Interviste

Genovese e Vanzella parlano di Tenco

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Genovese e Vanzella parlano di Tenco - immagine1-5216Alberto Casiraghi: Abbiamo già avuto occasione di parlarne privatamente e fin da subito ho espresso la mia curiosità per il progetto di fare un libro a fumetti su questo grande musicista italiano, non molto conosciuto dalle nuove generazioni, se non per la sua vicenda personale, il suicidio. Voi invece come avete conosciuto Luigi Tenco?
: Quando iniziammo a discutere con Becco Giallo per lavorare assieme, uno dei progetti che ci sottoposero era quello di fare un libro su Tenco. Noi lo conoscevamo appunto perché era l’artista che si era suicidato a Sanremo; conoscevamo cinque suoi classici e poco altro. Iniziammo quindi a sentirci i suoi dischi e ci trovammo a dire: “Pero’ che bravo ‘sto Tenco!”. Leggemmo la sua biografia: “Pero’ che vita interessante!” e da li’, insomma, l’idea di Becco Giallo ha trovato terreno fertile.
: In più era anche divertente la collocazione storica, e cioe’ disegnare pantaloni a zampa, colletti alti, i vari i personaggi della scena musicale dell’epoca che gli ruotavano attorno, De Andre’, Paoli. Quando ci hanno proposto questo lavoro a me divertiva l’idea di cimentarmi a ritrarre persone esistite veramente.

Quindi si può dire che avete conosciuto Tenco quando avete cominciato a lavorare su questo progetto.
LC e LV
: Si’

AC: Come avete proceduto? Avete letto libri sull’argomento, avete parlato con esperti?…
LV: In realtà abbiamo fatto dei tentativi tipo col “club Tenco” o altri che avevano già scritto delle biografie; c’e’ pero’ stato un simpatico disinteresse da parte loro, a volte un po’ piccato e infastidito…
LG: “Non mi toccate Tenco”…
LV: …al che ci siamo arrangiati, anche perché ci siamo detti che una bibliografia c’era ed era abbastanza ampia e raggiungibile. Soprattutto esiste un lavoro online fatto dai fan, veramente impressionante, di archiviazione di materiale, per cui semplicemente ne ho sentiti un paio per avere alcune dritte per alcune ricerche che mi servivano. E’ stato un lavoro di ricerca più storico che giornalistico, in un certo senso.

AC: Ho notato che è presente l’aspetto biografico e si denota da alcuni accenni ad aneddoti che per chi conosce la vita di Tenco sono anche famosi; pero’ quello che volevo capire è se a priori avete impostato il libro pensando di fare una biografia o di raccontare una storia?
LG
: Becco Giallo ci aveva detto che era interessata a trattare “il caso Tenco”, ma in realtà è diventata una biografia man mano ci siamo documentati. Cominciando a conoscerlo ci siamo accorti che era più divertente raccontare il personaggio che il caso in se’. Non per niente “Il caso Tenco” occupa una minima parte del libro, in un finale in cui cambia anche il registro narrativo perché voleva essere una cosa staccata da quello che era poi il personaggio.
LV: L’idea era anche di evitare una biografia nozionistica. Si è preso il momento della sua morte come perno, come pretesto per ricostruire la sua vita, anche perché purtroppo questo fatto segna inevitabilmente la visione che tutti abbiamo del personaggio.

AC: L’espediente narrativo che avete usato per dividere la sua vita tra prima e dopo il suicidio e’, secondo me, uno dei punti di forza del vostro libro. Questa cesura narrativa è figlia di una scelta consapevole, ragionata, oppure è solo frutto del vostro istinto di narratori?
LG
: Si può dire anche istintivamente, ma nello stesso tempo abbiamo ragionato su come rappresentare questo passaggio, per esempio con l’uso delle pagine nere. Stilisticamente è tutto ricercato. Per novanta pagine non ci sono didascalie ed è tutta narrazione a flashback, di dialoghi per studiare il personaggio, e poi diventa di colpo cronaca, con fatti, documenti, date, tutto senza scandire una battuta. Pero’ nello stesso tempo l’istinto ci ha indirizzati: visto che ci interessava il personaggio, visto che si parlava della sua morte, ci siamo detti: “E adesso?”. Nel momento in cui entra in camera e succede il fatto da lì è nata la voglia di dare narrativamente un taglio diverso.

AC: Voglio essere malizioso: non è che questo cambio di registro narrativo vi è servito per non sposare nessuna delle due tesi contrapposte sulla morte di Tenco e cioe’ quella che sostiene la veridicità del suicidio e quella complottista che invece attribuisce la scomparsa del cantante a un omicidio? Insomma, avete voluto “democristianamente” stare nel mezzo?
LV
: In parte si’. Io ad esempio sono molto pro suicidio e lui invece era partito come molto pro omicidio, anche se poi alla fine l’ho in parte convinto. Il punto è che quella stanza diventa una scatola nera dove può essere successa veramente qualsiasi cosa, visto quanto vi è poi stato detto, aggiunto e ricamato sopra. Tutte le posizioni sono improbabili in realta’. Ci sono talmente tante cose che possono indicare un suicidio, ma anche le ipotesi di omicidio sono folli. Sono tutte cose che fanno parte del mito, che andava messo da parte. Andavano invece inseriti tutti gli elementi che hanno costruito il mito stesso e il caso di cronaca, senza pero’ prendere posizione, anche perché sarebbe stato poco interessante. Frequentando i forum di fan c’e’ gente che scrive pagine e pagine a proposito della firma sul biglietto rinvenuto nel luogo della sua morte, su come era stata fatta, se c’era un altro foglio o no…

AC: Uno dei tanti misteri italiani.
LG
: In realtà si’.
LV: Si’, volendo puoi arrivare al Grande Vecchio, al questore che era iscritto alla P2, e se vuoi puoi buttarlo dentro a tutti i grandi complotti. Pero’, in un certo senso, non sono posizioni sostenibili; per cui, avendo questa consapevolezza, sbilanciarsi non era necessario.
LG: Era comunque interessante e rendeva ancora più il mistero del caso raccontare tutte le ricostruzioni con un occhio distaccato. Abbiamo scelto quelle che erano più funzionali alla struttura e cinque o sei le abbiamo inserite.

