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SPECIALE Julia e il detection italiano – Donna detective: il modello italiano

Donna detective è una serie poliziesca italiana, giunta alla seconda stagione, prodotta da Endemol e andata in onda in prima serata su Rai Uno a partire dal 2007, organizzata in episodi (6 per la I stagione e ben 16 per la II) della durata di circa 55’. (1)

SPECIALE Julia e il detection italiano - Donna detective: il modello italiano - 128_Cuori_Asso_sLa serie, che ha riscosso un notevole successo di pubblico raggiungendo oltre sette milioni di telespettatori nel corso della prima stagione,  ci sembra un ottimo esempio del modello predominante di narrazione seriale televisiva italiana di genere detection, ed è quindi utile a organizzare il nostro discorso, in quanto già nell’episodio pilota sono presenti tutti quegli elementi di tradimento del genere e deriva melodrammatico – relazionale cui abbiamo accennato in precedenza. Andiamo a vedere.

La serie racconta le vicende di Lisa Milani,  ispettore capo della polizia di Stato, sposata con Michele, un  medico pediatra dell’ospedale di Tivoli, dal quale ha avuto tre figli. Lisa ha accantonato la carriera per dedicarsi alla famiglia ma  viene richiamata in servizio come detective dal commissariato di Roma per un importante caso investigativo che riguarda le aggressioni a giovani donne fatte da un misterioso criminale nelle stazioni della metropolitana di Roma. Nel frattempo il marito di Lisa viene coinvolto come  principale indagato nel caso di omicidio di Giulia Brandi, una sua collega con la quale, lo scopriremo in seguito, Michele ha avuto una relazione.

Il giudizio dato alla seconda stagione dal critico Aldo Grasso  è impietoso, ma significativo e condivisibile:

La miniserie non riesce mai a essere né così drammatica da togliere il respiro (tutto è abbastanza prevedibile), né così divertente da regalare un sorriso. (…) La «detection» stinge in una normale «attività ispettiva» e la family comedy in macchietta: e il marito (Kaspar Capparoni) che si fa incastrare, e la famiglia, e il lavoro, e la figlia problematica. Prima la Polizia e poi la Famiglia o viceversa? Sembra che Lisa Milani partecipi a un talk del pomeriggio. Così si snodano storie, semplici, edificanti, prive di scrittura, che analfabetizzano lo spettatore sulla complessità del crimine.”  ((Aldo Grasso,  Attenti all’immagine Luca Ward insegna, “ Corriere della Sera”, 23 Aprile 2010))

SPECIALE Julia e il detection italiano - Donna detective: il modello italiano - Foto-Donna-detective-2-In-divisaGià il titolo della serie, Donna detective, posiziona in modo chiaro lo spettatore.
Scopriremo ben presto che, nel caso di Lisa Milani, il fatto che sia una donna è determinante mentre il fatto che si tratti anche di una detective è poco più che accessorio. Già dalle prime sequenze dell’episodio pilota notiamo come nessuno spazio, ad eccezione di rapide inquadrature che mostrano immagini di una stazione della metropolitana di Roma, viene dato alla gestione del caso di puntata dell’aggressore della metropolitana. L’attenzione è tutta per la presentazione del nucleo familiare e affettivo della protagonista. Fin dalla prima scena Lisa Milani deve “scappare” per andare a prendere i figli a scuola. La vediamo cantare in macchina con i suoi ragazzi mentre raggiungono la casa della nonna dove sono attesi per il pranzo.
Intanto nella metropolitana una giovane donna viene aggredita, colpita all’addome con un’arma da taglio. E’ una vittima quasi senza volto e senza nome che viene subito liquidata per dar spazio a altre lunghe sequenze esplicative che hanno il solo scopo di raffigurare l’idillio della vita familiare della protagonista, l’intesa e la complicità con il marito, l’ottimo rapporto con i tre figli, il supporto del nucleo familiare davanti alla sua decisione di riprendere  a svolgere il suo lavoro di detective. 

Anche le modalità in cui si dipana la sua reazione alla chiamata all’avventura è strettamente connessa alla relazione familiare di Lisa. Lisa in un primo momento declina l’offerta del commissario Giordano di occuparsi dell’aggressore della metropolitana perché sente di avere degli obblighi nei confronti della sua famiglia. Alla fine , però, decide  diversamente, spinta dal timore che anche sua figlia adolescente possa restare vittima dello sconosciuto aggressore. Il problema del crimine riesce ad attirarla solo nel momento in cui lei sente che anche i suoi figli potrebbero restare vittime di questa oscura minaccia.

Nel corso della storia il rapporto tra la Milani e  le vittime dell’aggressione è praticamente inesistente. Alcune anonime e sbrigative sequenze ce le mostrano in una spoglia stanza per i colloqui mentre raccontano l’aggressione subita. Sul loro vissuto non ci viene detto nulla, nessuna delle vittima  conquista il ruolo di personaggio vero e proprio, nessuna delle vittime instaura un rapporto empatico con la detective. Stessa cosa accade con le sequenze destinate alla raccolta delle testimonianze, comprese le scene dedicate all’interrogatorio del  principale sospettato dell’aggressione.

Le sequenze che riguardano l’attività investigativa sono frettolose e poco curate. La struttura del caso è  poco strutturata e l’azione della protagonista si risolve in continue illuminazioni casuali che la conducono a indizi di poco conto che, quasi in maniera automatica  e senza nessun investimento emotivo o intellettuale da parte dello spettatore, conducono alla risoluzione del debolissimo caso di puntata. Al contrario le sequenze che riguardano la linea di relazione sono continue ed estremamente dettagliate. In una sola puntata possiamo contare diverse scene che rendono conto di pranzi, cene e colazioni in famiglia, compresa una cena di anniversario con scambio di regali e successivo gratificante sesso coniugale.

