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Baronciani tra le ragazze dello studio di Munari

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Non è facile parlare di questo libro di , perché non si tratta solo di una storia illustrata da sfogliare, ma di un vero e proprio progetto narrativo e visivo in cui immergersi.Baronciani tra le ragazze dello studio di Munari - cover

Si comincia con alcune tavole di carta da lucido con cui si attraversa un parco. Ogni pagina è un piano che dà profondità al contesto e conduce passando da questo singolare viale alberato alla prima pagina illustrata nel modo più tradizionale, dove inizia la narrazione.

La storia è racconto di vita comune in cui il protagonista rivede la propria vita attraverso i ricordi delle sue relazioni sentimentali. Collezionista di libri usati, libraio e grande appassionato di Bruno Munari, Fabio fa andare la propria memoria raccontando delle ragazze con cui ha avuto una storia. Scopriamo così la sua incapacità di rimanere a lungo in una relazione e la disillusione e i sentimenti contrastanti che derivano dal suo atteggiamento. Il personaggio principale del racconto cerca l’amore nella quantità, tenta di sfuggire alla paura dell’innamoramento e alle sofferenze che questo comporta; ben presto i ricordi e le emozioni si sovrappongo e la narrazione divaga attraverso le immagini che i volti e le esperienze reali rievocano.

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Si parla di grandi opere del cinema, di letteratura e delle opere di Bruno Munari; Fabio si ritrova spesso “fuori tema” rispetto ai suoi ricordi sentimentali, ma questo non rende affatto dispersivo il racconto. La trama semplice è una scelta narrativa utile per permettere di centrare la storia su immagini che non solo sono nella testa del protagonista, ma rendono la sua visione affascinante, più profonda e sensibile.

Baronciani tra le ragazze dello studio di Munari - 148È così che la nuca di una ragazza amata evoca un film francese di cui non ci si ricorda il titolo (Truffaut, L’uomo che amava le donne), una giornata di passaggio a Ravenna è l’occasione per evocare “Deserto rosso” di Antonioni, la visita alla Pinacoteca di Brera permette di ricreare lo schema analitico delle opere pittoriche, studiato da Bruno Munari, applicato a “Lo sposalizio della vergine” di Raffaello.
Questi momenti hanno una forte connotazione narrativa e si distinguono nettamente attraverso alcune immagini che diventano più scure, altre che si sovrappongono con l’uso della carta da lucido e di disegni a colori. A ciò si aggiungono alcuni artifici della cartotecnica che rendono ancora più coinvolgente la veste editoriale e che fanno di questo lavoro un prodotto di ottimo livello.
Ho amato molto l’equilibrio tra tutti questi stimoli e contenuti e il segno semplice del disegno che non banalizza il senso narrativo, ma anzi ne evita l’eccesso mantenendo la lettura scorrevole e fluida.

Un altro elemento molto forte della storia è la presenza di Baronciani stesso.
È evidente, a mio parere, che le citazioni non sono parte di una scelta studiata a tavolino su cui l’autore possa essersi più o meno documentato, ma sono frutto della sua esperienza formativa e di interessi e passioni personali.
L’esperienza professionale dell’autore è stata infatti molteplice. Nel tempo si è occupato di “immagini” in modo ampio e trasversale: dalla stesura di storie illustrate (anche per bambini), fino alle copertine dei dischi, alla direzione di spot televisivi, alla creazione di campagne pubblicitarie.

Baronciani tra le ragazze dello studio di Munari - ravenna011Parallelamente può essere utile scorrere, anche rapidamente, la vita ed il lavoro di Bruno Munari. È immediato comprendere come sia stata colta da Baronciani la ricchezza della sua eredità. Questo vale non solo per l’enorme mole di lavoro e di ricerca prodotta, ma anche per la poliedricità della sua mente creativa.
Il lungo elenco di opere che possiamo vedere schematicamente riassunto tramite un qualunque motore di ricerca, così come le parole chiave che vengono associate a questo artista milanese, possono aiutare a capire meglio: fotografia, scultura, architettura, pensieri, movimento
L’arte di Bruno Munari non è facilmente catalogabile, anzi, la sua figura, la sua produzione sfuggono sempre dalle definizioni perché la sua mente complessa non aveva probabilmente mai la sensazione di completezza e, in continuo movimento, ha sempre sperimentato, analizzato, per poi superare ed approdare verso nuovi progetti. Ma sempre come tramite per andare oltre.

Baronciani tra le ragazze dello studio di Munari - ravenna052Ecco perché la presenza di questa figura non rimane solo una citazione, ma si traduce in un riferimento vero e proprio per immaginare, ricordare, trovare parole, forme e struttura per il racconto, e una voce per le emozioni del protagonista.
Anche la modalità narrativa, l’uscire fuori tema, riflettono questo approccio di continuo movimento e ricerca: nella mente, nei ricordi, negli avvenimenti dell’esperienza quotidiana.
Non abbiamo quindi solo una storia, ma spunti intriganti, uno stimolo alla curiosità del lettore per approfondire ben oltre la narrazione.

