Interviste

Andrea Mazzotta: Eccetto Topolino e altre considerazioni

Eccetto Topolino, di Fabio Gadducci, Leonardo Gori e Sergio Lama, pubblicato da Nicola Pesce Editore sta raccogliendo premi e riconoscimenti e, cosa meno banale, un ottimo riscontro di vendite. Ne parliamo con , direttore editoriale di NPE (nonchè nostro redattore).
In coda all’articolo, per gentile concessione della casa editrice, trovate il link per scaricare prefazione, introduzione e primo capitolo del volume.

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 Come è nato il volume? NPE ha seguito la sua realizzazione o i contatti sono nati dopo la realizzazione del lavoro? Quale è stato il ruolo della Fondazione Franco Fossati?
Il volume, che era allora solo un’idea di volume, ci è stato proposto dagli autori in occasione della fiera del fumetto di Reggio Emilia organizzata dall’ANAFI. Non è un caso, dato che la Fiera di Reggio è uno di quei posti dove si può scoprire tantissimo sulla storia del fumetto, dato il gran numero di antiquari di alto livello che vi partecipano. Avevamo già lavorato con Leonardo Gori per il volume dedicato a Jacovitti e conoscevo Fabio Gadducci per alcune collaborazioni (anche se ci mise anni a memorizzare il mio nome), infine ero un lettore e un estimatore di Sergio Lama. Abbiamo così partecipato alle loro scoperte in tempo reale. La Fondazione Franco Fossati ha messo a disposizione alcuni materiali che erano presenti nella sua biblioteca. Senza la loro disponibilità e senza la gentilezza di Luigi Bona, il volume non  avrebbe potuto contenere tutte le scoperte storiche che chi l’ha letto conosce.

Eccetto Topolino si avvia ad essere un successo commerciale. NPE ha un’idea del lettore tipo di questo volume?
L’appassionato di storia dell’editoria, della storia della Disney in Italia, ma soprattutto del periodo fascista. Sono moltissimi i passaggi storici ancora non approfonditi su questi temi.

Andrea Mazzotta: Eccetto Topolino e altre considerazioni - npe_logo1Quale è stato l’impegno promozionale di NPE e degli autori?
Il nostro impegno promozionale è consistito soprattutto nell’ottimo lavoro che ha svolto il nostro ufficio stampa. Per una piccola casa editrice l’ufficio stampa spesso è un lusso, poi però i risultati premiano.

Quale è stato, se secondo te c’è pur stato, l’elemento che ha spinto le vendite (è pur sempre un volume di storiografia da 35 €)?
Qualcuno ha definito questo volume come il primo libro di storia sul fumetto. Forse l’elemento determinante è stato proprio questo. Ci siamo voluti muovere con strumenti scientifici, basandoci su prove e non sul sentito dire. Inoltre abbiamo voluto concepire il volume con la fluidità di un romanzo, proprio perché le vicende storiche raccontate sembrano prese da un film! Si dice che la realtà superi la fantasia… questo libro ne è la prova.

Andrea Mazzotta: Eccetto Topolino e altre considerazioni - topolino_contro_wolpVorrei discutere alcuni spunti che mi hanno particolarmente colpito della vicenda ricostruita dagli autori. L’editoria dei fumetti in quel periodo era animata da personaggi magari appassionati, ma che sembravano guidati da tattiche a breve e brevissimo termine. Solo Mondadori mise in campo una strategia editoriale. Oggi, l’editoria del fumetto è popolata da un gran numero di piccole case: la mia sensazione è che le piccole dimensioni limitino le possibilità imprenditoriali e che abbiano qualcosa a che fare con la piccola dimensione del mercato del fumetto. Quale è la tua visione della relazione fra dimensione delle case editrici e loro capacità di creare mercato?
Più che mercato le piccole case editrici creano tendenze. Vedi la Becco Giallo, che sostanzialmente ha sdoganato il concetto (per me frainteso dai lettori) di graphic novel, aprendo a nuove strade, che hanno creato collegamenti con realtà già esistenti come la Coconino e la Black Velvet. Oppure la Tunué, che ha inizialmente ridefinito e amAndrea Mazzotta: Eccetto Topolino e altre considerazioni - mandrakepliato il concetto di saggistica sul fumetto. Sono operazioni che le grandi case editrici difficilmente compiono ma che facilmente copiano. E per grandi case editrici intendo quelle di varia, che rivolgono alla libreria. L’edicola è un (complesso) mondo a parte. Non mi sembra che le grandi casi editrici di varia abbiano cercato di introdurre qualcosa di nuovo per il mondo del fumetto.

