneo. Non solo grandi gruppi editoriali come Rizzoli, che ha acquisito Lizard Edizioni e tutto il prestigioso catalogo delle opere di Hugo Pratt, come Alet, che ha messo le mani sulle edizioni Becco Giallo (un editore che ha creato un vero e proprio settore di pubblicazioni prima quasi assente), o come Guanda con la sua sezione Guanda Graphics; anche una grande azienda come Giochi Preziosi è pronta a scendere in campo con la GP Publishing, forte di quindici uscite manga annunciate per settembre di quest’anno.

Proprio quest’ultima notizia pare quella destinata a scuotere maggiormente la situazione. In primis per la forza economica e le sinergie che un colosso del genere può mettere in campo, che punterà molto sull’interscambio con il ramo d’impresa principale, creando un traino reciproco tra giocattoli e fumetti; un’operazione che, se proficua, potrebbe aprire decisamente il mercato ad altri ingressi eccellenti nel settore (senza parlare delle voci che danno editori giapponesi come Shogaukan, Shueisha e Kodansha pronti a pubblicare direttamente i propri fumetti in Europa). Sarà anche curioso vedere se GP sarà interessata a produrre direttamente fumetti italiani e curarne il merchandising allo stesso livello.
Altro punto di rottura generato dal nuovo editore riguarda invece i curatori scelti per questa iniziativa: i Kappa Boys, che mettono quindi termine al sodalizio con Star Comics. Un divorzio che si preannuncia tutt’altro che indolore per l’editore perugino. Già il tanto sbandierato ritorno al fumetto americano di qualche anno fa, affidato a Dario Maria Gulli (allora reduce dalla non felice esperienza con la Lexy), è terminato rovinosamente con una clamorosa quanto prevedibile (visti i titoli e le edizioni) debacle. Il settore italiano ha perso il suo titolo di punta, Lazarus Ledd, arresosi al calo di lettori al pari di Jonathan Steele, ed è alla ricerca di una nuova strada puntando su miniserie di alterna qualita’. Infine, la Star si trova sguarnita dei suoi collaboratori più preziosi, che hanno portato via con se’ contatti, autori ed editori prontamente annunciati dalla GP. Cosa accadrà ora alla Star? Questo è uno degli interrogativi più grandi che circola nell’ambiente.

Il settore dei manga, visto da molti come un sicuro salvagente alla crisi, non manca pero’ di fare vittime illustri. Stupisce pero’ che a mostrare segni di netta difficoltà sia una multinazionale come la d/Visual, che da diverso tempo sembra ferma al palo nonostante vanti titoli di buon mercato come i fumetti di Go Nagai o la recente acquisizione di Ken il Guerriero, l’annuncio dell’ingresso delle CLAMP nel parco autori, e di iniziative come i manga per iPhone (ma torneremo sull’argomento tra poco): solo una battuta d’arresto?

Un altro cambiamento di cui abbiamo accennato riguarda la Free Books, che cerca di ritrovare la strada persa dalla separazione con Andrea Materia affidando il timone ad Alessandro Bottero (coadiuvato tra gli altri da Giorgio “Cagliostro ePress” Messina), che riceve in eredità qualche bega a cui porre rimedio (dai ritardi abissali nelle uscite alle diatribe sui pagamenti di alcuni autori) a fronte di un parco testate con potenziali best-seller, come la serie di Buffy. Proprio questo è un titolo che sarebbe perfetto per cercare nuovi sbocchi e nuove strade distributive e promozionali, anche se le prime dichiarazioni di Bottero sono state all’insegna della prudenza, e non lasciano presagire grandi colpi di scena in questo senso.

Eppur si muove? - immagine2-5416Curiosamente, proprio uno dei personaggi più classici e “stagionati” come Diabolik sembra quello più attivo nella ricerca di rinnovamento dal punto di vista commerciale; l’Astorina è stata infatti la prima casa editrice (e unica, finora) a commercializzare i propri fumetti adattati (o creati appositamente) per l’iPhone. Lo smartphone di casa Apple può contare sulla forza numerica dell’Apple Store, un negozio online che sfrutta lo stesso sistema di iTunes per la musica: stiamo parlando di un mercato capace di raggiungere un pubblico potenzialmente enorme, di permettere la massima facilità di acquisto e mantenere prezzi contenuti. Un mercato appena agli inizi, in crescita continua anche grazie all’ingresso di nuovi modelli di cellulari e di iniziative speculari a quella Apple, senza contare la spinta che un colosso come Amazon sta dando negli USA al suo ebook-reader Kindle, che basa la vendita di libri su un modello simile.
Appare chiaro che sta nascendo un mercato che sarebbe avventato ignorare, e l’Astorina sembra averlo capito, con una progettualità e un’apertura che merita veramente risalto, e che sembra suggerire come la longevità di Diabolik sia dovuta tanto alla forza del personaggio, quanto alla lungimiranza di chi lo ha creato prima e amministrato in seguito.

