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Fabio Civitelli: la fortuna, il lavoro e Tex

Fabio Civitelli: la fortuna, il lavoro e Tex - immagine1-4900Fabio Civitelli è nato a Lucignano nel 1955; da giovanissimo inizia disegnando la serie Lady Lust collaborando con lo Studio Origa. Collabora dal ’74 al ’79 con moltissime case editrici realizzando storie dalle più svariate ambientazioni (perfino supereroi per !). A 24 anni inizia la collaborazione con la casa editrice Bonelli, su Mister No e su Orient Express (su testi di Ferrandino); dal 1984 ad oggi è costantemente impegnato sulla serie mensile di punta, “”, per la quale ha realizzato centinaia di tavole diventandone una delle colonne portanti, apprezzato e atteso da tantissimi lettori. Uno dei pochi suoi tradimenti al Ranger è un ritorno a Mister No sul primo Almanacco dell’Avventura (su testi di Boselli).
L’interpretazione del suo Tex deriva in prima battuta dal modello Ticciano ma viene rielaborata con una personalissima “ligne claire” che gli consente una inconsueta “luminosità grafica” forse un po’ strana in un fumetto di genere western. Grazie a queste caratteristiche, all’eccezionale uso del chiaro/scuro e all’abilità nell’elaborare inquadrature di spiccata derivazione cinematografica, Civitelli è uno degli autori più capaci e rappresentativi dell’intero panorama nazionale.

Benvenuto Fabio e grazie della disponibilita’. Se guardiamo alla tua biografia notiamo che hai avuto come primo grosso personaggio Mister No: che impatto ha avuto questo personaggio su di te e cosa ti ha lasciato.
L’esperienza di Mister No è stata il punto di svolta della mia attività di disegnatore: ha rappresentato il mio ingresso alla Bonelli e ha permesso di mettermi alla prova con storie lunghe e articolate, dopo che per tutti i miei primi anni di carriera avevo lavorato su storie brevi. In più amavo il personaggio come lettore e sono stato felicissimo di lavorare con alcuni dei migliori sceneggiatori in circolazione, quali Castelli, Nizzi e Sclavi. L’unico mio cruccio era di non aver mai lavorato con il suo creatore, , ma fortunatamente sono stato recentemente chiamato a partecipare con una trentina di pagine alla ultima, lunga storia d’addio di Mister No, e questo mi ha permesso di colmare almeno in parte questa lacuna.

E’ indubbio che, da quando hai preso a collaborare a Tex, il tuo stile ha “influenzato” graficamente Tex; quanto e come Tex ha influenzato te e la tua vita?
Non credo proprio di aver “influenzato” Tex, casomai ne ho dato una mia personale interpretazione che può piacere o meno. Al contrario la sua influenza su di me è stata significativa: da bambino ha fatto nascere in me la passione per il fumetto, da grande l’ho ritrovato professionalmente e abbiamo finito per diventare buoni amici.

L’unicità della tua linea chiara e dei tuoi neri dipingono un Tex “speciale” dove misceli graniticità e nitidezza, cinematograficità e particolari, movimento e azione. Come sei arrivato a questa sintesi?
Sono solito dire che il nostro stile non lo scegliamo noi ma ci arriva da un accumulo di esperienze visive e produttive nelle fasi iniziali della professione che poi il lavoro quotidiano fissa e stabilizza sulla carta. L’interpretazione del personaggio che ne do, invece, deriva soprattutto da come l’ho visto come lettore.

Stai disegnando una storia a colori per i festeggiamenti dell’ennesimo traguardo storico raggiunto da Tex: Puoi dirci cosa dobbiamo aspettarci?
Dovete aspettarvi una storia diversa dalle altre della serie regolare per molti motivi: il colore innanzitutto, finora concesso soltanto agli appuntamenti centenari, per la storia, tutta in flashback, per i personaggi, un Tex venticinquenne fiero e un po’ spavaldo, ma soprattutto visivamente innamorato della giovane moglie Lilyth, che avrà una parte importante nella storia.

Nella realizzazione delle tue precise tavole, cos’e’ che adoperi di più tra acquerelli, tempere, oli, ecoline…
Bah, ad esempio, ti diro’ che ho disegnato la storia breve “Il Duello” completamente ad acquarello, senza usare il tratto nero della china! Invece i miei più recenti disegni a colori sono tutti ad acrilico, che amo molto per la brillantezza dei toni e per la possibilità di lavorare a strati successivi, come per i colori a olio, ma con una velocità di esecuzione nettamente superiore.

