Interviste

Magia Realistica: Un’intervista con JH Williams III

Magia Realistica: Un'intervista con JH Williams III - immagine1-386“Cerchero’ di non sembrare uno stupido” dice JH Williams, prendendosi una pausa dal firmare libri all’Alternate Reality Comics di Las Vegas, per buttarsi in un piatto di frittelle fatte a mano cucinate da un suo fan.

Sua moglie Wendy siede al suo fianco, osservando il cesto di disegni che hanno portato per vendere.
“Non buttarci sopra le briciole!” ha detto, riferendosi alla pagine non pubblicate di PROMETHEA #24, accatastate sul tavolo pieghevole di fronte a loro. Il padre di William girottola per il negozio con una maglietta nera di PROMETHEA, presentandosi orgogliosamente ai fan.

Si respira un’atmosfera profondamente familiare, rilassata e con il chiacchiericcio della gente, come ad una festa o a un matrimonio. JH firma libri su libri, disegnando su blocchetti e tavole, e chiedendo sinceramente cosa ne pensano i fan, che si accatastano fuori dal negozio, sorpresi che a ciascuno di loro abbia detto di chiamarlo ‘Jim’.

Nonostante sia cresciuto in una famiglia di musicisti (suo zio Hank Williams è stato una leggenda della country music), il giovane JH Williams III ha trovato la sua vocazione come pittore. A sei anni disegnava i suoi libri da colorare, a otto aveva già deciso di diventare un fumettista. La sua natura, tuttavia, è stata più influenzata dai robot di plastica che dai supereroi tradizionali.

“C’erano quei giochi che mi facevano diventare matto, chiamati i Micronauti, e così scoprii il fumetto sui Micronauti. La storia era grande, i disegni affascinanti, ed ho cominciato a capire che nomi di persone vere si nascondevano dietro la realizzazione di queste cose. Così un mio amico disse: ‘se ti piacciono questi, allora devi leggere gli incredibili X-men’, e quello era il tempo di Claremont e Byrne. Sono stato conquistato, e non ho più cambiato.”

Pochi anni dopo, Williams era occupato a presentare i suoi lavori nel circuito dei convegni, cambiando drasticamente stile di anno in anno, cercando di assecondare le ultime tendenze. “Alla fine mi sono stancato di questo. Mi sono detto: ‘devo solo disegnare nel modo che mi va di disegnare, senza preoccuparmi di cio'”.

La ritrovata sicurezza di Williams ha incrociato per caso gli occhi del leggendario editor della DC Howard Chaykin. “Disegnai un intero numero di una serie che probabilmente non vedrete mai stampata, chiamata DOLPHINS e scritta da Chuck Austen. Era una fiction scientifica per adulti, che Austen desiderava fare, e che non si è mai realizzata. Così mi sono ritrovato con questo lavoro fatto, ed un fumetto indipendente chiamato Empires Of Night, molto coraggioso ma non molto buono, secondo me.”

“Andai alla Wonder Con nel ’94. Il ragazzo che scrisse Empires Of Night aveva le copie delle pagine con se. Era andato lì il giorno prima, ed aveva mostrato il lavoro ad Howard Chaykin, e disse: ‘Devi parlare con Chaykin, ama davvero quello che hai fatto'”

“Così andai da lui, ed era veramente forte. Stava guardando le pagine di Dolphins e disse: ‘lo sai? queste sono le cose migliori che ho visto fare da un amatore in 20 anni. Questo è quello che sto per fare per te’. Si alzo’ letteralmente dalla seggiola e mi porto’ per la DC Comics urlando a tutti ‘qualcuno deve dare un lavoro a questo ragazzo. Ora. Gli scrivero’ qualcosa da disegnare’.”

Gli anni successivi Williams incontro’ l’inchiostratore Mick Gray, ed inizio’ una collaborazione esclusiva che perdura fino ad oggi. “Ho fatto un paio di piccole cose, per la DC, per Judge Dredd, e non ero felice per come erano state inchiostrate. Sembrava come se più ragazzi lo avessero fatto in fretta. Le matite erano più marcate rispetto al risultato finale.”

“Ho conosciut Mick attraverso Chuck Austen. Sedevamo accanto alla convention pochi anni prima, e siamo rimasti in contatto. Lui è stato assistente di Mark McKenna, ed alla fine sono riuscito a far si che lui inchiostrasse le pin-up di JUDGE DREDD che avevo preparato un anno prima per la Wonder Con, e lui colse esattamente tutto nella maniera che avevo pensato dovesse essere. Da quel punto in poi ho capito che dovevo avere solo Mick come inchiostratore, senza storie.”