Inoltre questo non è solo un libro contenente racconti e disegni, ma un vero e proprio oggetto da guardare, toccare ed anche “attraversare” nel momento in cui alcune tavole ne lasciano intravedere altre; il bianco e nero ed il colore si alternano, le superfici sono trattate con materiali diversi ed alcuni elementi devono essere scoperti insieme al protagonista.
Non si crea quindi una semplice profondità nel disegno, ma anche la sensazione di entrare fisicamente nella storia.

Questo conferisce al lavoro un’unicità che potrebbe risultare controcorrente rispetto alla tendenza che vediamo, di tradurre i libri dalla carta stampata ai file da sfogliare con computer portatili e lettori e-book. Basta un primo sguardo al libro, al colore della copertina, alle pagine interne per capire che diversamente dal formato cartaceo questa opera non avrebbe avuto la stessa intensità.

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INTERVISTA AD ALESSANDRO BARONCIANI

Come è nata la passione per Bruno Munari?Baronciani tra le ragazze dello studio di Munari - 111
La passione è nata a sedici anni. Avevo trovato il libro “Da lontano era un’isola”. Era l’edizione tascabile della Einaudi. In quel periodo era difficilissimo trovare qualcosa di Munari se non rovistando tra gli antiquari. Per fortuna ci ha pensato Corraini e quasi dieci anni dopo ho cominciato a trovare in libreria gli altri libri: “Nella notte buia”, “Nella nebbia di Milano”. Poi c’è stata la mostra a Milano alla Rotonda della Besana, dove ho veramente capito quanto poco si conosceva di lui e quanto poco conoscevo io di lui.

Come l’eredità di Bruno Munari può essere ancora importante oggi, che tipo di insegnamento possiamo trarre? Guardando la biografia dell’artista è evidente l’eredità “umana” che vediamo nella sua continua ricerca a sperimentare in tante direzioni. Ma oggi come si potrebbe tradurre a tuo parere tutto questo in termini più concreti?
Come tradurre questo in termini più concreti non lo so. Nel mio libro il protagonista stesso non capisce la sua vera profondità. Quasi lo venera, ma non riesce a farsi coinvolgere da quello che propone. Lo sguardo di Bruno Munari era sul futuro. Niente è per sempre come molte delle sue creazioni lo erano. Erano trasformazioni, non creazioni. In questo senso ha davvero anticipato l’idea del riciclo. l’aspetto che forse mi è piaciuto di più è l’approccio “bambino” con cui si poneva nel suo lavoro. Aveva sempre un atteggiamento disincantato ma anche pronto a giocare. Un po’ come quando ti danno in mano per la prima volta un puzzle e invece di mettere le tessere al loro posto ci costruisci una torre. Nel libro, questo aspetto creativo del bambino, mi piaceva contrapporlo ad un altro aspetto psicologico del bambino: quello restio alle novità e ai cambiamenti.

Baronciani tra le ragazze dello studio di Munari - ravenna026La scelta di un’opera di questo tipo e la tendenza sempre più forte verso l’e-book: come nasce l’idea di un progetto che potrebbe risultare da un lato controcorrente, unico, irriproducibile, ma anche “poco commerciale”?
Ma veramente vogliamo parlare ancora di e-book contro libri? Non esiste una battaglia tra i due mezzi.
Il libro è riproducibile e commerciale, lo è per forza altrimenti non potrebbe essere venduto. Anzi mi verrebbe da pensare che è poco commerciale, nel senso di “produrre commercio” un e-book! Pensa solamente a quanti modi esistono nella musica per scaricare dischi senza comprarli. Ciò non toglie che quando firmai il contratto del libro mi fece sorridere la voce che riguardava i “diritti di sfruttamento per piattaforme digitali”. Come si sarebbe potuta toccare una pecora sullo schermo di un computer?
In una recensione sul libro ho letto una cosa che mi ha fatto molto piacere, diceva che: “l’autore cerca in ogni momento di ricordarti che stai leggendo un libro – fuori – dal libro. Te lo ricorda facendoti toccare una pecora, dicendoti che una pagina è una porta con un piccolo spioncino per guardarci attraverso o facendoti aprire un biglietto piegato in una mano. Come se ti dicesse “non farti coinvolgere, è solamente una finzione” ma inevitabilmente a ogni gioco cartotecnico vieni catturato e introdotto al suo interno.”
La stessa cosa che fa un computer, no?

Che tipo di futuro potrebbero avere nell’editoria questo tipo di progetti?
Non lo so. Nelle Ragazze nello studio di Munari la cartotecnica è nata dall’esigenza di stupire e far capire il mondo di Bruno Munari; senza sarebbe stato un po’ come un libro di storia dell’arte con le foto dei dipinti in bianco e nero.

In che direzione andranno i tuoi prossimi lavori? Che tipo di progetti vorresti produrre?
Non lo so. Mi piacerebbe fare qualcosa di seriale.


Abbiamo parlato di:

Le ragazze nello studio di Munari
Alessandro Baronciani
, 2010
240 pagine, brossurato, bianco e nero e colori – 19,00€
ISBN: 9788896197394

Riferimenti:
Alessandro Baronciani, il blog: alessandrobaronciani.blogspot.com

 

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