Interviste

Le nuove autrici del fumetto italiano: Claudia Checcaglini

Le nuove autrici del fumetto italiano: Claudia Checcaglini - immagine1-5380Ci puoi raccontare il tuo incontro con il fumetto e quando è maturata la decisione di lavorare in questo campo?
Beh, l’incontro con il mezzo fumetto l’ho avuto, come la maggior parte di noi, iniziando con Topolino, e compagnia e poi diventando grande leggendo Dylan Dog e le riviste contenitore degli anni ’90 che mi fecero scoprire il fumetto francese. La decisione di lavorare in questo campo è arrivata in modo strano, mi divertivo per gioco a colorare le tavole del mio compagno il fumettista Fabio Lai, un giorno gli serviva una colorista e decisi di provare, mi divertii molto e allora decisi di buttarmi in quel settore.

Ci parli dei tuoi esordi? Come li giudichi oggi?
Il mio esordio l’ho fatto con un albo francese di Fabio quindi non è stato male. Dopo ho collaborato anche con editori italiani ma sinceramente sono stata piuttosto delusa dal rapporto con loro: poca professionalità e poco rispetto. Per quanto riguarda i risultati della mia prima produzione, a distanza di anni, mi sembrano brutti come succede a tutti :D

Esiste una diversa sensibilità creativa tra un uomo e una donna? E questo secondo te si manifesta anche nelle opere finite?
Ehmmm…quando rinasco uomo te lo dico :D Potrei dirti che secondo me tutte le persone hanno sensibilità diverse e penso che l’esser uomini o donne sia solo una piccola differenza da sommarsi alle mille diversità del proprio percorso di crescita di ognuno di noi.

Le nuove autrici del fumetto italiano: Claudia Checcaglini - immagine2-5380Dalla tua esperienza, come sono viste le nuove autrici donne nel mondo del fumetto italiano? E secondo te all’estero (se hai avuto dei contatti) l’atteggiamento è differente?
Come dicevo non lavoro più in Italia da tempo non so come sia qui, immagino difficile per tutti i sessi. All’estero non ho mai rilevato differenze di trattamento. In generale è a tutti noto che nonostante ci siano molte donne con l’intenzione di far fumetto in poche arrivano a farlo professionalmente. Ma i motivi sono tanti: sociali, personali… Certo è che non è un mestiere che dà sicurezze e serve tanta testardaggine, forse, un certo retaggio culturale fa sì che gli uomini abbiano più libertà o forse le donne trovano piacere anche in altre attività a cui non vogliono rinunciare, io ad esempio adoro cucinare e quando non posso farlo come mi fare dopo un po’ sento la mancanza di questa arte.

Conosci o segui il lavoro di altre autrici all’interno del mondo del fumetto italiano?
Si’, amo molto parlare con tutti e penso di aver cercato di contattare tutti i coloristi che abitano in Italia, uomini e donne. Anche se non ho particolare attenzione per le autrici.

Il fumetto italiano è tradizionalmente concepito per il bianco e nero. Il formato bonelliano ha imposto formato e utilizzo del bianco e nero, riservando al colore solo momenti celebrativi. Secondo te, visto che anche la stessa Bonelli ha deciso di creare una rivista come Il Dylan Dog Color Fest, in cui il colore è l’assoluto protagonista, sono maturi i tempi per un costante utilizzo del colore da parte degli editori italiani?
Temo che il colore nel fumetto italiano non sia così diffuso per motivi economici e non mi sembra che sia un momento così favorevole. Pero’ mi piace quando si prova a fare qualche albo a colori Bonelli cercando di curare maggiormente la colorazione evitando di affidare il lavoro a grosse ditte che vanno al chilo, son posti di lavoro. :D

A cosa stai lavorando adesso e quali sono i tuoi progetti futuri?
Al momento sto finendo un albo umoristico per Delcourt con, alle matite, il sempre più francese Fabio Lai su sceneggiatura del prolifico Laurent Panetier e sempre per la stessa casa editrice sto iniziando il terzo volume di “Je suis Cathare” disegnato dal talentuoso italiano Alessandro Calore su sceneggiature del mistico Makyo. Prossimamente colorero’ nuovamente il morbido tratto di Bruno Rocco, ho da poco terminato un albo con i suoi disegni intitolato ” Jean-Jacques” un tomo storico ma con tanto umorismo tratto da un romanzo di Fre’de’ric Richaud e riadattato da Makyo. E poi ci saranno tre volumi per le Lombard di un progetto per l’infanzia e molto altro. Insomma la solita vita del colorista, spero solo di trovare il tempo per godermi il giardino della mia nuova casa, una sdraio, una bibita… altro che lavoro.

Riferimenti:
Blog di Claudia Checcaglini: diamociuntono.blogspot.com

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