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Watchmen, il film

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Watchmen, il film - immagine1-5243Non è possibile iniziare a parlare della trasposizione cinematografica di senza una premessa tanto doverosa quanto scontata, almeno per chi ha letto il graphic novel: non sarà affatto facile farlo. Non lo sarà nel senso che tale è la potenza espressiva del fumetto che, in questo caso più di altri, è veramente difficile scindere la fruizione pura e semplice della pellicola dai vari capitoli dell’opera, continuamente richiamati alla mente dalla fedele, almeno visivamente, trasposizione di .
L’intenzione, pero’, non è quella di un’analisi e di un confronto dettagliati tra modello e rifacimento, interessanti senza dubbio, ma forse un po’ sterili in relazione alla nostra riflessione, la cui linea guida vuole essere invece un’indagine sul reale bisogno di un’operazione di tal fatta. Certo, anche questo caso non spicca per originalita’: dopo che lo stesso si è energicamente opposto all’adattamento cinematografico e la stragrande maggioranza dei siti di cinema e fumetto si sono prodigati in indagini sulla fattibilità di tale operazione (vi invito a digitare i termini “” e “unfilmable” in qualsiasi motore di ricerca e a dare una scorsa alla miriade di pagine risultanti) appare inutile anche una considerazione di questo tipo. E’ necessario, allora, restringere il campo di indagine e modificare la domanda in: era veramente necessaria la realizzazione di questo tipo di trasposizione?.

La risposta non può non partire che da un vero e proprio assioma: Watchmen e’, di fatto, un capolavoro, una pietra miliare del fumetto capace non tanto di trattare questo o quel tema storico, etico o sociale, per quanto complesso, con straordinaria abilita’, ma una vera e propria summa di un’epoca, con tutto il portato che da questo consegue. Da grande ammiratore azzardo un paragone quasi blasfemo: se, con molta leggerezza, dovessi paragonare Watchmen ad un’opera letteraria, per complessita’, molteplicità dei livelli di lettura e capacità di descrivere la società e il periodo storico che l’hanno prodotta penserei all’Inferno di Dante. Ok, dissentite e rivoltatevi nella tomba: ne avete tutto il diritto. Penso pero’ che il paragone sia in qualche modo calzante, soprattutto per quel che riguarda il rapporto tra preparazione del lettore e pienezza della fruizione, nel senso che maggiore è il grado di conoscenza del contesto e più completa è la comprensione del testo, nei suoi vari livelli di lettura.
Ci torneremo, ma proprio in considerazione di questo è facile spiegarsi l’enorme perplessita’, la vera e propria levata di scudi di fronte ad un’opera che si annunciava sin dall’inizio assai limitata quantomeno nella durata: tre ore circa, tempo limite per eccesso di una pellicola, sono immediatamente apparse come un grosso limite, in questo caso in difetto, nel quale poter condensare un’opera così densa. Chissa’, forse l’annuncio di una trilogia o di un espediente analogo avrebbe placato parte (seppur minima) dei timori e avrebbe consentito una trasposizione più piena; di fatto, pero’, il tempo cinematografico ha imposto un taglio netto di gran parte di tutti quei livelli che, intersecandosi e integrandosi, contribuiscono alla grandezza dell’opera. Tale problematica non è certamente sfuggita a Snyder che ha infatti cercato di porvi rimedio con tutta una serie di precisi rimandi al fumetto. Il problema è che una tale operazione non è stata in grado di ovviare alla presupposta lettura dello stesso, generando un prodotto che si rivolge, nella pratica, a due tipi diversi di pubblico e la cui natura ibrida finisce per non soddisfare ne’ il cultore dell’opera ne’ tantomeno il cosiddetto grande pubblico, a cui di fatto è destinata. E il crollo vertiginoso degli spettatori già dall’inizio della seconda settimana di programmazione ne’ è un segnale evidente.