“Ho avuto un sacco di resistenza da parte degli editori, perché loro volevano avere il controllo. Anche se ero agli inizi, tiravo fuori le unghie e declinavo il lavoro, perché non volevano prenderlo come inchiostratore. Ma a loro piacevano le mie qualita’, e mi richiamavano due giorni dopo dicendo ‘Ok, porta Mick con te’. E io mi sono sempre impuntato su questo.”

Mentre le chine dal contrasto elevato di Mick Gray’s aiutavano lo stile di JH Williams, l’arrangiamento barocco delle sue tavole diveniva il suo marchio di fabbrica. Will Eisner sembrava una influenza ovvia, con tutto il rispetto. Ma non è cosi’, secondo Williams.

“E’ una cosa buffa, ho sempre sentito quanto fosse grande Eisner, ed ho sempre pensato che fosse grande, ma quando ho cominciato a fare questo genere di cose, non ho capito che mi stavo immergendo dentro Eisner. Solo pochi anni fa ho capito quanto lui fosse affascinante.”

Ok, e da dove è venuta questa ispirazione? “Quando ero al liceo, ho fatto un corso chiamiato Arte della Pubblicità e del Disegno, dove non si faceva attenzione alla qualità del disegno stesso, ma molto di più a quello che si poteva pensare di esso, all’impatto che avrebbe avuto. E questo probabilmente ha sempre influenzato il mio lavoro. A causa di quel corso, ho sempre pensato le mie cose con una differente prospettiva. Quindi in questo senso ci sono molti aspetti del disegno commerciale su quello che sto facendo. Anche se pensi che può non essere naturale per i fumetti aver preso aspetti del design dalla pubblicita’, dalle grosse campagne, non è una cosa del tutto inusuale.”

Dopo aver sfruttato le abilità acquisite nel disegno delle pubblicità per lavorare su vari progetti DCU (da ricordare Batman miniseries, CHASE, che scrisse insieme con D Curtis Johnson), Williams catturo’ l’attenzione di Jim Lee degli studi WildStorm, e lo porto’ a conoscenza del suo lavoro più importante: disegnatore e collaboratore alla maxi-serie epica di Alan Moore, PROMETHEA.

Armato di una squadra creativa delle migliori stelle (persino chi ha fatto il lettering ha il suo personale fan club), PROMETHEA ha collezionato riconoscimenti da parte dell’ambiente e rispettabili vendite lungo il suo cammino. Ma il suo corso è già terminato? Sono vere le voci? “Si’,” dice Williams, prendendo un grosso respiro. “PROMETHEA finirà con il numero 32. Lo posso dire tranquillamente”.

PROMETHEA è anzitutto una storia sulla magia. Il mondo dell’occulto è presentato con una ‘autenticità vista raramente nelle serie popolari. Quanta ricerca è necessaria per portare a tale realismo una storia fantastica? La famiglia di Williams è piena di tomi polverosi e antichi papiri?

“Beh, in effetti abbiamo dei libri di magia a casa; abbiamo libri su differenti tipi di arte, abitudini culturali, e cose di questo tipo. Wendy ha fatto quasi tutte le ricerche sulla serie. Questo e l’unico sistema per il quale posso tenere un ritmo sostenuto nel disegnare. Cerca fra tutti gli scritti e tira fuori quello che ci serve, e se non ce lo abbiamo compriamo un libro che ne parla o cerchiamo su internet”

“In questo momento sono la seconda persona a leggere tutte le storie” aggiunge Wendy “mi ci immergo e cerco di evidenziare quello di cui avrà bisogno Jim e mi ci concentro. Non usa molti riferimenti per il disegno, ad eccezione dei simboli magici e cose di questo tipo: ha bisogno di analizzarli accuratamente, ma di solito non usa riferimenti particolari”.

Nemmeno nessuna foto? “Non senza aver prima provato a disegnare” dice Williams con umilta’.

Williams nota che PROMETHEA ha smosso in lui un interesse latente per il magico. “Ne sono sempre rimasto affascinato, ma non tanto quanto lo sono ora. Lavorare su di una serie come PROMETHEA è davvero difficile, soprattutto quando guardi ad essa in relazione a come funziona la magia, a come può influenzare il tuo realismo. E’ come intendevo che fosse, è come intendevo disegnarla. Perche’ sono sempre stato guidato da quel soggetto.”

