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Stan Lee – L’uomo dietro la leggenda

Stan Lee – L’uomo dietro la leggenda  - lee-slide

Un giorno, nel suo ufficio, Stan osservò un insetto arrampicarsi su un muro. Questo gli riportò alla mente il suo eroe preferito dell’adolescenza, un eroe dei pulps degli anni ’30 e ’40: The Spider, Master of Men. Espose quindi a Goodman la sua idea di lanciare un eroe dai poteri ragneschi.

Stan Lee è sempre stato bravo a costruire leggende di questo tipo, così simile alla meno famosa genesi di Hawkman di Gardner Fox ma soprattutto così simile alla scintilla che fa scattare in Bruce Wayne l’idea del suo costume. Oggi sappiamo che le cose non andarono proprio cosi (1) , Lee aveva un po’ romanzato la realtà… e non solo in quel caso.
Stan Lee – L’uomo dietro la leggenda  - 3Su molte riviste specializzate e sulla rete sono venute fuori una marea di dichiarazioni e testimonianze che negli anni hanno finito per incrinare l’immagine così ben costruita della “leggenda” Stan Lee. Non che Lee non se lo sia meritato, prendendosi per molto tempo tutti gli onori, ma adesso mi pare si esageri, finendo anche per togliergli quelli che, a parer mio, sono i suoi meriti evidenti e indiscutibili. In questo breve articolo vorrei provare a sottolineare ciò che è di Stan e solo di Stan.

Iniziamo a dividere i meriti che sono in discussione da quelli che sono indiscutibili. Tra i meriti in discussione ci sono la creazione dei personaggi e la stesura delle trame, tra quelli indiscutibili i dialoghi, le didascalie e tutto il controllo editoriale.

 

I personaggi

I meriti sulla creazione dei personaggi sono quelli più in dubbio perché sia Lee che i suoi collaboratori, Kirby e Ditko, li rivendicano.

Stan Lee – L’uomo dietro la leggenda  - Kirby

Le uniche concessioni fatte da Lee ai due riguardano la creazione di Silver Surfer (Kirby) e del Dottor Strange (Ditko). I detrattori di Lee fanno notare che, con la fine della collaborazione con Jack Kirby, il “Sorridente” ha smesso di varare nuove testate per nuovi personaggi (2) ed è anche vero che molte delle idee elaborate con Kirby erano l’evoluzione di concetti e personaggi già affrontati precedentemente dal “Re” (3) .

Stan Lee – L’uomo dietro la leggenda  - Ditko

Resta comunque il fatto che alla vera e propria creazione erano presenti solo gli interessati e quindi solo loro sanno la verità. Può darsi che effettivamente Lee abbia dato un apporto limitato alla vera e propria creazione dei personaggi, ma il suo apporto sarà fondamentale più per l’approccio che per la sostanza. La prosa delle sue didascalie instaurerà con il lettore un rapporto da meta-fumetto ante litteram, rivoluzionario per l’epoca (4) .

 

Le trame

Stan Lee – L’uomo dietro la leggenda  - Orllando

Per quanto riguarda le trame bisogna distinguere tra i diversi momenti della carriera di Lee e i diversi collaboratori con cui Lee lavora. Da subito, nello scrivere, Lee usa quello che viene chiamato “Metodo Marvel. Il “Metodo” consisteva in una breve chiacchierata con lui (o una breve sinossi scritta) da cui il disegnatore traeva le idee per il soggetto e la sceneggiatura a cui il “Sorridente” alla fine aggiungeva i dialoghi. L’esiguità degli spunti orali o delle brevi sinossi scritte porterà alcuni autori ad abbandonare la Marvel, visto che il loro lavoro da “scrittori” non era riconosciuto né nominalmente né economicamente.