Lungimiranza che pare mancare da tempo alla Coconino Press, un editore che invece era nato con una forte identità e idee ben chiare su linea editoriale e pubblico di riferimento. La casa editrice fondata da Igort e Carlo Barbieri pare non aver ancora assorbito la perdita di un elemento importante come Simone Romani, e sembra aver smarrito in parte una linea guida, un programma editoriale omogeneo e coerente. Senza dei ricambi ai fenomeni di vendita (oltre che artistici) come Gipi, o ai best-seller come Blankets, capaci di fare da traino per le altre proposte, l’editore pare aver rallentato la sua crescita e disperso in parte quello che sembrava un progetto ben delineato e quadrato, nonostante la qualità delle singole uscite non ne abbia risentito.

Se alla Sergio Bonelli Editore il rinnovamento ha sempre seguito strade più tortuose e ponderate, pare comunque aver preso piede il format delle miniserie, che permette una rotazione di personaggi, ambientazioni e idee. Si allargano le tematiche e gli stili, nel tentativo di recuperare i lettori persi negli anni e avvicinarne di nuovi. Contando sul peso, sulla notorietà e sul bacino potenziale, uniti ai prezzi altamente concorrenziali e alla professionalita’, è auspicabile che questa ricerca di nuovi mondi fumettistici aumenti. Ottimo in questo caso l’esordio di Caravan, di Michele Medda, vuoi per la qualità dei primi episodi, vuoi per una formula narrativa che esula dal classico eroe del fumetto popolare. Con maggiore coraggio, sarebbe nelle possibilità dell’editore diversificare ancor più i generi al di là dell’avventura nelle sue varie declinazioni, puntando a quelle fette di lettori che sembrano a esclusivo appannaggio del fumetto giapponese, ma che sostanzialmente non hanno alternative di lettura, anche se difficilmente vedremo avverarsi un simile scenario.

Parlando di colossi dell’editoria, non possiamo non citare Disney Italia; dopo il cambio di direttrice per Topolino un paio di anni fa, la casa editrice sembra ancora alla ricerca di un assetto. Archiviati i tentativi di bissare il successo delle Witch con i vari Monster Allergy (parzialmente riuscito) e Kylion (un buco nell’acqua), altre operazioni che esulano da “paperi e topi” non sembrano in ponte, mentre si è preferito piuttosto lanciare la divisione manga dedicata agli adattamenti dei classici dell’editore. Oltre a questo, chiusure decisamente dolorose come quella di Zio Paperone, vittima di scelte editoriali poco felici, sono state riassorbite dal rilancio di nuove collane. Un debole segnale di ripresa per la scomparsa divisione Buona Vista Comics viene dalla ristampa di Novecento, adattamento del monologo di Baricco in chiave disneyana, anche se sembra poco per pensare a un rilancio di quella che doveva essere la “collana graphic novel” dell’editore.

Concludendo, e’ plausibile immaginare che la partita più importante per il mercato fumettistico si giochi, per quanto riguarda la distribuzione, su due fronti: quello di settore, ovvero delle fumetterie, e quello dell’editoria di varia e delle edicole. Da un lato molti editori sembrano arroccarsi nella sicurezza di una sorta di “print on demand”, delegando agli ordini dei lettori (e delle fumetterie) le proprie strategie editoriali, mirando unicamente al raggiungere del punto di pareggio; dall’altro, sembra sempre più chiaro che esista un intero mondo di opportunità fuori dai lettori appassionati e settoriali.
La cultura (con l’iniziale alta o bassa, fate voi) si è accorta dell’esistenza del fumetto, delle sue potenzialità e delle sue peculiarita’. Sta nascendo, o forse è sempre esistito ma poco considerato, un pubblico curioso ed esigente, attento e soprattutto eterogeneo, di cui il fumetto non potrà fare a meno negli anni a venire, ma che va cercato e servito meglio degli standard riservati ai lettori abituali, “vittime” di prezzi al rialzo, edizioni poco curate, traduzioni affrettate, ritardi sistematici, scarsa promozione e pochissima attenzione.
Appare chiaro che questa sfida significa per gli editori puntare al raggiungimento di una piena professionalita’, all’insegna della qualità delle opere, delle pubblicazioni, delle strategie di mercato, della continuità e reperibilità del proprio materiale, attraverso la ricerca di nuove forme distributive sia all’interno del meccanismo delle fumetterie, sia al suo esterno.

Naturalmente abbiamo preso in esame qui brevemente solo alcuni dei tanti aspetti di un mercato complesso e articolato, abbiamo citato solo alcune delle innumerevoli case editrici, cercando di fotografare quelle che stanno vivendo un momento di cambiamento, di evoluzione o di stagnamento. Abbiamo preferito concentrarci su uno spaccato di un affresco molto più grande, sui piccoli e grandi cambiamenti dell’editoria, immaginandone gli sviluppi futuri e sottolineando i mutamenti di un mercato che appare tutt’altro che statico, ma che ancora non sembra conoscere la strada da intraprendere per diventare finalmente adulto.

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