Interviste

Le nuove autrici del fumetto italiano: Susanna Raule

immagine1-53761

Le nuove autrici del fumetto italiano: Susanna Raule - immagine1-5376Ci puoi raccontare il tuo incontro con il fumetto e quando è maturata la decisione di lavorare in questo campo?
In realtà non saprei dirti con esattezza “quando”. Ho sempre letto fumetti, da piccola Topolino, il Corrierino, i Bonelli e i supereroi americani, poi, verso i 14 ho scoperto i fumetti Vertigo. Ho iniziato a disegnare fumetti tratti dalle mie storie, ma a un certo punto mi sono resa conto che, in definitiva, non sapevo disegnare affatto. Verso il 2000 ho incontrato i tipi di Cut-Up e gli ho chiesto se potevo sceneggiare qualcosa per loro. Ho iniziato direttamente con una miniserie crime, “Inside“, ma il vero esordio professionale direi che c’e’ stato quando ho deciso di partecipare al Lucca Project Contest con Armando Rossi, con “Ford Ravenstock“. E’ stato più o meno a quel punto che mi sono resa conto che potevo vivere di fumetti.

Ci parli dei tuoi esordi? Come li giudichi oggi?
Se parliamo di “Inside“, non molto bene. Era una serie acerba e all’epoca non ho avuto il coraggio di metterci dentro quello di cui volevo veramente parlare, ovvero il rapporto sadico tra due persone. Continuavo a ripetermi che “poi” avrei iniziato a far affiorare la questione, ma “poi” non avevo più voglia di continuare, avevo altri progetti e ho semplicemente interrotto la serie. “Ford Ravenstock“, che considero il mio vero esordio, è un’altra faccenda. Sono scioccamente, irrimediabilmente orgogliosa del mio personaggio e della mia serie. Non vedo l’ora di portarla a termine.

Esiste una diversa sensibilità creativa tra un uomo e una donna? E questo secondo te si manifesta anche nelle opere finite?
Tra uomini e donne non saprei. Di sicuro tra persone e persone. Bisogna pero’ ammettere che spesso le opere “femminili” sono riconoscibili, ma credo che si tratti più di humus culturale che di vera differenza a priori. Credo che fare distinzioni di genere sia inesatto e fuorviante, e trovo i commenti sulla “sensibilita’” femminile (intesa come “sospirosita’”) sottilmente denigratori.

Dalla tua esperienza, come sono viste le nuove autrici donne nel mondo del fumetto italiano? E secondo te all’estero (se hai avuto dei contatti) l’atteggiamento è differente?
Intendi dire se c’e’ discriminazione? Non direi. Le esordienti donne sono trattate come tutti gli esordienti, possibilmente con un quid in più di paternalismo. Ma la mia esperienza personale è stata ottima. Ho trovato persone disponibili, gentili e decisamente collaborative. Quelli che non lo sono stati di certo sono stati stronzi con me come con qualsiasi collega maschio. Ma, ti ripeto, ho trovato molti colleghi che avevano molta più esperienza di me che mi hanno sostenuta, consigliata e aiutata. Non sono famosa per avere un buon carattere, quindi è evidente che sono loro a essere persone meravigliose.
All’estero ho trovato pressappoco lo stesso atteggiamento. In realtà sospetto che in Casterman (quantomeno all’ufficio contabilita’) pensino che io sia un tizio di nome Raul, ma non posso esserne certa. Di sicuro, in generale, mi è successo molte volte di essere l’unica donna a una tavolata di fumettisti maschi e di fidanzate non-fumettiste di fumettisti maschi. In quei casi sono sempre stata automaticamente categorizzata come “fumettista” e non come “femmina”, il che suppongo che vada bene.

Le nuove autrici del fumetto italiano: Susanna Raule - immagine2-5376Conosci o segui il lavoro di altre autrici all’interno del mondo del fumetto italiano?
Seguo, più o meno, il lavoro di Paola Barbato, Vanna Vinci, Giustina Porcelli, Francesca Da Sacco e Liri Trevisanello, il che non significa che lo segua perché sono donne. Mi interesso alle opinioni e al lavoro di Laura Scarpa, e anche in questo caso direi che il suo sesso non è un fattore determinante. Sono curiosa di vedere che cosa faranno Micol Beltramini e Carolina Cutolo, che sono amiche e che, casualmente, sono anche donne.

Da anni nell’ambiente del fumetto italiano ci si lamenta della penuria di nuovi sceneggiatori. Secondo te è un fenomeno reale, e se si a cosa è dovuto questo?
Mah, io non direi che in Italia ci sia penuria di sceneggiatori. Direi che in Italia c’e’ penuria di spazi espressivi ben retribuiti, che è una cosa diversa. Ci sono ottimi sceneggiatori che pubblicano una storia all’anno e sottopagati. Se sei uno sceneggiatore emergente per te sarà difficile poter fare esattamente quello che vuoi, perché per campare dovrai prendere una serie di lavori che non ti interessano o che ti impediscono di esprimere completamente la tua libertà creativa. Mi dicono che tutto cio’ vada sotto il nome di “professionismo”, non ne sono sicura. Io credo che vada più sotto il nome di “sopravvivenza”. Un po’ di tempo fa ho visto un’intervista a Frank Miller che diceva più o meno “Chi se ne frega se la tua storia è di 500 o 30 pagine, è comunque la tua storia.” Un atteggiamento del genere è poco recepito nel nostro paese, dove sembra che la sperimentazione e la sfida creativa sia lasciata nelle mani di pochi (ma nemmeno così pochi) benintenzionati di scarsi mezzi economici. Gli Stati uniti e la Francia ci dimostrano che si possono scrivere storie innovative senza vendere per forza due copie, ma sembra che in Italia stiamo aspettando la morte dell’ultimo lettore ottuagenario di Tex per poter poi dire: e adesso? E con questo, vorrei che fosse chiaro, non intendo assolutamente dire che dovremmo dare a Tex una tutina da Power Ranger per renderlo più appetibile a un pubblico giovane, o semplicemente nuovo (anche perché credo che i Power Rangers siano passati di moda da un po’, e pazienza se Tex, inguainato nella lycra, ci farebbe la sua porca figura).
Comunque, per rispondere più precisamente alla tua domanda, no, non credo che in Italia ci sia carenza di nuovi sceneggiatori. Alla Bonelli non hanno problemi a trovarne e, anzi, c’e’ la fila fuori. Se invece cerchi uno sceneggiatore nuovo che dica qualcosa di nuovo, be’, forse lì potresti avere qualche problema. O, più probabilmente, potrebbe avere qualche problema lui a raggiungere la fine del mese con i proventi del suo lavoro.

A cosa stai lavorando adesso e quali sono i tuoi progetti futuri?
Il mio fumetto francese (o vogliamo usare lo sputtanatissimo termine “graphic novel”?), “Inferno”, dovrebbe uscire tra qualche mese. A seguire Ravenstock vedrà la sua conclusione, in due atti, e potrebbe esserci anche qualche sviluppo. Mi sono data, ancora un altro po’, alle major, ma di questo non posso parlare. Ho appena finito di sceneggiare un corto, ambientato nel mondo della musica, per Madadh, forse la serie più fica e innovativa degli ultimi anni (gratis). Ho una quantità di cose in cantiere, alcune “indy” e altre no, ma se permetti aspetterei di avere un contratto in mano per parlartene. Intanto faccio la sherlockiana, il che, devo ammettere è più o meno tutto quello che voglio dalla vita.

Riferimenti:
Il blog di : sraule.splinder.com

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo Spazio Bianco: nel cuore del fumetto!

Inizio