Watchmen, il film - immagine2-5243Natura ibrida non solo per quanto riguarda il non aver definito un univoco canale di comunicazione, ma anche e soprattutto per aver mantenuto una presunta fedeltà all’opera, anzi, a quella parte della stessa scelta per la trasposizione, che di fatto importa nel medium cinematografico tempi di un altro mezzo espressivo, da questo parecchio diverso, per quanto simile nei modi. Lo spettatore si trova così di fronte a una pellicola di notevole impatto visivo – eccezionale la ricostruzione dell’epoca, dove tutto è realmente anni 80, dai costumi dei protagonisti all’ambientazione intera – il cui ritmo narrativo, così come era successo per il Sin City di Rodriguez, è pero’ completamente sballato. Tornare da qui al pre-giudizio di partenza è piuttosto facile e ancora più facile è trovarne conferma. Altrettanto spontaneamente è semplice tornare alla nostra domanda iniziale e porsi qualche interrogativo su tale scelta, soprattutto alla luce di un adattamento che ha invece recentemente mostrato le notevoli possibilità di una commistione cinema-fumetto: mi riferisco, ovviamente, a The Dark Knight che, pur con i suoi limiti, si è rivelato comunque un ottimo prodotto.

Proprio il confronto con il film di Christopher Nolan appare illuminante nel mostrare il diverso tipo di approccio e rielaborazione dell’originale, Il lungo in un caso, l’opera omonima di Moore nell’altro. Nolan mostra di aver masticato e digerito il modello, appropriandosene e dando vita ad una trasposizione che racconta la medesima storia, ma che vive di vita propria. Certo, il dazio pagato ai canoni hollywoodiani è alto, soprattutto nella parte finale, ma per più di due ore il film inchioda lo spettatore alla poltrona grazie a ottimi personaggi (e qui calo un velo pietoso sul livello di recitazione da serial tv in Watchmen…) e a un ritmo narrativo squisitamente cinematografico che, dalla deflagrante scena iniziale mantiene un serrato livello e un ottimo taglio per almeno due terzi buoni del film.
Snyder, invece, dopo i bellissimi titoli di testa (tra i migliori che io ricordi) che, con un meccanismo simile a quello visto nell’ultimo Hulk, riassumono la vita dei personaggi allo spettatore e dopo la prima mezzora di presentazione degli stessi, si arena nella sterile riproposizione pedissequa del modello, sopra menzionata. Il risultato è che il film ben presto annoia e gli unici motivi di interesse rimangono, per chi ha letto il fumetto, il godimento estetico della bellissima ambientazione, gli effetti speciali dedicati al Dottor Manhattan, la ruffiana, ma ottima colonna sonora che accompagna le scene del film e tutto quel meccanismo di rimandi mnemonici al modello cui abbiamo accennato più sopra. Ancor meno resta invece al cosiddetto grande pubblico, allo spettatore medio che, riversatosi in massa nelle sale i primi giorni di proiezione, si è trovato spiazzato da un’opera che utilizza un linguaggio differente da quello – piuttosto banale, in verità – cui è abituato e che, come dicevamo, presuppone quantomeno una minima conoscenza dell’epoca storica cui il film fa riferimento. Ad esempio, mi piacerebbe sapere quanti hanno capito il riferimento al Manhattan Project, ma so di chiedere troppo dato che, almeno nelle scuole italiane, la guerra fredda è troppo contemporanea per essere studiata e troppo lontana nel tempo perché se ne abbia poco più di una vaga memoria storica….

Insomma, nell’America del cambiamento, Watchmen stenta a cambiare, perseverando in un’empasse narrativa che non riesce a soddisfare nessuno. “Who watches the Watchmen?” chiedevano le scritte sui muri del fumetto, parafrasando Giovenale; “Who’ll watch this Watchmen?” avrebbero forse dovuto chiedersi alla Warner Bros prima di approvare questa trasposizione…

Riferimenti:
Sito ufficiale: watchmenmovie.warnerbros.com
Scheda del film su IMDB: www.imdb.com/title/tt0409459
The Dark Knight su LSB
300 di Zack Snyder su LSB

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