Di contro, la magia ha mai influito sul vostro lavoro? “La cosa più soprannaturale che è accaduta è stata nel numero 20, ‘Gli Abissi’. La protagonista va in una sfera nella Kabbalah, che qualcuno gli aveva riferito essere la sfera della morte. Si suppone che sia un posto spaventoso. Quando Alan stava lavorando su questo, si è davvero ammalato. Quando cominciai a disegnare le pagine, mi chiamo’ e mi disse: ‘Ascolta, volevo solo fartelo sapere, se accadrà qualcosa di brutto, sentiti libero di chiamarmi. Potrebbe essere qualsiasi cosa. Potrebbero essere incubi’.

Magia Realistica: Un'intervista con JH Williams III - immagine2-386“Ecco, mentre stavo lavorando al libro, cominciai a sentire degli strani dolori allo sterno. Al centro del libro c’e’ un buco nero che guida all’anti- Albero della Vita, al Klippoth, e quello è il posto dal quale si pensa che vengano tutte le cose sgradevoli della vita. Cosi’, non appena mi avvicinavo sempre di più a quell’apertura, i dolori divenivano sempre più forti, e non appena ho finito, hanno cominciato a scomparire. I dolori sono stati sufficienti perché andassi dal dottore a farmi fare un elettrocardiogramma.”

“Non trovarono niente. Non c’era ragione per quel dolore. Dopo che ho passato la pagina del buco nero, è completamente scomparso. E così quando Mick comincio’ a lavorare su quello, la sua intera famiglia si è ammalata! Hanno beccato tutti un raffreddore che è durato due settimane. Non so se è successo niente di strano, in quei giorni, a Jeremy [Cox, il colorista di PROMETHEA, n.d.r.] o a Todd [Klein, n.d.r.]”

Molti disegnatori di copertine oggi sono fuori dal comune – le copertine ispirate dal pulp di Planetari di Warren Ellis sono un buon esempio – ma le copertine sempre diverse di PROMETHEA riescono sempre a stare fuori dal coro.

Ed è questo che dovrebbero fare. Williams ed il letterista Todd Klein hanno scavato in un millennio di storia dell’arte per produrre copertine che non solo elevano le storie, ma aiutano anche a collocarle in un contesto più vasto.

“Todd ed io abbiamo parlato delle copertine di PROMETHEA prima che cominciasse la serie. Lui aveva disegnato copertine per la linea ABC. Con PROMETHEA è stato un omaggio all’arte, pensiamo… ‘Sai, sarebbe davvero grande fare copertine basate su tutti i tipi di stili differenti’. Così Todd ed io cominciammo a discutere su come avrebbero dovuto essere le copertine, che stile avremmo dovuto provare. Ha avuto un gran ruolo in questo. E nessuno poteva fare meglio di lui”.

Qualcuno fra gli addetti ai lavori ha criticato Alan Moore per la sua notoria scrittura prolissa (e lunga è in effetti: i libretti di prometea sono spesso di oltre cento pagine). Ti sei mai sentito artisticamente limitato dai testi di Moore? “No, davvero. E’ una sfida, perché lui mette talmente tante cose nel testo che non c’e’ una maledetta maniera di riuscire a far stare tutto dentro una pagina, e non credo nemmeno che lui se lo aspetti, in realta’. Credo che lo faccia soprattutto per dare al disegnatore un quadro completo ed in impatto vicino all’atmosfera che poi dovrebbe ricreare nel disegno.”

“Così io ho preso le cose che ho pensato essere più importanti, e ci ho messo del mio, cosa che Alan apprezza davvero. Io non provo ad essere troppo letterale con quello che mi da’. Lui si nutre del fatto che a me piace fare disegni molto pesanti, così mi da idee interessati per costruire il tutto. Qualche volta li uso, ed altre invece faccio esattamente di testa mia.”

“E quello che è sorprendente, ho costatato, lavorando con Alan, è che mi darà una descrizione di tre pagine di testo per uno o due tavole. E’ lunga e dettagliata, ma cosi’, abbastanza spesso alla fine lui dirà ‘ma se pensi differente, fai quello che ti senti’. E’ davvero aperto. Dice che circa il settanta per cento del lavoro visivo svolto sul disegno è mio, e il trenta per cento suo.”

