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Eccetto Topolino: la storia del fumetto italiano durante il fascismo

Eccetto Topolino: la storia del fumetto italiano durante il fascismo - copertinaIl volume di , Leonardo Gori e ricostruisce attraverso una abbondante messe di documenti la storia del fumetto italiano negli anni del fascismo.
Della documentazione utilizzata fanno parte sia decreti, note e circolari ufficiali, sia diari e carteggi dei protagonisti dell’editoria del fumetto di quel periodo. In particolare, a far da filo rosso della narrazione è il contenuto dell’archivio personale di Guglielmo Emanuel (messo a disposizione dalla Fondazione Franco Fossati), in quel periodo rappresentante ambizioso, illuminato e competente del per l’Italia, ma in precedenza, e poi di nuovo nel dopoguerra, direttore assai conservatore del “Corriere della Sera”.

Quella del fumetto in Italia in quegli anni è una storia di eventi significativi e vicende personali, che fanno emergere in maniera efficace sia il clima culturale e politico dell’epoca sia l’approccio al fare fumetto da parte degli editori italiani.

Riguardo al primo aspetto, il controllo sul fumetto è senz’altro un aspetto del controllo della formazione dei giovani da parte del regime fascista, che intendeva evitar loro qualsiasi rischio di contagio di ideali e valori tramite i fumetti (1) . Il divieto di pubblicazione dei fumetti stranieri era giustificato pubblicamente (e politicamente) con l’influenza che un mezzo così diffuso (le tirature dei periodici a fumetti raggiunsero numeri sbalorditivi, da allora rimasti oltre le più rosse speranze degli editori nostrani) poteva avere sui ragazzi: sensualità e richiamo all'”american way of life” erano fra gli elementi fondamentali del successo di serie quali Flash Gordon, Mandrake, Phantom, Agente Segreto X-9 e delle loro consorelle, e quindi l’azione censoria da parte degli organi governativi fu coerente, se non inevitabile.

Eccetto Topolino: la storia del fumetto italiano durante il fascismo - uomo_mascheratoIn quest’ottica, come notano gli autori, non sorprende eccessivamente la tolleranza nei confronti delle opere disneyane, mentre è degno di nota che produzioni KFS furono pubblicate fino a poco dopo la dichiarazione di guerra da parte dell’Italia agli Stati Uniti (11 dicembre 1941).
I carteggi proposti mettono in scena una rete di relazioni e una visione dell’iniziativa politica che facevano sentire gli editori relativamente al sicuro dalle conseguenze degli avvertimenti e degli obiettivi che il Governo proclamava con toni via via più alti, in perfetta analogia alle grida di manzoniana memoria. Questa sorta di cinico disincanto è ben testimoniato dallo stupore e dall’impreparazione di molti editori al momento in cui la stretta censoria ebbe effettivamente luogo. In proposito, è ragionevole chiedersi se la lentezza dell’intervento contro i fumetti non fosse in qualche modo legata a una sorta di sottovalutazione culturale del fumetto, mezzo considerato rozzo e assolutamente inferiore rispetto alla letteratura scritta, pericoloso per la sua diffusione, ma capace di trasmettere solo emozioni forti e primitive (per farsi un’idea, la censura sulle produzioni cinematografiche, sulle sale e sugli esercenti nacque ben prima, con il r. d. n. 3287/1923 e appare assai più stringente).

Eccetto Topolino: la storia del fumetto italiano durante il fascismo - paginaMolto interessante e intrigante è poi lo spaccato dell’editoria del fumetto che emerge dalle ricerche: un mondo popolato da aziende a conduzione individuale, condotte con visioni a breve e brevissimo termine. Non a caso, molte di loro nel dopoguerra saranno messe ai margini da Mondadori, capace, oltre che di introduzioni politiche efficaci, di investimenti e strategie a medio e lungo termine, segnale evidente dei quali è l’acquisto e accantonamento di materiale statunitense per il dopoguerra.
Ma due altre conseguenze dell’autarchia fumettistica sono particolarmente interessanti. La prima consiste nella creazione e supporto, sempre da parte di Mondadori, di una scuola di scrittori e disegnatori italiani, la cui attività era fino ad allora limitata alla composizione di copertine e all’adattamento delle strisce statunitensi, generalmente eseguito per diluire il materiale originale, in modo da aumentare il numero di pagine pubblicate, e per coprire le forme dei personaggi femminili. Da questa leva di autori e disegnatori si svilupperà il fumetto italiano del dopoguerra, e in particolare quella che è tuttora la più importante casa editrice del settore: la Sergio Bonelli Editore.Eccetto Topolino: la storia del fumetto italiano durante il fascismo - argento_vivo
La seconda conseguenza, legata allo sviluppo della produzione interna, è il tentativo di esportare il fumetto all’estero: la guerra interromperà questo ambizioso progetto, che, a testimonianza delle potenzialità anche economiche dei lavori prodotti, aveva avuto riscontri interessanti, e che purtroppo non avrà rilevanti sviluppi nel dopoguerra.

Pregevole la cura editoriale del volume: la prefazione di Mimmo Franzinelli e la postfazione di Ernesto G. Laura offrono una chiara contestualizzazione del lavoro proposto e le appendici mettono a disposizione interviste e interventi molto interessanti, curati da Francesco de Giacomo, e una selezione delle circolari del Ministero della Cultura Popolare (il famigerato MinCulPop) riguardanti la gestione della pubblicazione di materiale editoriale straniero e la cosiddetta azione di “bonifica della stampa periodica e quella libraria”.

Abbiamo parlato di:
Eccetto Topolino – Lo scontro culturale fra Fascismo e Fumetti
Fabio Gadducci, Leonardo Gori, Sergio Lama
– 2011
431 pagine, cartonato, bianco/nero, 35 €
ISBN: 9788897141044


Note:
  1. Per l’impianto totalitario del regime fascista si possono utilmente leggere le opere di Emilio Gentile, a partire da Il culto del Littorio, Laterza (2001). Per quello che riguarda il campo confinante dell’illustrazione per l’infanzia, si legga il classico volume di Antonio Faeti, Guardare le figure, Einaudi (2001). Molte riflessioni e considerazioni di Faeti si possono estendere al fumetto 

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