Stan Lee – L’uomo dietro la leggenda  - Wood
Wallace Wood

Joe Orlando, il sostituto di Bill Everett su Daredevil, si lamentò con Lee per le sue sinossi di una sola riga per ventidue pagine disegnate. Wallace Wood, che lo sostituì, sempre su Daredevil, prese da parte Lee per dirgli che era stufo di mettere tutte le idee lui e che se Lee voleva essere lo scrittore doveva scrivere. Entrambi lasciarono la Marvel. Steve Ditko invece fu l’unico che dopo aver molto insistito con l’editore si vedrà riconoscere anche nei credits il suo ruolo di soggettista. Nell’ultima parte del suo lavoro su Spiderman e Doctor Strange, infatti, Lee risulta solo come dialoghista. Per quanto riguarda Kirby, lavorare alle trame era per lui una pratica consueta in tutti i suoi lavori precedenti e il suo apporto viene riconosciuto dallo stesso Lee (5) .
Kirby, al di là del riconoscimento del suo ruolo creativo, puntava soprattutto alle “royalties” su tutto il “merchandising” derivato dai personaggi a cui aveva lavorato, quindi non si lamentò sin quando non si rese conto che tutte le promesse fattegli dall’editore (Goodman) non si sarebbero mai concretizzate. Da queste brevi note potrebbe sembrare che l’apporto di Lee alle trame sia stato limitato, ma questo è vero solo nella prima fase della produzione che porta la sua firma.

 

La nuova era

Kirby e Ditko furono basilari per la fondazione dell’Universo Marvel ma finirono per essere ingombranti per la gestione dello stesso, essendo due autori troppo particolari per essere costretti nella perfetta amalgama a cui pensava Lee. Kirby infilava in ogni suo racconto nomi ed esperienze personali e il genere che più l’attraeva era indubbiamente la fantascienza e la mitologia; Ditko modellò il carattere di Peter Parker sul suo oltranzismo sempre un po’ risentito e amaro e il genere a cui aspirava era il noir alla Chester Gould.
Entrambi non avevano come tema di riferimento delle loro storie l’argomento che diverrà sinonimo della Marvel: i supereroi, né lo avranno nelle loro molte creazioni senza Lee.

Stan Lee – L’uomo dietro la leggenda  - Romita-Sr
John Romita Sr.

E’ qui che l’abilità di Lee diventa fondamentale. Una delle tante qualità del “Sorridente” è stata quella di riconoscere e circondarsi di grandi talenti. Una volta partito Ditko e poi Kirby, i disegnatori che trovò come sostituti finirono quasi per annullare nella memoria breve dei Marvel fans, i loro predecessori.
Se chiedete ad un “True Believer” della Marvel, qual è l’Uomo Ragno classico molto probabilmente vi parlerà di Romita. Se chiedete invece dell’autore di Silver Surfer quasi sicuramente verrà fuori il nome di .
Tra i due, Buscema disegnò molto di più, ma fu Romita il più influente. Quando arrivò alla Marvel era in una fase della sua carriera in cui non se la sentiva più di disegnare, tanto che ri-iniziò a lavorare solo su bozzetti di Kirby. In seguito finirà per sostituire il “Re” come art-director finendo per essere lui a correggergli le tavole come quelle di quasi tutti gli autori che lavorarono per la Marvel. Lee gli disse: “Sei più Kirby di Kirby” (in realtà intendeva: “Sei più Marvel di Kirby”). Romita e Buscema saranno meno creativi e originali, dei due predecessori, nella produzione di nuovi personaggi, ma assorbiranno lo stile inventato da Kirby, producendo tavole sicuramente superiori dal punto di vista del disegno “accademico”, con anatomie e prospettive sempre corrette. Con questi autori, e poi intorno molti altri (6) , Lee arrivò a maturare il “canone Marvel” fatto di soap-opera e azione che è finito per arrivare integro sino a oggi. Lo stile Marvel maturato da Lee ha dato omogeneità ai prodotti della casa editrice. Ogni prodotto uscito dalla Marvel, anche quello al quale Lee non diede nessun contributo, finirà per avere la sua firma e la sua impronta.

Stan Lee – L’uomo dietro la leggenda  - 11

E’ sicuramente ingiusto che Kirby e Ditko abbiano finito la loro carriera quasi in miseria senza poter essere partecipi neanche in piccola parte degli enormi guadagni prodotti dalle loro opere, ma altrettanto ingiusto sarebbe non riconoscere a Lee il suo fondamentale ruolo nella definizione dello stile Marvel, arrivato quasi invariato sino ai nostri giorni.


Note:
  1. Secondo il ben documentato articolo di Giuseppe Guidi dal titolo “La creazione di Spider-man: Il mistero svelato” l’idea di Spiderman (senza trattino) fu passata a Lee da Kirby. Il personaggio su cui il “Re” aveva già lavorato era un character concepito nel 1953 da Jack Oleck e Charles Clarence Beck per la Harvey Comics, sotto la supervisione di Joe Simon

  2. In realtà ci sarebbe il non troppo memorabile Ravage 2000 scritto da un “Sorridente” ormai settantenne e alcune testate varate molto di recente. 

