Interviste

Stefano Raffaele: un fumettista in continua evoluzione

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Stefano Raffaele: un fumettista in continua evoluzione - immagine1-4822Ciao Stefano e benvenuto su LoSpazioBianco. Anche se sei assente dal mercato fumettistico italiano da un po’ di anni (per miopia degli editori nostrani), molti appassionati di fumetti hanno letto qualcosa di tuo. Quindi non credo sia il caso di presentazioni.

Partiamo piuttosto dal fatto che, ad un certo punto, hai deciso di cambiare stile. E’ lodevole che un artista di successo quale eri tu, decida di stravolgere tutto perché non crede più in cio’ che fa. E’ questa la cosa che ci interessa maggiormente. Ne hai già parlato, ma forse non tutti vedono le difficoltà di una tale scelta. Un simile cambiamento non nasce dall’oggi al domani. Quanto ci hai pensato e lavorato?
Ciao, e grazie, sono ben felice di essere qui.
Il mio ingresso nel mondo del fumetto è stato molto rapido, e questo mi ha tolto tempo per poter lavorare con serenità ad un mio stile di disegno più personale. Mi sono ritrovato subito nel bel mezzo di ritmi di lavoro indiavolati, specialmente per gli Stati Uniti, dove spesso dovevo terminare un intero numero in poco più di due settimane. Inoltre, arrivato ad un certo punto, non volevo più fare solo supereroi e la decisione di stare fermo un anno è venuta quasi spontanea. E’ stata la parte “finale” (se così si può dire, anche se in realtà non si smette mai di sperimentare e cercare) di un processo di crescita “naturale”.

Una volta hai detto che lo stile di disegno riflette lo stile di vita. Cosa intendevi? E’ possibile capire lo stile di vita della persona che c’e’ dietro i disegni?
Diciamo che posso solo parlare per me.
Quando facevo supereroi volevo stupire con grossi muscoli, trecentomila linee e dettagli, denti digrignati, pose da mastini, inquadrature iper cinetiche, voglia di vedere le mascelle degli altri slogarsi e dire: “Caaaavolo, che figo questo disegno, che potenza“. Adesso è diverso. Gli eroi mi interessano relativamente. Voglio raccontare storie, anche commerciali, ma mi interessa mostrare il cuore dei personaggi, le loro vite normali, le loro emozioni semplici. Un fumetto d’avventura più classico, ecco. Poi, resto il vecchio Marvel Zombie che sono sempre stato, con una collezione di fumetti americani che ormai è arrivata a quota 15mila, e non so più dove metterli… !

Sappiamo che stai sviluppando, con un esercizio e uno studio quotidiano, uno stile ancora più personale: sei soddisfatto dei risultati finora raggiunti? Hai avuto modo di sperimentare questo stile in qualche storia più intimistica?
Si’, sto portando avanti due strade parallele: la prima con i miei lavori più commerciali, e la seconda invece con uno stile di disegno molto essenziale, schizzato, impulsivo.
I risultati ci sono e sono molto soddisfatto, ma credo che alla fine faro’ convogliare il tutto sotto forma di pseudonimo, in modo da poter rendere ben chiara la divisione tra le due produzioni. Parallelamente allo stile di disegno, sto sviluppando questa storia intimistica, che parla di un posto a me molto caro (un santuario in Piemonte), dove faccio muovere personaggi ed emozioni particolari, pero’ non ho ancora la più pallida idea di quando potro’ dire: “Ok, è pronto!”. Credo ci vorranno ancora diversi anni, ma del resto… non ho mica fretta! Nessuno mi corre dietro, per fortuna.