AC: Quello che ho apprezzato è il voler dare un tono il meno sensazionalistico e morboso possibile.
LV
: Proprio per il fatto di esserci concentrati sulla biografia, fare un “giallone”, un noir, non avrebbe avuto senso.

AC: Che riscontri avete avuto dal mondo degli appassionati di Tenco, visto che prima ne parlavate?
LV
: Abbiamo avuto un paio di commenti trancianti, della serie: “Come si permettono questi di toccare il divino Luigi?!”
LG: Un tipo si è messo a segnalare per ogni pagina: “Lui non ha detto questo, non aveva quel vestito…”
LV: Ma questo è lo zoccolo super duro dei fan, le vestali della memoria.
LG: Mentre i forumisti del Binario 21, che abbiamo incontrato alla presentazione del libro a Napoli, sono entusiasti e hanno apprezzato il fatto che si sia acceso un faro su Tenco.
LV: E che fosse fatto attraverso un fumetto, che era un modo inedito per raccontarlo. In generale sono stati dei commenti positivi, anche a prescindere. Alcuni hanno commentato con frasi del tipo: “Che bello, un nuovo modo di vedere Tenco!”.Genovese e Vanzella parlano di Tenco - immagine2-5216
Ettore Gabrielli: Rispetto agli altri libri di Becco Giallo, che sono più cronistorici, ci sembra che abbiate avuto un tipo di approccio sintomatico anche della libertà che Becco Giallo dà ai propri autori nel sviluppare un progetto proprio.
LG
: Becco Giallo da totale libertà agli autori proprio perché sceglie degli autori in base al loro modo di raccontare e di vedere il fatto di cronaca. Quindi ci siamo sentiti assolutamente liberi, mettendoci anche un anno e mezzo per pensarlo e ripensarlo. Becco Giallo non ci ha messo il becco!
LV: Le uniche indicazioni prima sono state: “Sapete che libri facciamo e sapete che deve stare di fianco ai nostri libri”. E Basta. Poi hanno letto il nostro soggetto, ci hanno detto due cose, ma gli andava benissimo…
LG: Ci hanno anche fornito dei documenti, dei filmati. Insomma danno una grossa mano.

AC: Finiamo con un paio di domande di rito. State lavorando a qualcos’altro assieme?
LG
: In realtà abbiamo un ambizioso progetto di rivisitazione dei robot giganti, che è anche un po’ il tema dell’anno qui a Lucca. Si’, riprendere un po’ i canoni alla , con alieni, robottoni, piloti, scienziati pazzi che vogliono conquistare il mondo. Tutto cio’ in chiave più realista.
LV: Ambientato negli anni settanta. E’ anche un po’ colpa di Tenco se siamo approdati a questo, perché dopo mesi di documentazioni ci siamo detti: “Perche’ non fare qualcosa un po’ più di fiction? Che è tutto nella mia testa e non mi devo studiare nulla?”.

EG: E’ anche un omaggio a una passione dell’infanzia?
LG
: Esatto, siamo entrambi abbastanza nerd.

Valerio Stive’: Questo tipo di rivisitazioni c’e’ chi le fa con estrema parodia, chi le fa con devozione. Se ho capito bene voi invece volete prendere la realtà vera degli anni settanta e immaginare cosa sarebbe successo se i robottoni ci fossero stati veramente.
LV
: Esatto. E’ un po’ quella l’intenzione, ma anche un po’ l’idea di prenderlo come un genere coi suoi cliche’. Anche se poi ci sarà un po’ di significato simbolico…
LG: I cliche’ del combattimento col pugno che parte a razzo e questo tipo di cose ci saranno, perché comunque sono citazioni.
LV: Certo, città distrutte, alieni disgustosi.

EG: In Italia?
LG
: Si’, in Italia.

EG: Per una volta non arriveranno a Tokyo!
LG
: In realtà saranno in tutto il mondo.

AC: L’ultima domanda riguarda Self Comics, visto che qui a Lucca si ufficializza la fine di questa esperienza editoriale. Diteci una cosa significativa di questa esperienza.
LV
: Potremmo rispondere “feste”, ma lo farebbero tutti. Volendo esser romantici, invece, potrei dire che è stato bello costruire qualcosa con altre persone e che abbiamo la sensazione di aver fatto un qualcosa che un po’ rimarra’, insomma. Non penso con Self Comics di aver scalfito la storia del fumetto, pero’ almeno non è stato qualcosa di effimero. Quella è la grossa soddisfazione, alla fine.

AC: Avete qualche altra idea che sostituisca Self Comics?
LG
: Per ora no. Potremmo pensare di raccogliere sotto l’etichetta Self Comics in futuro tutte le storie di Aleagio, tutte le saghe di Simon, senza scadenze, senza fretta, tutto con calma. Self Comics ha avuto il suo ciclo. Poi, se usciranno libri o raccolte, vedremo.
LV: La cosa carina sarebbe trovare un’altra idea forte, che pero’ per ora non è ancora arrivata. Intanto stiamo fermi, non abbandoneremo l’autoproduzione, che faremo sempre. Ma per ora basta.

Riferimenti:
Becco Giallo: www.beccogiallo.it
Self Comics: www.selfcomics.com

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