A proposito di colore… l’esperienza e il relativo successo del Tex a colori di Repubblica non potrebbe invogliare l’editore a produrre una serie di Tex a colori? Un annual, un albo di prestigio cartonato alla francese con storie “moderne”…
Penso che quest’anno succederà qualcosa del genere con l’albo dei 60 anni. Per il futuro vedremo, comunque mi sembra di notare un atteggiamento più favorevole al colore di quanto non ci fosse nel passato, forse anche grazie al successo incredibile del Tex di Repubblica.

Vedi già in giro il “Civitelli” del futuro?
Se intendiamo chi avrà uno stile simile al mio, preciso e pulito, penso che Rossano Rossi sia il più probabile candidato.

Fabio Civitelli: la fortuna, il lavoro e Tex - immagine2-4900A proposito di eredi… ed eredita’: se un tuo allievo ti chiedesse di trasmettergli il segreto della tua bravura, cosa risponderesti?
Non ci sono segreti particolari, solo lavorare tanto e allenare l’occhio a riconoscere gli inevitabili errori di anatomia, di prospettiva etc…

Hai lavorato a contatto di gomito con Bianchini, quanto aiuta, quali sono i pro e i contro del lavorare con altri artisti?
A Marco mi lega una lunga amicizia e una parallela carriera di disegnatore, ma in realtà non abbiamo mai lavorato insieme, se non per una mia piccola partecipazione alle matite del Mister No 200. Sono comunque un solitario e non mi piacerebbe lavorare in uno studio con altri.

Il lavoro “di studio” del disegnatore è in realtà molto spesso pesante, solitario, talvolta ripetitivo. Eppure necessita sempre di una profusione di “arte, ingegno, fantasia… Quanto il tuo lavoro ti affascina ancora e quanto è diventato routine.
Il mio lavoro mi piace moltissimo anche quando è una routine, cerco di superare con la passione e con la ricerca di nuovi moduli espressivi i momenti di stanchezza che possono presentarsi lavorando su storie così lunghe e articolate.

Cosa farai quando ti stancherai di disegnare praterie, fucili, cavalli, canyon etc. etc.?
Francamente non so: penso che mi piacerebbe dedicarmi all’altra mia grande passione, la fantascienza.

Nel tuo tempo libero partecipi alle manifestazioni fumettistiche? Quale preferisci, fra tutte?
Alla fine, tutto sommato Lucca Comics è quella che continua a piacermi di più.

So che ami leggere; che rapporto hai con il libro, cosa leggi più volentieri?
Un rapporto profondo: ho iniziato da ragazzino leggendo Giulio Verne, ho continuato da adolescente con i romanzi di Urania, poi mi sono letto un po’ di classici moderni qua e là e infine mi sono dedicato ad alcuni autori, gli americani Cormack Mac Carthy, il mio preferito in assoluto, e Michael Connelly, il canadese Robert Sawyer per la fantascienza e per l’ Italia Andrea Camilleri, di cui ho letto praticamente tutto. Piu’ recentemente mi è piaciuto molto l’interessante “La Moschea di San Marco” di Pierfrancesco Prosperi.

Ed invece cosa mi dici di una narrativa più “giovanile” come i cartoon?
Beh, quando le mie figlie erano piccole non mi perdevo nessuna uscita e Pixar, poi loro sono cresciute e adesso ne guardo soltanto alcuni ben selezionati, ma comunque non sono un grande appassionato di animazione.

Cosa pensi della diffusione del manga, ti piace questa forma di fumetto?
Come per i cartoni, ho una frequentazione saltuaria con i manga, sono comunque un ammiratore di Otomo e mi piace anche Taniguchi.

Domanda conclusiva, ed estemporanea… Sei superstizioso? Credi al destino? Hai un portafortuna?
Sono religioso ma non superstizioso, credo nel libero arbitrio e non ho fiducia alcuna nei portafortuna. E comunque mi reputo già un uomo fortunato!

Riferimenti:
Sergio Bonelli Editore: www.sergiobonellieditore.it

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