La pausa presa per lo studio del nuovo stile è sfociata con un ritorno in grande con Fragile; di esso dicesti che tratta di una rinascita. Forse c’e’ qualche aspetto autobiografico?
Eccome. Piu’ di uno. Di alcuni non posso parlare, perché troppo personali. Altri invece sono più semplici.
Fragile è stato una scommessa, e la più pericolosa, perché mi sono giocato tutto, restando fermo un anno intero sullo studio dello stile.
Un mio caro amico ed editore, che lavora nel mercato italiano, quando vide le tavole di Fragile mi disse: “Tornerai in Italia, ci tornerai di riflesso, ma preparati perché ci vorrà moltissimo tempo”. Quanto aveva ragione e quanto ricordo quelle parole! Facendo Fragile gettavo dietro le spalle tutto il lavoro fatto sui supereroi, per ricominciare da capo. Dietro di me gettavo anche il “Jim Lee italiano”, e di questo all’estero se ne sono accorti subito. In Italia no, in Italia si sono dimostrati un po’ più… “lenti”, ecco, diciamo cosi’.

Dei tuoi lavori, Fragile è piaciuto in Francia, è piaciuto in USA, ma in Italia? Sono certo che tu lo abbia proposto a qualche editore, cosa ti hanno risposto?
He he he. No, vedi, in realtà non l’ho ancora proposto.
Ok, non dopo averlo venduto agli Humano, intendo. Prima si’, avevo cercato di venderlo in Italia, ma era stato giudicato troppo… forte. Corpi a pezzi, zombie che si amano, decomposizione e amore tra etero e transessuali. Insomma… per l’Italia era troppo… troppo… non lo so, a dire il vero! Troppo “tutto”.
Adesso si’, mi piacerebbe provare a venderne i diritti e sto iniziando a muovermi in tal senso. Vedremo. Armato di pazienza, aspetto. Scherzi a parte, pero’, mi rendo conto che non è un progetto “semplice”, quindi non ho nessun tipo di fretta o aspettativa.

Fragile, così come altri tuoi lavori, è stato opzionato per il cinema, ci sono novità di rilievo?
No, grosse novità non ce ne sono. Si va avanti, ma molto lentamente.
Il mondo del cinema può essere snervante e allora ho imparato a prendere le cose con molta calma. Se un giorno uscirà il film di Fragile su grande schermo, bene, saro’ contento. Non è pero’ una cosa che aspetto con chissà quale trepidazione. Mi piace fare fumetti, in primis, tutto il resto può diventare interessante contorno (anche economicamente parlando), ma pur sempre solo contorno. Credo moltissimo nel fumetto, ed è davvero il mio “amore” più grande, o comunque abbastanza grande da non reputarlo secondo a nessun altro media o forma d’arte. Tutta questa “follia da cinema” (o da televisione), nell’aria da qualche anno, la capisco poco.

Parliamo del tuo rapporto professionale con Christophe Bec, con cui stai portando avanti Pandemonium. Come vi siete conosciuti? E come si sviluppa il lavoro tra di voi?
Christophe è un talento eccezionale, sia come scrittore che come disegnatore. Ed è impressionante quante cose contemporaneamente riesca a fare, restando sempre su livelli qualitativi altissimi. Una vera “macchina da guerra”. Grazie a Christophe sto imparando moltissime cose del mercato francese. Ci siamo conosciuti grazie a Philippe Hauri, il mio editore per Fragile. Lui e Christophe stavano cercando un disegnatore per Pandemonium, ed è stato Philippe a suggerirmi sulla serie. Christophe già conosceva il mio lavoro su Fragile, e quindi è poi stato tutto molto rapido.
Il nostro rapporto di lavoro è magnifico, perché siamo sulla stessa lunghezza d’onda. C’e’ una vera e propria osmosi, potrei dire. Inoltre ho grande rispetto del suo lavoro, della sua sceneggiatura, e cerco di rappresentare ogni scena come credo lui la veda nella sua testa. Non cerco mai scorciatoie furbe, anche su scene difficili. Sotto un punto di vista “tecnico”, io non intervengo mai sulle sue sceneggiature, e lui non interviene sul mio disegno. E’ davvero come se corressimo su binari paralleli, alla stessa identica velocita’; è tutto molto bello, perché invoglia a fare, a rendere, ad andare avanti.