  3. Oltre all’idea di Spiderman, Kirby negli anni precedenti alla Marvel aveva lavorato sugli “Esploratori dell’ignoto”, i cui caratteri e prime avventure somigliavano molto a quelle dei Fantastici 4. Inoltre aveva spesso usato il personaggio di Thor in alcune delle sue serie. Nick Fury, poi, aveva già provato a proporlo in giro, dieci anni prima di arrivare alla Marvel, come racconta John Severin in un’intervista. 

  4. Eccovene alcuni esempi: “Avevamo promesso al vecchio Jack Kirby che gli avremmo permesso di disegnare alcune scene spettacolari di apertura ed eccovele qui! Forza, godetevele pure… sono comprese nel prezzo!” oppure “Ed ora tenetevi saldi amici… ecco un po’ dell’azione ad alta tensione che vi avevamo promesso…!” o ancora ” Siete comodi? Siete rilassati? Avete il tempo di leggere questo racconto fino in fondo senza interrompervi? Vi preghiamo di non cominciare a meno che la vostra risposta non sia sì! Perché l’azione comincia immediatamente… e non si ferma sino all’ultima pagina! Pronti? Ecco il racconto-brivido della vostra vita!”)).
    Con i suoi dialoghi poi caratterizzerà così bene tutti i personaggi, tanto da renderli riconoscibili anche quando parlano fuori campo, lasciando questa tecnica in eredità a tutti quelli che seguiranno ((In particolare a Chris Claremont nella sua lunga e premiata gestione degli X-men. 

  5. Jack contribuiva spesso alle trame, e dopo un po’ alcune erano anche sue. E anche se le avesse fatte tutte, non sarebbe stato un problema: era in gamba e mi rendeva più facile la vita quando si trattava di scrivere i dialoghi”. Da “L’uomo che sorride”, in Wiz n.5 Marzo 1996. 

  6. Tra quelli più produttivi e bravi voglio citare almeno i grandissimi Gene Colan e Gil Kane. 

3 commenti

  1. Stefano Tommasi (Firenze)

    Ehi, che rapidità di risposta! Ma attento, adesso tocca a me.

    Apprezzo la distinzione tra tecnica e arte. Le tavole di Romita e Buscema sono migliori per anatomia e prospettiva?
    Bene, quelle di Kirby sono più “artistiche”.
    Qualcuno sta dicendo più “belle”? E va bene, diciamolo pure noi, dai.

    Quando comprai in edicola il numero 101 dei Fantastici Quattro Corno, disegnato da Romita (eh sì, neppure io sono un giovincello, lo ero a quei tempi),
    la prima impressione non fu positiva. La seconda invece, eeh quella no eh, quella fu… ancora più negativa. Che disegni spigolosi.
    Almeno fossero stati inchiostrati da Sinnott (grande Joe).
    A distanza di anni ho cambiato idea, mi sono pentito e posso finalmente dire: “I disegni di Romita sui FF erano veramente bel…”.
    No, mi dispiace, non ce la faccio, Romita continuerà sempre a farmi rimpiangere il Re. Molto, moltissimo.

    Stesso discorso per i FF dell’altro John, quello che amava i fumetti come i pugili amano andare al tappeto.

    Sull’Uomo Ragno non discuto: le storie che vengono ricordate con maggiore affetto sono quelle di Romita, il killer di Gwen, dannaz… malediz…, altro che Norman Osborn.

    Due parole su Mr. Lieber: mi sembra di capire che costui racconti più favole di Esopo, ma meno belle. Forse non ha altro da dire.
    Una persona maligna, potrebbe anche notare che il fatto che le sue panzane siano poco o punto convincenti, fa dubitare delle sue qualità narrative.
    Io invece, persona ingenua, non dubito affatto.

    Speriamo che almeno l’invenzione dei supereroi con superproblemi sia veramente opera sua.
    Se così fosse, non sarebbe mica poco. Questo e la paternità di Ravage possono rendere felice qualsiasi uomo.

    Concludo scusandomi se la mia lettera precedente era troppo… troppo. Non sono un frequentatore di blog e non sono iscritto a nessun forum; preferisco leggerli che commentarli, i fumetti.
    Ma quando mi toccano Kirby, se me ne accorgo… e la frase “Una volta partito Ditko e poi Kirby, i disegnatori che trovò come sostituti finirono quasi per annullare nella memoria breve dei Marvel fans, i loro predecessori.” non credo assolutamente valga per Kirby.
    Sapere che mi stavo rivolgendo a un kirbiano di fede quasi* pura ho tolto il vento alle vele (citazione da FF 48 do you remember?).

