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L’informazione USA e il “Mike Doonesbury journalism”

L'informazione USA e il "Mike Doonesbury journalism" - immagine1-5310(…) I primi tre anni di , anzi due anni e poco più di due mesi, per un totale di 778 strip a partire dal 26 ottobre 1970, sono anni giornalisticamente e stilisticamente sorprendenti. Trudeau non è ancora un autore completamente maturo, ma è tutt’altro che ingenuo.
Nonostante debba ancora schierare tutti i suoi personaggi – tra le assenze di questi primi anni spicca quella di Duke, nato come caricatura di Hunter S. Thompson (altro protagonista del New Journalism e poi della sua variante spiccatamente soggettiva e lisergica, il “Gonzo Journalism“) dopo alcuni mesi, e JJ [la futura ex-moglie di nonche’ figlia di Joanie Caucus] – ha già capito come fare satira politica e giornalismo di commento e poi d’in­chiesta.

Così come la televisione ha reinventato il modo di nar­rare le notizie, alleggerendo il bisogno di documentazione che non sia quella video, così la striscia quotidiana non deve ne­cessariamente rappresentare la realtà ma, più semplicemente, far entrare la realtà all’interno del suo microcosmo.
Michael Doonesbury e Mark Slackmeyer attraversano Washington e la cronaca americana in uno dei primi raid simbolici della stri­scia “alla ricerca dell’America”, incontrando Henry Kissinger su una panchina vicino al Lincoln Memorial e andando poi a visitare il potere politico “in casa sua”, nelle forme di un sena­tore al lavoro sulle nuove legislazioni. Oppure, arriva la volta per i lettori della storica striscia che introduce la marijuana nella mattutina preghiera laica del borghese americano (cioe’ la lettura del suo quotidiano locale, specchio angusto di inte­ressi che hanno come breve orizzonte la sua piccola comuni­ta’). E “Mary Jane” viene rappresentata e fumata proprio nelle pagine dei giornali di quella società che all’epoca si rifiutava di prenderne in considerazione l’esistenza stessa.

I tre anni di strip qui pubblicate sono quelli in cui negli Usa ancora non si è consumato il Watergate, lo scandalo partito dall’arresto casuale il 17 giugno del 1972 di alcuni uomini che nottetempo si erano introdotti nel complesso del partito democratico a Washington e che rappresentavano la punta dell’iceberg della presidenza Nixon, costellata di abusi, illega­lità e violazioni (dallo spionaggio al sabotaggio vero e proprio) condotte dallo staff e dalla squadra di persone che facevano riferimento a lui. Le inchieste della stampa americana (e al­cune straordinarie strip di Trudeau) misero alla luce la fitta trama di connivenze e di complicità ai più alti livelli, portando alle dimissioni di Richard Nixon dalla Casa Bianca il 9 agosto del 1974.
Tuttavia, il periodo compreso tra la fine del 1970 e tutto il 1972 non è certo privo di avvenimenti di rilievo. Sono innanzitutto gli anni del Vietnam (o seconda guerra dell’Indo­cina), il conflitto iniziato negli anni Cinquanta che, con il pre­sidente democratico Kennedy (eletto nel 1963), ebbe un’esca­lation drammatica. Portato avanti dal suo successore Lyndon Johnson, fornì uno dei principali strumenti della piattaforma di Nixon nella campagna elettorale del 1968: la “pace ono­revole”, che rappresentava per gli elettori americani il sogno del ritorno agli affari interni americani, senza più tragedie per una guerra lunga e non comprensibile (l’uscita degli americani dal Vietnam, dopo una lunghissima contestazione iniziata in patria nel 1962, avvenne fra il 1973 e il 1975, con la caduta di Saigon nel luglio di quell’anno).

(…) La principale capacità giornalistica e di artista-intellettua­le, popolare e al tempo stesso engagé, di Trudeau è già deline­ata fin dai primissimi anni. Non sta nel reportage o nell’inchie­sta sulla falsariga del Washington Post (che pure, più avanti, Trudeau non mancherà di frequentare, seppure in maniera episodica) e neanche nel peso delle opinioni che orientano gli elettori. Il genio anche giornalistico, di un giornalismo che po­tremmo definire MD-Journalism dalle iniziali del protagonista della striscia, sta piuttosto nell’aver iniziato a tendere una fit­ta trama di relazioni e storie tra i suoi personaggi – il folto cast di regolari è composto attualmente da ventiquattro volti immortalati sul sito ufficiale www.doonesbury.com, ma in re­altà è molto più grande – che hanno disegnato una storia coerente, capace di scorrere a tratti in parallelo e a tratti di sovrapporsi a quella della politica e del costume americano.

E allora attenzione, perché è un esercizio simile, ma in par­te più complesso (e di lunga durata) di quello del New Journa­lism. Le vicende personali e pubbliche di Mike Doonesbury e degli altri sono sempre in sottile equilibrio fra tre diversi punti di attrazione: la vita privata, il fatto pubblico e il personaggio o atto-simbolo.

Per quest’ultimo aspetto, nella strategia nar­rativa di Trudeau compaiono infatti spesso personaggi o com­portamenti che assumono un forte significato simbolico, quasi astratto. Ma, e qui c’è la capacità più profonda di Trudeau, sia graficamente che stilisticamente e narrativamente l’autore riesce sempre a tenere insieme il tutto. Il simbolo non diventa mai la fine della piccola storia personale. è anche il motivo per il quale la striscia quotidiana di Trudeau merita senza dubbio, almeno da un punto di vista giornalistico, di rimanere – come accade nella maggior parte delle pubblicazioni in America – nella pagina dei fumetti e non in quella degli editoriali.
La tessitura di Trudeau, iniziata praticamente fin dai pri­mi mesi di pubblicazione di Doonesbury, dimostra la maturità dell’autore e il fatto che sin dal principio il suo lavoro si è ca­ratterizzato con anni giornalisticamente e stilisticamente sor­prendenti. La capacità di legare il piccolo al grande, il pubblico al privato, e di affrescare una cronaca quotidiana che è anche commento, battaglia politica e ideale, denuncia e rappresen­tazione per il pubblico del significato degli eventi in corso, si completa lentamente e acquista esplicita coscienza di se’ più avanti, con lo iato durato 22 mesi tra il gennaio del 1983 l’ot­tobre del 1984.

(…)

Estratto dal saggio “Il metodo Doonesbury, tra fumetto e new journalism” a firma di Antonio Dini apparso su Doonesbury. L’integrale 1970-1972. Ringraziamo l’autore e la casa editrice per la aver permesso la pubblicazione.

 

Antonio Dini
Nato a Firenze nel 1969, giornalista economico e saggista, scrive per Il Sole 24Ore, L’Espresso e Macitynet.it. Ha pubblicato Emozione Apple (Sole-24Ore Editore) sul successo dell’azienda californiana. Il suo blog è http://antoniodini.blogspot.com.

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