Con Bec hai appena partecipato ad un incontro con i lettori: com’e’ andata? Vedi, la cosa ci interessa anche perché generalmente ti si considera un autore restio a questo genere di cose.
Non sei la prima persona che me lo dice, ma la cosa mi stupisce parecchio.
Io non sono assolutamente restio agli incontri con i lettori, anzi. Sono cose che mi danno una grande carica ed un grande stimolo ad andare avanti. Il contatto umano con le persone che apprezzano i miei lavori è molto importante. Non sono molto presente alle fiere italiane, è vero, ma questo solo e unicamente perché i miei lavori non vengono stampati in Italia. Molti miei colleghi di lavoro, con alcuni dei quali ho rapporti di amicizia molto belli, li vedo fuori dalle fiere.

Da autore completo ti trovi a giudicare il lavoro dei tuoi sceneggiatori o magari a studiarli, mentre disegni? O riesci a dividere le due anime: disegnatore e sceneggiatore?
Impossibile dividere le due anime, e quindi mi ritrovo a studiare con grande attenzione le sceneggiature delle persone con cui lavoro. Ogni occasione è buona per imparare, specialmente quando si collabora con mostri sacri come Christophe Bec in Francia e Michele Medda in Italia, che rispetto molto.

Stefano Raffaele: un fumettista in continua evoluzione - immagine2-4822Pandemonium ha avuto una vita un po’ movimentata, col passaggio da Humano a Soleil. Qual è stato il problema? Immagino abbia a che fare con la situazione non semplice che sta passando Humano.
Non posso scendere nei dettagli, ma quello che posso dirti è che gli Humano con me sono sempre stati molto corretti, e anche nei momenti di crisi si sono fatti in quattro per aiutarmi e venirmi incontro nel migliore dei modi.
Il passaggio di Pandemonium in Soleil è stato molto tranquillo. La serie rischiava di scomparire a causa dei problemi economici che gli Humano attraversavano, e quindi sono stato ben felice di poter ricominciare con Soleil, che garantirà alla testata la migliore pubblicità ed esposizione. Insieme al libro 2, infatti, verrà anche ristampato il primo libro, con nuove copertine, a settembre del 2008. E’ come se Pandemonium avesse una vera e propria seconda chance, per di più molto valida. Sono davvero contento di questo, perché credo sia una storia che meriti parecchio.

Il 7 maggio, invece, il primo volume di Sarah, questa volta per Dupuis. Ce ne parli un po’?
Difficile parlarne senza rovinare la sorpresa ai lettori.
Posso dirti che è una sorta di thriller alla King, che narra la storia di questa donna, Sarah, la quale decide di trasferirsi da New York ad una piccola cittadina della Pennsylvania, Salamanca, per riprendersi da un terribile passato che non riesce a dimenticare. In questo paesino spera, insieme a suo marito, di potersi ricostruire una vita normale, ma si ritrova suo malgrado nel bel mezzo di un mistero ancora più terribile. “Sarah” tratta il delicato tema della pedofilia, ed è una storia molto forte, molto intensa. L’editore è molto contento del risultato, e anche noi lo siamo. Ai colori, inoltre, c’e’ Bertrand Denoulet, colorista di notevole talento. Il primo story-arc si sviluppa in tre tomi ed un secondo story-arc in altri due, per un totale di cinque libri iniziali, ma tutto dipenderà dalle vendite, ovviamente.

Non ti limiti a lavorare per la Francia, so che sei fortemente impegnato anche in USA. Dopo i lavori con Nicieza adesso sei impegnato in Texas Chainsaw Massacre. Cosa ci puoi dire?
In realtà per gli Stati Uniti sia “Texas Chainsaw Massacre: CUT!” che “Tales Of Terror 1”, entrambi fatti per la Dc Comics – Wildstorm, sono terminati. Anche se a questi ha fatto seguito l’offerta di una nuova miniserie, che ho pero’ dovuto temporaneamente rifiutare causa i troppi impegni che si sono accavallati. Lavorare per la Wildstorm è stata una bellissima esperienza, che spero avrà un seguito non appena mi sarà possibile, anche perché i rapporti con l’editore sono stati ottimi, e non è una cosa che capita sempre.
Mi piacerebbe lavorare di nuovo negli States magari per una serie noir, o hard-boiled, ma per adesso resto concentrato su Italia e Francia.

Ci sono grosse differenze organizzative tre i due paesi (USA e Francia)? Ovvero ti arrivano richieste particolari che ti obbligano a modificare il tuo lavoro in funzione dell’editore?
No, direi di no.