    Saluti e grazie per l’attenzione.

    * quasi, perché anche se fosse vero, e purtoppo credo che lo sia, non si deve MAI dire che Buscema e Romita avevano una tecnica migliore (chiedo scusa a Mr. Romita per il verbo al passato).
    Anche Leo Ortolani la pensa così? Per favore, Leo, dica che la risposta è no, noo, nooo!

  2. Mario Atzori

    Caro Stefano prima di tutto calma… stai parlando con un ultra Kirbyano quanto te. Per anni mi sono arrabbiato per tutti gli articoli che, per difendere Lee dalle accuse che gli rivolgeva Kirby, sbeffeggiavano il “Re” come scrittore relegandolo al ruolo di disegnatore picchiatello incapace da solo di gestire il proprio talento. Trovavo particolarmente irritante quando si confrontavano le testate di Lee/Kirby con quelle di Kirby evidenziandone una diversità che io non vedevo se non nei dialoghi.

    Alcuni brani da questi articoli li trovi nel mio “Jack Kirby – Writer and Artist “ che puoi leggere sulla rivista online “Continua” che puoi scaricare gratuitamente da :
    http://dte.altervista.org/pubblicazioni/Continua/documenti/DTE-Continua-002.pdf
    http://dte.altervista.org/pubblicazioni/Continua/documenti/DTE-Continua-003.pdf
    http://dte.altervista.org/pubblicazioni/Continua/documenti/DTE-Continua-004.pdf
    Mi sembrava di aver finalmente scritto tutto il mio pensiero sulla questione quando mi sono capitate sott’occhio le dichiarazioni di Wood e Orlando che avvaloravano le mie idee sulla vera paternità delle prime storie Marvel, ho quindi deciso di scrivere questo articolo in diciamo “difesa” di Lee dove però attribuisco a Kirby e Ditko i meriti artistici che gli sono sempre stati negati.

    Rispondendo più direttamente alle tue domande:
    1) Penso anch’io che, nella divisione dei meriti di quelle storie, sia molto più importante la creazione dei personaggi e delle trame rispetto ai dialoghi e le didascalie che Lee costruiva spesso su quelli appuntati da Kirby a bordo pagina. Lee comunque era un grande editor e sapeva come vendere i fumetti, un gigante rispetto a quelli della D.C. che hanno “sprecato” le idee di Kirby dei ’70 aspettando 20anni per rivalutarle.
    2) Da un punto di vista “accademico” Buscema o Romita mi sembrano evidentemente superiori a Kirby, da un punto di vista più puramente “artistico” no! I primi sono due bravissimi disegnatori il secondo è un creatore di universi, un autore tra i più grandi che il fumetto abbia mai prodotto.
    3) Anch’io ho notato che a tutt’oggi gli scrittori dei Fantastic Four, anche quelli bravi, non sanno fare niente di meglio che riutilizzare all’infinito i personaggi di Kirby, mentre lui negli anni della sua gestione ne sfornava nuovi di continuo.

    A questo proposito ti rimando al mio articolo “Punti di svolta” che puoi trovare qui su “Lo spazio bianco” a questo indirizzo:
    http://www.lospaziobianco.it/41727-ff-celebration-punti-svolta-fantastic-four-1-102

    Saluti e grazie per l’attenzione.

  3. Lei crede veramente che le didascalie fossero importanti? Mah. E io che ingenuamente compravo la rivista perché era piena di gente come il Divoratore di Mondi, gli Inumani, l’Osservatore. Ma certo, che stupido che sono, vogliamo paragonare un personaggio insignificante come il Dottor Destino, con la bellezza di una didascalia che ci annuncia che nelle prossime pagine inizierà l’azione? I disegni di John Buscema sui FF “erano superiori dal punto di vista accademico” a quelli del Re? Ha mai provato a confrontare le loro interpretazioni della Cosa?
    Un ultimo dettaglio piccolo piccolo: sono cinquanta anni che Von Doom viene puntualmente sconfitto, eppure i nuovi scrittori si ostinano a riproporlo. Vuoi vedere che forse, ma solo forse eh, inventare un personaggio di quel calibro non è facile? Le viene in mente una new entry di Fantastic Four, vogliamo dire degli ultimi venti anni, non dico memorabile, ma almeno degna? Nell’ultimo numero che ho letto, il 603, ci sono Annihilus e i Celestiali. Tutto chiaro, …come sempre.

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