Interviste

Il Vangelo secondo Morozzi

Il Vangelo secondo Morozzi - immagine1-4874Ciao Gianluca, per prima cosa che ne dici di presentarti ai nostri lettori?
Dunque. Ho 37 anni. Sono bolognese. Suono la chitarra molto male in una tribute band di Bob Dylan. Ho pubblicato nove romanzi e due graphic novel in sei anni. Sono uno dei cinque uomini più belli del mondo (a detta di mia madre). Una volta avevo molti capelli. Giuro.

Da dove nasce l’idea per Il vangelo del coyote?
In parte da un racconto che avevo pubblicato anni fa sull’antologia ParmaNoir vol.II, per la storyline del Professore, e in parte da una casa diroccata che ho visto dalle parti di Scandellara Rock, a Bologna, che mi ha dato delle suggestioni per la location delle torture di Skoda e Liu’…

Com’e’ maturata la collaborazione con Camuncoli e Petrucci?
Beh, una volta approvato da Guanda il progetto del Vangelo (senza che esistesse un soggetto, ne’ una mezza idea) mi sono messo a cercare un disegnatore. Per un caso cosmico, il bassista della tribute band di cui sopra nonche’ critico letterario Alberto Sebastiani conosce molto bene e ci ha messi in contatto. Ci siamo trovati davanti a una birra vicino piazza Verdi e, forse influenzato dalle varie qualità di fumo provenienti da piazza Verdi, Cammo ha accettato di lavorare con me… precisando pero’ di poter realizzare non più di quaranta tavole, dati i suoi impegni. Siccome una graphic novel di 40 pagine ci sembrava, come dire, un po’ cortina, allora ha suggerito di coinvolgere . Ed è nata l’idea delle due storyline parallele…

Come si è sviluppato il lavoro tra voi? Fornivi una sceneggiatura dettagliata o una traccia più generica?
Abbastanza dettagliata, nel senso: tavola per tavola, vignetta per vignetta. Poi, se era fondamentale scrivere: “Skoda è girata di tre quarti mentre dietro la sua spalla spunta una mano di Liu’ parzialmente in ombra”, lo scrivevo; se invece la vignetta era: “I due personaggi parlano”, lasciavo liberi Cammo e Michele di inventarsi l’inquadratura e tutto quello che volevano.

Le due storie che si alternano ne Il vangelo del coyote hanno ritmo e atmosfere diverse. Quanto hanno influito i disegnatori in questo?
Eh, molto. Petrucci e Camuncoli sono due disegnatori dal tratto molto diverso. L’idea iniziale era separare i vari capitoli con delle pagine di intermezzo, ma vista la differenza di segno non c’e’ stato neppure bisogno di specificare: “Questa è la storyline di Skoda e Liu’, questa è quella del Professore”. Si capiva… al di là dei bordi bianchi e dei bordi neri. In generale, la storyline di Cammo è più mossa e dialogata, quella di Michele è più ossessiva e monologante.

Inizialmente era previsto che Skoda e Liu’ fossero ragazzi. A cosa è dovuta la scelta di cambiare il sesso dei due personaggi? Contavate di ottenere un effetto più crudo e straniante nel lettore mettendo delle ragazze come carnefici?
Intanto è dovuta al caso, ai miei ottocentocinquanta difetti di pronuncia, alla conclamata sordità di Camuncoli e al vino dell’osteria da Vito, a Bologna, dove si è svolta la prima riunione creativa per il Vangelo. Io stavo proponendo le mie idee, stavo dicendo “…e in questa storyline ci saranno due ragazzi che faranno questo e quest’altro”. Cammo ha capito male, ha detto: “Due ragazze che faranno cosa?”. Stavo per correggerlo, quando ho pensato che sarebbe stato molto, ma molto più bello usare due ragazze. E così sono nate le simpatiche Skoda e Liu’.

Prima Pandemonio, ora Il vangelo del coyote. Come ti hanno arricchito queste esperienze?
Enormemente. Anche perché ho lavorato in modo molto diverso… A , che non ama essere ingabbiato in sceneggiature rigide, ho fornito un canovaccio di venti pagine con soggetto e dialoghi… e ho guardato ammirato quel che ne tirava fuori. Sul Vangelo, come ho detto, ho lavorato in altro modo. Sono tutti arricchimenti preziosi…

Nei tuoi romanzi utilizzi uno stile molto diretto e asciutto. Il tuo amore per i comics ha influenzato il tuo modo di scrivere?
Tutto quel che ho letto e assorbito negli anni ha influenzato il mio modo di scrivere… perché in certi romanzi uso uno stile “stephenkinghiano” e in altri uno molto più circolare e avvolgente che ho appreso da Paolo Nori, per esempio. Leggere fumetti mi è servito molto per i dialoghi (“alla “, li ha definiti qualcuno… grazie!)