Il numero 10 (“Sesso, stelle e serpenti”) ha vinto l’Eisner Award 2001 per il miglior episodio singolo, raccogliendo elogi per il suo impressionante equilibrio di ‘arte elevatà e il suo smussato contenuto sessuale. E’ stato difficile tenere questo episodio sopra al confine del porno? “A dir la verità no. Voglio dire che è stato scritto con gusto. Un porno non può avere gusto, ma… “
Wendy sogghigna.
“Conoscevamo il pubblico per il quale stavamo per scrivere, e sapevamo che non erano così pochi da far si che gli editori DC ci lasciassero andare via con loro. DC ha riconosciuto che PROMETHEA è una serie inusuale, e che incontra particolari circostanze, così ci hanno permesso qualche nudo, naturalmente, ma se si fosse trattato di nudi in un contesto sessuale, non avremmo potuto farlo. Ecco perché quelle pagine sono state pubblicate nel numero 22. Questo numero, ‘Et In Arcadia Ego…’, ha due pagine di nudo censurate, quadri ripetuti e parti colorate sono stati usati per nascondere le immagini. Ma Williams ci ha assicurato che sarebbero state ripristinate nella edizione per collezionisti.”

“Nell’episodio dieci, hanno nascosto le cose con i colori, coprendo i capezzoli, cose tipo queste. Sono rimasto molto sorpreso, perché un paio di episodi dopo avevamo comunque questa limitazione, ma c’e’ in pratica un’orgia di demoni. Stanno tutti facendo sesso, e ci sono piccoli demoni fluttuanti con erezioni, e questo ha finito per passare inosservato”.

Recentemente, PROMETHEA è finita sotto il fuoco dei fan e della critica per avere un disegno globale breve, contro l’introspezione molto ampia di ogni singolo episodio. Come ha fatto il team creativo a bilanciare l’immediatezza del progetto con la filosofia che guida la storia? “Non sono sicuro di cosa ne pensi Alan. Mi riferisco all’intero progetto. Sapeva che era una enorme sfida, e che avremmo potuto perdere lettori. Alla fine ne abbiamo persi meno di quelli che pensavamo. Ma è stato un grossissimo impegno; aspettarsi che la gente ci seguisse in questo viaggio lungo due anni, che non aveva una soluzione ed uno svolgimento convenzionali. Era piuttosto come disegnare l’albero della vita, e quello che ogni sfera rappresentava.”

“E si’, ho letto qualche rimostranza sul forum della DC. Cose tipo ‘quando PROMETHEA avrà una continuità nelle storie?’. E la mia risposta è stata che ha una sua continuita’, solo che non è la continuità alla quale convenzionalmente si è portati a pensare. Voglio dire, c’e’ sempre una prospettiva in tutto, non sono idiozie messe a caso. Ed al momento di fare un bilancio, non penso che Alan se ne sia preoccupato. Semplicemente ha fatto quello che voleva fare. L’abbiamo fatta divenire esattamente come stava crescendo di volta in volta. Non è stato davvero un pensiero che ci ha stressato.”

Ma, ovviamente, gli albi sono solo la metà della storia. C’e’ anche il merchandising. Abbiamo già visto statuette di PROMETHEA, poster, e squallide serie di pupazzi, ma perché vi siete fermati qui? Se SANDMAN può generare pranzi ai fast food e bambole eleganti, perché PROMETHEA non può avere la sua fetta di gloria?

“Effettivamente Wendy ha pensato a qualcosa in proposito, e ad Alan piace l’idea. Alan ha semre voluto trovare qualcosa che avesse il profumo di PROMETHEA, per profumare gli albi, così puoi sentire l’odore quando li apri. Quindi, quando lei ha pensato all’idea dell’incenso, con il progetto di una scatola basata sui disegni di PROMETHEA, è completamente impazzito per questo. Stiamo aspettando ancora l’ok dell’editore”

Un altro progetto in corso per Williams comprende un esperimento per una breve storia per METAL HURLANT, una cover lucida per la serie Marvel Weapon X, ed una storia di cinque pagine per l’INUQISITORE di Glenn Danzig (Danzing si distingue per essere uno dei più grandi fan di Williams. Ha riferito di avere disegni originali di PROMETHEA per il valore di svariate migliaia di dollari, che lui mostra orgogliosamente nella sua casa).

Il 2003 vedrà inoltre il ritorno di Williams su batman, ancora una volta come scrittore. “Sto lavorando ad un progetto con D Curtis Johnson. Stiamo scrivendo insieme una storia di Batman: LA LEGGENDA DEL CAVALIERE OSCURO. Sarà in cinque capitoli, disegnata da Seth Fisher”. Williams è chiaramente eccitato su questo: “e’ la storia definitiva di Mr. Freeze” dice sorridendo.

L’artista si siede in avanti sulla sua seggiola e comincia a mettere da parte il suo lavoro. “Ok, questo è quanto” dice mostrandomi il piatto di frittelle: “Ehi, ne vuoi qualcuna? Sono grandiose”.

Intervista originale a cura di Frank Beaton – http://www.ninthart.com
Traduzione: Michele Bracci

articolo originale: Practical Magic: an interview to JH Williams III

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