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Blotch

Blotch - immagine1-5333Pittore fallito, ipocrita, presuntuoso, arrogante, vigliacco, servile, opportunista, razzista e, come se non bastasse, anche in odore di pedofilia: questi sono gli attributi di Blotch, creatura del quasi omonimo autore francese Blutch, che usa questo suo alter-ego distorto per ridicolizzare gli “artisti” al servizio del sistema (…di tutti i sistemi), nonche’ il sistema stesso.

Blotch, proprio come il suo creatore, lavora per la storica rivista francese Fluide Glacial, malgrado le vicende siano ambientate in una sorta di realtà parallela dislocata temporalmente alla fine degli anni ’30, e cioe’ quasi quaranta anni prima della vera fondazione della testata. Disegna vignette dall’umorismo grossolano e volgare, sebbene realizzate (da Thiriet, nella realta’) in un stile raffinato ed essenziale, degno del New Yorker, del quale peraltro Blutch è stato un collaboratore. Nelle sue disavventure autoconclusive, che si sviluppano tutte nell’arco di appena 5 pagine, Blotch interagisce con altri colleghi traslati dal presente e dai nomi storpiati, come Larcenet (trasformato in Larssinet), Gaudelette (Goutteleitte) e Goossens (Gossein), tutti rappresentati in maniera a dir poco irrispettosa. Perfino Herge’, l’autore di Tintin, compare timidamente nella prima storia (stavolta con il suo vero nome, Georges Re’mi), solo per essere umiliato e sbeffeggiato da Blotch e dai suoi (in)degni compari, come sempre insopportabilmente presuntuosi e decisamente molto poco lungimiranti.

Tutti gli episodi, sempre divertentissimi e taglienti, vedono spiccare il protagonista per meschinità e boria, oltre che per la sua assoluta incapacità di comprendere la realtà che lo circonda, caratteristica, questa, quanto meno paradossale per un vignettista satirico. La superbia di Blotch non si ferma davanti a nulla, e il nostro non mostra mai un minimo di dignità ne’ perde occasione per schifare sdegnosamente tutto cio’ che non rientra nella sua visione conservatrice e gretta della realta’, dal jazz al cinema, passando per gli scioperi e le avanguardie artistiche. Il fatto che l’autore abbia scelto di ambientare queste vicende alla vigilia del disastro (la Francia si arrese ai nazisti nel 1940) potrebbe far sospettare un parallelo con la contemporaneita’, forse come pungolo per tutti coloro che lavorano nella satira ad essere ancora più caustici ed aggressivi, ma ammetto che qui siamo nel campo delle pure congetture personali.

Blotch - immagine2-5333Anche dal punto di vista grafico, siamo davanti ad un piccolo gioiello di incisivita’: il segno di Blutch è pieno ed intenso, quasi espressionista in alcune vignette, e le pennellate di nero che graffiano la pagina sembrano intingere direttamente nel torbido in cui annaspa il protagonista. Interessante notare come alcune esagerazioni tipiche dell’underground americano si amalgamino perfettamente con uno stile che prende le mosse dalla grande tradizione dell’illustrazione europea, a partire da Grosz.

Blutch, al secolo Christian Hincker, classe 1967 e vincitore quest’anno del prestigiosissimo Grand Prix de la Ville d’Angouleme, è alla sua prima (ed unica) apparizione italiana, se si esclude lo splendido film collettivo di animazione Peurs du Noir (di cui ricordiamo Mattotti e Burns, fra gli altri autori), proposto a fine 2008 da Internazionale: pensare che queste storie sono apparse originariamente 10 anni fa, fra il 1999 e il 2000, lascia un forte dubbio sui criteri di scelta degli editori italiani, e fa sospettare che tanti altri bei fumetti non siano ancora arrivati da noi. Grande merito, quindi, all’operazione della di Torino, nonostante il prezzo di copertina sembri un po’ alto rispetto al numero di pagine ed all’assenza di editoriali.

Abbiamo parlato di:
Blotch – Il re di Parigi
Blotch – Di fronte al proprio destino

Riferimenti
QPress: http://www.qpress.info

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