Nel blog di Alberto Ponticelli si parla di un vostro progetto comune in stand by da qualche anno. Ce ne puoi parlare?
No, non potrei dirti niente di nuovo rispetto a quanto lui ha già scritto sul suo blog.E’ un progetto che portiamo avanti molto lentamente, essendo entrambi impegnati su altre cose, ma speriamo che un giorno possa vedere la luce, chissa’!
Il lavoro del fumettista è fatto anche di questo. Si studiano tanti progetti, ci si lavora con passione e si portano avanti, ma non si può mai sapere con certezza cosa riuscirà a venire stampato e cosa no. Spesso, addirittura, progetti vecchissimi tornano improvvisamente in pole position, e vengono venduti da un giorno all’altro. E’ un aspetto del mio lavoro che mi piace molto. C’e’ sempre incertezza, è vero, ma è una gran bella avventura, tutt’altro che monotona.

La domanda più ovvia di tutte: so che hai qualcosa in ballo con Bonelli. Non dirci che non ne puoi parlare.
Sono al lavoro sul secondo numero della nuova miniserie di Michele Medda, in uscita nel 2009, e che sarà di 12 numeri da 94 pagine l’uno. Posso anche dirti che sarà una serie molto originale, di cui è difficile definire il genere. Non posso dire nient’altro, mi dispiace!

Ultimamente hai molto a che fare con storie horror: ti piacciono tanto? Come pensi che se la passi questo genere? Apprezzi la “New Wave giapponese”, o preferisci qualcosa di più classico?
Si’, sono un grande appassionato di horror, dal cinema alla letteratura, ma non è l’unico genere che mi piace sviluppare, e di certo non è l’unico dove vorrei stare concentrato, nel lavoro. Sono anche grande appassionato di western, di noir, di avventura classica e di… beh, storie sentimentali, rosa, anche se ammetto che possa fare un po’ “strano” (non per niente una delle mie storie preferite di Dylan Dog è “Il lungo addio”, per me un capolavoro). La New Wave horror giapponese si’, la apprezzo. Non tutto, ma ci sono idee e sviluppi interessanti. Preferisco comunque l’horror classico, che poi sarebbero i film di quando ero ragazzo, da Halloween a Nightmare on Elm Street. Anche i primissimi film horror in bianco e nero mi piacciono molto.

Quali autori italiani e stranieri ammiri e apprezzi? Con chi ti piacerebbe collaborare (sceneggiatore e/o disegnatore)?
Questa è una domanda difficile, perché vorrei collaborare con tantissime persone che stimo, e citarne solo alcune mi sembra…
Va bene, ci provo lo stesso, escludendo pero’ quelli con cui ho progetti in corso.
Frank Miller. Igort. Nicola Mari. Carmine Di Giandomenico. Davide Toffolo, Mathieu Lauffray… e poi apprezzo molto Craig Thompson, Mazzucchelli, Casertano, Ambrosini. E altri centomila. Senza poi contare le “nuove leve”, anche italiane, molte davvero già a livelli incredibili.

Leggendo il tuo blog si nota che il tuo “nomadismo” non è solo professionale, anzi mi pare tu sia impegnato nell’ennesimo trasloco. Sei ancora in cerca dell’isola su cui buttare l’ancora?
…e perché dovrei buttare l’ancora?
Diciamo che spero di aver trovato una buona base, adesso, in quel di Correzzana, piccolo paesino in provincia di Milano, vicino a Monza, dove ho preso casa con un po’ di giardino. Milano è a due passi, ma allo stesso tempo è come vivere in campagna. Non è la Sardegna, okay, ma è un buon compromesso. Almeno, fino al prossimo trasloco, ovvio!

Nel salutarti non posso non farti i miei migliori auguri per l’imminente nascita di tuo figlio.
Grazie, davvero, sia per gli auguri che per l’intervista, e buon lavoro!

Riferimenti
Il sito di : www.stefanoraffaele.com
“Buon Capodanno”, la storia di per la 24 hic: www.24hic.it/gallery.php?gid=31

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