SPECIALE Julia e il detection italiano - Donna detective: il modello italiano - Foto-Donna-detective-3-con-la-pistola

Il livello più alto di conflitto è sempre relativo al dilemma personale che coinvolge in prima persona la protagonista e che non ha nulla a che vedere con il dilemma e il dibattito tematico insito in qualsiasi narrazione  detection. In luogo di  una sentita e controversa riflessione sul senso del male qui viene  proposto il divario interiore tra l’aspirazione alla  gratificazione professionale e  gli obblighi nei confronti della propria famiglia.
Allo spettatore, tagliato fuori dai meccanismi di un’indagine inconsistente per la quale si perde presto interesse, mantenuto nell’impossibilità di fare qualsiasi congettura sulle vittime, incapace di intravedere nell’asettica presentazione del crimine un qualche possibile sviluppo inaspettato, non resta che seguire le vicende personali della detective che prima di tutto è una donna, una moglie e una madre. La suspense latita e  viene completamente abbattuta dalle gag da commedia, non sofisticata, alle quali si abbandona un agente del team nel bel mezzo di un solenne appostamento. Il senso della vita e della morte, la riflessione sul concetto di colpa e giustizia, l’interrogazione sul  concetto di verità, di condanna  e redenzione, sono elementi sconosciuti a questa narrazione. Conosciamo invece sempre meglio il marito e i tre figli di Luisa, nonché la nonna dei ragazzi. Del team investigativo sappiamo solo che un collega di Luisa ha un debole per lei. Gli specialisti chiamati ad argomentare con il loro sapere elitario sulla morte di una delle vittime non si dimostrano all’altezza della situazione  e si esprimono come commentatori anonimi di un fatto di cronaca nera gettato in prima pagina su un free press locale. Davanti al corpo senza vita di una ragazza il medico legale, lungi dallo sciorinare qualche dato tecnico, commenta: “Non ha fatto una bella morte, povera ragazza.”

In conclusione possiamo notare come fin dall’inizio il tema alla base della narrazione , il conflitto tra la realizzazione personale e la responsabilità della famiglia, proietta da subito la narrazione in un territorio estraneo a quello del genere al quale la serie sembra fare riferimento. Il messaggio è chiaro e ribadito all’interno di tutto l’episodio pilota: la sfera personale della protagonista, il suo mondo relazionale è al centro della narrazione. Il caso giallo orizzontale che vede implicato nell’omicidio di una giovane dottoressa il marito  di Lisa diventa il caso non in quanto evento criminoso che pone domande ed esige risposte ma in virtù del suo porsi come minaccia all’equilibrio familiare. SPECIALE Julia e il detection italiano - Donna detective: il modello italiano - Foto-Donna-Detective-1-Il-bacioMichele non è un possibile indagato nemmeno nella scena in cui a gran forza viene condotto via dalla polizia davanti agli occhi attoniti di Lisa che subito si affanna a far rientrare i figli in casa per evitare che assistano alla scena. Michele è il marito di Lisa, è un affetto che viene a mancare alla protagonista e che mette in pericolo il suo equilibrio familiare. La posta in gioco, anche nel caso che occupa la linea orizzontale del racconto, non è la conquista della verità e l’esplorazione del senso del male ma solo la difesa spasmodica e concitata del proprio mondo di affetti. 
Dato che nessun vero mistero è stato seminato all’interno del racconto, che nessuno dei possibili registri di esplorazione del caso è stato degnamente sfruttato, non quello della suspense che esige partecipazione emotiva da parte dello spettatore, né  quello del mistero , del giallo, che esige impegno intellettuale e solidità strutturale, il momento di risoluzione del caso di puntata, a parte una estemporanea colluttazione della detective con l’aggressore della metropolitana, è ancora una volta trattato come momento non significativamente rilevante ai fini della narrazione. Tornata a casa dopo la vittoria professionale che viene festeggiata dal team con un mazzo di fiori (!), Lisa Milani deve scontrarsi con la sua personale catastrofe familiare: l’arresto del marito Michele,accusato di aver ucciso l’ avvenente, collega. Il melodramma esplode in tutta la sua forza, tra le urla dei figli che escono in giardino a cercare il padre nello stesso istante in cui giunge come una scure sulla serenità familiare della Milani il mandato di arresto del perfido Giudice Farnese. Lisa, donna e madre più che mai, resta a difesa del maniero con i pargoli.

Nel giorno della giornata nazionale contro la violenza sulle donne la Rai decide di mandare in prima serata proprio una puntata di Donna detective, serie di punta la cui protagonista, Lisa Milani, donna, madre e moglie, accidentalmente detective, dimostra puntata dopo puntata di saper condurre in maniera brillante una estenuante  diversa battaglia di genere da quella sostenuta dall’eroina dei fumetti Kendall: quella per le pari opportunità della donna moderna di farsi spazio nel mondo del lavoro senza per questo dover rinunciare alla famiglia.

Ma cosa c’entra il detection in tutto questo?
E in che modo una serie come quella ideata da mostra la sua profonda e sostanziale diversità ai fini di un rispetto del genere e della possibilità di utilizzo e sperimentazione degli strumenti che lo caratterizzano?
Lo analizzeremo nel prossimo appuntamento..

[CONTINUA…]


Note:
  1. Donna detective, soggetto di Marina Garroni, Regia di Cinzia TH Torrini, Endemol Italia per Rai fiction, I Stagione, 2007. II stagione, Regia di Fabrizio Costa, 2010. 

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