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L’ombra di Walt

L'ombra di Walt - immagine1-5060C’e’ una città dal volto offuscato, scampata a una guerra, apparentemente popolata solo da individui al margine della societa’, come prostitute e pittori squattrinati. Tra questi Walt, un cane antropomorfo, artista sinceramente impegnato nella pittura, quasi devoto ad una causa. Parla di committenti, ma appare subito difficile immaginarli in quella città misteriosa, pervasa dalla miseria.
Il cane pittore parla sicuro dietro la tela, è carico di convinzione, di speranza, come se cio’ che dipinge fosse un rifugio dalla realta’ e da una città in cui procurarsi da mangiare è assai difficile.
Non ci è dato di sapere come si mantenga quella schiera di diseredati che la animano, sembra difficile capirlo. C’e’ spazio solo per la perversione in quella carcassa di società che gira esclusivamente intorno a banditi e mercato nero, mentre il nostro artista sembrerebbe inizialmente rappresentare una figura integra, distante da tutti. In un mondo descritto grazie a leggere e sfumate pennellate, la sua immagine alta ed imponente pare dare delle certezze, affermare principi.
Nonostante lo sguardo ermetico di Walt, sospettiamo presto che i suoi occhi scuri e ombreggiati da cane nascondano qualcosa: timori, rimorsi, forse segreti di un passato a noi sconosciuto, ma che sembra voler affiorare in superficie. Come non ci è dato di conoscere cio’ che lui è stato prima di queste pagine, allo stesso modo non possiamo vedere il contenuto delle sue tele. Le prospettive ce lo impediscono e solo di sfuggita si riesce a scorgere qualche dipinto: molto scuri, fatti quasi di violenti scarabocchi, forse rappresentano proprio il passato.

L’autore ci fa muovere improvvisamente, tra situazioni diverse; scopre con fare improvviso, quasi beffardo, quelli che probabilmente sono tasselli che compongono la storia passata di Walt. Il suo progetto si prospetta ampio, di lungo respiro, perché questa prima manciata di pagine ha l’aspetto di una premessa, dove molti interrogativi sono posti e nessuna soluzione sembra ancora vicina.
L’astuzia con cui Marco Corona conduce il lettore nel suo mondo e l’intero impianto narrativo – composto dall’imprevedibile succedersi delle diverse ambientazioni e azioni, e dettato dall’avidità di informazioni regalate al lettore – risultano molto interessanti e promettenti per lo svilupparsi del racconto. Molte immagini e situazioni sono così offuscate che è difficile distinguere sogno, ricordi e realta’. Corona ci vuole sospesi in uno stato di lettura ipnotica e incosciente.

L'ombra di Walt - immagine2-5060Le sfumature dei suoi pennelli ci incantano, ma necessitiamo di più letture nel tentativo di sapere di più. e’ chiaro che ci sono più livelli d’interpretazione, più possibili dimensioni implicite di un mondo, che, per quanto fantastico e non precisamente delineato, non può non ricordarci certi aspetti della nostra realta’, se non sociale e storica, almeno umana, emotiva. Walt è sì un cane, ma cosa c’e’ di più umano del nascondere un dolore del passato o perseguire con determinazione una passione?

Una continua ricerca della verita’, di una logica e di una direzione in cui muoversi sembrano animare sia il lettore che il protagonista. Così rimaniamo affascinati e incuriositi, assieme al protagonista, alla visione di una pellicola piena di immagini sfuocate. I video sono introvabili e molto ricercati nella citta’, forse proprio perché possono rivelare e testimoniare come fosse il passato. L’alternanza tra presente, pellicola, immaginazione e ricordi ci confonde, ma nello stesso tempo ci affascina, ci incuriosisce e continuamente ci pone interrogativi su quale sia la vera natura di Walt, della città in cui vive, dei suoi abitanti. Come non possiamo non domandarci quale sia il vero significato di questa storia, cosa il suo autore ci voglia raccontare o comunicare.

Del resto, le relativamente poche pagine del volume sembrano solo un assaggio dell’opera, un prologo che lascia un senso di incompiutezza, ma anche una qualche aspettativa per quanto la storia si promette ambiziosa.

Le bellissime illustrazioni senza ombra di dubbio sono il punto di forza del libro. Descrivono un’atmosfera rarefatta e sono complici di tutto il tono misterioso del racconto, mostrandoci il lato più interessante del tratto di Corona. Se in Riflessi lo avevamo visto graffiante sottile e privo di sfumature, è affascinante vedere l’autore ostentare un aspetto della sua arte quasi opposto: morbido, sfumato e molto pittorico. Pagine di puro talento grafico che attestano ancora una volta la repentina evoluzione artistica di Marco Corona, indubbiamente una delle firme più autorevoli del nuovo fumetto italiano.

Riferimenti:
:www.coconinopress.com
Il blog di Marco Corona:il-canguro-pugilatore.blogspot.com/

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