Recensioni

Animals #1

Animals #1 - immagine1-5359Prima di qualsiasi altro discorso una considerazione: è senza dubbio una scelta coraggiosa e di certo poco alla moda presentare nel 2009 una nuova rivista a fumetti.
Sembra banale, ma quanti appassionati hanno sentito un brivido lungo la schiena all’annuncio di questo progetto, concretizzatosi – con qualche ritardo che può far pensare a una falsa partenza – all’inizio di maggio? Forse non tantissimi, ma presumo che chi, come me, ha vissuto e amato la stagione delle riviste d’autore a cavallo degli anni settanta e ottanta non poteva rimanere indifferente e non coltivare la speranza di ritrovarsi di fronte al materializzarsi di un ricordo un po’ sbiadito nel tempo. Con queste premesse, nello sfogliare Animals – così si chiama la rivista in questione – probabilmente la delusione per molti è stata tanta e questo ancora prima di un giudizio di merito ponderato.
Certo, se si raffronta questa esperienza tutto sommato ancora in divenire con totem imprescindibili quali Orient Express, L’ o Alter Alter (per citare le prime tre riviste che mi vengono in mente) si rischia di andare subito al tappeto e di scrivere una stroncatura. Ma sarebbe un esercizio critico disonesto, tale è la diversità culturale, sociale nonche’ artistica che ha generato quella magnifica stagione editoriale così diversa da quella che stiamo vivendo.

E questo è il primo punto che vale la pena di sottolineare. Sarebbe possibile oggi progettare una rivista contenitore simile a una qualsiasi di quelle citate che possa reggersi con le proprie gambe, presentando per buona parte fumetti inediti, coltivare un parco di autori nazionali, essere in bilico tra propositi autoriali e caratterizzanti elementi popolari o di genere, ma allo stesso tempo avere un pubblico fedele e numeroso per sostenersi economicamente?
Probabilmente no. E le ragioni sono tante, dalla parziale ma decisiva migrazione del lettore di fumetti dall’edicola alla libreria, al surplus di offerte d’intrattenimento che colmano il tempo libero che in quei decenni era quasi sempre impiegato dal bisogno di narrazione molto spesso a nuvolette e che oggi è assorbito da altri intrattenimenti ludici. In quel ritmo di vita, che forse per un afflato nostalgico ai più sembrava molto più lento del contemporaneo, il “continua” in calce alle porzioni di avventure a fumetti che spezzava in maniera chirurgica (o a volte casuale) il flusso emotivo del lettore era perlomeno sopportabile o al limite veniva considerato il male minore, il meccanismo necessario all’editore per costringerti il mese seguente a tornare sul luogo del delitto. Oggi, tolti gli hard consumer come il sottoscritto e qualche decina di fumetto-dipendenti, il resto dei possibili acquirenti girerebbe la testa dall’altra parte e farebbe pure il gesto dell’ombrello.
Bando alla nostalgia: oggi mancano i presupposti culturali, sociali, imprenditoriali per rinverdire quella stagione editoriale. Ma aggiungerei che manca lo spessore intellettuale che si respirava in riviste come , Alter Alter, . Questo non per svalutare il lavoro di e Alessio Trabacchini, ma è un dato di fatto che i magazines citati erano espressione di un fermento culturale che aveva sponda in apparati intellettuali contigui al fumetto. Quelle riviste erano l’espressione di quei fermenti, ne erano in qualche modo la derivazione a fumetti, la loro manifestazione in storie a strisce.
Oggi, invece, si rischia di alimentare l’idea di un fumetto che per sopravvivere ha il bisogno ossessivo di accreditarsi in altri ambienti, un fumetto che ha quasi vergogna della sua condizione di origine e cerchi di esser qualcos’altro. Anche se questo non è per forza un male.

Forse è questo il vero limite di una rivista come Animals, quello di cercare, inevitabilmente e allo stesso tempo meritoriamente, un altro pubblico, un pubblico differente dall’abituale fruitore di fumetti. Un pubblico che pensa ai fumetti come complemento ad altro – mi viene in mente Internazionale – e che non sa o ha timore di affacciarsi in questa porzione di editoria. Un pubblico che ha bisogno dell’ammiccamento colto, di vedere il fumetto come espressione artistica e non più come una forma di intrattenimento popolare. Un pubblico che ha bisogno di essere considerato adulto.
Animals riesce in questo intento? Sinceramente non so ma ho il dubbio, leggendo questo primo numero, che stia un po’ in mezzo al guado, quasi con il timore di scontentare un po’ tutti e quindi con il rischio di non soddisfare nessuno.

