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Julia: la lotta di genere del detection italiano

Prima parte di uno speciale dedicato a , esempio anomalo di narrazione seriale di genere detection in Italia. A differenza della fiction italiana, l’eroina di Berardi vive avventure perfettamente calate nelle regole del genere di riferimento, ponendo al centro della narrazione il crimine e i criminali, ibridandosi con altri generi ma senza snaturarsi.

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Julia Kendall è una criminologa ed è una donna.
Il fatto che Julia sia una donna è importante ma, ai fini del racconto  di cui  è protagonista,  è determinante il fatto che sia una criminologa, che abbia maturato diversi anni di esperienza al fianco del professor Raymond Cross, docente di criminologia e  consulente del Garden City Police Departiment, è determinante il fatto che in  seguito sia divenuta lei stessa  docente di criminologia alla Hollyhock University di Garden City, e che ora  svolga con perizia e competenza la sua attività di consulente della polizia e della procura nel corso di indagini investigative sui crimini violenti.

Julia: la lotta di genere del detection italiano - julia-3-ritratto-a-coloriJulia Kendall è la protagonista della serie detection a fumetti Julia – Le avventure di una criminologa, ideata da e pubblicata per la Bonelli Editore dal 1998. Una serie che è di certo un’assoluta, felice, anomalia nel panorama della narrazione seriale di genere italiana. Julia è, infatti, la protagonista di una serie crime che, cosa davvero insolita per il racconto seriale italiano,  ha prodotto negli anni un rapporto coerente tra struttura e genere.  Il sottotitolo della serie anticipa da subito il fatto che nelle storie di cui Julia è protagonista accade qualcosa che è direttamente riferibile alle dinamiche che si sviluppano in un determinato tipo di racconto. Si tratta delle avventure di una studiosa del crimine, non di vicende private che accadono a una donna che, solo accidentalmente, viene coinvolta nelle indagini. In queste avventure accade un evento criminoso che ha come conseguenza un’indagine. L’agguato da parte del mondo del crimine trova come risposta le azioni della criminologa e del team investigativo. Il crimine pone delle domande etiche alle quali Julia è chiamata a dare una risposta adeguata.

Julia Kendall è una ricercatrice ma è anche una donna.
Questo fatto, come abbiamo detto è importante. Nel mondo di finzione del racconto questo suo essere donna single, criminologa impegnata nella comprensione del male, nel difficile compito di immedesimazione con la belva che compie il crimine e la preda che ne rimane vittima, ha una sua importanza. Julia: la lotta di genere del detection italiano - julia2010_1_gIl personaggio già dal primo numero della serie presenta una caratterizzazione profonda, un sistema di relazioni ben strutturato che le ruota intorno e che arricchisce la storia.
Ma, trattandosi appunto di una narrazione detection, il fatto che Julia Kendall sia una donna, che ama, che soffre, una donna moderna, testarda e competente ma anche fragile, il fatto che Julia abbia attorno a sé  un nucleo di affetti che la sostengono oppure la obbligano a mettersi in discussione, tutto questo è comunque subordinato alla promessa che già dal titolo viene rivolta al lettore potenziale: una serie di avventure, le avventure di una criminologa.

In questa serie l’avventura investigativa ha la sua rilevanza, l’evento criminoso è al centro della narrazione e in questo tipo di racconto il processo di indagine svolto dalla protagonista e le sue riflessioni etiche e morali sul caso in questione sono privilegiate rispetto alla disamina dei suoi problemi interpersonali, che pure ci sono, che pure arricchiscono di sfumature importanti la narrazione. Il caso investigativo è denso e accurato, la protagonista è in possesso di un sapere scientifico ed elitario, oltre che di uno spiccato intuito, il processo di accertamento della verità da parte della protagonista è ricco di sviluppi e narrato attraverso l’utilizzo consapevole ed efficace di tutti gli strumenti del genere

Sta tutta qui la sostanza di quello che rende Julia- Le avventure di una criminologa, una felice anomalia nel panorama della narrazione seriale detection italiana. Julia: la lotta di genere del detection italiano - julia-160Ma in Julia il rispetto delle regole del genere  all’interno del quale si posiziona il racconto non impedisce la sua ibridazione con altri generi, con quello della commedia sofisticata hollywoodiana, ad esempio. La caratterizzazione a tutto tondo della protagonista, la definizione del cast dei personaggi e la messa in scena delle dinamiche relazionali che intercorrono tra di loro è presente e curata in modo particolareggiato ma non compromette mai la coesione formale del racconto. Si tratta pur sempre di un racconto investigativo, il melodramma è lasciato fuori dalla porta oppure viene chiamato in causa a volte come elemento aggiuntivo a una solida narrazione che di per sé funziona. L’ibridazione del genere con altre forme di racconto non snatura la storia fino a farla diventare altro da sé.

