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La guerra di Alan: Emmanuel Guibert ricorda l’amico Alan Ingram Cope

“Ero arrabbiatissimo, ma mi son detto, pazienza, me ne frego, è la MIA avventura, è la MIA avventura in guerra […] dal momento che BISOGNAVA andare in guerra, mi ero sempre detto: la prendero’ come un’avventura, non tremero’, non diro’ che è una tragedia personale, sto facendo quello che fanno tutti …”.

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In queste poche frasi, pronunciate da Alan Cope in un momento di rabbia, sta racchiusa l’essenza del primo volume de La guerra di Alan, opera scritta e disegnata da .
Guibert fa rivivere in questo libro le conversazioni avute con l’amico Alan Ingram Cope, veterano americano della Seconda Guerra Mondiale. L’autore, attraverso la voce narrante di Alan, che rievoca il periodo precedente la partenza per il fronte e cioe’ quello dell’addestramento militare a Fort Knox, sceglie di raccontare la quotidianità di piccoli fatti piuttosto che i momenti drammatici o le ansie e le paure che si possono annidare nella mente di chiunque stia per essere spedito in guerra.

Vediamo quindi Alan, con l’entusiasmo tipico dei ventenni, meravigliarsi nello scoprire una sala di ascolto di musica classica nel club frequentato da soldati, imparare a guidare un carro armato, diventare insegnante alla scuola per operatori radio. Nelle pagine di questo volume si susseguono incontri con amici perduti e poi ritrovati, esperienze di vita come la gita a New York o anche buffi aneddoti legati a problemi d’igiene e promiscuita’, il tutto filtrato dallo sguardo puro del protagonista.
Egli affronta le situazioni che gli si presentano con quella semplicità e ingenuità tipica di chi, appena uscito dall’adolescenza, si sta affacciando alla vita adulta. A volte sembra che i suoi occhi scelgano di non afferrare cio’ che di tragico c’e’ nell’esperienza che sta vivendo: la possibilità di morire o venire ferito in combattimento, la perdita di amici cari sono pensieri negativi che vengono percepiti, talvolta solo intuiti, ma soprattutto sempre raccontati con pacatezza. In Alan, seppur giovane e inesperto, c’e’ la consapevolezza di trovarsi di fronte ad eventi che sono i primi, ma al contempo forse anche gli ultimi, della propria esistenza.

Il ritmo della narrazione, regolare, docile, ma non per questo meno emozionante, è accompagnato da un disegno delicato, mai invasivo, proprio per lasciare spazio ai ricordi di Cope. Il tono intimo delle sue parole coinvolge il lettore: è come essere presenti alle sue rievocazioni, è come se fosse un nostro vecchio amico.

I disegni, che suggeriscono un’idea di essenzialita’, ordine e rigore, sono ottenuti con una tecnica particolare, cioe’ tracciando sul foglio segni con un pennino intriso d’acqua per poi appoggiarvi l’inchiostro che si imprigiona ed espande nella parte di carta bagnata (vedi il video “Drawing With Water: Making the Art for ALAN’S WAR”).
Lo stile è realistico, Guibert ricorre solo in alcune occasioni alle fotografie per documentarsi: come precisa nell’introduzione ha voluto privilegiare i ricordi dell’amico poiche’ il suo obiettivo non era realizzare una ricostruzione storica ma raccontare la vita quotidiana di un soldato che è stato, prima di tutto, un ragazzo.

A livello stilistico l’uso del balloon è ridotto al minimo per lasciare maggior spazio alle didascalie riportate in corsivo quasi a voler suggerire l’idea che sia lo stesso Alan, di suo pugno, a scrivere la storia.
ci ha regalato un libro prezioso: attraverso l’esperienza del soldato Alan Ingram Cope rivivono i giorni di uno dei tanti giovani americani inviati in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, una guerra che durante i mesi dell’addestramento sembra lontana eppure risulta essere una presenza costante e incombente, perché come dice Guibert “la guerra non è mai lontana da nessuno”.

Riferimenti
: www.coconinopress.com

Drawing With Water: Making the Art for ALAN’S WAR 

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