Animals #1 - immagine2-5359Mi sembra palese, dunque, che il tentativo di Animals, dall’impostazione del sommario al materiale scelto, sia quello di intercettare anche un pubblico che non è consueto frequentare le fumetterie. E’ probabilmente per questo che i curatori rischiano la carta di connessioni ricercate, di richiami narrativi e letterari funzionali a un discorso tutto sommato coerente, assemblando materiali raccolti in internet, recuperi e inediti sfiziosi di grosse firme, interventi commissionati ad hoc. scrive nell’editoriale di apertura: “Raccontiamo con le immagini, lo facciamo attraverso i fumetti, anche illustrazioni, appunti di viaggio, quadri. Sempre in chiave narrativa”. Guardando da questa prospettiva, forse la più onesta per stilare un giudizio ragionato, il risultato finale è tutto sommato apprezzabile e lascia intravedere buoni sviluppi per il futuro.

separatorearticoloParlando dei contenuti ho trovato all’interno di questo centinaio di pagine buone cose, a partire dalla breve storia di , il reportage di Bacilieri dalla biennale di Venezia, il racconto di ., la prima parte del lavoro – non ancora concluso – di sulla figura di , il servizio sulla mostra di Mattotti a Venezia e i bei racconti di narrativa di Michele Mari e Ugo Cornia. Soffrono un po’ della collocazione impropria invece gli interventi di Makkox e di Bastien Vive’s, ideati e proposti nei loro blog, proprio per il fatto che questi fumetti sono stati pensati per una lettura che si snoda in verticale come il web impone, ben diversa dal modo in cui invece leggiamo un fumetto stampato. Non è il caso di specificare che non si tratta di una questione semplicemente grafica. Al di là di cio’, è interessante che l’editoria di carta squarci il velo e si accorga che esiste una costellazione di fumetti (e di autori) che hanno la loro ragione di vita al di fuori delle logiche editoriali tradizionali. Quanto questi siano marginali o quanto possano giocare un ruolo determinante nella produzione di fumetto nel prossimo futuro non sono in grado oggi di prevedere, anche perché l’abitudine alla consueta fruizione di comics è difficile da scalfire se non in presenza di cambiamenti socio-economici rilevanti o con l’arrivo sul mercato di un supporto tecnologico comodo, economico, culturalmente competitivo.

La presenza di Animals nelle edicole, pur essendo una scommessa molto rischiosa, è di certo stimolante per quello che potrebbe generare all’interno del fumetto italiano, a patto che i curatori riescano a giocarsi bene le loro carte. E’ innegabile che uno spazio del genere può funzionare da vetrina o banco di prova per molti autori all’inizio della propria carriera, come è sostanzialmente lecito sperare che la rivista faccia da volano alla nascita di nuove esperienze, nuove interiezioni, nuove progettualita’. Sarebbe invece un peccato se invece tutto si poggiasse su una semplice raccolta del materiale già esistente in altre forme e in altri contesti o se l’identità della rivista si limitasse al mero assemblamento e composizione di quello che arriva sulle scrivanie dei redattori. Un’eccessiva e sterile antologizzazione di quanto di meglio si trova in giro per la rete e dimenticato negli archivi degli autori sarebbe un’occasione mancata.
E’ assolutamente legittimo e tutto sommato consueto saper sfruttare la propria rete di relazioni per aprire la propria rivista a collaborazioni illustri: questa è sicuramente un’arma che, a giudicare dal primo numero, Laura Scarpa sa di poter usare. Quello che si auspica è che vi siano delle fondamenta solide su cui erigere il discorso editoriale e un filo conduttore che tenga legato il tutto e che allo stesso tempo valorizzi ogni contributo letterario e fumettistico.
Se, in effetti, nelle intenzioni cio’ è dichiarato e si intravede anche nella struttura del sommario, sembra pero’ che tutto sia un po’ fuori fuoco, che ci sia qualcosa ancora da sistemare e da rivalutare. Del resto un numero d’esordio, per sua natura, può solo dare delle indicazioni su quello che un periodico ci presenterà nel futuro ed è un po’ difficile trarne un’analisi definitiva e inappellabile.
Aspettare qualche numero, con la fiducia che l’occasione si merita, mi sembra la cosa migliore.

Riferimenti:
Il sito dell’editore: coniglioeditore.it
Il blog di Animals: animals-theblog.blogspot.com

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