Il Vangelo secondo Morozzi - immagine2-4874Che difficoltà comporta scrivere per il fumetto?
Scrivere per il fumetto, per chi viene dalla narrativa, per certi versi deresponsabilizza molto. Scrivendo una sceneggiatura non devo stare a pensare alla bella frase, al bel paragrafo, alla bella pagina… devo solo stare attento al dialogo, al ritmo, alla visualizzazione mentale della tavola.Poi, certo, sceneggiare fumetti comporta tutta una serie di regole che io, da neofita, non conosco… per cui in genere chiedo scusa in anticipo ai disegnatori per tutte le castronerie e gli errori tecnici che infilero’ in sceneggiatura.

Quali autori ti hanno influenzato maggiormente e, in generale, da dove trai ispirazione?
Nel campo del fumetto, beh, dico un nome originale: ! E un altro nome originale, che suppongo non direbbe mai nessuno: ! Fantasioso, eh? , pure.
Ispirazione, beh, dalla misteriosa dimensione parallela che sta negli anfratti del mio cervello e che ogni tanto lascia passare qualcosa attraverso una porta molto stretta… (e’ un modo elegante di dire che non lo so, da dove mi vengono le idee. Da qualche parte, per fortuna, arrivano)

Spesso i fumetti vengono percepiti dal pubblico come un prodotto per bambini o ragazzi e forse per questo vengono ciclicamente accusati di esercitare un’influenza negativa sui più giovani. Dato il contenuto esplicito della tua graphic novel hai avuto problemi in questo senso? Come ti poni nei confronti di queste polemiche?
Qualche problema, si’… ci hanno censurato in tre, due mensili e una radio che avrebbe dovuto intervistarmi. Mi pongo in modo stupito e divertito, dato che, come dice il nostro editore “dopo American Psycho ancora si fanno di queste polemiche?” (potrei dire anche dopo De Sade, senza risalire troppo indietro…)

C’e’ qualche autore/disegnatore in particolare con il quale ti piacerebbe lavorare in futuro?
Non basterebbero sei pagine per elencarli! Anzi, chi vuole collaborare con me mi contatti, io dico di sì a tutti. Se siete ragazze, meglio.

Ultimamente in Italia è cresciuto il numero di case editrici che pubblicano fumetti. A cosa pensi sia dovuto questo cambiamento?
Forse in Italia, ma lo dico piano, si sta finalmente sdoganando il fumetto… buoni ultimi, naturalmente.

Dopo Blackout sembra che anche L’era del porco diverrà un film. Hai mai pensato a una versione animata tratta da Il vangelo del coyote?
Io sarei molto favorevole… aspetto proposte! Qualche contatto c’e’ stato…

Puoi farci qualche anticipazione sulla serie che stai preparando con Petrucci, FactorY?
Nasce da un’idea di Michele. Sarà una serie articolata in tre stagioni, sullo stile dei serial tv, che uscirà in volumi da quattro episodi l’uno. Ha qualcosa di Lost (che non ho mai visto, peraltro) e qualcosa di Saw- L’enigmista. Ma più andiamo avanti a crearla, questa serie, più sta prendendo una piega allucinata e personale…

Altri progetti futuri?
Parecchi. A gennaio uscirà il mio romanzo, Colui che gli dei vogliono distruggere ,(Guanda) che ha molto a che vedere con i fumetti e i supereroi (ma anche con il rock. E con l’ammmoore.)
Tra poco uscirà Dylan Revisited, un’antologia di racconti dylaniati che ho curato con Marco Rossari.
Poi dovrei sceneggiare una graphic tratta dal mio romanzo Blackout e ci sono due o tre progetti (a fumetti e non) in collaborazione con la giovane scrittrice Elisa Genghini (quando c’e’ da collaborare con le belle ragazze non mi tiro mai indietro).

u’Riferimenti:
Fernandel, editore: www.fernandel.it
Guanda, editore: www.guanda.it
Nabu, agente letterario: www.nabu.it

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