Le case editrici degli anni trenta investivano molto in prodotti stranieri, tanto che viene da pensare che senza l’autarchia la scuola italiana, sostanzialmente alla base della Sergio Bonelli Editore, sarebbe nata con forse dieci anni di ritardo. Pubblicare materiale straniero è ovviamente meno riscjios (costi minori e lavori che sono già stati valutati dal mercato d’origine). Immagino un circolo vizioso fra la dimensione angusta del mercato, la sua bassa appetibilità (gli utili realistici sono miseri) e gli scarsi investimenti. Esiste questo circolo vizioso? Se sì, come se ne esce?
Sì, esiste. Sicuramente importare costa meno che produrre. Se ne può uscire solo cercando di allargare il mercato. Questo si fa modificando la percezione stessa del mercato.
Recentemente sono stato in Francia e mi ha sorpreso come si legga a tutte le età. Ho visto signore di 60 anni con fumetti in mano nel treno o per strada. Questo avviene perché c’è stata un’attività rivolta a promuovere il fumetto come elemento culturale e si è messa la cultura alla base della vita deAndrea Mazzotta: Eccetto Topolino e altre considerazioni - coralinell’uomo. Da noi non avviene. Il lavoro delle case editrici è importante ma non basta, non potrà mai bastare, soprattutto se non ci si decide a consorziarci tutte. È un po’ come la fine di Watchmen.
Un evento infausto spinge le nazioni di tutto il mondo ad unirsi. Più infausto della crisi attuale io ne so immaginare pochi.

Altra caratteristica: frammentazione e uno spirito di concorrenza portato all’estremo, senza alcuna capacità di costruire alleanze e sinergie. Ma ha senso parlare di sinergie fra diverse case editrici nell’editoria del fumetto? Si può immaginare una forma più costruttiva di concorrenza, o quella vigente è quella normale per un qualsiasi libero mercato?
Per come la vedo io, è un cane che si morde la coda. Creare sinergie costa lavoro e impegno. Molto lavoro, molto impegno. Forse troppo lavoro e troppo impegno per un mercato che lotta ogni giorno cercando di sopravvivere. Forse alla giornata. Devo dire che tuttavia vedo qualche segno di miglioramento nell’aria. Speriamo che non siano abbagli.

E infine: fumetto italiano all’estero. Gli italiani importano molto (ed è un bene), ma quanto esportano (sottolineo che molti italiani pubblicano dAndrea Mazzotta: Eccetto Topolino e altre considerazioni - mm_usairettamente all’estero, quindi non è questione di mancanza di talenti e professionalità)? Se poco, perché? Come si promuove il fumetto italiano all’estero?
È un problema di genere e offerta/richiesta. Le produzioni francesi richiedono un determinato formato e un determinato modo di scrivere fumetti, per questo è più facile adattare un disegnatore alle richieste di una casa editrice francese che un volume italiano ai gusti di un lettore francese. Tieni conto inoltre che il mercato francese, per quanto vasto, è saturo. Si producono un numero sproporzionato di cartonati classici di alterna qualità e un numero interessante di “sperimentazioni” e graphic novel (Cornelius e L’Association su tutti). Più i manga e i supereroi. Gli italiani vanno in Francia a comprare i diritti perché è più facile comprare un prodotto già fatto che realizzarlo da zero. Ma non solo. Il mercato italiano è un mercato molto variegato che in teoria, anche se piccolo, riesce ad accettare alcuni prodotti francesi se presentati nel modo giusto, invece il mercato francese è meno ricettivo verso i prodotti italiani e molto più versi gli autori italiani.

 

IN ESCLUSIVA PER LOSPAZIOBIANCO.IT:
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Riferimenti:
Il sito di Nicola Pesce editore: edizioninpe.it

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