Giusto, ma perché ne parliamo?
Perché questo, lo snaturamento del genere a favore di una melassa melodrammatico – relazionale, è proprio quello che accade nel più ampio contesto della narrazione seriale televisiva italiana, che si accosta al genere  senza comprenderlo oppure senza volerne rispettare le regole, senza sapere o volere utilizzare in modo costruttivo i suoi strumenti. (1)

La lotta di un personaggio come Julia Kendall,  condotta forse in modo inconsapevole ma evidente a chi analizza i fatti,  è, quindi, in questo particolare clima di crisi dei modelli consolidati della narrazione seriale televisiva italiana, una lotta di genere, a favore di un genere, per il rispetto delle peculiarità del genere.
Julia: la lotta di genere del detection italiano - juliaIn una situazione in cui  il detection assume sempre più il ruolo di pura cornice, di spezia non particolarmente invadente, in una composto che al solito ripropone con minime correzioni sempre il medesimo paradigma di melodrammatico intrattenimento, o commediola rosa con dettagliato  approfondimento sul mondo relazionale del protagonista, Julia-Le avventure di una criminologa, serie tutta italiana, anche se ambienta in un’immaginaria cittadina del New Jersey, è interessante come esempio di quello che forse è uno dei pochi riusciti tentativi di narrazione detection italiana moderna.

Julia rappresenta una narrazione di qualità ma al tempo stesso lineare e popolare, una narrazione di genere che trova comunque il modo di affrontare temi importanti attraverso strutture di racconto infinitamente più complesse e felicemente spregiudicate di quelle che vengono proposte ad oggi dalla narrazione seriale televisiva italiana.

Ma per capire meglio, nella prossima puntata di questo speciale faremo un esempio concreto, andando a vedere come viene affrontato il detection a  casa nostra.

[CONTINUA…]


Note:
  1. Sull’argomento rimando all’articolo di Fabrizio Lucherini Il seriale ha fatto un errore!, “Script” n.49, Luglio 2010 

2 commenti

  1. Emanuela Cocco

    Grazie per la segnalazione, Umberto. Non ho letto il libro che , a questo punto, mi incuriosisce molto. Hai centrato la questione, nella fiction italiana molte e troppe volte l’investigazione al femminile viene completamente travisata. Il risultato è una narrazione sciatta e un tradimento del genere. Mi piacerebbe riceve altri esempi di romanzi con investigatrici donne, che valga la pena di leggere. Un saluto.

  2. A sostegno del fortissimo intreccio fra indagine e femminile voglio segnalare che in Omicidio a Road Hill House, Kate Summerscale ricostruisce l’intera vicenda di un delitto familiare molto noto in epoca vittoriana servendosi di documenti e fonti giornalistiche dell’epoca e dimostrando una notevole competenza circa le tecniche del racconto giallo. Parte del testo narra parallelamente l’avvento sulla scena di una figura chiave, quella del detective e mi sembra che in quel testo l’autrice riesca ad insinuare anche qualcosa in più: ovvero che buona parte della «intelligenza» che noi associamo alle menti dei vari segugi «maschi» del genere letterario tuttora più fecondo e di successo, sia di matrice se non femminile almeno associabile a «pratiche» di genere non esattamente maschili.
    Nel suo bel romanzo Summerscale infatti scrive:
    «“Indizio” si dice clue in inglese, parola che deriva da clew, “gomitolo”. L’etimologia ricorda il mito di Arianna e Teseo, in cui l’eroe ritrova l’uscita dal labirinto del Minotauro grazie al filo di lana datogli dall’amata. […] Allora come oggi, il collegamento tra fili e indizi non era solo metaforico: molte prove erano date da panni o frammenti di tessuto da cui era possibile risalire all’identità dei criminali».
    E più avanti prosegue:
    «Scavare nei pensieri e nei sentimenti […] era un’impresa che richiedeva più intuito che logica, una particolare sensibilità che Charlotte Bronte aveva definito “la peculiare e inquisitiva facoltà del detective”. I nuovi, elusivi metodi di indagine richiedevano un nuovo vocabolario. Nel 1849 è attestata per la prima volta la parola hunch, che indica quel certo non so che, l’intuizione che punta verso una particolare soluzione; l’anno seguente è la volta di lead, l’indizio o l’idea che conduce alla verità». Per infine concludere che agli albori della letteratura gialla «in teoria l’istinto investigativo era visto come una qualità eminentemente femminile: […] le donne avevano l’opportunità di osservare «intimamente» i fatti ed erano brave a decifrarli. In pratica, però, una signora che si dilettasse di investigazioni era poco più che una ficcanaso…».
    A quanto pare in TV, come segnalato nel secondo testo di Emanuela Cocco, tutto questo sfondo e intreccio condiviso non viene certo esaltato, bensì piuttosto occultato e disperso.

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