Decio

Decio - immagine1-4825Molti hanno paragonato questo lavoro di Giorgio Albertini (storico alla sua prima esperienza nel mondo dei comics) e (rinomato disegnatore di Dylan Dog che non ha qui bisogno di ulteriori presentazioni) a 300, il famosissimo graphic novel di protagonista anche al cinema circa un anno or sono. Ma a parte l’argomento di natura storica (Miller parlava della nota battaglia delle Termopili, Albertini e Casertano della discesa di Annibale e in particolare della sconfitta romana a Canne), i due lavori si distaccano tra di loro in molti punti.
Miller, con la sua opera ricca di retorica, accende le luci della sua e della nostra fantasia sull’incredibile coraggio degli spartani, alle volte tanto eroici e disinteressati da apparire quasi incoscienti. 300 tende ad estremizzare il lato eroico e guerriero che dovrebbe albergare nelle coscienze di ogn’uno di noi, per il quale la morte in battaglia è la migliore delle fortune che possano capitare ad un uomo.
Albertini, invece, ci mostra quanto può essere crudele e dura la guerra: Decio, che si cullava da casa sognando combattimenti vincenti ed eroici, viene totalmente annichilito dal campo di battaglia, in cui si mescola ad un’umanità fatta in maggioranza di mercenari al soldo di Annibale vogliosi di razziare le spoglie dei nemici e delle cui vite importa anche a loro stessi ben poco. La paura lo assale e non gli permette di ribellarsi, anzi è complice dei suoi aguzzini.

E’ ottimo il lavoro dello sceneggiatore quando ci mostra, anche grazie ai primi piani di Casertano, l’incredibile paura che attanaglia la mente e il corpo del protagonista, fino al giorno prima forte e speranzoso guerriero, voglioso di partecipare alla battaglia. Non è l’eroismo, il tasto che ad Albertini interessa toccare, bensì è proprio quello della fugacità dei sentimenti e della volontà degli uomini, che si può dissipare da un momento all’altro.

Non aiuta pero’ il compito già difficile dello scrittore l’esiguo numero di pagine: Albertini deve raccontare molti avvenimenti e nel contempo analizzare la psiche dei personaggi, per non renderli semplici macchiette; 56 tavole per questo scopo appaiono francamente troppo poche. A risentirne è sia la narrazione degli avvenimenti salienti, in certi casi frenetica ma che viene necessariamente rallentata in seguito per allinearsi alle storie degli uomini, sia la psicologia dei personaggi, che non viene delineata perfettamente.
E’ soprattutto in questo ambito che le poche pagine a disposizione dello sceneggiatore hanno avuto un peso importante: infatti anche Decio, che è il protagonista, non compare molto spesso, e questo non permette ad Albertini di farcelo conoscere come vorremmo sempre, noi lettori, comprendere i personaggi di cui ci vengono narrate le storie.
Anche il rapporto di Decio con la schiava di suo padre, della quale non viene detto neanche il nome, viene mostrato troppo superficialmente: non si capisce quale rapporto leghi i due, se il giovane protagonista è davvero innamorato o se è solo interessato a lei sessualmente. La ragazza stessa appare delineata psicologicamente in modo troppo debole: le sue uniche frasi sono pessimistiche prese di coscienza che Decio non l’aiuterà a liberarsi dal giogo della schiavitu’. Troppo poco per una piega narrativa che poteva essere delineata in modo maggiormente interessante.

Il ritmo della narrazione viene spezzato molteplici volte, costringendo il lettore a vari salti dalla città ai campi di battaglia, spaesandolo leggermente a livello geografico. Il finale appare aperto, e questo lascia ben sperare per il proseguo dell’opera. Sarebbe infatti necessario un secondo capitolo per riuscire ad analizzare meglio quest’opera, che appare un po’ tronca. Gli spunti interessanti comunque sono stati gettati, e sicuramente Decio è un’opera leggibile anche auto conclusivamente.

Casertano ha scelto per questa avventura un tratto differente da quello usato su Dylan Dog (nonostante sia impossibile non notare una certa somiglianza tra Decio e l’ indagatore dell’incubo) come lui stesso dichiara nello sketchbook che conclude il volume. Si notano soprattutto l’uso di una carta dalle venature gialle e di massicce dosi di rossi e blu, contrapposti in modo da dare risultati alle volte gradevoli, alle volte meno. Il suo lavoro è comunque ampiamente positivo, anche in virtu’ di una costruzione della tavola molto diversa da quella da lui usata per Bonelli, anche se alcune di queste godono di una costruzione più tradizionale, ad esempio le tavole ambientate in situazioni di dialogo tra i personaggi.

Per chiudere, spendiamo due parole per la , la casa editrice che ha editato questo coraggioso progetto. Il volume è molto ben fatto, grazie all’uso di una carta pregiata e di un bianco molto acceso, contrapposto alle tavole giallognole di Casertano che vi sono impresse, della copertina con le alette e di una robusta brossura. Lascia una perplessità solo la copertina, che sembrerebbe scansionata male: forse è un effetto voluto. Il prezzo potrebbe spaventare gli acquirenti incuriositi dagli autori o dall’argomento: purtroppo le piccole realtà editoriali hanno vita difficile in questo momento.

Riferimenti:
Renoir: www.renoircomics.it
Il sito di Giorgio Albertini: www.giorgioalbertini.com

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

I commenti sono soggetti a moderazione, per questo motivo potresti non vederli apparire subito.
Ti preghiamo di non usare un linguaggio offensivo ma di esporre le tue idee in maniera civile.